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Novelists - Souvenirs
07/04/2016
( 1580 letture )
Percorri la strada non calpestata dai carri, spingi il cocchio non sulle orme di altri, non su larghi viali, ma per sentieri segreti, anche se vai per una calle stretta (Callimaco, Aitia, fr. 1 Pf. 25-8).

Non preoccuparti lettore, il senso di questa citazione, ora apparentemente (e volutamente) enigmatica, sarà chiarito più avanti.

Avevo già avuto modo, un annetto fa, di ascoltare un demo di questa band parigina, in cui erano già presenti due brani, poi entrati nell'album di debutto: avevo lasciato una delle tante giovani band incamminatesi sulla strada maestra del djent, dettata tra gli altri dai Periphery, cui si aggiungevano venature di un'altra tendenza molto in voga nelle generazioni nate dopo la NWOBHM, il metalcore: quella che ho ritrovato nel primo full-length dei Novelists, uscito per la piccola etichetta Arising Empire, emanazione della ben più grande e famosa Nuclear Blast. La formazione non è certo una band innovativa, quantunque in grado di plasmare un'opera solida, alla luce dell'età dei componenti. Il titolo, Souvenirs, più di un concept attorno al quale si sviluppa l'album è una sensazione, un moto dell'animo che, almeno nell'intento della band, dovrebbe pervadere ogni singola traccia: un non meglio identificato sentimento di malinconia e nostalgia di ciò che non è più.

Una melodia di pianoforte apre la canzone introduttiva, Inanimate: due minuti, che sfumano senza lasciare quasi alcun ricordo di sé nella traccia successiva, Earth Grazer: gli stilemi canonici dei sopracitati generi ci sono tutti e pare che il gruppo non voglia staccarsene, impressione che peraltro non fa altro che confermarsi sempre più con il passare delle tracce, in corrispondenza con l'apparire degli immancabili ritornelli ed intermezzi vari in pulito, il cui proliferare incontrollato, man mano che si procede con l'ascolto, li rende a tratti quasi fastidiosi.

D'ora in avanti potrei tediarti lettore, con un'approfondita esegesi brano per brano, ma a che pro, dal momento che difficilmente si possono trovare motivi per distinguere l'uno dall'altro (eccezion fatta per Black Lights, che altro non è che un interludio di poco meno di un minuto e mezzo)? Volendo trovare dei punti di forza, parla da solo il fatto di dover andare a citare il contributo di un ospite: di indubbio valore risultano infatti, gli assoli del chitarrista Plini che aprono e chiudono 5:12 AM, con ogni probabilità l'acme dell'intero album; peccato che assieme durino un minuto scarso: un po' pochino, sui cinquanta di Souvenirs.

Recupero ora l'iniziale citazione del sommo vate alessandrino: il più grande rammarico è che i Novelists non abbiano provato ad imboccare la statale e siano rimasti in autostrada, senza nemmeno accelerare. Non perché sia un'opera inconsistente e mal strutturata e/o suonata, anzi: sarebbe ingeneroso non riconoscere le abilità tecniche e compositive di ciascun componente e, dopotutto, il platter si mantiene coerente e coeso per tutta la sua durata, ottime qualità per un album di debutto, quale è e dev'essere considerato, per poterne salvare qualcosa. Tuttavia l'impressione (e non c'è nulla che impedisca di considerarla una realtà di fatto) è che, partendo dalle ispirazioni già ampiamente citate, la band abbia costruito un sound sì originale, ma originale come i vari Architets, Monumentse chi più ne ha, più ne metta: concessi al quintetto francese l'onore di aver tentato e l'onere di averci impiegato tempo, energie e denaro, la cosa più opportuna è rimanere in attesa, nella speranza che i Novelists trovino il coraggio di uscire al prossimo casello.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
78.57 su 7 voti [ VOTA]
Numbered days
Venerdì 25 Gennaio 2019, 19.23.10
2
Un album molto sottovalutato, da apri pista di quel capilavoro che sarà poi Noir, alcuni clichè qui e là ci sono, ma posso confermare che dopo vari ascolti escono alcune sfaccettature non da poco, bisogna avere la mente completamente aperta soprattutto sui passaggi più melodici, la voce del cantante è pura poesia in un clean milto delicato che migliorerà nel già citato Noir, da rivalutare! Voto 85
Sentenza
Sabato 4 Febbraio 2017, 14.36.43
1
Penso sia giusto. a me è piaciuto molto, dato che mi piace molto questo genere di musica. però è vero che mancano un po' di carisma, di un tratto distintivo. sebbene comunque siano rintracciabili brani che si distinguono ("echoes", "antares", "5:12", "heartfelt"), è anche difficile pensare a cosa potrebbero ancora inventarsi. è un problema che si riscontra in diverse band emerse nel 2015 con la loro pubblicazione, nel metalcore. io darei comunque una sufficienza, perché per quello che è il genere, possono dire la loro.
INFORMAZIONI
2015
Arising Empire
Metal Core
Tracklist
1. Inanimate
2. Earth Grazer
3. Gravity
4. Antares
5. Ouroboros
6. Black Lights
7. Voyager
8. Muchos Touché
9. Echoes
10. 5:12 AM
11. The Lichtenberg Figure
12. Souvenirs
Line Up
Matt Gelsomino (Voce)
Florestan Durand (Chitarra)
Charly Kelevra (Chitarra)
Nicolas Delestrade (Basso)
Amael Durand (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Jean-Pierre Danel (Chitarra nella traccia 9)
Plini (Chitarra nella traccia 10)
Lotti Holz (Voce nella traccia 10)
 
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