IN EVIDENZA
Album

Avenged Sevenfold
Nightmare
Demo

Gruesome
We Wanna Play In Murderous Games With You!!
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

03/09/10
TARJA TURUNEN
What Lies Beneath

03/09/10
BLACKMORES NIGHT
Autumn Sky

07/09/10
BLACK LABEL SOCIETY
Order Of The Black

07/09/10
STONE SOUR
Audio Secrecy

07/09/10
HELMET
Seeing Eye Dog

07/09/10
SUICIDAL TENDENCIES
No Mercy Fool!/The Suicidal Family

10/09/10
SWASHBUCKLE
Crime Always Pays…

13/09/10
VOLBEAT
Beyond Hell/Above Heaven

13/09/10
ROBERT PLANT
Band Of Joy

13/09/10
DAWN OF ASHES
Genocide Chapters

CONCERTI

03/09/10
BARN BURNER
BIRRIFICIO BRUTON - LUCCA

04/09/10
GUNS N' ROSES + MURDERDOLLS
PALALOTTOMATICA - ROMA

04/09/10
BARN BURNER
INIT CLUB - ROMA

05/09/10
GUNS N' ROSES + MURDERDOLLS
MEDIOLANUM FORUM - MILANO

05/09/10
BARN BURNER
FUORI PORTA CLUB - CREMONA

07/09/10
TRIGGER THE BLOODSHED
LAPSUS - TORINO

07/09/10
I-METAL FEST
PALASHARP - MILANO

11/09/10
NEURASTHENIA + DRAGONHAMMER + altri
INIT CLUB - ROMA

12/09/10
SECRET SPHERE
STONY PUB - PONTESSIEVE (FI)

19/09/10
SODOM + GRAVE DIGGER and more
ESTRAGON - BOLOGNA

Fen - The Malediction Fields
( 495 letture )
Negli ultimi anni l’etichetta nostrana Code666 si è dimostrata un'importante egida per diverse formazioni semisconosciute ma di contro molto interessanti. I Fen non sfuggono a questa regola, semmai sono l'ennesima conferma che nel suo piccolo la label difficilmente sbaglia un colpo. A onor del vero la band già si era fatta notare nel 2007 grazie al buon mini d'esordio targato Northern Silence, dal titolo Ancient Sorrow, il quale aveva lasciato intravedere qualità unite ad altrettanto valide prospettive.

Margini di miglioramento che non sono tardati ad arrivare; difatti quest'oggi giunge fino a noi The Malediction Fields, primo full-lenght nonché primo vero centro per i britannici. Stilisticamente i nostri sono difficilmente inquadrabili, o meglio hanno scelto di diversificare il sound per mezzo di svariate influenze e venature. Il substrato è senz'altro figlio di un black metal molto evocativo e dagli accenti melodici, particolarmente incline a sessioni ambient, quest'ultime sfumate in chiave post-rock, con l'ausilio di brillanti arpeggi acustici resi per mezzo di un vincente binomio fatto di piano e chitarra classica. Il quintetto preferisce quindi muoversi su un terreno intimista, ricreando gelide e toccanti atmosfere, andando così spesso a pescare struggenti elementi folkloristici, alcuni addirittura di matrice southern. Chiaramente ciò non preclude la presenza di notevoli progressioni e schiaccianti accelerazioni, perfettamente inserite in un contesto, seppur volutamente alterno, estremamente equilibrato e ricercato. La strumentazione, senza mai eccedere, segue magistralmente i preziosismi disegnati da una forma canzone non originalissima, ma evidentemente ispirata: il guitar work è per forza di cose suadente e delicato, mentre parallelamente rileviamo una sezione ritmica scintillante con le linee di basso in grande spolvero. Da non sottovalutare l’operato delle tastiere, le quali seppur spesso protagoniste non intendono prevaricare il resto dell’orchestrazione, semmai conseguono perfettamente amalgamate tanto in fase di accompagnamento quanto in sede solista. Anche le linee vocali si collocano lungo questa scia, lasciando molto spazio alle note ma soprattutto mutando a seconda degli umori: senza batter ciglio, si passa da uno screeming aspro e siderale ad un cantato pulito, decisamente penetrante ma purtroppo ancora acerbo. Le sette tracce qui presentate sono tutte valevoli e degne di nota, ma senz’altro la opener Exiles Journey e la più eterogenea Colossal Voids meglio inquadrano la profondità degli inglesi, fatta di suoni promiscui votati alla disgregazione dei sensi. Tutto ciò non basta ad allontanare totalmente alcuni semplici e forse inevitabili riverberi, i quali se rispetto ai primi Opeth, Novembre e Alcest sorgono in linea di massima fugaci, assumono maggiore valenza nei riguardi dei grandissimi Agalloch. Inoltre la produzione poteva e, più propriamente, doveva essere migliore, perché non sempre rispettosa nei riguardi degli ottimi arrangiamenti e di contro incline nell’accentuare le piccole sbavature.

Nonostante le imperfezioni, The Malediction Fields è da considerarsi un platter estremamente efficace, frutto di una formazione capace ed intuitiva, ma soprattutto dalle ulteriori potenzialità. Per ora godiamo di questo debutto quale migliore incipit per il 2009, ancor più rinfrancati dalla consapevolezza che i Fen probabilmente evolveranno in qualcosa di eccellente.

Promessa!


VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Simone
Venerdì 20 Febbraio 2009, 14.42.25
1
Aspettavo e volevo questa race... grandissimo album. Sono d'accordo su tutta la race, bella. 80
INFORMAZIONI
2009
Code 666
Black
Tracklist
01. Exile's Journey
02. A Witness To The Passing of Aeons
03. Colossal Voids
04. As Buried Spirits Stir
05. The Warren
06. Lashed By Storm
Line Up
The Watcher: Voices, Strings
Grungyn: Bass
Draugluin: Keyboards
Theutus: Drums
 
ARTICOLI
22/08/2010
Articolo
INDIE ROCK: STORIA DI UN FENOMENO
Il nuovo rock di tendenza
22/05/2007
Articolo
WAVE GOTIK TREFFEN 2007
L'esperienza a Leipzig
02/05/2006
Articolo
WAVE GOTIK TREFFEN 2006
Lo speciale
28/07/2005
Articolo
WAVE GOTIK TREFFEN 2005
Una giornata a Lipsia
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]