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Weakling - Dead As Dreams
( 5487 letture )
Dead As Dreams: debutto sulla scena musicale e nello stesso tempo epitaffio degli Weakling , formazione black made in USA della San Francisco underground giunta allo split ancora prima della pubblicazione di questo primo full. Lo scioglimento del gruppo risale infatti al '99, mentre la pubblicazione del prodotto in questione è avvenuta nel 2000 grazie all'etichetta tUMULt, anch'essa inattiva ormai da anni.

Vi chiederete: perché a distanza di 11 anni dal rilascio di quest'opera fantasma - dimenticata anche da Satana - c'è ancora qualche squilibrato che osa riportarne la memoria in vita?
Risposta facile: Dead As Dreams merita di essere ricordato poiché gruppi come Wolves In The Throne Room, Krallice, Blut Aus Nord eDeathspell Omega devono la propria anima musicale avanguardistica proprio a questo semisconosciuto combo americano.

Opera immensa.
Immensa poiché in 76 minuti gli Weakling riescono a regalare emozioni che molte band non sono riuscite a ricreare in ore e ore di discografia colma di riempitivi e singoli radiofonici più o meno commerciali. Il ritratto della band ci offre uno scenario atipico, quasi alieno di musica, un microcosmo completamente anti-commerciale ed antitetico nei confronti di ogni concezione canonica di ciò che è l’estetica riconosciuta dalle masse, frutto di un'arte incentrata sulla mera trasmissione di sentimenti angoscianti.
Le composizioni sono lunghe e allo stesso tempo essenziali; ogni elemento è posizionato al posto giusto, senza fronzoli pleonastici. Esclusa la possibile esistenza di un ritornello, una lunga serie di riff marziali si infrangono maestosi nelle orecchie dell'ascoltatore, annichilito dalla voce straziante di Gossard, che risuona come un lontano eco di morte invece che materializzarsi in una forma compiutamente cantata.
Ogni elemento dell'opera è alienante dal mondo che lo circonda: non c'è un momento di luce, solo distesi climax che arrivati al loro culmine sprofondano nelle tenebre di un suono che tocca l'anima per poi corroderla.

Azionando il play non si è accolti da un intro avvolgente o da un dispositivo sonoro interlocutorio, bensì si è investiti dall'imponente riff dell'opener Cut Their Grain And Placefire Therein: dopo qualche istante dall’annientamento iniziale siamo immediatamente avvolti in un enorme tappeto tastieristico su cui poggiano vocalizzi apocalittici. La canzone avanza prepotentemente stacco dopo stacco, per culminare verso il finale in un assolo talmente tirannico da la pelle d'oca; così come il lavoro alle 6 corde è da manuale, quello dietro le pelli di Little Sunshin è disumano. Dopo un lungo finale, che sembra dissolversi niente meno che nella bocca dell'inferno, veniamo adagiati su un letto di chitarre morbide e pacate; ci troviamo al cospetto della title track: suite di ben 20 minuti, che corrisponde - per chi scrive - al vero capolavoro del disco. Un viaggio onirico di fraseggi che si intersecano in una via sempre più complicata ci porta al terzo minuto della canzone, in cui i due guitar hero fantasma della Bay Area sfornano quello che è il riff più riuscito in assoluto, un armonia che pare uscire direttamente da un altro capolavoro assoluto come Master Of Puppets, un caleidoscopio di emozioni che buca l'anima e la riempie di nera dolcezza. Una vera leccornia per i blacksters più intimisti e gli amanti dei suoni ancestrali.
Questo è altresì l'esempio più lampante della varietà dei suoni degli Weakling : lo stacco sopracitato viene sommerso in un oceano di partiture rocciose, sempre accompagnate dalla fenomenale prestazione di John Gossard, che con i propri vocalizzi (latrati infernali?) riesce ad esprimere una tragicità senza precedenti. La fine giunge alla metà del 18esimo minuto, in cui un muro di chitarra diventa un'imponente onda di sustain, un morente respiro cosmico pronto a introdurci la prossima traccia.
This Entire Fucking Battlefield: quale titolo migliore per descriverci la terza fenomenale composizione del quintetto?
Una squadra d'assalto capeggiata dal duo alle 6 corde trasporta direttamente sulle spiagge di Pearl Harbor, in un quarto d'ora di disastro sonoro che culmina con un epico assolo; ma il nostro viaggio come esseri umani e soldati è finito poiché una pallottola ci ha colpiti e siamo a terra morenti... questo è il messaggio di No One Can Be Called As A Man While He'll Die, quarta prepotente suite del lavoro. Qui il muro di suono è imprescindibile fino al quarto minuto, dove abbiamo la possibilità di uscire da questo utero di dolore e respirare grazie a un basso distorto che offre una breve tregua dalle fiamme ultraterrene che avvolgono le nostre sinapsi. Ma la calma, dopo esserci rifocillati dall'inferno, svanisce velocemente per ripiombare in un enorme limbo strumentale che ci strazia con innumerevoli perizie tecniche offerteci dal combo.
Siamo giunti alla fine del nostro viaggio nel funerale dei sogni. Le dimensioni umana, onirica ed inferica sono superate e ci troviamo nella depressione cosmica di Desasters In The Sun, 17 minuti di depressive black onnipotente e decadente da far piangere di invidia Baudelaire; un martellamento costante, talmente vario da risultare quasi un avanguardia deforme di oblio.

Ora passiamo al voto: Dead As Dreamsrasenta la perfezione, musicalmente non c'è niente da contestare; la produzione è azzeccatissima, dato il genere; la tecnica e l'originalità sono inattaccabili; perfino l'artwork è magistrale, marcio al punto giusto. Forse l'unica pecca legata all'album è la sua reperibilità: procurarsi Dead As Dreams è infatti impresa ardua, dato il numero limitato di copie esistenti (circa 500 in cd e 300 in vinile); impossibile da trovare nei negozi, disponibile solo tramite lontane mailorder americane e sporadici annunci.

Un lavoro che può competere con i grandissimi capolavori di pure black metal come In the Nightside Eclipse, De Mysteriis Dom. Sathanas o Under A Funeral Moon, dimostrando che non solo nelle foreste del nord Europa possono nascere tributi alle tenebre degni di essere ricordati negli anni?
La risposta è si.
Dead As Dreams è arte mistica e trascendentale.



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
56.93 su 33 voti [ VOTA]
God of Emptiness
Giovedì 23 Novembre 2017, 18.08.50
4
Mi correggo sul commento che ho fatto due anni fa. Questo album é perfetto proprio perché è spontaneo ed ogni solo minuto, ogni singolo secondo e funzionale alla fruizione dell'opera. Per intensità emotiva e passione lo paragone all'immortale Hammerheart dei Bathory. Detto ciò non si può prescindere da dare il massimo dei voti: 100. Poi che come genere posso non piacere ci sta perché i gusti musicali sono soggettivi ma non trovo band che mi riescano a dare le stesse sensazioni viscerali che Dead as Dreams mi riesce a dare. Capolavoro inarrivabile e recensione perfetta. UN MASSACRO ASTRALE!!!
God Of Emptiness
Sabato 7 Novembre 2015, 15.06.57
3
Uno degli album più pazzeschi che abbia mai ascoltato. Forse se durava 10 min di meno l'avrei considerato il miglior album mai scritto da una band. Qualcosa di disumano a mio parere. Non riesco a credere che qualcuno sia stato in grado di comporre un monumento del genere. Immensi. Micidiali. Eterni.
andrea
Domenica 29 Maggio 2011, 4.22.52
2
all hail u.s. black metal!
Arvssynd
Sabato 28 Maggio 2011, 13.53.22
1
Meraviglia dell'USBM, un gioiello.
INFORMAZIONI
2000
tUMULt
Black
Tracklist
1. Cut Their Grain And Place Fire Therein
2. Dead As Dreams
3. This Entire Fucking Battlefield
4. No One Can Be Called As A Man While He'll Die
5. Desasters In The Sun
Line Up
John Gossard: Guitars, Vocals
Casey Ward: Keyboards
Little Sunshine(Sam): Drums
Sara Weiner: Bass
Joshua M. Smith: Guitars
 
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