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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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01/11/2025
( 838 letture )
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Nell’ombra del palco e dietro il sipario di fuoco esoterico e rock’n’roll, quell’anima inquieta di Steve Sylvester vive nuovamente con credibilità. The Entity non è soltanto il ritorno di un nome storico: è un rito che si rinnova, un sigillo inciso su cinquant’anni di ossessioni, di estetica horror e di decadenza rock che si guarda allo specchio e sorride — perché in fondo ce l’ha fatta, ce l’ha sempre fatta.
Questo nuovo capitolo del culto apre le porte dell’abisso con Ave Adonai, un’invocazione rituale che profuma di zolfo e teatro. Gli organi si gonfiano, le chitarre si stringono in un cerchio di fiamme, e la voce di Sylvester emerge come un sermone notturno. Poi Justified Sinner, forse la più accessibile, ma anche la più beffarda: un inno che unisce ironia e condanna, un gioco di maschere e sangue, dove il peccatore diventa protagonista di un carnevale infernale. Possession è un colpo secco, tre minuti di febbre rituale; Dr. Jekyll & Sister Hyde ribalta il mito e lo mette in scena con un gusto glam decadente, a metà tra Alice Cooper e un sogno lucido di Lovecraft. Two Souls si muove invece su registri più intimi, dove il dualismo del titolo diventa confessione; mentre Out to Get Me e Love Until Death rallentano, spogliando il suono fino a toccare il sentimento puro della perdita. La seconda metà del disco amplifica le ombre: Hell Is Revealed si accende di riff taglienti e un’energia quasi liturgica; The Whitechapel Wolf ci trascina nei vicoli di Londra, tra nebbie e crimini rituali; The Evil Painter è un requiem estetico, un quadro scuro che gocciola di calore e colpa. Con Cimiteria, il tono diventa da film “argentiano”, che suona di tributo al cinema horror italiano, tra Goblin e Paul Chain. E poi Evil Never Dies, il sigillo finale: non un’epifania, ma una risata nell’oscurità, perché l’Entità, appunto, mica muore, cambia soltanto la sua essenza.
La produzione è cristallina, ma non particolarmente levigata: Tom Dalgety riesce a incastonare i suoni in un equilibrio perfetto tra rock e rituale, restituendo quella sensazione di precisione e follia che appartiene solo ai Death SS. Tutto è controllato, eppure vibrante. Ogni brano è parte di un affresco sonoro che si colora di luce e di catrame. E allora sì, forse The Entity non cambia nulla. Ma amplifica la perseveranza di una band che non ha mai avuto bisogno di legioni per essere leggenda. Quella di Steve Sylvester non è mai l’operazione nostalgia: è la continuità naturale di un linguaggio che si è fatto carne. In un’Italia che troppo spesso dimentica i propri dèmoni migliori, i Death SS continuano a esistere come un’anomalia necessaria. Non perché bisogna farlo per forza, ma per ricordarci che l’arte autentica non appartiene al mercato né alla moda. The Entity è un album che cammina nel buio con passo sicuro, lasciando dietro di sé una scia di fuoco lento e indelebile.
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6
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L\'ho ascoltato parecchio quando è uscito, anche se avevo preferito di gran lunga il precedente Ten, ma Entity ha comunque momenti validi. Ci sono riferimenti più o meno palesi ai classici: Ozzy, Judas Priest, Alice Cooper e, come dice @Sadwings, i pezzi migliori (o almeno i miei preferiti) sono quelli meno heavy: Love Until Death, che richiama la fantastica Sleeping in the Fire dei WASP, e The Evil Painter. Per me 70 |
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5
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Magari è stata scritta nei giorni in cui il sito aveva problemi di con i server.. |
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4
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Questa recensione è direttamente passata in archivio o sbaglio ? |
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3
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Mi ha deluso molto anche a me. Ho sempre amato i death ss per la capacità compositiva e di sperimentare territori diversi senza accontentarsi.
Purtroppo invece gli ultimi lavori c è una stagnazione di idee, sensa nessun grande sussulto e i brani migliori sono quelli meno heavy. Ho amato album come panic, so what you will, persino humanomalies mi piace, reputo un buon comeback resurrection e discreto rock and roll armageddon ma sia x che questo mi sembrano davvero poco ispirati . 50 |
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2
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Credo non l\'abbia vista nessuno.... Non sapevo nemmeno fosse uscito. |
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1
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Mi era sfuggita questa recensione, questo album mi ha enormemente deluso, pessima produzione, ma quello passa in secondo piano, è che mancano le canzoni. Bo mi ci sono messo per ascoltarlo più volte, qualcosa è cresciuto dopo il primo pessimo ascolto, ma mi sembra un disco anonimo. L\'ho accantonato dopo un po\', lo devo fare riposare, magari in futuro lo apprezzerò. Per il momento sono deluso |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Ave Adonai 2. Justified Sinner 3. Possession 4. Dr. Jekyll & Sister Hyde 5. Two Souls 6. Out to Get Me 7. Hell Is Revealed 8. Love Until Death 9. The Whitechapel Wolf 10. The Evil Painter 11. Cimiteria 12. Evil Never Dies
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Line Up
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Steve Sylvester (Voce) Ghiulz (Borroni) (Chitarra) Freddy Delirio (Tastiere) Demeter (Basso) Unam Talbot (Batteria)
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