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17/11/26
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Black Label Society - Engines of Demolition
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08/04/2026
( 2171 letture )
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Il nuovo lavoro dei Black Label Society, Engines of Demolition, conferma lo schema classico che negli anni ha saputo costruire l’identità solida e riconoscibile della band. Dopo un periodo tutt’altro che statico per Zakk Wylde, diviso tra tour celebrativi, collaborazioni e progetti paralleli, il ritorno in studio con la sua creatura principale avviene quasi come un momento necessario, una sorta di ricentramento artistico. Il risultato è un album che non sorprende per direzione, ma che riesce comunque a mantenere un certo equilibrio tra potenza, melodia e introspezione, risultando complessivamente piacevole all’ascolto senza eccessi in nessun senso.
L’apertura con Name in Blood ha un metodo collaudato: riff massicci, groove roccioso e una struttura che punta più sull’impatto che sulla complessità. È un brano che funziona per immediatezza, incarnando perfettamente quell’estetica sonora che i Black Label Society hanno affinato nel tempo, tra richiami sabbathiani e una componente quasi southern nel modo di costruire le melodie. Con Gatherer of Souls si entra in una dimensione leggermente più articolata, dove il lavoro sulle dinamiche appare più evidente. Le chitarre alternano aperture melodiche e passaggi più pesanti, mentre la voce di Zakk Wylde si muove con quella ruvida espressività che è diventata un marchio di fabbrica riconoscibile. Il lato più oscuro emerge con The Hand of Tomorrows Grave e The Gallows, due episodi che rallentano il passo e affondano in territori più doom-oriented, dove il peso specifico dei riff diventa centrale, costruendo atmosfere opprimenti senza mai rinunciare a una certa accessibilità nelle linee vocali. A spezzare questa tensione interviene Better Days & Wiser Times, una ballad che mostra il lato più introspettivo del disco. Il brano si sviluppa con una sensibilità quasi blues, lasciando spazio a melodie più aperte e a un approccio meno aggressivo, dimostrando ancora una volta quanto la componente emotiva sia parte integrante del linguaggio della band. La parte centrale dell’album alterna con una certa fluidità momenti più duri e altri più riflessivi. Broken and Blind e Pedal to the Floor spingono sull’acceleratore con un’attitudine più istintiva, fatta di riff serrati e una sezione ritmica compatta, mentre Above & Below e Back to Me giocano maggiormente sulle sfumature, costruendo brani meno immediati ma più atmosferici. Lord Humungus rappresenta uno dei passaggi più energici del disco, con un’impronta che richiama in maniera evidente certe soluzioni care al metal classico, mentre The Stranger si muove su coordinate più contenute, quasi sospese, contribuendo a rendere la seconda metà del lavoro più variegata. La chiusura è affidata a Ozzy’s Song, momento inevitabilmente carico di significato. Il brano abbandona ogni residuo di aggressività per lasciare spazio a una dimensione intima e riflessiva, costruita attorno a una melodia semplice ma efficace. È un finale che punta tutto sull’emotività, più che sull’impatto, e che rappresenta una sorta di dichiarazione personale da parte di Zakk Wylde.
Nel complesso Engines of Demolition è un disco che si muove lungo coordinate ben conosciute, senza particolari slanci verso l’ignoto. La struttura dell’album appare chiara, quasi divisa in compartimenti tra brani più pesanti, episodi più rock e momenti introspettivi. Questa scelta, se da un lato garantisce varietà, dall’altro rende il lavoro meno compatto rispetto ad alcune prove passate. Resta comunque la solidità di una band che conosce perfettamente il proprio linguaggio e continua a utilizzarlo con coerenza. I Black Label Society non cercano rivoluzioni, ma portano avanti con convinzione un’impronta sonora che, pur senza sorprendere, riesce ancora a mantenere la consueta efficacia.
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10
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Per me è un album da 80/100 come sempre il grande Zakk n delude mai . Per me uno dei chitarristi più forti di sempre che comunque sia suona il piano e canta molto bene x me un fenomeno |
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9
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Engines of Demolition conferma il solito Zakk Wylde, roccioso come sempre : riff granitici e groove che ti prendono a schiaffi.
Qui, però, vincono le ballad: Better Days & Wiser Times e Back to me sono meraviglie, meglio di Ozzy\'s Song (che però ha un assolo da urlo). Per il resto la mia preferita è Name in Blood. Per me 78 |
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8
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Ottimo album. Per me Ozzy\'s Song è un pezzo della Madonna. |
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7
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il vinile continua a girare, ottimo lavoro davvero e ben oltre le mie aspettative.Unica pecca la Ozzy song. Sarebbe stato meglio inserire una cover, parere personale. |
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6
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Mi ha colpito molto, e lo dico assolutamente da non fan. Uno dei suoi migliori per quanto mi riguarda |
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5
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Buon disco ma non mi ha convinto in pieno, in tanti momenti l\'ho trovato un po\' ripetitivo. |
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4
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Album riuscito..Zakk Wylde resta fedele al suo stile storico: riff pesanti, groove aggressivo e tecnica riconoscibile, buon equilibrio tra pezzi duri e momenti più caldi ed emotivi. |
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3
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Da applausi. Un mito Zakk |
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2
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Bel disco, ce l\'ho in loop. Le ballad in particolare hanno grande classe. Io do un voto di poco più alto, 80. |
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1
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Bel disco, ce l\'ho in loop. Le ballad in particolare hanno grande classe. Io do un voto di poco più alto, 80. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Name in Blood 2. Gatherer of Souls 3. The Hand of Tomorrows Grave 4. Better Days & Wiser Times 5. Broken and Blind 6. The Gallows 7. Above & Below 8. Back to Me 9. Lord Humungus 10. Pedal to the Floor 11. Broken Pieces 12. The Stranger 13. Ozzy's Song
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Line Up
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Zakk Wylde (Voce, chitarra, pianoforte) Dario Lorina (Chitarra) John (JD) DeServio (Basso) Jeff Fabb (Batteria)
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