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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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31/05/2026
( 1521 letture )
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Quasi una decade di silenzio discografico sono tanti per chi ha costruito un’intera carriera sull’urgenza, sul rumore e sull’istinto. Eppure i Venom, nel bene e nel male, non hanno mai davvero abbandonato quel territorio sporco e belligerante che li accompagna dagli inizi. Intorno al nome continuano a rincorrersi polemiche, rivendicazioni e vecchie ruggini, ma alla fine resta sempre la musica a parlare. E Into Oblivion prova a rimettere ordine nel caos, riportando al centro un gruppo che ancora oggi vive di attitudine prima ancora che di reale necessità artistica. Il disco arriva dopo un periodo piuttosto confuso, segnato più dalle dispute legali tra Cronos e gli ex compagni che da materiale realmente memorabile. Stavolta però la sensazione è leggermente diversa. Pur senza reinventare nulla, l’album possiede una compattezza che mancava da tempo e riesce almeno in parte a recuperare quella rozza immediatezza che aveva reso i primi lavori così influenti. Certo, parlare oggi di black metal in relazione ai Venom ha poco senso dal punto di vista strettamente musicale. La loro formula continua piuttosto a muoversi tra heavy metal primitivo, punk stradaiolo, speed metal e rock’n’roll sporco di birra e zolfo, con quell’approccio volutamente ignorante che ha fatto scuola a intere generazioni.
La title-track apre il disco con il piglio giusto. Ritmica serrata, basso martellante e un Cronos che ringhia sopra un muro sonoro volutamente grezzo. Nulla di sofisticato naturalmente, ma il pezzo centra subito l’obiettivo grazie a un’energia diretta e rumorosa che richiama i fasti più selvaggi della band. Anche Lay Down Your Soul, pur giocando apertamente con l’autocitazione, funziona bene proprio perché evita di prendersi troppo sul serio. Il richiamo a Black Metal è evidente, quasi sfacciato, ma il refrain entra in testa e il pezzo mantiene quel gusto “motorheadiano” che da sempre accompagna il gruppo inglese. La prima metà del disco è probabilmente la più convincente. Nevermore corre veloce tra riff taglienti e batteria forsennata, mentre Man & Beast rallenta i tempi costruendo un groove pesante e ossessivo che valorizza il basso di Cronos. Ancora meglio fa Death the Leveller, episodio intriso di rock’n’roll maligno e spirito stradaiolo, uno di quei brani che sembrano nati per essere urlati davanti a un palco sudato e male illuminato. Quando il trio insiste sull’impatto immediato il risultato convince. Kicked Outta Hell recupera il lato più veloce e cafone della band con discreta efficacia, mentre As Above So Below introduce sfumature più oscure e rallentate che spezzano il ritmo senza appesantire troppo l’ascolto. In questi momenti emerge anche il buon lavoro di Rage e Dante, musicisti ormai perfettamente inseriti nella macchina Venom. Il primo costruisce riff semplici ma efficaci, il secondo pesta duro senza inutili tecnicismi, mantenendo sempre quell’impostazione sporca e punk che il gruppo continua giustamente a preservare. I problemi arrivano nella seconda parte dell’album, dove la scrittura tende a ripetersi. Legend e Live Loud scorrono senza lasciare molto, mentre Dogs of War appare sinceramente poco ispirata, quasi un riempitivo lasciato lì più per allungare la tracklist che per reale necessità. Anche Deathwitch, pur possedendo qualche buon passaggio, fatica a distinguersi all’interno di una scaletta che nella parte finale perde progressivamente mordente. A salvare il finale ci pensa però Unholy Mother, probabilmente il brano più oscuro del lotto. Qui tornano certe atmosfere sulfuree e vagamente maledette che richiamano il vecchio immaginario della band senza scadere nella caricatura. Il pezzo rallenta, si fa più pesante e riesce finalmente a evocare quel senso di minaccia che molti episodi precedenti avevano soltanto sfiorato. La produzione continua volutamente a mantenersi grezza e scomposta. Una scelta coerente con lo spirito della band, anche se in alcuni momenti il suono finisce per impastarsi più del necessario. Il basso di Cronos resta centrale, le chitarre conservano un taglio ruvido e la batteria suona sporca al punto giusto. Tutto appare volutamente lontano dalle produzioni ipercompresse moderne e, per certi versi, è proprio questo uno degli aspetti più sinceri dell’album.
A oltre quarant’anni dagli esordi, i Venom non hanno più nulla da dimostrare. Into Oblivion non cambierà la loro storia e probabilmente non aggiungerà nuovi capitoli fondamentali alla loro discografia, ma riesce comunque a offrire quaranta e passa minuti di heavy metal rozzo, rumoroso e divertito, suonato con sufficiente convinzione da evitare l’effetto nostalgia da tribute band di sé stessi. Certo, l’urgenza distruttiva dei primi anni Ottanta appartiene ormai al passato e alcuni passaggi del disco evidenziano inevitabilmente i limiti di una formula rimasta quasi immutata nel tempo. Però dentro questo caos controllato sopravvive ancora qualcosa di genuino. Una forma di coerenza ostinata che, nel panorama attuale, finisce persino per risultare affascinante. Chi cerca evoluzioni stilistiche o modernizzazioni radicali guardi altrove. Qui dentro ci sono ancora demoni, birra, amplificatori saturi e quell’attitudine sporca che i Venom continuano a difendere con orgoglio. E forse, in fondo, va bene così.
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15
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QUALCHE BEL PEZZO BEN CENTRATO OLD SCHOOL LO SI TROVA, QUALCHE FILLER PURE...DI TUTTI GLI ULTIMI LAVORI LO METTO UN PUNTICINO SOTTO FROM THE VERY DEPHTS......CERTO SIAMO DISTANTI DAI CAPOLAVORI WELCOME TO HELL E BLACK METAL E CMQ SEMPRE E SANA OLD SCHOOL ATTITUDE NON GUASTA MAI ! |
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14
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A me non è dispiaciuto certo vorrei sempre la band originale come quando li vidi con Exodus e Atom kraft ma era una vita che non ascoltavo roba loro e il voto 70 mi sembra corretto. |
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13
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Il classico lavoro alla Venom..come i Motorhead e acdc con loro si va sul sicuro..anche troppo!certo una copertina diversa potrebbero\' farla..sono 50 anni che mettono sempre il solito capro barbuto... |
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12
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Molto bello, non me l\'aspettavo |
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11
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Il voto 70 e\' corretto: non un voto negativo, abbondantemente al di sopra della sufficienza, pero\' nulla piu\'.
Migliore di moltissima altra roba uscita sotto questo monicker? Assolutamente si\'.
Memorabile? Assolutamente no.
Godibile. 3-4 buoni pezzi, 3-4 filler evitabili, il resto sulla sufficienza. |
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10
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Acquistato,nel booklet vari disegni ,secondo me una copertina originale sarebbe stata quella con il pentagramma intrecciato con le mani,lavoro comunque in linea con i Venom odierni
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9
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Primo disco che imbroccano dai tempi di Resurrection, questa volta devo dire bravi.
70/100 |
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8
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Album divertente per passare un po\' il tempo con della sana ignoranza...ma certo dopo un ascolto (skippando anche qualche pezzo) finisce nel dimenticatoio... |
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7
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Con affetto i vecchi fans sorvolano molte cose, consapevole del cambiamento ormai della vecchia line-up con questa ormai da anni stabile,lo acquisterò comunque e anzi sono in cerca di recuperare anche i lavori da solista di Cronos......poi ...uno sforzo creativo per la copertina si poteva pur fare. |
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6
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Purtroppo condivido lo scetticismo. Alcune buone cose ma in generale album da rapido accantonamento sullo scaffale, con stima affetto e rispetto per Cronos, ci mancherebbe. Ad ogni modo, comunque, migliore dell\'inascoltabile predecessore Storm the Gates....non che ci volesse molto. |
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5
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La solita faccia del cazzo in copertina e la scritta Venom...! Voto 60. |
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4
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Condivido con un commento qui sotto che solo un neofita può gridare al miracolo per un disco cosi. Tuttavia è un disco che si ascolta con piacere, risultando ben prodotto e sufficientemente ispirato con dei pezzi anche di elevata qualità al netto di qualche filler. Da una band che ha una carriera di quasi mezzo secolo chiedere di piu non si puo, è suffciente prenderlo come un disco dignitoso senza dare troppo peso al logo in copertina. |
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3
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altro gruppo storico che sta cercando, riuscendoci di rovinarsi il nome con uscite improbabili come questa, che non vale neanche la pena di commentare, ta tò e insipida e banale.
poi, se asxoltate metal e black da questa mattina potete dare anch un voto di 70. |
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2
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Il miglior disco dei Venom dai tempi di The Waste Lands (1992).
Dopo la debacle totale di Storm the Gates non mi sarei mai aspettato un ritorno così convincente.
Fisso sullo stereo da quando è uscito. |
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1
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Leggende viventi.. Non serve neanche dirlo per chi ama il Metal, ma a me questo disco non ha convinto tanto. Lo ho ascoltato ma non mi ha preso, avendo decine di album in ordine, non lo comprerò.. Per me i Venom hanno già dato tutto tempo fa.. Appartengono già alla storia del metal da decenni.. Io preferisco adesso dedicarmi a gruppi nuovi tranne qualche eccezione, do la precedenza a gruppi nuovi |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Into Oblivion 2. Lay Down Your Soul 3. Nevermore 4. Man & Beast 5. Death the Leveller 6. As Above So Below 7. Kicked Outta Hell 8. Legend 9. Live Loud 10. Metal Bloody Metal 11. Dogs of War 12. Deathwitch 13. Unholy Mother
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Line Up
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Cronos (Voce, basso) Rage (Chitarra) Danté (Batteria)
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