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TYGERS OF PAN TANG + SIXTY MILES AHEAD - Exenzia Club, Prato (PO), 07/12/2012
10/12/2013 (1692 letture)
Sembra davvero che per certe band il tempo non sia passato invano. In particolare, per i rinati Tygers of Pan Tang quella odierna è una situazione di crescita costante. L'ottimo album da studio Ambush ha confermato il ritrovato stato di grazia e il percorso di crescita è evidente, come la sicurezza nei propri mezzi che permette alla band inglese di puntare nuovamente a riproporsi ad alti livelli. Le quattro date italiane sono un ottimo banco di prova per la formazione e sembra proprio che rispetto al tour precedente stavolta le cose abbiano preso la strada giusta…

DI NEBBIE E PARTECIPAZIONE
La strada che ci conduce verso l'Exenzia di Prato sembra un infinito mare bianco e orientarsi anche su percorsi conosciuti a memoria appare davvero un'impresa ardua. La trasmutazione sensoriale compiuta dalla nebbia è un qualcosa di misterioso e arcano e per questo impieghiamo più del solito a trovare il locale, rischiando quasi di perderci anche a causa dei continui cantieri stradali. All'arrivo troviamo già un discreto numero di persone fuori e dentro il locale (all'incirca un centinaio, forse qualcosa di più) e sembra che nonostante il freddo e la muraglia atmosferica la serata debba risolversi con una partecipazione tutto sommato cospicua per un locale non enorme come l'Exenzia. A quanto pare, l'inizio dell'esibizione è molto ritardato e alle undici ancora niente si muove. Inganniamo il tempo chiacchierando del più e del meno con i molti volti noti presenti (alla fine a Firenze e dintorni ci si conosce tutti) e visitando il banchetto dei promo delle due band, finché il classico rumore dell'innesto di un jack ci avvisa dell'imminente inizio della serata.

SIXTY MILES AHEAD
Dura la vita dei gruppi di supporto. Il pubblico è ancora freddo, magari non ti conosce neanche e se i presenti sono tanti, ma non poi tantissimi, il rischio di trovarsi di fronte una platea mezza vuota e tutto sommato poco coinvolta è molto forte. L'infelice posizionamento del palco dell'Exenzia acuisce un po' questa sensazione, visto che i musicisti si trovano quasi alla medesima altezza del pubblico e lo spazio davanti al palco è ridotto e abbastanza angusto a causa del controsoffitto della pista da ballo davanti al mixer. Da parte loro, i Sixty Miles Ahead ci mettono davvero una bella grinta e decidono di giocarsi le loro carte davanti ad un pubblico che con molta probabilità non è quello a cui generalmente avrebbero rivolto la loro musica. La proposta dei ragazzi milanesi infatti può intendersi come una sorta di hard rock moderno, fortemente contaminato da sonorità tipiche dei Black Label Society e da una generale aura di modernità, tanto nelle scelte ritmiche, quanto in quelle melodiche. Anche a livello visivo si genera una sorta di sdoppiamento: guardando ad esempio il chitarrista Fulvio Carlini, la mente corre ai Motley Crue, mentre Sandro Casali alla voce e Davide Bosio al basso sfoggiano un look decisamente più moderno e meno identificato. La distorsione di Carlini è molto pesante, mentre le vocals di Casali decisamente più squillanti (ottima la prova del cantante, per qualità e sostanza) e ricercanti melodie piuttosto moderne, anche se di facile memorizzazione. Forti di un album di debutto sulla lunga distanza come Millions of Burning Flames che ha raccolto recensioni piuttosto lusinghiere, i ragazzi non si fanno intimorire dall'iniziale freddezza del pubblico, cercando più volte di coinvolgerlo e sciorinando le proprie carte al meglio. Va detto che qualcosa appare da registrare nella loro proposta: l'evidente derivazione dei riff dal songbook di Zakk Wylde spesso si trova a cozzare con le vocals di Casali facendo risultare i brani non sempre gradevoli nel loro sviluppo, pur in presenza di riff piacevoli e di una buona perizia strumentale da parte di tutti. Sembra insomma che ancora a livello di songwriting si possa migliorare e in particolare i passaggi da distorto a pulito creano dei vuoti incomprensibili, nei quali la voce non riesce a salvare la baracca anche a causa di melodie non così convincenti e personali. Dalla loro i Sixty Miles Ahead hanno convinzione, discreta faccia tosta, la capacità di tenere il palco con una certa esperienza e un impatto abbastanza potente, che alla fine, pur non convincendo fino in fondo, riesce comunque a coinvolgere i presenti che apprezzano tanto la sincerità e l'umiltà di Casali, quanto le mazzate della band. Sul finale il gruppo spara i pezzi forse più aggressivi, concludendo la propria prestazione in netta crescita e lasciando un'impressione nel complesso positiva, anche se c'è qualcosa su cui lavorare. Da rivedere con il prossimo album.

TYGERS OF PAN TANG
Breve e veloce l'intervallo tra I due gruppi, dato che i Sixty Miles Ahead si dimostrano anche molto gentili nei confronti degli headliner lasciando a loro direttamente la backline già pronta. Il pubblico nel frattempo guadagna il fronte del palco e si raccoglie tutto di fronte alla band inglese ed al suo frontman, il fiorentinissimo Jacopo "Jack" Meille. Emozionato come da pragmatica, ma assolutamente calato al 100% nel suo ruolo, il cantante prende subito in mano le redini del gioco posizionandosi al centro del palco e convogliando su di sé l'attenzione dei presenti. Tempo per registrare un divertito Rob Weir, unico membro originale e cuore pulsante della band sulla sinistra e il nuovo arrivato Micky Cristal alla chitarra sulla destra e lo striscione con la copertina di Ambush si apre mentre una breve intro riempie l'aria. Si comincia ed è l'inconfondibile riff di Keeping Me Alive, opener di Ambush, a rompere il ghiaccio. La band è già caldissima ed altrettanto il pubblico che comincia subito a cantare il refrain assieme ad un energico Meille. Il pezzo è di quelli che fa subito presa e per il resto basta lasciarsi andare. Si fa notare un volume abbastanza devastante della chitarra di Cristal, decisamente sopra le righe anche rispetto al compagno di reparto. D'altra parte il chitarrista rivela sin da subito una qualità tecnica elevata e una certa propensione allo sweep picking, combinata con un uso massiccio di finger picking e tapping. Insomma, il nostro si prepara a ricoprirci con un fiotto continuo di note tenute, va detto, assolutamente sotto controllo, con una pulizia estrema tanto nell'esecuzione quanto nei rientri. Colpisce inoltre la sua continua ricerca dello sguardo dei compagni, come a chiedere conferma della bontà di quanto proposto. In effetti, pur nel contesto di una band che ha ospitato un mostro sacro come John Sykes, l'esplosione di note e tecnica messa in mostra rischierebbe di risultare un po' fuori luogo se non contenuta. Ma la fisicità dei brani proposti stasera e l'evidente fame e voglia di spaccare sul palco da parte della band non permette cali di tensione e così la prova di Cristal, comunque ottima, finisce per costituire un ulteriore tassello di un piatto già di per sé molto saporito. Si prosegue con l'inaspettata Love Don't Stay dal sottovalutato Crazy Nights, un ottimo modo per preannunciare le altre sorprese che la serata ci riserverà. Una di queste ci viene sparata subito in piena fronte e corrisponde al titolo di Gangland. L'opener di Spellbound è semplicemente irrefrenabile e tutto il pubblico ondeggia e canta urlando il refrain assieme a un Meille in gran spolvero. Il finale è un tripudio di acuti e assoli da parte di Cristal, con l'adrenalina che sprizza a fiotti e qualche brividino lungo la schiena. L'arma vincente della band appare oggi proprio la possibilità di svariare lungo tutto la propria discografia e la versatilità di Meille appare il collante ideale che riporta passato e presente, unendo le pulsioni più hard rock all'heavy schietto dei primi dischi, con un album all'altezza del nome della band come Ambush a sigillare le presenti ambizioni. Proprio dal nuovo album arriva She che col suo riff insistito, il riuscitissimo intermezzo di chitarra classica e un refrain melodico, si stampa in testa e fa da preludio a una incredibile versione di Insanity ripescata dal primo album Wild Cat. Il riff spezzato e la cavalcata della strofa sono un tuffo al cuore per chi ricorda i primordi dei Tygers e la veemenza con cui la band la interpreta rende giustizia ad un pezzo non ricordato come merita. Dopo il brano forse più duro e cupo, si cambia decisamente registro con Raised on Rock, scatenato rock'n'roll danzereccio che fa risalire decisamente i giri dei presenti prima di un lungo ed interessante medley che spazia tra Mr. Indispensable, Paris by Air, Take It e si conclude con Rock'n'Roll Man. Ormai la band viaggia sul velluto ed è un piacere vedere Rob Weir così contento e coinvolto assieme ai suoi nuovi compagni di avventura. Si torna a Spellbound con The Story So Far, annunciata come una delle canzoni preferite proprio del chitarrista e riproposta con una solarità davvero coinvolgente. Ci avviciniamo così alla fine del concerto ed è di nuovo tempo di superclassici: tocca al primo singolo della band, Don't Touch Me There, altro hard'n'heavy rovente e scalciante che non ammette repliche e infine al lungo e validissimo medley che raccoglie la nuova Hey Suzie e la famosissima Suzie Smiled, ancora da Wild Cat. Mai come in questo caso si percepisce la continuità nella storia della band, in una coerenza encomiabile di ispirazione. Il commiato dello show "regolare" arriva immancabilmente con Hellbound e Meille ringraziando i Sixty Miles Ahead invita Sandro Casali sul palco per una ottima versione che premia la bella e potente voce del singer meneghino, che ben regge il confronto con il collega fiorentino padrone di casa. Breve uscita dal palco, giusto per riprendere fiato e la band è di nuovo pronta alla chiusura vera e propria dello show con l'immancabile Euthanasia urlata da tutto il pubblico a cui fa seguito, quasi inaspettatamente, la divertente hit Love Potion N° 9 a suggellare una prova superba.

SALUTI E CONSIDERAZIONI FINALI
Rispetto alla precedente calata italica, priva di Rob Weir, la serata di stasera ha confermato la ritrovata vena di una band che ha vissuto nell'ombra per decenni, schiacciata per troppo tempo da un proseguo di carriera spesso contestato perché troppo votato alla commercialità rispetto ai roventi esordi. Innegabile che il pubblico resti ancora oggi molto affezionato ai primi due album della formazione inglese, sicuramente i più noti ed apprezzati, ma questo non impedisce agli attuali Tygers of Pan Tang di svariare lungo tutte le uscite nelle quali Weir ha suonato, andando quindi a recuperare anche i pur validissimi Crazy Nights e The Cage. L'innesto di Jacopo Meille in questo si rivela fondamentale: la sua vocalità settantiana e cristallina ben si adatta a cogliere le sfumature dei suoi illustri predecessori, riuscendo in maniera convincente a riproporre con propria personalità tutti i brani presentati. La qualità dei nuovi brani consente comunque ai Tygers di giocare sì sull'effetto "nostalgia" ma di evitare in pieno il rischio di risultare una patetica cover band capace solo di vivere sulla grandezza del proprio passato. La possibilità di variare il repertorio inserendo di volta in volta canzoni recenti che ben si amalgamano col resto è un merito che va riconosciuto alla presente line up. Grosse critiche alla prestazione non se ne possono fare, forse solo il volume eccessivamente alto della chitarra di Cristal, ma è un particolare secondario che non inficia minimamente la serata. Nel complesso, buona anche l'acustica dell'Exenzia e discreta la presenza di pubblico. Siamo lontani dal pubblico delle grandi occasioni, ma il calore non è mancato e chi c'era si è divertito. Non si può chiedere di più. Seguiteli con attenzione, perché non hanno ancora finito di dire la loro.

SETLIST TYGERS OF PAN TANG
1. Keeping Me Alive
2. Love Don't Stay
3. Gangland
4. She
5. Insanity
6. Raised on Rock
7. Medley: Mr. Indispensable/Paris by Air/Take It/Rock'n'Roll Man
8. The Story So Far
9. Don't Touch Me There
10. Medley: Hey Suzie/Suzie Smiled/Hey Suzie
11. Hellbound

---- Encore ----

12. Euthanasia
13. Love Potion N° 9



Philosopher3185
Sabato 28 Dicembre 2013, 14.44.28
6
Comunque se viene una band storica,non cè mai troppa gente,mentre se vengono band estreme,di solito cè piu' gente...secondo me,ci sono troppi ragazzi che sputano sulla storia del metal e spacciano per capolavori,gli ultimi album di band dal nome impronunciabile....
deedeesonic
Giovedì 12 Dicembre 2013, 13.22.36
5
@ayreon, beh, per quanto mi riguarda non posso far altro che darti ragione, ma i malcostumi italici sono cosa risaputa...
ayreon
Mercoledì 11 Dicembre 2013, 18.20.32
4
vado un po fuori dal seminato per segnalare la bruttissima abitudine nei locali (a parte l'alcatraz) di iniziare a tarda ora in barba a chi non dispone di mezzi propri ,malcostume diffuso in tutta italia a quanto pare.Ho girato poco all'estero per concerti ma in germania e olanda non si inizia più tardi dell 21,30,è anche un segno di rispetto verso chi si sbatte non poco ,vorrei sapere che ne pensate
The Nightcomer
Mercoledì 11 Dicembre 2013, 13.28.16
3
Mannaggia che scaletta quella dei Tygers... Da leccarsi i baffi! Peccato non essere riuscito a vederli.
Giampaolo
Mercoledì 11 Dicembre 2013, 0.26.00
2
400km ma ne valeva la pena your music is Keeping Me alive
Er Trucido
Martedì 10 Dicembre 2013, 23.51.30
1
Visti a Genova, veramente bravi e soprattutto divertiti. Rob Weir poi grandioso, sorridente e contento, quando si è appiccicato il plettro sulla fronte nel break di Don't Touch Me There è stato fortissimo. Una lode anche alla sezione ritmica che ha pompato alla grande e che ha reso tirati i pezzi. Per contro i Sixty Mile non mi hanno impressionato più di tanto, anche se l'impegno non è mancato.
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10/12/2013
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Exenzia Club, Prato (PO), 07/12/2012
 
 
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