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BELPHEGOR + ENTHRONED + HATE + NERVOCHAOS - Circolo Colony, Brescia, 19/10/2017
22/10/2017 (385 letture)
Dopo la pubblicazione della loro ultima fatica in studio, Totenritual, i Belphegor si sono avventurati in un lungo (ben ventuno date) tour europeo per supportarlo, già concluso nel momento in cui scrivo, visto e considerato che quella di Brescia era la terz'ultima serata. Ad accompagnarli, in questo package totalmente dedicato al death/black, i brasiliani NervoChaos, i polacchi Hate e i belgi Enthroned. Il bill includeva -fino ad una decina di giorni prima di questa data- anche i Destroyer 666, che hanno però deciso di abbandonare il tour a causa di gravi mancanze da parte di una delle agenzie coinvolte, venendo sostituiti dai già citati Hate. Il tutto nella cornice di un -sempre accogliente- Circolo Colony, che continua fortunatamente a resistere ospitando serate di livello.

NERVOCHAOS
La band di São Paulo prende possesso del palco con una decina di minuti d'anticipo rispetto all'orario previsto, elemento che influirà negativamente sulla risposta di un pubblico ancora numericamente molto scarso e che fatica a farsi sentire negli intermezzi tra una canzone e l'altra.
Molto professionalmente però il quartetto brasiliano sciorina la sua scaletta con una carica apparentemente non scalfita dalla situazione e fa calare sulla sala la sua interpretazione del death old school. Lauro Nightrealm a chitarra e voce è autore di una prestazione convincente nel cantato harsh, insieme al bravo Eduardo Lane (il fondatore del gruppo) dietro alle pelli. Meno in evidenza l'operato del bassista Thiago Anduscias e della chitarrista solista Cherry, che si dimostra una buona macchina da riff ma senza particolari pretese da un punto di vista tecnico. Scorrono quindi brani come Moloch Rise o Ad Majorem Satanae Gloriam, che si rivelano tanto gradevoli nell'esecuzione dal vivo quanto poco freschi dal punto di vista degli arrangiamenti e del contenuto testuale. Tutto già sentito, ma comunque adeguato per iniziare con il piglio giusto una serata come questa.

HATE
Dopo un rapido line-check tocca agli Hate proseguire con la serata e già dalle prime note la differenza in termini di professionalità con chi li ha preceduti si palesa in modo evidente.
I polacchi sono forse la formazione più tecnicamente completa della serata e già solo l'aura che emanano mentre sono sul palco è tangibile. L'inizio, affidato ad Asuric Being (tratta dal nuovo album Tremendum, che monopolizzerà quasi del tutto la scaletta), è freddo e chirurgico. I velocissimi blast beat di Pavulon fendono l'aria come proiettili sparati da un soldato molto preciso, mentre al basso Apeiron (un session musician chiamato a coprire il ruolo che fu dello sfortunatissimo Mortifer) vola ad alta velocità -senza plettro- nel costruire linee articolate che si slegano spesso anche dalle ritmiche delle chitarre e bucano adeguatamente un mix molto bilanciato. Proprio alle sei corde è da segnalare in positivo la prestazione dell'altro session Domin (piuttosto pulito nell'esecuzione delle parti soliste) e del mastermind della band Adam (meno famoso del suo connazionale e omonimocollega), che sfodera anche un'interpretazione vocalmente molto aderente alla prova incisa su cd.
Quarantacinque minuti prevalentemente dedicati a Tremendum (con alcune incursioni fino ad Erebos e Crusade: Zero) che scorrono intensi e con la consapevolezza che i Destroyer 666 hanno avuto dei degni sostituti.

ENTHRONED
Dopo un cambio di palco relativamente rapido, tocca agli Enthroned portare avanti la serata. L'act belga è probabilmente l'unico gruppo black metal del bill a non avere ibridazioni death e anche dal punto di vista della presenza scenica questo aspetto è stato molto evidenziato dalla band e in particolare dal singer Nornagest. Per il resto, se da un lato è vero che parliamo di un gruppo con quasi venticinque anni di storia, dall'altro dobbiamo però registrare come non sia più presente -da tempo- nessuno dei membri originali in formazione e come il tasso di ricambio degli elementi continui ad essere piuttosto elevato.
La setlist per la serata del Colony è quasi esclusivamente concentrata su pezzi dei dischi più recenti, l'unico un po' datato è stato Ha Shaitan, estratto da Towards the Skullthrone of Satan (disco del 1997, pubblicato peraltro lo stesso anno della morte dello storico batterista Cernunnos). L'impatto del quintetto è stato comunque da subito considerevole, tanto atmosferico e carico di simbolismo l'intro quanto ferale l'attacco dell'opener Of Shrines and Sovereign: il drumming del portoghese Menthor non lascia il tempo di respirare e regge praticamente da solo tutto l'impianto ritmico dei pezzi, specie in luce della prestazione scenicamente considerevole ma tecnicamente molto scolastica del bassista Norgaath. Le chitarre di Neraath e ZarZax sono abili nel passaggio dai tremolo picking invasati ad arpeggi già più lenti e con quel ché di effetto che contribuisce alla componente atmosferica del sound dei belgi. Nornagest dietro il microfono è una presenza a tutto tondo: crudele nell'interpretazione dei pezzi (anche se la ricerca di un sound sinistro ha spinto il fonico ad esagerare con il delay sulla sua voce, che è rimasta infatti leggermente indietro proprio a causa di questa scelta) e assolutamente concentrato nella gestione della teatralità della sua performance, nel complesso efficace anche se con qualche cliché di troppo: ormai alla finta auto-fustigazione con il cavo del microfono si assiste pure ai concerti del gruppetto rock di provincia.
In definitiva: un concerto con la giusta dose di malvagità, anche se la loro proposta più moderna tende ad essere piuttosto derivativa.

BELPHEGOR
La pausa prima dell'inizio del concerto della band austriaca è per forza di cose più lunga. Lo stage viene infatti liberato dalla batteria dedicata agli opener e da vari amplificatori, per lasciare spazio alla truce scenografia dei Belphegor. Da questo punto di vista non siamo ai livelli dei Gorgoroth, ma ci sono comunque diversi teschi animali montati davanti alla batteria e a fianco dei microfoni, delle pedane che verranno largamente utilizzate dalla band e un braciere pieno di incenso che ha rapidamente riempito l'aria con il tipico aroma di quella resina.
Lo spegnimento delle luci fa poi da preludio all'ingresso della band sul palco, con su tutti un Helmuth con addosso il suo solito pesantissimo face painting.
Dopo una breve intro è Bleeding Salvation da Goatreich - Fleshcult ad aprire le danze: i suoni appaiono da subito molto bilanciati e permettono di gustare appieno l'operato di tutti i musicisti. Dal drumming senza pietà di BloodHammer, che ha il merito di riuscire a "condire" tutte le figure estreme del suo repertorio con delle brevi ma piacevoli variazioni sul tema, fino al muro di basse frequenze eretto dal basso ESP di Serpenth. Il bassista ceco è poi una delle figure che catalizza l'attenzione del pubblico per presenza scenica (seconda solo ad Helmuth) e contribuisce anche al cantato con uno screaming decisamente più acido e acuto di quello del frontman. Quest'ultimo invece è pulito e preciso nell'esecuzione di tutte le sue parti di chitarra (compito in cui è coadiuvato dal session Impaler), sia quando si tratta del monolitico riffing in palm mute sia quando si lancia in brutali progressioni in tremolo picking. Il meglio lo dà però dal punto di vista vocale, sia grazie all'intensità della prova che grazie ad una discreta varietà nell'impiego del suo growling non troppo profondo.
Tra una canzone e l'altra si lancia anche in presentazioni sussurrate che contribuiscono non poco al mantenimento dell'atmosfera ritualistica del loro show, in questo caso rotta solo dalle risate che non è riuscito a soffocare quando, nel silenzio più assoluto della sua introduzione della penultima Baphomet, una persona dal pubblico l'ha anticipato avendo letto già la scaletta. Questa si è ovviamente concentrata sul nuovo lavoro (da cui sono stati estratti ben cinque brani), anche se non sono stati trascurati dischi storici e classici quali Lucifer Incestus, Bondage Goat Zombie e Conjuring the Dead. Il tutto per circa un'ora e un quarto che è passata in maniera rapida e coinvolgente, grazie alla prova di un gruppo che riesce a coniugare efficacemente l'aspetto esoterico del fare black metal con la perizia tecnica che si confà ad una band del loro livello.
Professionali senza sacrificare la loro anima, malvagi senza diventare delle macchiette.

SETLIST BELPHEGOR
1. Sanctus Diaboli Confidimus
2. Bleeding Salvation
3. The Devil's Son
4. Belphegor - Hell's Ambassador
5. Swinefever - Regent of Pigs
6. Totenbeschwörer
7. Conjuring the Dead/Pactum in Aeternum
8. Stigma Diabolicum
9. Totenkult - Exegesis of Deterioration
10. Lucifer Incestus
11. Baphomet

---- ENCORE ----
12. Diaboli Virtus in Lumbar Est



Matteo Cagnola
Venerdì 27 Ottobre 2017, 15.59.09
1
GRANDE live e grandi Belphegorrrrrrrrrrr
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22/10/2017
Live Report
BELPHEGOR + ENTHRONED + HATE + NERVOCHAOS
Circolo Colony, Brescia, 19/10/2017
 
 
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