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Necrophobic - The Nocturnal Silence
( 3767 letture )
Non è certo arduo trovare dischi death spettacolari nati in Svezia nella prima metà degli anni '90, ma ce ne sono alcuni che hanno lasciato il segno. Ve ne ritorneranno alla mente svariati, tra cui Left Hand Path, Where No Life Dwells, The Somberlain, Like An Ever Flowing Stream e così via. Spero vivamente che tra questi ci sia anche The Nocturnal Silence dei Necrophobic, altrimenti vi inviterei a rivedere le vostre posizioni. Tutto sommato magari non si tratterà esattamente di uno dei quei dischi che fanno parte della pedagogia discografica tradizionale nella primissima formazione di un deathster, ma per ogni nostalgico del black/death del tempo gode giustamente di una venerazione evangelica, per quanto questo non sia forse il termine più appropriato. Per chi non avesse familiarità con l’album, questo spazio tra i rispolverati è dedicato alla storia di un debutto intriso di abominio abissale e melodie notturne, nato nella culla di una delle scene metal che conta più affezionati seguaci.

Dopo una manciata di demo e l'EP The Call, grazie al quale la fama del gruppo iniziava a svilupparsi anche oltre i confini scandinavi, il contratto con la Black Mark è stato una manna dal cielo per i giovanissimi Necrophobic, i quali si preparavano nel marzo del 1993 ad entrare nel Sunlight Studio di Stoccolma, lo stesso che tra il 1989 e il 1990 aveva dato i natali ai debutti di Entombed, Tiamat, Dismember e dunque al death metal svedese stesso. È stata una sfida stimolante per l'impareggiabile creatività del compianto chitarrista David Parland (R.I.P. 2013), un musicista eccezionale, intagliatore di riff e lead assolutamente unici e a dir poco seminali. Accanto a lui, il co-fondatore e batterista Joakim Sterner e il vocalist Anders Strokirk, autore di una delle prestazioni più intense di sempre, che sarà però sostituito già nel 1993 dal bassista Tobias Sidegard, il quale in seguito diventerà il celebre frontman dei Necrophobic. Il nome battezza nel sangue la formazione in onore degli Slayer, ma l'interesse di Parland e soci è quello di portare il death metal a un livello di oscurità inedito per la scena.

Non per niente, invero, The Nocturnal Silence è considerato la colonna portante del black/death; il suo tremolo picking veloce e tagliente come un rasoio, impostato su scale e melodie piuttosto ricercate rispetto al tipico sound svedese grasso ed effusivo, è un chiaro manifesto di nuove influenze black metal che entravano in contatto con il death di Stoccolma, partorendo gemme uniche per ricerca melodica e intensità emotiva (a livelli assolutamente irripetuti nel metal estremo); nello stesso periodo, vale la pena ricordarlo, uscivano The Somberlain dei vicini Dissection e In The Forest of the Dreaming Dead degli amici Unanimated, che certo non necessitano di presentazioni. Anche l'uso dell'arpeggio, non raro tra gli episodi dell'album, impreziosisce il lavoro compositivo di Parland, che lascia un'importante lezione a coetanei e posteri. Cionondimeno, le radici ultime del sound dei Necrophobic sono ancora riconoscibili: non manca il sapore slayeriano in molti riff mid tempo sinistri, così come l'incedere necromantico dei Bathory in innumerevoli passaggi. Il drumming si assesta su uno stile lineare e scevro di tecnicismi: è assente il blast beat e anche le tempistiche sono piuttosto contenute, ma si gioca sulla verve thrash di cassa e rullante, sul tocco sul ride di scuola Lombardo e sull'accompagnamento aderente e definito di ogni riff, in particolare di quelli più orientati al doom metal, dando prova di una coesione inscalfibile. Ma se l'equilibrio tra chitarra e batteria rappresenta l'anima di questo capolavoro (a discapito del basso, poco udibile se non nelle aperture atmosferiche), la prestazione vocale dimostra un gusto indiscutibile nella composizione e dopo pochi ascolti noterete un'impressione fonografica di ciascuna parola nella vostra mente. La voce abrasiva di Anders (unita anche alle più familiari backing vocals di Tobias) mette i brividi e riesce nell'intento di dare una dimensione assolutamente impagabile alla creazione dei Necrophobic, seguendo linee vocali immediate e istintivamente adattate alla struttura dei pezzi, ma senza banalità (una qualità ricercata e tutt'altro che scontata).

Basti sentire l'opener Awakening, che palesa immediatamente quanto detto finora, anzitutto attraverso una intro al synth, che si sviluppa in maniera oscura e ricercata, prima che le chitarre comincino il loro assalto. Intensi e glaciali, il loro incedere sfocia in un chorus indimenticabile, ripetuto un'ultima volta prima che tocchi a Before the Dawn portare avanti le danze: con un'apertura armonizzata e sostenuta dalla doppia cassa che introduce un riffing black-oriented, riporta dapprima alla mente i Bathory e dà una sensazione occulta e misteriosa. Anche in questo caso, il ritornello esplode in un'accumulazione tesa e ricercata, mentre il frammezzo centrale sposta l'attenzione su un arpeggio pulito su cui s'innesta la voce quasi parlata del singer, che fa gelare il sangue. Unholy Prophecies, ossia il pezzo più datato tra quelli che appaiono sul disco, è un ottimo esempio delle potenzialità della formazione nei mid tempo ed è slayeriana fino al midollo, dall'intro scandita dal ride alle strofe, più ritmate e meno improntate sulla melodia per dare massimo impatto ad un pezzo che colpisce con decisione al punto. Uno dei capolavori e cavallo di battaglia sul palco è la title-track, che è anche uno dei pezzi più completi e meglio riusciti dell'album: si tratta di una ventata di malignità oscura accompagnata da una sensazione sinistra che si addice a un rituale notturno. L'intro spettacolare prepara l'atmosfera per un assalto di death profondamente contaminato dal black primordiale di Darkthrone e Bathory, ma reso assolutamente unico da un'intuizione solistica impagabile per bellezza, che denota certamente il talento del giovane Parland anche in un ambito, come quello degli assoli, meno sfruttato nel death metal, quantomeno nel suo aspetto melodico ed emotivo. Le influenze black/thrash tornano a farsi sentire in Inborn Evil, uno dei pezzi più incisivi dell'album (di certo il più pesante chitarristicamente) e deciso tributo agli Slayer di Hell Awaits e ai Celtic Frost di To Mega Therion. Non mancano all'appello anche influenze da parte del death metal oltreoceano: i Necrophobic del resto si definirono fan degli Autopsy e questa influenza la si può udire in diversi passaggi, anche della successiva The Ancient Gate. Rappresentando uno degli episodi musicali già presenti nei demo, in quest'ultima è la radice old school, nervosa e veloce, a prevalere sulle altre componenti sonore, tranne che su quella solistica sempre completa ed energica; non manca comunque di stupire, nel finale, in uno stacco melodico più arioso che anticipa le battute conclusive e la seguente traccia, Sacrifical Rites: ancora death metal senza compromessi che rimanda evidentemente a Nihilist/Entombed, così come ai vecchi Morbid Angel, già da tempo affermati sulla scena internazionale quando i nostri iniziarono a suonare. Father of Creation è il brano di maggiore estensione e mette in luce uno dei testi più antireligiosi del gruppo, una solida base sonora e un'ampia varietà di riff ed episodi solistici, nonché la partecipazione di Micke Jansson (vocalist degli Unanimated). Anche a Richard Cabeza (batterista di Unanimated e Dismember) viene lasciato uno spazio come guest vocalist, questa volta sulla conclusiva Where Sinner Burns, luciferina e acida, un'ottima conclusione perché la tensione del disco non cali nemmeno dopo quarantacinque minuti, ma sfoci invece in un'ulteriore prova di ispirazione data dall'outro.
Come potrete sentire, la produzione è più pulita e definita rispetto a quella di molti altri lavori usciti dal Sunlight Studios, che privilegiarono il suono più zanzaroso delle chitarre, l'inconfondibile suono svedese del Boss HM-2; anche il basso non ha la stessa presenza che si può sentire su dischi di Entombed e Grave, ma il mixaggio più asciutto rende alla perfezione ogni dettaglio sonoro di The Nocturnal Silence.

The Nocturnal Silence è un capolavoro senza tempo nel metal estremo e una delle migliori opere uscite dalle fucine sonore svedesi. È un manifesto di oscurità e devozione ai suoni notturni del black/death, forte di abrasività e melodia. Un gusto compositivo impareggiabile e un suono così denso di morte costituiscono l'eredità lasciata da Parland e dai suoi Necrophobic. A voi l'ascolto.

The circle shall be sealed...



VOTO RECENSORE
93
VOTO LETTORI
90.09 su 11 voti [ VOTA]
SHARDANA 92
Venerdì 1 Dicembre 2017, 22.36.07
23
A dir poco impressionanti, la scena death dei primi anni Novanta tra Bay Area bayè tra le più interessanti di sempre ed è a mio parere una delle poche cose che ha tenuto in vita il metal in generale, dato il tracollo del thrash.
LAMBRUSCORE
Martedì 17 Ottobre 2017, 17.50.50
22
Davvero sottovalutati, bel disco di Death metal, per me, ci sta anche Death / black, ma l'importante è che sia valido ..e lo è sicuramente ancora.
ivan
Domenica 17 Aprile 2016, 21.48.52
21
Non vedo l ora di rivederli in Italia! Mitico gruppo purtroppo sottovalutato disco capolavoro voto massimo!
black
Giovedì 14 Aprile 2016, 19.20.16
20
il loro capolavoro! ma non inferiore a bloodhymns e darkside! a quando le recensioni! questo disco contiene solo hit! gruppi più famosi se le sognano tracce cosi! 100 e non si discute!
necrophobia
Sabato 12 Luglio 2014, 18.14.42
19
una piccola precisazione, Richard 'Daemon' Cabeza è il bassista di Unanimated e Dismember, non il batterista. Ottima recensione, album assolutamente da avere.
Nicko
Sabato 22 Marzo 2014, 15.14.12
18
Sono d'accordo con doomale, sono stati loro a mettere i paletti a questo genere e difficilmente potrebbero suonare referenziali verso ad altri gruppi di questa scena, che sono appunto venuti dopo. Sicuramente Grotesque e Treblinka sono le radici svedesi del death/black, però l'elemento melodico viene con Dissection, Necrophobic e Unanimated, almeno con queste caratteristiche. PS: spettacolo A Velvet Creation degli Eucharist!!
doomale
Venerdì 21 Marzo 2014, 21.03.28
17
Si ragazzi...fondamentalmente abbiamo tutti ragione...ed il bello e' che meno male che so' usciti tutti sti capolavori che abbiamo tirato fuori....effettivamente la No fashion aveva un fiuto particolare per questo genere...anche se qualche bel gruppetto gli e' scappato....ma avevano un Roster veramente da far invidia a tanti...
er colica
Venerdì 21 Marzo 2014, 19.36.02
16
sapete che c'è è che sto disco ha avuto la "sfiga" di uscire lo stesso anno di the somberlain che è un macigno colossale oltre tutto pubblicato dalla no fashion che in quel periodo era molto adocchiata sia dalla scena svedese che non e diciamo che era l'etichetta "del momento" anche la black mark er importante ma in quel preciso momento la no fashion faceva più parlare di se per via dei marduk, pure i fester ecc ecc. ecco forse pure perché è stato meno considerato.
enry
Venerdì 21 Marzo 2014, 19.26.57
15
Difficile fare classifiche con dischi del genere, ma grosso modo sono d'accordo con doomale, anche a me la band ha sempre dato l'impressione di essere un po' sottovalutata. Treblinka e Morbid recuperati grazie ai cofanetti della Century Media, degli Eucharist purtroppo ho solo Mirrorworlds preso all'epoca (discone), Velvet non sono più riuscito a recuperarlo. Tornando al disco per me è un 90, e The Third Antichrist forse mi piace anche di più.
doomale
Venerdì 21 Marzo 2014, 19.09.00
14
...Mefisto.....chiedo venia x l'orrore di battitura!!!!
doomale
Venerdì 21 Marzo 2014, 18.47.21
13
....ahhh...Vabbe dai Lord...ognuno ha le sue chicche nascoste...magari te avrai tra gli scaffali polverosi il demo Mephisto!!! Ahhhhh....pensa che avevo un mini ep dei Dissection di Where dead angels lie...a forma di croce uncinata rovesciata.....nn so perche l'ho venduto ad cifra ridicola....nn so cosa mi ha detto la testa quella volta....Un errore imperdonabile lo so...Avro fatto la fortuna di qualche collezionista!
Lord Ancalagon
Venerdì 21 Marzo 2014, 16.34.56
12
Mirrorworlds esattamente e beato te che lo possiedi, doomale, beato te! È da una vita che mi prometto di acquistarlo e prima o poi lo farò, magari con la prossima spending review di Renzi (chi vive sperando..., come si suol dire...).
doomale
Venerdì 21 Marzo 2014, 15.54.19
11
...beh Morbid e Treblinka come nn dare loro atto dell'importanza nel giro Black Death svedese....Per quanto riguarda gli Eucharist...altra grande band purtroppo svanita nel nulla dopo un po...peccato...piu vicini allo swedish death melodico loro...Ma sempre una grande band...conservo gelosamente a velvet creations e il successivo Mirror world..almeno cosi mi pare si chiamasse!
Lord Ancalagon
Venerdì 21 Marzo 2014, 14.59.08
10
Condivido l'opinione di doomale ed a proposito grande citazione quella dei Treblinka e dei Morbid! Sulla scia di Sacramentum ed Unanimated apprezzo non poco anche gli Eucharist (che spettacolo Velvet creation!).
doomale
Giovedì 20 Marzo 2014, 22.47.58
9
...scusatemi...solo x aggiungere che ho volutamente lasciato fuori i seminali gruppi svedesi proto death black come Morbid, Treblinka e Grotesque...quella era un' altra storia..che nn prevedeva quella sottile linea melodica proposto qualche anno dopo da Dissection & Company!
doomale
Giovedì 20 Marzo 2014, 22.18.59
8
Non sono d'accordo Theo e per me rimangono da sempre sottovalutati...e non penso si possa parlare di plagio quando sono stati loro stessi insieme ai Dissection a coniare questa miscela di Death/Black...tutti glia altri...ovvero Sacramentum, Naglfar, un po i Vinterland gli Unanimated del secondo album e una manciata di altri nomi l'hanno proposto un pelino piu tardi...Anzi e' stato proprio anche il guitar work di Parland a mettere i paletti...Certo che se poi li vogliamo confrontare con i Dissection nn ce n'e`...ne x loro ne per altri...ma i Dissection erano e rimarrano sempre il Top x questo genere. Mi sembra giusto pero riconoscere l`importanza storica di questa band nel panorama Death\Black svedese
Theo
Martedì 18 Marzo 2014, 22.25.58
7
No marchese nessun plagio vero e proprio, ci mancherebbe, lo hanno sfiorato stilisticamente (e non) in diverse occasioni, ma più per assonanze (forti) che per altro. E spesso per poca personalità ispirandosi un po troppo. Però ripeto che questo e i due successivi rimangono grandi dischi aldilà di tutto, questo in particolare che -non per nulla- ho definito ottimo.
Le Marquis de Fremont
Martedì 18 Marzo 2014, 13.05.29
6
Sono d'accordo con la recensione, il voto e i commenti, tranne quello di Monsieur Theo. Pour moi, è una ottima band che ha sempre sfornato grandi dischi di metal. In particolare hanno avuto un songwriting sempre fresco, certo "contaminato" ma da qui a dire che si tratta di "plagio", well, ce ne vuole. Qui siamo all'inizio, con un disco pieno di ottimo sound ma ne è a testimonianza anche il loro ultimo lavoro, Womb of Lilithu che ritengo uno dei dischi più belli del 2013. Grande, grandissima band.
Theo
Domenica 16 Marzo 2014, 22.20.47
5
Sottovalutata non direi, sicuramente un buon gruppo, che erò spesso troppe volte ha sfiorato il plagio. La loro giusta fama ad ogni modo l'hanno avuta, non penso sia un gruppo poco conosciuto, ad ogni modo son d'accordo con chi dice che non è uno dei dischi da "olimpo" black/death svedese di quegli anni, anche se ci va vicino. Un ottimo disco davvero, che per me si posiziona all'apice dalla loro onesta discografia, comunque sempre rappresentata da buoni dischi. Peccato solo per la poca personalità che hanno dimostrato in alcune occasioni, ma ripeto, un ottimo disco a prescindere da tutto. Il voto secondo me è un filo esagerato (è il voto che bene o male attrubiurei a "Somberlain" ad esempio, ergo non credo possano stare più di tanto alla pari, per motivi più che palesi all'ascolto), io darei intorno all'ottantina abbondante. Una nota di merito alla bella recensione senz'altro
vecchio peccatore
Domenica 16 Marzo 2014, 13.36.32
4
Ottimo disco veramente ben fatto, certo che in quel periodo dalla Svezia usciva tanta di quella roba...
enry
Sabato 15 Marzo 2014, 15.49.33
3
Per me ci sta alla grande insieme ai dischi citati ad inizio recensione, di tutto quello fatto dalla band negli anni '90 non si butta via niente, tre dischi stupendi.
Lord Ancalagon
Sabato 15 Marzo 2014, 11.54.51
2
A mio parere non nell'Olimpo delle uscite svedesi di quel periodo ma comunque un piccolo capolavoro che merita di essere quantomeno conosciuto da ogni appassionato di metal estremo.
doomale
Sabato 15 Marzo 2014, 9.50.29
1
La storia del celebre Death/Black svedese passa di qui...grande album e grande band....a mio avviso sempre troppo sottovalutata!!
INFORMAZIONI
1993
Black Mark
Death / Black
Tracklist
1. Awakening...
2. Before the Dawn
3. Unholy Prophecies
4. The Nocturnal Silence
5. Unborn Evil
6. The Ancient Gates
7. Sacrifical Rites
8. Father of Creation
9. Where Sinners Burns
Line Up
Anders Strokirk (Voce)
David Parland (Chitarre)
Tobias Sidegard (Basso, Voce)
Joakim Sterner (Batteria)
 
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