Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Selvans
Faunalia
Demo

Bullet Ride
The Choice
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

21/11/18
MADDER MORTER
Marrow

23/11/18
ACCEPT
Symphonic Terror – Live at Wacken 2017

23/11/18
SINBREED
IV

23/11/18
SONS OF LAZARETH
Blue Skies Back To Grey

23/11/18
EMBRYONIC CELLS
Horizon

23/11/18
CORPSESSED
Impetus of Death

23/11/18
UNEARTH
Extinction(s)

23/11/18
KALIDIA
The Frozen Throne

23/11/18
TRAGODIA
Before the Fall

23/11/18
WARPATH
Filthy Bastard Culture

CONCERTI

20/11/18
SLAYER + LAMB OF GOD + ANTHRAX + OBITUARY
MEDIOLANUM FORUM - ASSAGO (MI)

21/11/18
MUDHONEY + PLEASE THE TREES
LOCOMOTIV - BOLOGNA

22/11/18
MUDHONEY + PLEASE THE TREES
LARGO VENUE - ROMA

23/11/18
MUDHONEY + PLEASE THE TREES
SANTERIA SOCIAL CLUB - MILANO

23/11/18
METHEDRAS
THE OLD JESSE - SARONNO

23/11/18
CORELEONI + UNDERSKIN + REDEEM
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

23/11/18
PUNITION BABEK + LAST RITES + ASTRAL FIRE
EXENZIA - PRATO

24/11/18
TESSERACT + BETWEEN THE BURIED AND ME + PLINI
CAMPUS INDUSTRY MUSIC - PARMA

24/11/18
ASPHYX
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

24/11/18
NOTHING
LOCOMOTIV - BOLOGNA

Haken - Vector
09/11/2018
( 1334 letture )
Quinto album per i britannici Haken, band che in questi anni è stata capace di raggiungere una popolarità sempre più ampia, in virtù di un’attività live intensa, che ha visto perfino i sei preparatissimi musicisti condividere il palco con l’onnipresente Mike Portnoy nell’estemporaneo progetto Shattered Fortress e, ovviamente, grazie a quattro album che hanno fatto parlare a lungo l’intera scena metal. I nostri sino ad ora hanno cambiato sempre pelle, sfornando dischi mastodontici, complessi e raffinati, svecchiando così una scena progressive metal che lentamente si era fatta via via più asfittica e satura di proposte, a volte poco originali e stantie. La consacrazione definitiva per gli Haken, dopo tre dischi a dir poco notevoli, sembra sia giunta con il precedente Affinity, che ha consolidato la posizione del gruppo come uno tra i più originali, innovativi ed interessanti esempi di metal moderno.

La nuova opera in studio targata Haken tratta nelle liriche il tema della follia, anche se non può essere considerata un concept album, dal momento che non racconta una storia vera e propria. Comunque sia, l’argomento conduttore è desumibile sin dalla splendida copertina, raffigurante una macchia di Rorschach e per quanto il tema della pazzia, o più in generale dell’alienazione mentale, sia stato ampiamente trattato nella storia dell’arte, oltre che della musica, suscita sempre un certo interesse, specie se legato ad una dimensione sonora totalmente priva di schemi. E a tal proposito sento già l’uditorio chiedere spazientito: questo Vector come suona? Né più né meno come un disco prog metal di nuova generazione, dove ogni nota, ogni arrangiamento e linea vocale vengono curati nei minimi dettagli, con precisione millimetrica e dove tutto viene pompato da una produzione bombastica. Insomma è l’ennesimo disco degli Haken e ad un anno dall’ottimo Affinity, i nostri ritornano riproponendo il proprio format personale e da manuale del progressive metal, con tanto di aggiunta abbondante di inserzioni elettroniche condite da una classe strumentale innegabile e da un gusto per il songwriting dai tratti spigolosi e complessi a livelli demenziali. C’è davvero il meglio delle più disparate influenze musicali, sapientemente dosate, in una unione orgiastica di stili differenti. Si passa per suoni ed umori differenti, dall’elettronica massiccia e carica dei synth e delle tastiere di Diego Tejeida che apre il disco con la breve intro Clear, più vicina ai recenti Muse che al progressive metal, fino ai passaggi iper tecnici e imprevedibili, dove le chitarre creano un muro a metà tra Tesseract e Dream Theater, soprattutto nella lunghissima Veil. E infine la voce estremamente versatile e personale, a suo modo cristallina ed eterea di Jennings, protagonista di una buona prova dietro il microfono, anche se a tratti (soprattutto in A Cell Divides) meno ispirata e di qualità rispetto al resto del disco. Tutto ciò accade in meno di tre quarti d’ora di musica, un dato sorprendente, che evidenzia la densità d’idee musicali che questo disco contiene e sciorina in solo sette canzoni.

In apertura troviamo l’accoppiata Clear/The Good Doctor, di cui la prima come già detto è un’intro elettronica, mentre la seconda si rivela un pezzo molto catchy ed orecchiabile, almeno per gli standard a cui ci hanno abituato gli Haken. Mentre Ross Jennings fa gli onori di casa trainando l’ascoltatore con delle linee vocali solari ma non stucchevoli, sotto il muro strumentale imponente si inseriscono melodie mai troppo cupe. La terza traccia, Puzzle Box, è un crescendo di tecnica e tensione, che sfocia in una sezione sincopata carica di riff stoppati in palm muting e poliritmie disorientanti, ma nel complesso è una traccia che cresce con gli ascolti e soprattutto avvince senza stancare. Ad occupare un quarto del minutaggio complessivo dell’album c’è la lunghissima Veil, un brano che poggia le sue solide basi su sonorità heavy, nonostante il richiamo melodico portante delle tastiere udibile nei minuti iniziali e il fatto che verso la fine sia piuttosto arioso. Qui il punto di riferimento principale e neanche troppo celato è quello dei Dream Theater e delle sonorità esageratamente tecniche e pesanti di Train Of Thought. Il brano tuttavia, nonostante il richiamo, funziona alla grande ed è impossibile non rimanere ingarbugliati nell’aspra parentesi strumentale posta a metà brano e suonata con una follia tale da rendere l’intera suite la più contorta ed estrema dell’intero disco. Segue la strumentale Nil By The Mouth, piena zeppa di riff djent-oriented e poliritmie, ma soprattutto un lavoro delle tastiere geniale e complesso, carico di tecnicismi e variazioni a loro modo quasi epiche nel finale teso e spigoloso in fade out. Sembra quasi che in questi sei minuti gli Haken si siano divertiti a fare una sorta di jam session, pensandola come un connubio tra i King Crimson e i Meshuggah. Le ultime due canzoni abbassano leggermente il tiro per esplorare sonorità differenti. Host ha un incidere floydiano, e il sax posto all’inizio della canzone dà al tutto un’atmosfera rarefatta, mentre Jennings si erge protagonista con una linea vocale stralunata, che potrebbe ricordare (con le dovute differenze) un’interessante incrocio fra i Gentle Giant di Acquiring The Taste e Mikael Åkerfeldt degli Opeth. La seconda metà della canzone poi si dirama tra tastiere lisergiche ed esplode in un climax un filino scontato, che non convince al cento per cento per via del brusco cambio di atmosfera. Il finale di Vector lascia un po’ l’amaro in bocca, con un filler scontato, che non graffia e non lascia neanche particolari segni degni di nota. A Cell Divides chiude il disco con la sensazione di qualcosa d’incompiuto, posto lì giusto per fare minutaggio e, insieme al pezzo precedente, lascia all’ascoltatore l’idea che con un poco più di calma in fase di scrittura si sarebbe potuto fare di meglio. Non sono brutte canzoni, però rispetto agli ottimi risultati del resto della tracklist, qua siamo di fronte a due canzoni solo buone, che scricchiolano sonoramente se messe al confronto con l’imprevedibilità e l’inventiva delle altre.

Questo fa pensare, come ultimo spunto di riflessione qui in calce alla recensione, che i nostri, nell’impeto compositivo e anche con un po’ di fretta, abbiano forzato le cose, accelerando a dismisura il processo di scrittura dei brani, sbilanciando così la qualità che nel finale è un po’ altalenante. Non stiamo pertanto parlando dello stesso livello qualitativo di Affinity né tantomeno dell’osannato The Mountain, che rimangono su un livello di personalità e genialità fuori dal comune. Vector è un album imperfetto, ma che comunque intrattiene, convince ed esalta, ma non è il terzo capolavoro di seguito. Stando alle parole della band è probabile che a questo disco ne venga affiancato un secondo, magari più definito e sorprendente. Staremo a vedere. Per ora comunque il responso è più che positivo, ma occhio, cari Haken, a non fare come i Dream Theater, che per la fretta di pubblicare dischi e stare in tour hanno perso la bussola entrando in una crisi senza (apparente) fine.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
78.42 su 7 voti [ VOTA]
Metalforever
Domenica 18 Novembre 2018, 12.59.52
26
Anche io ho avuto l'impressione che sia stato composto di fretta. Il fatto è che la maggior parte di quelli che lo fanno producono roba sciatta, mentre gli Haken riescono comunque a confezionare bei lavori come questo. Colpisce la loro capacità di differenziarsi ad ogni uscita, sebbene la loro identità rimanga più o meno la stessa, come colpisce anche la freschezza e carica che permangono nelle loro tracce, oltre alla varietà dentro il disco. "Veil" è poco inferiore alla caratura di pezzi come "Visions" e "The Architect", e anche "Puzzle Box" è uno degli episodi più felici del mondo: due tracce di splendida fattura. A me le ultime due non mi dispiacciono, anche se forse è vero che sono un po' più basse di qualità. Sono contento e soddisfatto, bravissimi Haken!
Matteo BTBAM Galli
Giovedì 15 Novembre 2018, 21.07.31
25
Difficile dire se sia meglio o peggio di Affinity, sono due dischi di stampo differente per cui ancora non posso esprimermi. Una cosa è certa però, a mio parere è un altro centro pieno. Ben vengano sonorità più cupe, se si vuol discorrere di follia, ben vengano pezzi come Veil e Puzzle Box, ma ci metto anche Host. A Cell Divides è stata recensita da molti come filler e sbrigativa: sarà, de gustibus, però intanto il ritornello ti si stampa per bene nella testa. Vivaddio i richiami ai DT, ma questo disco suona Haken al 100%, come tutti i suoi predecessori. Voto 85!
Danimanzo
Giovedì 15 Novembre 2018, 15.52.31
24
Album decisamente inaspettatto da parte della formazione britannica. Rispetto ai precedenti l'ho trovato più lineare, diretto, cupo e pesante ( in tutti i sensi ), ma la classe non è acqua ed i nostri ribadiscono per l'ennesima volta di essere una band dalla caratura impressionante e che si pone di diritto e prepotentemente come leader della moderna scena Progressive Metal. Ogni singolo passaggio è studiato certosinamente e riprodotto alla perfezione in studio; sinceramente le band che riescono a mantenersi su questi livelli nell'intero panorama Metal degli ultimi 20/30 anni si contano sulle dita di una mano. Voto 85/100 Avanti così !
progster78
Mercoledì 14 Novembre 2018, 18.13.30
23
Silvia,figurati che questo è anche piu' lineare di tutta la loro discografia!
Silvia
Mercoledì 14 Novembre 2018, 18.11.27
22
@Graziano #9, no no è una cosa che ho sentito anche da altre persone (l'accostamento ai Leprous)
Silvia
Mercoledì 14 Novembre 2018, 18.08.52
21
Quoto progster #20 infatti io non mi pronuncio! A cell divide mi è piaciuto (l'ho sentito sul tubo) ma proposte del genere (almeno x me) hanno necessità di tanti ascolti e di tempo
progster78
Mercoledì 14 Novembre 2018, 17.55.48
20
Macca,forse molti lo devono ancora assimilare
Macca
Mercoledì 14 Novembre 2018, 17.28.32
19
@progster78: quoto al 100%, roba da matti
progster78
Mercoledì 14 Novembre 2018, 17.16.20
18
Rispetto ogni punto di vista,ma definirli finiti dopo un disco del genere non ho parole!
AntonioS
Mercoledì 14 Novembre 2018, 9.57.48
17
Salvo solo Puzzle Box e A cell Divides, il resto è sotto la sufficienza. Gli Haken che scimmiottano i DT, che brutta fine...
ayreon
Lunedì 12 Novembre 2018, 17.36.55
16
mah, a me ha un po deluso,certo che dopo "the mountain" e "affinity" un po di rammarico ci sta,loro erano i portabandiera di un certo tipo di prog che non stava ai canoni tipici ,io comunque son fiducioso che si riprendano,e poi, dopo che ci han regalato pezzi come "the architect ",non possiamo già voltargli le spalle.
verginella superporcella
Lunedì 12 Novembre 2018, 10.39.03
15
mi è stato regalato proprio ieri, in lp. Non l ho ancora ascoltato, ma spero che con questo disco mi conquistino...ho provato piu' volte a godere della loro musica tramite youtube (cosa che solitamente odio fare, perche' per me svilisce il sound di un gruppo, ma tra le pause pranzo a lavoro e' un buon viatico per approfondire nuova musica) e non mi hanno mai appassionati. li rispetto moltissimo, sanno suonare da dio, ma come capita a JC non ho trovato ancora qualcosa che me li faccia apprezzare. Una segnalazione pero' la faccio, e sara' sfuggita a molti: tutti continuano a dire che quest'album è il meno bello, e TUTTI che segnalano come canzone preferita un pezzo diverso dall' altro...Questo per me e' sintomo di un lavoro che forse va capito col tempo, altrimenti non si spiegherebbe perche' tutti indicano un pezzo diverso dall altro come "ecco la track clamorosa dove riconosco gli haken dei vecchi album!"
Mark
Domenica 11 Novembre 2018, 20.34.20
14
Disco molto sotto il 7. Forse il loro peggiore. Haken già in declino.
AntonioC.
Sabato 10 Novembre 2018, 17.32.00
13
Voto giusto. Probabilmente il loro disco "peggiore" in una discografia che ha quasi tutti 90 e 100.
Andry Stark
Sabato 10 Novembre 2018, 16.27.11
12
Il voto è perfetto, nel complesso è un ottimo album e da questa band non mi aspetterei di meno, certo è inferiore ad Aquarium, The Mountain e Afinity ma mi ha ugualemente sorpreso.
JC
Sabato 10 Novembre 2018, 15.57.11
11
Non riescono a piacermi, non digerisco proprio certe sonorità (djent, nu, non saprei neanche come identificarle perché non ascolto quei generi) e compositivamente non ci trovo niente di interessante.
CeccoProg
Sabato 10 Novembre 2018, 14.55.18
10
Ottimo album ma non regge il confronto con Affinity, puzzle box a parer mio è la traccia migliore del lotto. Sono troppo presenti forse le contaminazioni djent ma gli haken rimangono comunque una certezza in ambito prog, Raymond Hearne con questo disco si candida per diventare uno dei migliori batteristi prog (se non il migliore) del momento . Voto 80. P.S ottima rece!!
Graziano
Sabato 10 Novembre 2018, 12.21.39
9
Devo assimilarlo. per ora un altro ottimo album per una band che difficilmente sbaglia. Sono solo io che vede un'influenza dei Leprous?
papi
Sabato 10 Novembre 2018, 11.02.54
8
@Macca, grazie per il chiarimento. Facendo riferimento alla tua osservazione sul paragone DT/ Haken, credo sia un modo alla lunga limitante di valutare la band, ma più in generale le nuove leve del prog. Forse è solo un pegno che le band più giovani hanno da pagare verso un gruppo che sia per storicità, sia per qualità della musica ancora fa scuola e f divide l’intera scena musicale. I’importante a mio avviso è si far notare il richiamo ma soprattutto mettere in luce le dovute differenze
GT_Oro
Sabato 10 Novembre 2018, 10.22.53
7
Mi sono dimenticato di ordinarlo, sigh! appena posso recupero e ascolto.
Macca
Sabato 10 Novembre 2018, 9.18.37
6
@papi: si il motivo della citazione è chiaro e assolutamente lecito, non intendevo muoverti una critica quanto sottolineare il fatto che il paragone tra le due band è frequente e spesso ci si ritrova a considerare gli Haken come meri cloni dei DT, cosa che per me è abbastanza assurda viste le miriadi di influenze nel loro sound (tra cui anche i DT, certo) e la qualità intrinseca dei loro lavori. Ma dalla tua recensione, peraltro ben scritta e che centra in pieno il disco, si evince benissimo che non è questo il caso
progster78
Sabato 10 Novembre 2018, 9.10.00
5
Nil By Mouth vale da sola l'acquisto dell'album(mi piace il connubio King Crimson/Meshuggah)...certo non sarà Affinity ma il livello è veramente alto.D'accordo con il voto 85! Ps. bella recensione.
duke
Venerdì 9 Novembre 2018, 22.36.14
4
i nuovi alfieri del prog metal...grandiosi dal vivo....
therox68
Venerdì 9 Novembre 2018, 21.48.11
3
Io sono rimasto molto colpito da The Host che pur essendo un brano da "cantato" suona molto meglio da strumentale. Per chi ha comprato la versione con 2 dischi ovviamente.
papi
Venerdì 9 Novembre 2018, 20.47.42
2
Sì, capisco che che dover citare i Dream Theater, alla lunga possa diventare ridondante. Però credo che vista la notorietà aiuti a far capire meglio il concetto, specie nel finale di recensione. Però per quanto riguardo alla musica, il richiamo ai DT in Veil è fin troppo evidente
Macca
Venerdì 9 Novembre 2018, 19.03.38
1
DIsamina che mi trova in buona parte d'accordo, disco bellissimo anche se non al livello di The Mountain e Affinity, che per me sono fantastici (Aquarius è fuori classifica, lo considero ancora il loro capolavoro assoluto considerando che si trattava dell'esordio). Tante buone idee, brani di ottima qualità e diversi spunti "nuovi" per i loro standard: Nil By Mouth credo sia il loro pezzo ad oggi più cattivo musicalmente parlando, e in generale la virata verso sonorità più affini al djent si sta facendo sempre più importante. Un album che scorre molto bene, al quale forse manca una killer track per raggiungere il livello dei predecessori, in ogni caso a me è piaciuto. Voto 85 PS. Che palle ogni volta sti Dream Theater
INFORMAZIONI
2018
Inside Out Music
Prog Metal
Tracklist
1. Clear
2. The Good Doctor
3. Puzzle Box
4. Veil
5. Nil By Mouth
6. Host
7. A Cell Divides
Line Up
Ross Jennings ( Voce)
Richard Henshall (Chitarra)
Charlie Griffiths (Chitarra)
Diego Tejeida (Tastiera, Sound design)
Conner Green (Basso)
Raymond Hearne (Batteria)
 
RECENSIONI
92
s.v.
90
78
90
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]