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Sodom - 40 Years At War – The Greatest Hell Of Sodom
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25/10/2022
( 2539 letture )
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Se c’è un gruppo della vecchia guardia che sembra immune allo scorrere del tempo, quelli sono sicuramente i Sodom. Anzi, se si considerano le ultime uscite discografiche e, specialmente, le recenti esibizioni live, si potrebbe quasi dire che l’inossidabile gruppo di Gelsenkirchen migliori con il tempo. È dunque in uno stato di forma invidiabile che il cingolato tedesco taglia il traguardo dei 40 anni di carriera, partita nell’ormai preistorico 1982. Una tappa importantissima che va celebrata nel migliore dei modi, ingrato compito lasciato alla qui presente raccolta 40 Years At War – The Greatest Hell Of Sodom. Diciamo ingrato perché parole come “raccolta”, “greatest hits” o “cofanetto” provocano spesso il fuggi fuggi generale. Molte volte non a torto, dal momento che il rischio di operazione commerciale non è mai lontano, a maggior ragione visto che la suddetta operazione è spesso condotta con prodotti inutili e poco interessanti, tristi ricicli atti solo a spillare soldi ai fan -che per di più i tempi sono difficili, l’inflazione è elevata, c’è la guerra in Europa, l’inverno è alle porte e non ci sono più le mezze stagioni. Non preoccupatevi, i Sodom tengono lontano lo spettro del prodotto-bidone con una trovata semplice quanto efficace.
Dietro la copertina squisitamente citazionista ad opera del sempre più egemonico Eliran Kantor (ma c’è un gruppo per il quale non ha lavorato?), l’album cela 17 canzoni, una per ogni album della band, poste in ordine cronologico: si parte dal cupissimo EP d’esordio In the Sign of Evil per arrivare all’ultimo Genesis XIX. Ogni fatica è rappresentata, dai classici a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta ai dischi meno apprezzati del periodo successivo, così come gli episodi della renaissance del Terzo millennio. Trova pure spazio il disco celebrativo The Final Sign of Evil, rilasciato in occasione dei 25 anni di carriera. 40 Years At War offre dunque una carrellata completa attraverso tutta la storia della band, senza eccezioni, un riassunto esaustivo -per il tipo di proposta, per lo meno- condensato in poco meno di un’ora e dieci. Altro punto interessante, Tom Angelripper ha affermato di non aver volontariamente scelto le canzoni più ovvie, ma anche rispolverato alcune tracce “minori” e che non trovano spesso posto nelle esibizioni live del Quartetto. Se i brani-manifesto di alcuni album sono comunque presenti (Better off Dead, In War And Pieces o City of God per citarne alcuni), l’ascoltatore dovrà fare a meno di classici intramontabili quali Nuclear Winter o Agent Orange.
Altro elemento fondamentale: tutti i brani sono stati riregistrati dalla line-up attuale. Questo offre un’apprezzata coesione alla proposta, che si presenta dunque senza fastidiosi salti di volume, atmosfera e produzione da una song all’altra. Nulla però è stato cambiato, le canzoni sono state eseguite nel totale rispetto della versione originale. Talvolta meno esitanti (Siamo dei migliori musicisti ora rispetto ai tempi, dichiara Onkel Tom nella nota stampa), i brani sono soprattutto inondati dall’esperienza accumulata nel corso degli anni e nei decenni, che dà al disco un punch innegabile. Probabilmente coscienti che la scelta della produzione, specialmente per rivisitare dei brani immortali, è una questione della più delicata importanza politica, i Tedeschi optano saggiamente per un suono caldo e abrasivo, al passo coi tempi ma visceralmente vintage. Sia chiaro, la versione originale resta imbattibile, un paragone non ha alcun senso, ma trattandosi di riregistrazioni era difficile trovare un’opzione migliore. Anche perché, diciamolo, non tutti gli album dei Nostri suonano come dovrebbero: una Jabba the Hut riproposta con la produzione odierna ha tutto un altro tiro e si rivela decisamente godereccia. Analogamente, sentire i primissimi brani del gruppo suonati in maniera chiara e affermativa è un’esperienza singolare, anche se meno affascinante e pregna di Storia.
È insomma una questione di gusti, anche se non bisogna dimenticare la natura del prodotto. 40 Years At War è e rimane una raccolta e, come tale, non si indirizza per forza alla totalità del pubblico e dei fan dei Sodom. Ma grazie agli accorgimenti sopracitati, l’operazione acquista tutto il suo senso e si rivela essere decisamente gustosa.
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Finalmente una raccolta con un senso. Un pezzo per album, tutto risuonato per fare coesione, non i soliti pezzi scontati e una copertina fichissima. Così si fa |
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Giornalista Volevi che la copertina simboleggiasse l\'intera storia dei Sodom?
Tom: Sì. Il boia e la nostra mascotte Knarrenheinz dovevano apparire insieme sulla copertina. Entrambi hanno avuto un impatto significativo sulla nostra carriera. L\'idea iniziale vedeva Knarrenheinz in primo piano con il boia nell\'ombra che gli teneva un imboscata. In seguito è venuta fuori l\'idea di Knarrenheinz che giustizia il boia come metafora del cambio di stile. Eliran Kantor ha implementato questo in modo eccellente. |
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@max, si é vero ho letto anch\'io quell\'intervista, ma prima di quella non avevo mai capivo se fosse effettivamente lui o un suo clone più pompato, perché faccio notare che pure la maschera anti gas é diversa. Boh mi fa pensare ai Tyrant e al Nemesis (che era un Tyrant) dei primi Resident Evil che vennero concepiti per essere dei soldati perfetti e tutti clonati dallo stesso essere umano. |
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in tapping è Knarrenheinz, Andy Brings ne ha raccontato la storia, Knarrenheinz è prigioniero e stanno cercando un modo di clonarlo, ma il suo sangue è troppo forte e fa esplodere i tubi e le provvete |
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@max, non credo avesse un nome particolare ma era semplicemente una prima mascotte più o meno ufficiale, come fu il fangface per gli helloween poi abbandonato perché faceva troppo Maiden (poi ripresa dai Gamma Ray 10 anni dopo ok)... simbolicamente la copertina di questa raccolta vuole quasi dirti che i Sodom da Persecution in poi sono il meglio. Non si sa neanche con precisione se quello su Tapping sia effettivamente Knarrenheinz o un altro soldato che si é pompato il suo sangue per diventare muscoloso. |
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il boia mascotte dei primi due album ha un nome? in molti pensavano che era sempre knarrenheinz. |
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mancano pure The Vice of Killing, Tombstone, Tapping the Vein, Bombenhagel, Outbreak of Evil, gisela......non ha molto senso questa raccolta |
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assurdo mancano tutti pezzi migliori Nuclear Winter, Agent Orange, m16, napalm in the morning, christ passion, Remember the Fallen, Knarrenheinz |
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Li adoro... Sono l\'equivalente teutonico degli Slayer, a mio modesto parere. |
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40 anni di libidine totale...per sempre riconoscente a Tom, genio assoluto!! |
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SODOM!SODOM!SODOM ancora e per sempre |
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Magari impara anche l'italiano. |
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tutti devono imparare da loro perche sono inossidabili come l'acciaio e metal al 100 per 100 . dopo cosi tanti anni ancora imparano a tutti come si fa il vero metal |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Sepulchral Voice 2. After The Deluge 3. Electrocution 4. Baptism Of Fire 5. Better Off Dead 6. Body Parts 7. Jabba The Hut 8. Gathering Of Minds 9. That's What An Unknown Killer Diarized 10. Book Burning 11. Genocide 12. City Of God 13. Ashes To Ashes 14. In War And Pieces 15. S.O.D.O.M. 16. Caligula 17. Euthanasia
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Line Up
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Tom Angelripper (Voce, Basso) Frank Blackfire (Chitarra) Yorck Segatz (Chitarra) Toni Merkel (Batteria)
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