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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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21/11/2022
( 3581 letture )
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Era il 2000 quando dalla giungla nu metal affiorò una nuova e pericolosa minaccia, localizzata a Chicago nonostante il frontman -calvo e dall’osceno doppio piercing al mento- avesse in realtà legami diretti con il pianeta delle scimmie: la voce stentorea e le modulazioni “animalesche” di Draiman (a parte gli scherzi, uno dei timbri più riconoscibili della sua generazione), combinate ai riffoni sincopati di Donegan e a partiture elettroniche industrial, sono infatti state il quid che ha reso i Disturbed una delle formazioni più importanti di inizio millennio e brani come Down with the Sickness, Voices, The Game o Stupify ancora oggi vengono incluse nelle playlist del metallaro non tradizionalista. A colpi di “oh-wah-ah-ah-ah”, The Sickness ha raggiunto in breve tempo lo status di pietra miliare della terza ondata nu metal e anche i seguenti Believe e Ten Thousand Fists, pur aprendosi a influenze strettamente alternative e classiche (gli assoli del vicecomandante Donegan), hanno consolidato la fama di un quartetto sempre ai piani alti delle classifiche tanto da poter vantare l’incredibile traguardo di cinque album ininterrottamente al numero uno della US Billboard 200, un record che ha elevato Draiman e soci nell’olimpo del butt rock (slang americano per hard rock/metal commerciale) e allo stesso tempo li ha trasformati in un bersaglio dei gatekeeper allergici a qualsivoglia grado di popolarità. Faciloni, ripetitivi, banali e un cantante insopportabile: queste le principali critiche a una band giunta, dopo l’ancor valente Indestructible, ad un’effettiva stanchezza artistica (Asylum, 2010) culminata in una pausa utile per ricaricare le batterie e lasciare campo a side-project (dalla dubbia utilità) quali Device o Fight or Flight. Il prevedibile ritorno in scena diventa realtà nel 2015 e Immortalized, grazie alla cover di The Sound of Silence di Simon & Garfunkel (e poco altro ad essere sinceri, forse The Vengeful One e Never Wrong), riafferma in un battito di ciglia la dittatura mainstream dei Disturbati, ora noti anche ad un’ampia platea generalista continuamente bombardata dai passaggi in radio e dalla “viralità” di un’interpretazione che sulle piattaforme streaming ha varcato quota mezzo miliardo di views e oltre. Quei furbacchioni hanno logicamente voluto proseguire su tale scia ma Evolution, definito dai membri stessi come il loro Black Album, si è rivelato un clamoroso autogol nonché il peggior disco in carriera, minato da fiacchi brani hard rock/alt. metal e da ballad acustiche ottime per conciliare il sonno.
Il partito dei detrattori sembrava dunque averla vinta: quella del 2018 era una band alle corde, in balia di un sound fin troppo annacquato e ormai buono solo per le varie Radiofreccia nel mondo, eppure il nuovo full-length Divisive a sorpresa inverte la rotta calpestando il soporifero Evolution e riconsegnandoci dei Disturbed pronti al tanto atteso ritorno alle origini, verificabile in una concezione musicale brillante quanto ruffiana che guarda all’epoca Ten Thousand Fists/Indestructible senza voler scomodare l’inavvicinabile triennio 2000-2002. Presentato da un The Guy che mostra orgoglioso il logo del gruppo (in una posa affine ai cover artwork di Echo degli Of Mice & Men e It’s Not Easy Being an Human degli Islander), l’ottavo album in studio funge da “wake-up-call” per una società alla costante ricerca di qualcuno/qualcosa da odiare, istigata dai potenti a dividersi in fazioni e a scontrarsi -vis à vis o in rete sui social network- anteponendo le diversità negative ai punti di forza comuni; il rimedio, a detta degli interessati, verte sul concetto di inclusività e la musica in primis nella dimensione live rappresenta un linguaggio comune in grado di associarci mediante una passione universale e senza barriere (tutto bello, ma non è che Draiman sia un uomo proverbialmente amichevole e conciliante…).
In ogni caso, Divisive sul piano stilistico recupera almeno in parte l’attitudine dei vecchi tempi e -complice una produzione “alla 5FDP”- trasporta nel 2022 quelle coordinate alternative/nu metal in grado di appagare i fan di lunga data, cedendo solo in parte alle tentazioni radiofoniche dell’ultimo periodo. La tracklist infatti, sulle ali della nostalgia, spara quattro brani a mo’ di colpi d’artiglieria iniziando da Hey You, singolo incorporante riff nu-oriented, un groove lineare e i classici “scioglilingua” di un Draiman in versione Zio Sam intento a spronare le nostre coscienze addormentate. Ritornelli un filo butt rock (stile Immortalized/Evolution) già dimenticati nella successiva Bad Man, attacco a Putin manovrato da chitarre muscolari analoghe alla formazione di Las Vegas e dal primo lead (fischiato e con una minima percentuale di shred) del buon Donegan. Il singer, tirato a lucido, è chiaramente “on fire” e la sua dirompente verve melodica fa piazza pulita anche nella gagliarda Divisive (alt./nu metal baciato da un altro grande assolo con wah wah a profusione) e nella dominante Unstoppable, anthem per le arene dall’incedere groovy e un refrain motivazionale col motore di 10.000 pugni sollevati in direzione del cielo. Un poker da applausi e contro i pronostici della vigilia finora, ma l’alternative metal della quadrata Love to Hate non è da meno e il vigore della fivefingerdeathpunch-iana Feeding the Fire (sequel di Inside the Fire da Indestructible) consente di apprezzare l’ennesima grande prova melodica del vocalist. Unica eccezione, la power ballad Don’t Tell Me non ha di che spartire con le imbolsite controparti di Evolution e, anche per merito di Ann Wilson (Heart), si dimostra un ottimo diversivo mettendo in vetrina fascinosi intrecci canori e un frontman ispirato che ripropone una tenuta alla The Sound of Silence; un pezzo evocativo ma non smielato, agrodolce nel richiamare la fine del matrimonio di Donegan, separatosi dalla moglie dopo diciotto anni. Tra Asylum e Immortalized, Take Back Your Life non va oltre il compitino mentre la sgamata Part of Me, imbottita di hook melodici e agili riff alt./nu, ha la faccia tosta di riproporre un “oh-wah-ah-ah-ah” in salsa moderna che -per quanto paraculo- sortisce l’effetto desiderato e, ancor più della solo discreta Won’t Back Down, conclude al meglio un disco abile nell’assicurarsi un’insperata valutazione positiva.
Asciutto e dritto al punto, Divisive mette in luce quello che i Disturbed sanno e dovrebbero sempre fare: un alternative metal robusto e cantabile, vibrante nelle aperture melodiche e tambureggiante nell’impianto strumentale. Ingredienti semplici è vero, ma gli ascoltatori di un gruppo simile non pretendono certo sofismi prog o le gelide atmosfere del black, a Draiman e compagni viene richiesto un metal 100% american style che sappia venire incontro alle esigenze appena descritte; altre clausole obbligatorie non sono contemplate. Da “malati” a indistruttibili, da immortali a divergenti: il nuovo abito -lungi dal riabilitare i quattro agli occhi della folta schiera di hater- rimette in sella un nome impolverato da troppi anni e consegna al 2022 l’ennesima uscita alternative destinata a polarizzare gli esperti in materia dopo “l’ammorbidimento” dei Korn e le trasgressioni degli Slipknot; in sintesi, non va mai bene niente e i Disturbed, anche senza cambiare, subiranno le medesime critiche.
Divisivi? potete scommetterci.
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8
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Dopo il terribile evolution con questo album si sono risollevati |
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7
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E dopo 8 anni rivedo una recensione di un gruppo che mi ha fatto impazzire in giovane età.
Dopo una rivalutazione complessiva della loro discografia (i primi 2 dischi rimangono i loro lavori migliori seppur non mi facciano più saltare dalla sedia, TTF, Indestructible ed Asylum rimangono godibili a distanza di anni, molto valida la compilation The Lost Children mentre Immortalized e il mezzo-disastro Evolution mi sono andati tremendamente a noia complice la produzione 5FDP-oriented che ha appiattito ulteriormente la loro musica d\'impatto), ho ascoltato il nuovo lavoro ed oggettivamente è un leggero passo avanti rispetto al lavoro precedente tuttavia se in Evolution avevo apprezzato gli episodi più acustici e calmi (come in Darkness ed Overburdened erano stati degli episodi abbastanza riusciti e sinceri tempo indietro) Divisive ripropone semplicemente il suono dei Disturbed che conosciamo. Per funzionare funziona la proposta però musicalmente sono cresciuto e ritengo che un disco del genere non faccia più al mio caso e considero chiuso il mio rapporto con questo gruppo che anni fa mi diede belle soddisfazioni e a prova di ciò custodirò gelosamente i loro lavori pre-Immortalized dove avevano detto tutto e troppo. |
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6
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Gruppo da una botta e via ad ogni uscita: musica mainstream, facile ma divertente, vocalist iconico, hanno la mia simpatia e rispetto. Il commento sotto se questo è metal è da piangere, siamo ancora, ogni giorno a sto livello da bimbominkismo?! |
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5
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Per me oltre le aspettative, si piazza dietro a the sickness ed indestructible, a mio gusto gli unici due dischi realmente imperdibili dei disturbed.
La tracklist scorre molto bene senza cali dall’inizio alla fine, ogni pezzo potrebbe essere un potenziale singolo.
Non farà la storia, ma sicuramente diverte. Voto 75. |
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4
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Mai stato un grande fan dei Disturbed, tuttavia ho messo alcuni dei brani di questo disco in una delle mie playlist e mi hanno divertito ogni volta. Ammetto di non aver ancora concesso una chance all'album nella sua interezza, ma almeno i primi quattro pezzi sono godibilissimi. Chiaramente è roba "facilona", ma funziona bene e a pelle mi sta decisamente più a genio rispetto alle produzioni dei 5FDP (che comunque a tratti si sentono pure qui, più nelle intenzioni e nella produzione che nei brani in sé). |
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3
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questa roba e metal? ma dove? nessun vero metallaro puo pensare che questo e metal. poi ce a chi piace ognuno ascolta quello che preferisce ma questo non e metal |
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2
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I Disturbed sono una di quelle band che possono affermare di avercela fatta e di aver sfondato ampiamente nel mainstream. Questo dato di fatto è palese nelle scelte stilistiche e negli intenti e fa bene Jaco quando si ricollega alla compagine dei 5DFP e ne traccia un parallelismo.
Lavoro di mestiere più che di idee ma poco conta ai fini del risultato finale. Personalmente a me il disco è piaciuto fino al duetto con Ann Wilson: tracce dirette, senza fronzoli, qualche ottimo spunto (vedesi titletrack e Unstoppable, fra i momenti più convincenti) e qualche momento sottotono che ho registrato nella seconda metà dove effettivamente ho sentito venir meno il mordente dell'inizio. Album piacevole e poco più ma capace di tener compagnia a più riprese. Per me da 73! |
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1
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Per me un grosso no!. Album che ripete stancamente le stesse soluzioni, ma mai nella stessa qualità dei primi tre album. Pure Draiman ha perso quel qualcosa in più che aveva in passato. Per me un gruppo proprio perso. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Hey You 2. Bad Man 3. Divisive 4. Unstoppable 5. Love to Hate 6. Feeding the Fire 7. Don’t Tell Me 8. Take Back Your Life 9. Part of Me 10. Won’t Back Down
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Line Up
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David Draiman (Voce) Dan Donegan (Chitarra, Tastiere, Programming, Cori) John Moyer (Basso, Cori) Mike Wengren (Batteria, Cori)
Musicisti Ospiti: Ann Wilson (Voce su traccia 7)
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RECENSIONI |
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