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17/11/26
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Disturbed - The Lost Children
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31/10/2026
( 484 letture )
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Sono molte le facce che i Disturbed hanno mostrato negli oltre venticinque anni di carriera, dalla contagiosa malattia degli esordi (The Sickness, 2000) agli interrogativi sulla fede (Believe, 2002), dalla terremotante energia dei pugni levati al cielo (Ten Thousand Fists, 2005) al ruolo di indistruttibili (Indestructible, 2008), dal soggiorno allegorico in manicomio (Asylum, 2010) alle brame di eternità (Immortalized, 2015) fino ad una mal riuscita idea di trasformazione (Evolution, 2018) e ad un riepilogo discografico polarizzante (Divisive, 2022).
Folli, credenti, battaglieri, immortali e divisivi: queste le identità in grado di restituire il profilo di una band che ha saputo attraversare a testa alta le stagioni del metal alternativo del nuovo millennio, dominando già con l’iconico debutto e nel prosieguo stabilmente ai vertici delle classifiche mainstream (cinque album di fila sul primo gradino della US Billboard 200), un traguardo invidiabile nonché il segno evidente di una popolarità immensa dietro la quale si agitano le schiere opposte dei fan e dei parimenti agguerriti detrattori.
Nel bel mezzo di questo percorso trionfale Draiman e compagni decidono tuttavia di fermare la corsa e, nell’ottobre 2011, arrivano ad ufficializzare una pausa durante la quale viene dato campo libero ai side-project Device / Fight or Flight e all’impegno di John Moyer con gli Adrenaline Mob. Per non lasciare a mani vuote il pubblico i quattro confezionano The Lost Children, una raccolta annoverante tracce prima disponibili soltanto “nel retro” dei singoli, nelle edizioni bonus dei dischi oppure in colonne sonore di film (manca purtroppo Glass Shatters, celeberrimo accompagnamento del wrestler Stone Cold Steve Austin rimasto nel cd WWF - Forceable Entry del 2002). Coprenti un arco temporale di undici anni, i brani permettono di rileggere l’intera parabola artistica del quartetto, dal nu metal sporcato di industrial degli inizi alla progressiva definizione di un alternative metal combattivo, enfatico, vigoroso e in determinati episodi anche drammatico e passionale, quest’ultimo aspetto ben rappresentato dalle cover o dalle ballad.
Heavy, you want it heavy! Welcome to my world, feel the weight of it Grinding down and heavy I want it heavy! (A Welcome Burden)
La mascotte The Guy sguinzaglia la prole degenere visibile nell’artwork senza badare all’ordine cronologico ma, per un’analisi chiara e lineare, si può tranquillamente cominciare da A Welcome Burden [tratta dal vampiresco Dracula 2000] e God of the Mind [dallo slasher Valentine del 2001], legate alla fase prettamente nu metal di The Sickness nelle chitarre ribassate, nella presenza metallica del basso di Steve Kmak, nei bridge in climax e nella gestione vocale di Draiman tra parti aggressive e i suoi caratteristici “scioglilingua”.
Alla metà precisa degli anni Zero, dopo il ponte stilistico di Believe, i Disturbed completano il transito verso l’alternative metal e in Ten Thousand Fists si mostrano più attenti anche alla tradizione integrando nel songwriting gli assoli, da lì in avanti un fattore determinante e una vetrina nella quale esporre le capacità tecniche del condottiero in seconda Dan Donegan. Il cambio di passo viene qui notificato dall’ombrosa espressività di Monster [iTunes Deluxe Version], dall’accorata Dehumanized [B-Side di Stricken ma nata durante le sessioni di Believe], dalla meno appariscente Two Worlds [Tour Edition Bonus Track], dalla travagliata Sickened [B-Side di Land of Confusion] e dall’ardente Hell [nella UK version del singolo Stricken], lucida e cromata nel riffing sincopato, arricchita dai pinch harmonics e portata in volo dall’ugola stentorea del frontman.
You’re just a former regret of mine (Monster)
Trovato il giusto assetto fra schemi alternative, retaggi nu nelle screziature delle chitarre in down-tuning e una perentoria consapevolezza melodica, la band ha ormai la propria formula vincente e l’era di Indestructible lo dimostra con la grintosa This Moment [dalla soundtrack di Transformers, 2007], la tempra d’acciaio di Run [Limited Edition Bonus Track] e Parasite [Japanese Edition], conferme di una strada da percorrere in tutta sicurezza ed estrema affidabilità. Ciò inevitabilmente toglie freschezza ed inventiva alla musica e a risentirne è il successivo Asylum, il primo lavoro a mostrare tracce di usura o comunque un appannamento stilistico ravvisabile in particolare nella seconda metà della tracklist. Il dubbio che abbiano effettuato una selezione quantomeno discutibile si pone ascoltando la solenne Old Friend, la verve melodica di Leave It Alone [Japanese Bonus Track] e il recupero industrial/alternative di Mine, pezzi che avrebbero meritato di essere schierati come titolari e non mere riserve. Lo stesso grado può essere conferito alla rabbiosa denuncia di 3, l’unico inedito della release originariamente pubblicato in digital download nel 2011 per sostenere la causa dei West Memphis Three, protagonisti di un delicato e controverso episodio di cronaca nera.
In coda hanno posto due cover, ulteriore asso nella manica del gruppo fin dai tempi di The Sickness (Shout 2000) diventato in seguito pigliatutto grazie all’epica resa di The Sound of Silence, fiore all’occhiello di Immortalized. Il disco in esame propone la fedele e riuscita Midlife Crisis dei Faith No More (Angel Dust, 1992) e l’edonismo heavy metal di Living After Midnight, uno dei classiconi dei Judas Priest (British Steel, 1980) amalgamato all’intro di batteria di Painkiller.
L’etichetta di “serie B” va strettissima a The Lost Children, un buon compendio di quanto proposto in carriera dai Disturbed, tutt’ora nel 2026 uno dei nomi più affermati nel campo del metal alternativo nonostante le polemiche dovute alla figura di David Draiman. Logicamente riservato ai fan completisti, l’album ha le carte in regola per soddisfare quella specifica nicchia di ascoltatori oltre ad aggiungere un’ora abbondante ad un catalogo discografico pieno di grandi canzoni nu/alternative, da risentire o da scoprire nell’attesa di un nuovo full-length che sappia garantire un altro volto ancora ai Disturbati dell’Illinois.
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Hell 2. A Welcome Burden 3. This Moment 4. Old Friend 5. Monster 6. Run 7. Leave It Alone 8. Two Worlds 9. God of the Mind 10. Sickened 11. Mine 12. Parasite 13. Dehumanized 14. 3 15. Midlife Crisis 16. Living After Midnight
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Line Up
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David Draiman (Voce) Dan Donegan (Chitarra, Tastiere) John Moyer (Basso, Cori) Steve Kmak (Basso su tracce 2, 9, 13) Mike Wengren (Batteria)
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