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LEGEND CLUB, VIALE ENRICO FERMI 98 - MILANO

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Lacrimosa - Revolution
( 5060 letture )
Echi lontani di un pianoforte malinconico piovono dall'alto come una leggera, costante ma gradevole pioggia estiva.
Una melodia affascinante si sviluppa e si snoda aggraziata mentre gradualmente anche altri strumenti fanno il loro ingresso, occupando ognuno il posto assegnato e dandosi il turno nel dominare la scena.
Una voce marziale e decisa scandisce il progredire - ora più quadrato - dei pezzi; i suoni duri del tedesco la aiutano nell'incedere, in questa sua aura di solenne rigidità.
Di tanto in tanto un'ugola più soave ed aggraziata intarsia melodie più morbide e più amiche che ci confortano in un momentaneo distacco dall'atmosfera precedente.
Due anime, due facce della stessa medaglia che si scontrano, si bilanciano e si completano a vicenda creando un modo di concepire la musica che ormai va avanti da ventidue anni (anche se l'attuale formazione è sulle scene da "appena" diciotto anni).

Questi sono i Lacrimosa e questo rappresenta un preliminare insieme delle sensazioni provocate dall'ascolto del duo (nella musica e nella vita) composto dal mastermind tedesco Tilo Wolff e dalla consorte finnica Anne Nurmi.
Una band strana che nel corso della sua esistenza ha esplorato gli oscuri anfratti della darkwave, miscelando ogni volta a quest'ultima diversi stili musicali, pur mantenendo invariate le sue caratteristiche distintive.
Revolution non è che l'undicesimo capitolo della saga iniziata da Wolff, un episodio che, pur non prescindendo dal fondamentale lato gotico ed orchestrale tipico dei Lacrimosa, si addentra durante gran parte del running time in territori metal di estrazione tipicamente teutonica, anche grazie all'ausilio di ospiti del calibro di Mille Petrozza (frontman dei Kreator per i pochissimi che non lo conoscessero) e di Stefan Schwarzmann (batterista dei fondamentali Accept).
Non è ovviamente la prima volta che i Lacrimosa sperimentano il loro lato più ruvido e crudo, ma in quest'occasione i nostri si sono spinti forse molto più avanti in tal senso rispetto a quanto abbiano mai fatto in passato.
L'impianto ritmico si gioca tra il drumming estremamente incisivo di Stefan, che - ben contento di non limitarsi sempre ad accompagnare dando il tempo con la cassa - inserisce filler possenti e diretti che striderebbero alquanto con il sound complessivo, se non fosse che anche l'operato della chitarra e del basso è diventato più diretto. Le quattro corde di Yenz Leonhardt, infatti, pur supportando la sei corde per buona parte dei brani (gonfiando le basse frequenze ed aggiungendo incisività all'insieme, al prezzo di rendere talvolta indistinguibili le note), non si limitano in questo senso e si prendono la libertà di svariare piacevolmente, grazie ad un suono più medioso e definito nei momenti di libertà lasciati dalla chitarra (ascoltare l'introduzione di Verloren per credere).
Se dovessi descrivere l'operato dell'ascia di Henrik Flyman lo catalogherei senza dubbio come più "ritmico", in quanto la matrice "tanz" del riffing tagliente e ruvido qui utilizzato è innegabile ed è molto più grezza e cruda rispetto a quanto sentito nei capitoli precedenti. Il chitarrista svedese ha dato ai pezzi quella dinamica maggiore pur sacrificando molto il lato melodico (e non bastano alcuni sporadici momenti solisti o le pochissime sezioni suonate in clean per compensare), il tutto senza particolari acrobazie a livello tecnico o esagerate ricerche a livello sonoro, dato che ci troviamo davanti ad un tipico suono di chitarra equalizzato a V, impastato e con molta presenza.
E il lato melodico?
E’ tutto per le due menti Wolff e Nurmi che, grazie ad elaborati arrangiamenti di tastiere e pianoforte, costruiscono passaggi aristocratici e con un discreto impatto. Non fraintendetemi però: qui non ci troviamo di fronte alle classiche melodie di facile presa e di rapida memorizzazione, bensì a partiture complesse che, partendo da un uso fantasioso del pianoforte, vengono completate da archi (palesemente sintetizzati) e da acidi lead vagamente elettronici.
Qui si trova la peculiarità del sound dei Lacrimosa (ancor prima che nel comparto vocale): un modo sapiente ed unico di arrangiare così tanti suoni di synth e piano, creando quello che è poi il vero “timbro” della band.
Resta da parlare delle già citate voci: due modi diversi di intendere il cantato, separati sì da tante differenze quante quelle che dividono Yin e Yang, ma "unificate" ad un livello più alto.
La voce di Tilo (tra l'altro talvolta coadiuvata da quella di Mille) è ruvida, carismatica, densa ed enfatica, marcata ad un punto tale da rimanere appesa a quella sottile linea che divide il perfetto amalgama al contesto in cui viene utilizzata dal "fastidio" per la forse esagerata marzialità; quella di Anne invece è celestiale, personale nel suo timbro etereo, avvolgente e caldo, che dà il meglio di sé a tonalità non particolarmente alte.

Nonostante la complessità derivante dal melting pot stilistico che prende vita in Revolution, tutta la tracklist scorre in modo abbastanza naturale, non ci sono momenti di particolare pesantezza o brani mal riusciti (anche se ammetto che sentire Tilo in inglese su This is the Night non sia proprio il massimo); persino la lunghissima Rote Sinfonie (ben undici minuti) si lascia ascoltare senza che ci sfiori l'idea di "skipparla".

E’ particolare anche l'approccio alla produzione. In effetti è come se anche questa viaggiasse su due binari ben distinti: se da una parte la cura per le tastiere, il pianoforte e le voci è quasi maniacale per bilanciamento ed equalizzazione, dall'altra gli strumenti tradizionali godono forse di una minore attenzione ai dettagli. Con questo non voglio dire che siano registrati male, ma forse la chitarra poteva essere maggiormente definita, il basso amalgamato meglio (perché si sente molto bene quando vengono usati certi tipi di equalizzazione e per nulla quando ne vengono usati altri) e la batteria poteva essere resa più incisiva nell'impatto dei fusti e meno confusa nella registrazione dei piatti.

Nel complesso non si tratta di una valutazione facile, Revolution è un disco ricco, in pieno stile Lacrimosa, impreziosito da guest di grande livello e costruito su degli abbinamenti arditi.
C'è secondo me un però: la voglia di sperimentare che ha spinto la band verso territori più metal in senso classico ha forse sbilanciato troppo il sound, rompendo l'equilibrio e facendo - paradossalmente - perdere all'ensemble parte dell'incisività, con la conseguenza che tutti i pezzi del cd risultano buoni e gradevoli ma non eccezionali o al livello dei migliori lavori della band. Revolution è comunque un ottimo lavoro, che piacerà ai fan dei Lacrimosa e che potrebbe risultare una buona via di accesso alla loro musica per chi arriva da generi di metal più "canonici".



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
73.33 su 9 voti [ VOTA]
claudio
Domenica 31 Agosto 2014, 20.49.37
15
Pur essendo molto pià verso il metal lacrimosa mi affascina e non poco . Bella recensione mi è piaciuta.
xmetal
Giovedì 27 Febbraio 2014, 0.16.43
14
come puoi far fare le melodie di verloren o irgendein arsch(ma soprattutto gli arrangiamenti)a archi palesemente sintetizzati?troppo difficile.se non erro tilo ha fatto eseguire le partiture orchestrali allla babelsberg filmorchester(già presente in fassade)
waste of air
Mercoledì 28 Agosto 2013, 21.44.19
13
Ho sempre cercato di approcciarmi a questo gruppo che trovo interessante, non riesco però a superare la barriera della lingua tedesca che per me in musica è una cosa inascoltabile. Peccato.
Luca
Mercoledì 28 Agosto 2013, 19.31.51
12
A me piace molto
DIVUS
Giovedì 18 Ottobre 2012, 19.25.43
11
A me invece il disco piace. non trovo cose brutte, sto continuando a macinarlo nel lettore..Concordo che ci siano nella loro discografia, dischi più poetici, ma questo, trovo si lasci ascoltare con piacere.
Ivo
Giovedì 18 Ottobre 2012, 9.54.32
10
@Room 101: Figurati! Complimenti ancora anche per le competenti note tecniche relative a equalizzazioni e registrazioni... Fa piacere leggere recensioni scritte da esperti anche in questo campo
Room 101
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 1.16.28
9
@Ivo: Grazie per l'informazione!
bradipo
Martedì 16 Ottobre 2012, 22.15.00
8
li seguo da Una vita ormai e i loro dischi li compro sempre a scatola chiusa. Però se continua così il prossimo prima di comprarlo lo ascolterò ben bene. Revolution più che brutto è deludente, pochi brani risollevano il livello del disco che per me non va più su di un'aurea mediocrità, senza infamia e senza lode.Dai Lacrimosa, da quelli che conosco almenio pretendo molto di più... E perchè relegare in un angolino la voce di Anne?
Ivo
Martedì 16 Ottobre 2012, 21.28.56
7
Li preferivo meno "cattivi", comunque il disco non è male. Solo un appunto alla (peraltro ottima) recensione: sicuro che il basso sia suonato da Yenz Leonhardt? Mi risulta che le linee di basso siano state suonate dallo stesso Tilo Wolff, mentre Yenz suona in sede live.
Hareth
Martedì 16 Ottobre 2012, 14.30.45
6
Li ho sempre amati, ma questo lo trovo davvero pessimo. Hanno perso tutto il loro gusto per la melodia sostituendolo con i riffettoni tantz che comunicano pressochè nulla. Per la prima volta, un album dei Lacrimosa che non acquisterò: bocciato in toto!
Dorvset
Martedì 16 Ottobre 2012, 0.43.04
5
Io l'ho trovato pessimo come lavoro. Tutti gli elementi raffinati ed eleganti di Sehnsucht si sono persi per far posto a un suono becero e straabusato. Di certo non lo comprerò.
Straisand
Lunedì 15 Ottobre 2012, 9.55.30
4
Ottimo lavoro. Continuano a non deludermi nonostante siano lontani dagli anni d'oro!
LORIN
Domenica 14 Ottobre 2012, 11.58.08
3
L'inizio di questa recensione è meraviglioso,sembra l'intro ad una poesia.........COMPLIMENTI. per quanto riguarda il disco a me piace,però concordo con enry, hanno fatto di molto meglio.
enry
Domenica 14 Ottobre 2012, 10.18.51
2
Li ho lasciati perdere una decina di anni fa, anche perchè rispetto agli anni '90 e a dischi come Stille, Inferno e Satura la qualità era calata notevolmente. Visto che hanno calcato la mano sulla componente metal ci darò un ascolto, ma senza troppe aspettative. Certo che nei dischi citati riuscivano veramente a sfornare atmosfere lugubri e gotiche come pochi, ma ormai sono passati più di 15 anni.
Flag Of Hate
Sabato 13 Ottobre 2012, 20.31.56
1
L'avete capita la citazione nella copertina, vero? "Sono un grigio arlecchino - un grigio arlecchino - ammazza che casino"..... Mariottide conquista la Germania.
INFORMAZIONI
2012
Hall of Sermon
Gothic
Tracklist
01. Irgendein Arsch Ist Immer Unterwegs
02. If The World Stood Still A Day
03. Verloren
04. This Is The Night
05. Interlude - Feuerzeug (Part 1)
06. Feuerzeug (Part 2)
07. Refugium
08. Weil Du Hilfe Brauchst
09. Rote Sinfonie
10. Revolution
Line Up
Tilo Wolff (Vocals, Keyboards)
Anne Nurmi (Vocals, Keyboards)

Guests
Mille Petrozza (Vocals)
Henrik Flyman (Guitars)
Stefan Schwarzmann (Drums)
Jens "Yenz Leonhardt" Arnsted (Bass)
 
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