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White Wizzard - Infernal Overdrive
20/02/2018
( 1056 letture )
Ci hanno messo cinque anni, ma i White Wizzard sono alla fine tornati. Una storia abbastanza particolare quella dei californiani, formati nel 2007 a Los Angeles e senza dubbio tra le band più importanti di quel movimento di “ritorno alle origini” che in ambito heavy ha portato alla nascita e al successivo sviluppo di band quali Enforcer, Crystal Viper, Cellador, Striker e via di saccheggio di sonorità classiche tra Iron Maiden, Judas Priest, Manowar, Queensryche etc. Proprio i White Wizzard avevano dimostrato con l’ottimo Over the Top di potersi mettere alla testa di questo movimento di giovani band alla ricerca di un modo di riproporre i canoni dell’heavy classico ad un pubblico di teenager e nostalgici dei bei tempi, trovando al contempo una propria strada personale che non facesse apparire il tutto come puro esercizio di stile. Probabilmente, la grande instabilità della line up, che ruota tutta attorno al mastermind e compositore Jon Leon e due album successivi non allo stesso livello di intensità, hanno fortemente azzoppato le ambizioni dei ragazzi di Los Angeles, che infatti dal 2013 erano andati apparentemente in stasi, con Leon che sembrava essersi preso carico anche delle parti vocali e un singolo, Break Out, rilasciato nel 2016, a cui non aveva fatto seguito altro. In realtà, qualcosa si stava comunque muovendo ed è probabile che Leon stesse solo cercando di dare una forma possibilmente definitiva al gruppo, riuscendo così a ritrovare tanto lo straordinario Wyatt Anderson alla voce, quanto il virtuoso James J LaRue alla chitarra solista. Due elementi che contribuiscono in maniera determinante al ritorno di Infernal Overdrive. Infine, alla batteria prende posto Dylan Marks che sentiamo all’opera per adesso solo nelle prime due tracce del disco.

Nel complesso, con Infernal Overdrive i quattro realizzano un gran bel disco, affatto scontato e anzi composto in gran parte di brani lunghi e articolati, che in qualche caso lambiscono anche i dieci minuti (è il caso di Voyage of the Wolf Raiders e della successiva Critical Mass, mentre la conclusiva The Illusion’s Tears tocca gli undici e Chasing Dragons gli otto) e che mostrano un balzo tecnico in avanti davvero notevole. L’heavy di base del gruppo resta fortemente ancorato alle armonizzazioni maideniane ed è indubbio che in parecchi casi siano proprio le cavalcate di basso e le lunghe parti strumentali a tenere banco, ma in questo caso ad emergere è una preponderante componente US power metal che porta spesso le canzoni verso lidi quasi thrash nei quali ad emergere sono gli spettri di Forbidden, Vicious Rumors, Agent Steel e Crimson Glory. La voglia di andare oltre il semplice revival si fa evidente in quasi tutti i brani del disco, andando in qualche caso a sacrificare la spontaneità e la semplice voglia di “far casino”, a favore di un approccio maturo e complesso, nel quale LaRue mette in mostra un livello tecnico pauroso a furia di sweep e assoli ultratecnici e pulitissimi, che in più di una occasione costituiscono il vero valore aggiunto del disco, assieme agli intrecci ritmici di livello. Dal canto suo, Anderson non solo sembra godere di una estensione virtualmente infinita e di polmoni di proporzioni Adamsiane, ma di saper anche variare appena i registri, tanto da adattarsi alle diverse atmosfere del disco, senza per questo rinunciare a dire la propria, anche in assenza di linee melodiche immediate e di facile presa. In effetti, il cantante riesce nel difficile compito di esaltare brani evidentemente non pensati per un veloce consumo, ma per restare a lungo. Un obbiettivo questo che Infernal Overdrive raggiunge a pieno, mettendo in fila nove tracce di qualità assoluta, con pochi difetti e tanta di quella sostanza da far invidia a tutte le altre band della scena. Un risultato di gruppo, ottenuto grazie ad una coesione davvero ammirevole, che mette in luce una formazione priva di punti deboli.
Proprio in questa ottica, appare invece inaccettabile ormai il gioco delle citazioni evidenti che la band decide di inserire in alcune tracce. Se infatti il riff di apertura della titletrack appare piuttosto particolare nella scelta armonica, basta attendere l’ingresso della voce per trovarsi di fronte ad una palese scopiazzatura -omaggio, per chi preferisce i termini eufemistici- di Painkiller, tanto nella ritmica quanto nella linea melodica, identica all’originale; alla stessa stregua, il break centrale di Voyage of the Wolf Raiders è ben più che una "citazione" di To Tame a Land, capolavoro maideniano da Piece of Mind. Si tratta di due episodi, in particolare il primo, francamente inutili, anche nei termini appunto dello scherzoso omaggio. Non sembrava essercene alcun bisogno e vanno invece a togliere credibilità al gruppo. Scendendo nel dettaglio delle tracce, dimenticando per un attimo la scopiazzatura, Infernal Overdrive è una robusta opener di taglio heavy/thrash di ottima fattura, che nel bridge ricorda i Forbidden, con Leon in grande spolvero in sottofondo e una validissima parte strumentale centrale con LaRue già protagonista. Storm the Shores è invece molto maideniana nell’incipit e nello sviluppo tutto centrato sulla cavalcata di basso e la strepitosa ugola di Anderson. Già Pretty May, che inizia con una melodia mediorientale sembra volersi staccare per un attimo dal consueto canovaccio, ma in realtà anch’essa mantiene una robusta struttura heavy/thrash, comunque piuttosto piacevole. Con Chasing Dragons, LaRue sale in cattedra sin dalle battute iniziali e seppure la linea melodica sia quanto di più scontato e sentito si possa immaginare in ambito heavy, stavolta il livello della parte strumentale è tale da non lasciare spazio a grandi critiche, mentre l’apertura acustica della seconda parte del brano è da applausi. Molto riuscita Voyage of the Wolf Raiders, dedicata agli incursori marines della Seconda Guerra Mondiale e carica di reminiscenze Maiden fino al collo -oltre al già citato break-, con LaRue che ruba letteralmente la scena a tutti sciorinando filotti di note, come un novello Mustaine in Hangar 18. Critical Mass sembra il classico brano di power/thrash con un Anderson stellare che va a toccare note proibitive, ma basta poco per rendersi conto che c’è molto di più, con tutte le variazioni che il brano inanella una di seguito all’altra e lo sviluppo peculiare che chiude con una riuscita melodia alla Queensryche. Dopo tre pezzi da 90 come quelli appena trascorsi, sembrerebbe che Cocoon dovesse passare quasi in maniera silenziosa, ma il mid tempo baciato dall’eroica linea vocale è una delle cose migliori del disco e Metamorphosis ne è in realtà la seconda parte, con una melodia nuovamente ispirata al Mediterraneo orientale di grande qualità e uno sviluppo che potremmo -sottovoce- definire quasi prog. Arriviamo così a The Illusion’s Tears, il brano più lungo del disco, eppure anche uno di quelli che scorrono meglio, privo di qualunque rimando telefonato e ricco invece di chiaroscuri, con i passaggi da acustico ad elettrico a tenere alta la tensione e Anderson che rincorre il buon John Cyriis di Traveler o gli immensi Crimson Glory. E’ qui più che in qualunque altro brano del disco che i White Wizzard dimostrano di avere le capacità di volare in alto, senza per forza ricorrere a soluzioni scontate, ma affidandosi unicamente alla propria capacità strumentale ed esecutiva e alla voglia di scrivere grande musica.

Un ritorno che sa davvero di rivincita e di voglia di diventare "grandi", non solo in termini di età e maturità, ma soprattutto di ambizioni. Infernal Overdrive sembra non volersi prendere sul serio all’inizio, ma da Chasing Dragons in poi il salto di qualità a livello di songwriting è notevole, pur sacrificando qualcosa in termini di immediatezza e fruibilità. L’album va ascoltato diverse volte, ma la crescita nel tempo è garantita, vista la complessità dei brani. Non stiamo parlando ovviamente di un album prog metal, siamo e restiamo in ambito heavy, ma l’avvicinamento al power americano e i richiami a Queensryche e Crimson Glory fanno lievitare le quotazioni della band e il minutaggio delle tracce è un chiaro segnale in tal senso. L’ottima coesione del quartetto è il valore aggiunto di questa release, con tutti i musicisti a dare un contributo fondamentale alla resa finale e i due rientranti a donare valore aggiunto alle composizioni di Leon. L’unico vero neo del disco, se si esclude l’imbarazzante artwork, è costituito da quelle due “citazioni” già menzionate e che davvero non meritavano posto in questa scaletta. Album comunque da avere per gli amanti delle sonorità heavy senza dubbio, per una band che punta finalmente in alto.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
82.33 su 3 voti [ VOTA]
Todbringer83
Sabato 9 Giugno 2018, 18.16.41
13
Album fuori dai tradizionali canoni Classic Heavy, difatti è forte la componente vuoi Prog e vuoi Thrash tra un brano e l'altro. Peccato per la notizia dello scioglimento definitivo data da Leon un paio di mesi fa. Avevano tirato su una una band davvero mostruosa con Anderson e il fenomenale LaRue alla sei corde. Non ci è purtroppo dato sapere il motivo del loro scioglimento. Album sensazionale, un tributo ai pilastri che hanno rrso grande un genere (Priest e Maiden su tutti) ma io ci sento anche richiami sabbattiani. Voto 82! Bomba.
IO
Sabato 24 Febbraio 2018, 15.56.14
12
il riferimento a Painkiller è palesemente un tributo ai Priest, così come quello a To Tame A Land (che sicuramente E' un capolavoro) ai Maiden. anch'io non amo molto queste citazioni, onestamente. c'è da dire che probabilmente una band underground come i WW probabilmente ha voluto rendere omaggio ai maestri indiscussi del metal (probabilmente influenza primaria del gruppo). per il resto, ottimo album di classico metal, dannatamente piacevole!
Mic
Giovedì 22 Febbraio 2018, 11.54.08
11
devo ammettere che l'inizio painkilleriano smorza molti gli entusiasmi. Poi però l'album è veramente valido. Recensione che condivido in pieno, tranne per una cosa: To Tame A Land non la considero uno dei capolavori dei Maiden, ma solo una buona canzone.
Painkiller
Mercoledì 21 Febbraio 2018, 22.50.08
10
Devo dire che fino a flying tigers li vedevo in crescendo, poi the devil’s cut ha un pochino smorzato il mio entusiasmo. Dopo aver sentito la title track / plagio mi aspettavo un disco citazionista al 100% e quindi, essendo l’ennesimo della serie, i miei pensieri erano tutto fuorché positivi. Mi ero convinto, come scrive Lizard, che fossero una band poco credibile. E invece leggo di brani articolati ed un album vario. Sono molto curioso di sentirlo. E se sti ragazzi durassero insieme più di una stagione meteorologica, magari ci sarebbe anche l’opportunità di vederli dal vivo...?...
Metal Shock
Mercoledì 21 Febbraio 2018, 12.45.35
9
Anche per me si tratta di un'ottimo disco, heavy metal classico come Dio comanda. Condivido il voto del recensore, nella speranza che siano più costanti.
Maurizio
Mercoledì 21 Febbraio 2018, 11.21.36
8
il disco del ritorno, una bomba heavy. Voto 90. Speriamo che la formazioni duri più di tre settimane stavolta ah ah ah
Tatore
Mercoledì 21 Febbraio 2018, 9.33.07
7
Al primo ascolto, dopo lo shock per la troppa somiglianza dell'opener a 'Painkiller' dei JP, il disco è scorso che è una bellezza. Oggi, dopo qualche settimana di ascolti, posso certamente affermare che per me è già da ora uno dei dischi heavy preferiti di questo 2018!
J.
Mercoledì 21 Febbraio 2018, 9.19.30
6
Bello!
Mic
Martedì 20 Febbraio 2018, 22.40.31
5
Ordinato insieme ad un gruppetto di altri CD vari che mi mancavano originali, che vanno dai sodom di M16 ad Alchemy dei Dire Straits. Comunque sono contento per il ritorno del cantante originale, una voce metal veramente eccellente. I primi due dischi mi sono piaciuti molto, anche il secondo seppur povero di soli di chitarra. Per la questione scopiazzature è un peccato, a me stanno ancora sui maroni quelle dei Gamma Ray in Land 2. Speriamo la formazione riesca a mantenersi stabile
The King
Martedì 20 Febbraio 2018, 22.03.48
4
Bella rece e gran bel disco, i WW sono una band che pensavo fosse destinata a scomparire, con questo lavoro invece si rilancia in pieno. Voto 80 per me, per la musica e per la sorpresa!
Galilee
Martedì 20 Febbraio 2018, 21.46.47
3
Ma infatti subito mi sembrava di averlo letto più volte. Poi rileggendo ce n'era solo uno. Eh eh.. capita.
Lizard
Martedì 20 Febbraio 2018, 21.29.39
2
Ma porc... avrò sbagliato venti volte a scriverlo... Quello mi è scappato
Galilee
Martedì 20 Febbraio 2018, 21.19.21
1
Hey Lyzard. Ma che è sta infernal overkill? Nel titolo c'e scritto Overdrive. O hai sbagliato a scrivere perché pensavi ai Destruction, oppure hai sbagliato a trascrivere la track list.... : )
INFORMAZIONI
2018
M-Theory Audio
Heavy
Tracklist
1. Infernal Overdrive
2. Storm the Shores
3. Pretty May
4. Chasing Dragons
5. Voyage of the Wolf Raiders
6. Critical Mass
7. Cocoon
8. Metamorphosis
9. The Illusion's Tears
Line Up
Wyatt Anderson (Voce)
James J LaRue (Chitarra, Sintetizzatori, Orchestrazioni)
Jon Leon (Chitarra, Basso, Sintetizzatori, Bouzouki)
Dylan Marks (Batteria)

Musicisti Ospiti
Ralph Patlan (Chitarra solista su traccia 9)
German Moura (Batteria su tracce 3,4,5,6,7,8,9)
 
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