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TesseracT - Sonder
02/05/2018
( 2155 letture )
We are exploring a deep and devouring sense of insignificance.

Apriamo così la recensione di Sonder, atipico quanto famigliare nuovo step musicale per l’iper-cubo britannico-progressivo. Copertina minimalista, carta ruvida e confezione impeccabile. Andiamo a esplorare qualcosa di totalmente sconosciuto e, talvolta, privo di significato. In assenza di certezze, proseguiamo con il lanternino spianato in cerca di stabilità e rifugio. Una mano amica che ci protegga e ci guidi. Un senso laddove il senso e la ragione sono solo fumo, nebbia, caos.
Torno a occuparmi dei Tesseract dopo le ultime, brillanti uscite discografiche. C’è tensione ed eccitazione nell’aria. Percepiamo la staticità elettrica e la voglia di qualcosa che ci stupisca ancora una volta. Chiariamo subito i dubbi: Sonder è, a differenza del suo predecessore, altalenante. È un album inappuntabile sotto alcuni punti di vista, ma risulta -per certi versi- incompleto. Andiamo a capire insieme il perché…

Luminary apre i giochi con verve e muscolosità ritmica, recuperando alcune soluzioni degli esordi e creando un velluto sonoro di notevole fattura, supportato dai riff -brillanti e monolitici- di Acle Kahney e James Monteith, in netto contrasto con le vocals distese e acute di Daniel Tompkins, vocal coach e cantante incredibilmente dotato. Il fil-rouge che tanto ci piace non manca e, anzi, viene ripreso maggiormente rispetto al passato recente, creando così la sotto-sfera del tesseratto musicale: un'unica, incredibile e monocroma entità sonico-percettiva. Un plauso per l’incipit e soprattutto per l’idea di piazzare un brano snello ed essenziale in apertura, immediatamente doppiato dalla traccia più brillante e fantasiosa dell’opera: King che, nei suoi 7 minuti di durata ci apre le porte alle dimensioni della conoscenza spazio-temporale. Siamo a casa, al sicuro, ma siamo anche nel vibrante nulla/totalità del wormhole, con tutte le pareti intersecate e la destrutturazione cosmica. Il secondo brano, giocato su aggressività, melodie squisite e prog tout-court aumenta ancora la portata della band e, nello specifico, di Sonder. Riff squadrati e incastonati alla perfezione, mattoncini Lego di qualità indiscussa e limpida. Jay Postones, arciere e mostro di bravura, percuote il kit con intelligenza, mentre il solito mattatore Tompkins si eleva all’ennesima potenza, recuperando anche l’aggressività di One per alcuni versi infuocati.

Bava alla bocca e tutto positivo, dunque? Ni. Il flusso canalizzatore ci proietta indietro nel tempo per la prima parte dell’album, riuscendo a convincere anche inserendo tante novità, come suoni, ambience, riff più semplici e melodie eteree. La progressione rispetto al bellissimo Polaris c’è, ed è evidente, soprattutto sotto forma di parentesi musicali, alcune volte palesi, altre volte minuscole e sensibili.
Orbital e Juno sono incredibilmente sfaccettate ma, nel contempo, snelle e dirette, con la prima a tessere una trama elettro-soffusa, scevra da chitarre, chiasso e distorsioni. Una dinamicità fuori dal comune che colpisce in pieno volto solo per metà dell'ascolto, però, perché la dispersione è dietro le porte. In un album dal minutaggio contenuto (36 minuti), questo aspetto dovrebbe essere eliminato a priori. Ma procediamo con ordine: Il professor Amos Williams, leader e bassista di prim’ordine, impazzisce e ci regala gioie funk-fantascientifiche sulla sovracitata Juno, impreziosendo ancora una volta il bagaglio tecnico-espressivo del combo inglese. Altro gioiello in cassa, speziato a dovere e preparato per la stratosfera. Un metal d’impatto, corroborato dall’essenza del prog rock e trasformato in certezza assoluta. Dal djent al pop, passando per tutte le sfumature possibili, senza cali di tensione.
Curioso come, almeno due dei brani presenti in Sonder siano tra i migliori in assoluto dei Tesseract, sia per quel che riguarda inventiva, sia per songwriting e classe espressa. Ma, allora, cosa manca a questo nuovo capitolo? Cosa ci preme dire? Cosa non funziona correttamente? L’incompletezza, ecco cosa. La brevità non è mai stata di casa-T e, fino ad ora, questo aspetto così banale ma così caratterizzante ci aveva sempre convinto, a partire dall’immenso e mastodontico One, fino ad arrivare al live Odyssey/Scala, passando per gli altrettanto entusiasmanti Altered State e Polaris. Dopo un po’, in Sonder si finisce per caracollare nello spazio buio e indefinito. E mentre le prime quattro tracce sono di ottima fattura e rifinitura, il resto rimane -a parer di scrive- un passo indietro. La semi-suite Beneath My Skin/Mirror Image ci fa pensare ai Rush nelle intenzioni, ma concede troppo il fianco al pop, alla destrutturazione e alla noiosa rarefazione, in una sorta di pericoloso incrocio tra gli ultimi Steven Wilson, The Contortionist e alcune tendenze dilatate di Altered State. Discorso simile va fatto per la successiva Smile, singolo presentato tempo fa e riadattato per l’occasione grazie a una ristrutturazione parziale e ad un ampliamento strumentale sulla tre-quarti. Il brano, costruito sulle melodie cristalline di Daniel Tompkins, scivola via senza colpo ferire, riciclando le idee del nostro N-cubo preferito e allungando il brodo primordiale con un codino strumentale non necessario. Il brano sfocia nell’arido epilogo di Sonder : The Arrow, cupa e sfuggente, breve e smunta, che chiude il tutto nella maniera meno entusiasmante possibile.

Senza criticare eccessivamente il lavoro della band, la parabola all’interno dell’ascolto è abbastanza evidente. Top class e vibrazioni positive nel lato A, premorienza e decadimento nel lato B. Fortuna loro, questo aspetto non inficia troppo il giudizio finale, anche se ci saremmo aspettati un livello emozionale/emotivo molto più alto. Tecnica sopraffina, idee che bollono in pentola ma che non sempre sono focalizzate al meglio e tanta voglia di ergersi sopra tutti quanti. I Tesseract sono ancora tra le migliori realtà prog in circolazione, devono solo fare attenzione a non farsi prendere troppo la mano nel voler racchiudere tutta l’essenza nei confini geniali da loro stessi tracciati ormai tanti anni fa.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
74.25 su 16 voti [ VOTA]
Robin89
Giovedì 17 Maggio 2018, 18.06.20
10
mamma mia, se sti qua sono "tra le migliori realtà prog in circolazione"... la vedo davvero dura! orripilanti è il termine giusto, rappresentano tutto ciò che il metal non dovrebbe essere: mielosi, banali, ruffiani...
Roxy35
Lunedì 7 Maggio 2018, 7.20.58
9
Album che sta almeno due gradini sotto ai lavori precedenti, sempre bravi ma Sonder rappresenta decisamente un passo indietro.
BlackSoul
Domenica 6 Maggio 2018, 20.36.59
8
Concordo con Hellion, ma se si dà 52 a The Congregation, ci si può aspettare un voto basso anche per quest'altro disco... che dire, non esiste solo il prog di dieci anni fa
Hellion
Sabato 5 Maggio 2018, 13.07.06
7
Sarà, ma io li adoro. Gusto e classe da vendere.
Mauroe20
Venerdì 4 Maggio 2018, 22.08.39
6
Ordinato spero di non rimanere deluso.
Valerio
Venerdì 4 Maggio 2018, 21.52.56
5
Francamente dai TesseracT mi sarei aspettato qualcosa in più, soprattutto dopo gli ultimi ottimi lavori. Più bella e coinvolgente la prima parte, alquanto deludente la seconda. Resta un po' di delusione....
M. G.
Venerdì 4 Maggio 2018, 17.26.42
4
A me piace, ma nondimeno credo sia il loro album peggiore.
antomie
Venerdì 4 Maggio 2018, 0.24.01
3
Per me lavoro tra 80 e 85, maturazione spaventosa, suoni della Madonna, soprattutto della batteria. Disco breve ma meraviglioso
Silvio Berlusconi
Giovedì 3 Maggio 2018, 12.57.52
2
per me lavoro molto piacevole,ardisco un 75!
Miky71
Mercoledì 2 Maggio 2018, 19.34.07
1
Lavoro discreto, hanno fatto di meglio. Concordo sul voto, non vado oltre il 66/69. Il tempo ci dirà se questo è solo un piccolo incidente di percorso o se si tratta di una deviazione vera e propria. Vedremo.....
INFORMAZIONI
2018
Kscope
Prog Metal
Tracklist
1. Luminary
2. King
3. Orbital
4. Juno
5. Beneath My Skin
6. Mirror Image
7. Smile
8. The Arrow
Line Up
Daniel Tompkins (Voce)
Alec ''Acle'' Kahney (Chitarra)
James ''Metal'' Monteith (Chitarra)
Amos Williams (Basso, Voce)
Jay Postones (Batteria)
 
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