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Bob Dylan - Highway 61 Revisited
( 5475 letture )
Per inquadrare correttamente l'importanza di un disco come Highway 61 Revisited a distanza di quasi cinquant'anni dalla sua uscita, dopo che non solo il mondo della musica, ma il mondo inteso come realtà globale che ci circonda è interamente mutato fin nei minimi particolari, bisogna fare un passo indietro, tornando alle fasi che hanno preceduto la sua uscita. Diversamente sarebbe difficile -almeno per i più giovani- capire fino in fondo perché un album come questo viene considerato tra i più importanti di sempre un po' da tutti, fino a giungere alla valutazione di Rolling Stone (per quello che vale) che lo piazza senza mezzi termini al primo posto in assoluto. La carriera precedente di Bob Dylan infatti, lo aveva reso, quasi suo malgrado, una delle icone più idolatrate sia del nascente movimento di protesta negli U.S.A. che della musica folk. A quest'ultimo proposito va rilevato che i due movimenti erano spesso sovrapponibili, e l'appartenenza a questa scena prevedeva l'adesione a modelli comportamentali ed a schemi di pensiero precisi, con tanto di vestiario "anti-sistema" a base di camice da lavoro e jeans non certo nuovi di zecca. Il tutto però cominciava a stare troppo stretto all'artista, il quale ormai aveva deciso per un "tradimento" che si andava concretizzando in un mutamento d'immagine che prevedeva un guardaroba ben più raffinato, accompagnato -davvero imperdonabile agli occhi dei suoi fans prima della svolta- dall'uso di strumenti elettrici; un'autentica bestemmia in chiesa che dimostra anche quanto il desiderio di cambiamento artistico abbia sempre generato attriti con gli ammiratori della prima ora, i quali spesso si legano ad una immagine e ad un suono, ignorando l'evoluzione dell'artista come persona.

La svolta elettrica in realtà era gia parzialmente avvenuta con Bringing It All Back Home sempre del '65 (quello di Mr. Tambourine Man), quando Dylan entra in studio per registrare il nuovo album reclutando Michael Bloomfield della Paul Butterfield Blues Band. La genesi dell'opera si doveva ad una frase che lui stesso aveva scritto mentre lavorava ad un'opera letteraria intitolata Tarantula, poi diventata idea per una canzone ed evolutasi quindi nell'immortale Like A Rolling Stone. Entrati nello studio "A" della Columbia Records insieme al pianista Frank Owens, al bassista Russ Savakus ed al batterista Bobby Gregg per cominciare a sviluppare le idee del menestrello, devono fare i conti col giovanissimo chitarrista Al Kooper che cerca in ogni modo di accreditarsi per suonare sull'album. Alla fine riuscirà a suonare, quasi a tradimento, l'organo in Like A Rolling Stones, consegnandosi così alla storia. In varie riprese e con in mezzo la famosissima contestazione al Festival di Newport, dove negli anni '63 e '64 Dylan aveva trionfato (l'episodio è comunque controverso) e con l'abbandono del produttore Tom Wilson rimpiazzato da Bob Johnston, il disco prese lentamente forma, tra svariate versioni registrate fino a quelle scelte per l'edizione ufficiale e con altri musicisti che via via si unirono agli altri per ottenere i suoni desiderati.

Cosa può essere un disco intitolato Highway 61 Revisited, se non un viaggio attraverso la via del blues, che si diparte da New Orleans e dopo 1400 miglia raggiunge Wyoming, nel Minnesota? Un viaggio che attraversa suoni, gente, storie, culture e uomini, raccontando di cose immutabili in un momento in cui tutto mutava o si preparava a farlo (il '68 incombeva), preparando un mondo nuovo, almeno nei sogni di alcuni. Quello che Dylan sente è proprio questo senso di inadeguatezza, questo mutamento sociale che è già in atto e che deve essere comunicato, anche a se stessi. Ed allora non basta più un folk troppo avviluppato su se stesso, non basta il blues tradizionale né il rock'n'roll, ci vuole un suono nuovo, capace di sintetizzare tutto ciò che è stato e dargli una forma nuova che rispecchi la realtà di quel tempo. L'apertura dell'album è tutto questo e di più, perché Like a Rolling Stone è più di una grande canzone, più di un modo nuovo di intrecciare licks di chitarra, voce ed organo, di chiedere astiosamente "How Does It Feel?". E' metafora di quel rotolare in giro che i bluesman conoscono bene e che qui si fa veicolo di qualcosa di più grande: l'incitamento ad essere se stessi e rischiare tutto per esserlo, in un modo che la società americana non si era mai sentita dire e che non tutti erano disposti ad accettare, perché il coraggio di farlo è per pochi e la vera libertà irraggiungibile, se non attraverso un'autoconsapevolezza superiore che stava già scavando nelle certezze di parte della collettività a sua insaputa. Incredibile, dopo aver stabilito tutto questo, come l'industria discografica manifestò immediatamente quanto nulla avesse capito di quanto accadeva, facendola uscire come singolo diviso in due, con la canzone edita in parte sul lato "A" ed in parte sul lato "B" del 45 giri per questioni di lunghezza, salvo poi tornare a furor di popolo sui propri passi.

Tombstone Blues è il risultato dell'acida trasposizione in musica di una conversazione captata da Dylan tra due poliziotti, interessante appunto per il testo surreale riguardante la guerra in Vietnam mediante l'uso di figure bibliche e governata dalla chitarra di Bloomfield. Pigramente western It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry, quasi sensuale nel suo scorrere, mentre From A Buick 6 provvede a dare una scossa di adrenalina, pur non del tutto originale, basandosi in parte su un vecchio pezzo degli anni '30. Poi un altro dei "must" del disco: Ballad Of A Thin Man. Non importa tanto sapere chi fosse fisicamente il b>Mr. Jones vittima dell'invettiva Dylaniana (probabilmente un giornalista) che chiudeva il lato "A", quello che conta è che i Mr. Jones non capivano nulla di ciò che vedevano allora, chiusi nella loro mentalità incapace di interpretare i tempi e per nulla interessati a farlo, dato che non erano in grado di rilevare il cambiamento e men che mai di accettarlo, e tanti di loro ancora ammorbano la nostra società. Per valutare quanto Ballad Of A Thin Man con i suoi contrasti di piano ed organo abbia inciso in profondità nella società americana, basta pensare che oggi si dice Mr. Jones per descrivere il "tipo" del borghesuccio ottuso e perbenista. Girato il vinile sono le note di Queen Jane Approximately ad accogliere l'ascoltatore, morbidissima ballata basata su chitarra ed organo, mentre la successiva title-track sferraglia veloce come un treno senza guida su una rotaia abbandonata. Just Like Tom Thumb's Blues (solo sei versi e niente ritornello) descrive una negativa esperienza in Messico con alcol, droga e corruzione, infine gli oltre undici minuti di Desolation Row, popolata da figure storiche, letterarie e bibliche che si prestano a raffigurare la condizione umana e musica "centrata" dal chitarrista country Charlie McCoy. Il brano, noto in Italia anche per la cover di De André intitolata Via Della Povertà, dipinge una serie di personaggi in chiave surreale, Hopperiana, sconfitti e consunti come la società che li ha generati, ma si presta anche ad un diverso piano di lettura collegabile ancora col vissuto dell'autore nell'America "finto-bene" dell'epoca.

Highway 61 Revisited è un album di rottura in senso ampio. Rottura tra Dylan e se stesso, tra un prima ed un dopo sociale in primo luogo statunitense, ma con ricadute sull'io del mondo che gli U.S.A. hanno sempre influenzato nel bene e -spesso- nel male. Su quella Highway 61 che parte da dentro l'anima di certi artisti che travalicano le barriere tra generi musicali ed attraversa il mondo intero per cambiarlo, magari partendo da Wyoming, Minnesota, o arrivandoci, tanto non è la meta, ma il viaggio.



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
93.14 su 49 voti [ VOTA]
Rasta
Martedì 1 Ottobre 2019, 9.25.17
19
... chiedo scusa: Like A Rolling Stone. Al singolare. Ma forse pensavo alla cover degli STONES.
Fabio Rasta
Martedì 1 Ottobre 2019, 9.21.58
18
BOB DYLAN è la dimostrazione che non è obbligatorio avere una voce celestiale, o saper suonare uno strumento da Dio, o essere sgargianti come pavoni x entrare nel cuore (musicale) delle persone. In realtà gli bastava avere un talento mai eguagliato x inventare delle melodie semplici, ed avere "qualcosina" da dire. Su questo LP c'è Like A Rolling Stones, l'esempio migliore: essa racchiude in se tutto l'immaginario di un paese grande e vasto (anche culturalmente) come gli Stati Uniti, tutti i sogni e le speranze infranti di una generazione occidentale che sognava un mondo migliore e che andò invece a sbattere contro un eroina che non gli lasciò davvero scampo. Ci sono tutta la saggezza (e le contraddizioni) di chi ha vissuto una vita sulla strada, e l'ammonimento di come sia facile perdervisi. Ci sono migliaia di migliaia di esistenze dimenticate, di anime perdute, di rimpianti e ossessioni, vanità effimere e sciocche ambizioni, sordi lamenti e corpi invisibili. Questo e molto altro chiuse in un giro di accordi tanto semplice, quanto unico ed assolutamente stilisticamente Dylaniano, con la ciliegina sulla torta rappresentata dalle poche ma giuste note prodotte dal famoso organo suonato da AL KOOPER, che qui leggo essersi praticamente imbucato alla festa: e meno male che lo ha fatto. Questo solo di una canzone, che non a caso, credo sia stata da subito e da sempre la + riproposta in assoluto in ambito Rock generico, ed unanimemente apprezzata da qualsiasi Artista degno della A maiuscola. E pensare che qualcuno qui sotto lo ha definito "sopravvalutato", ma lo perdoniamo xchè è un 97. X vissuto personale e predisposizione preferisco i primi dischi acustici, ma se leggiamo i titoli e vediamo che oltre a Like A Rolling Stones, ci sono canzoni come Ballad Of A Thin Man (bellissima la versione Live At Budokan), Highway 61 (strepitosa la cover di JOHNNY WINTER), e la perfetta malinconica alla vecchio DYLAN Desolation Row.... niente, a posto così.
GRC
Martedì 15 Gennaio 2019, 10.40.42
17
In realtà la svolta "Rock", come accennato nella recensione, avviene già dal disco precedente (Bringing It All Back Home), qui probabilmente il processo di conversione si definisce del tutto. Dylan, uno dei più grandi geni del XX secolo, dopo quattro grandissimi album Folk, il secondo (The Freewheelin' Bob Dylan) un opera d'arte del secolo scorso, suonati con la sola chitarra e la sola armonica ad accompagnare la voce "sgraziata" di Dylan. La svolta "Rock", come detto in precedenza, avviene con Bringing It All Back Home per poi consolidarsi con questo Highway 61 Revisited e cementarsi con il successivo, altrettanto magnifico, doppio album Blonde on Blonde, prima di un'altra parziale, ma significativa, virata verso territori più Country. Complimenti per la recensione, come al solito ricca ed esaustiva, al mio concittadino "Raven", che dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, di capirne non soltanto di Metal.
Raven
Martedì 15 Gennaio 2019, 7.52.38
16
Grazie 😉
Stefano
Lunedì 14 Gennaio 2019, 20.56.53
15
In verità non avevo mai sentito questo disco prima d'ora, e dal primo ascolto mi é sembrato subito una perla, poi lo immagino quand'é uscito nel 65 in quel contesto sociale, gran bel disco davvero. Complimenti per la recensione.
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 19.40.45
14
Buono
Gilli97
Lunedì 16 Novembre 2015, 18.45.29
13
Grandissimo album , da 98 (che sarebbe 9,8/10),ottime Like A Rolling Stone (a volte troppo sopravvalutata,anche se ammetto che è bella), Desolation Row e Highway 61 Revisited.
exileonmst
Venerdì 2 Agosto 2013, 12.46.34
12
Assieme a Blond on blonde e blood on the tracks è il capolavoro di Dylan. è uno di quei dischi che tutti dovrebbero avere
Ahti
Giovedì 1 Agosto 2013, 13.15.09
11
Un album che assieme a Blonde, Dylan tenterà senza successo di emulare durante il tramonto degli anni Settanta, raggiungendo certamente risultati buoni, ma mai quanto la triade sacra. Forse il suo testamento artistico maggiormente compiuto, forse una condanna (Steet sarà buono, Infidels distrutto dal missaggio non orchestrato da Knopfler, impegnato in Germania, gli album religiosi mancheranno il bersaglio, solo Blood on si rivelerà un grandissimo capolavoro). Ottima rece Raven! J.
BLS Furlan Chapter
Mercoledì 31 Luglio 2013, 16.33.28
10
Ottima recensione per una pietra miliare della musica!
Masterburner
Lunedì 22 Luglio 2013, 9.35.46
9
Bell recensione! Nulla da aggiungere, un disco che fa ormai parte della cultura mondiale, e come tale trascende il giudizio.
dario
Domenica 21 Luglio 2013, 20.32.06
8
Vidi Bob Dylan a Villafranca VR nel '98 o nel '99..non ricordo, in un bellissimo concerto in una piccola arena (ora non ricordo neanche il nome del posto). Un'atmosfera unica ! Cosa dire: Like A Rolling Stone e Desolation Row . solo questi due brani mettono la pelle d'oca. Ottima recensione, complimenti.
Raven
Domenica 21 Luglio 2013, 20.20.55
7
No dico... tutto qui per un disco così importante?
hm is the law
Venerdì 19 Luglio 2013, 9.21.29
6
@ Raven:
Raven
Venerdì 19 Luglio 2013, 9.11.49
5
E' perchè siamo ambedue più o meno altrettatnto vecch.... saggi.
hm is the law
Giovedì 18 Luglio 2013, 23.25.12
4
Incredibile Raven mi ha letto nel pensiero perché se avessi recensito io questo disco gli avrei dato 95/100. Leggi nel pensiero della gente vecchio Raven?
vecchio peccatore
Giovedì 18 Luglio 2013, 20.00.11
3
Voto giustissimo, disco semplicemente eccezionale, per me il migliore di Dylan, gli do' un bel 97
Mickey
Giovedì 18 Luglio 2013, 18.38.54
2
Desolation Row una delle milgiori canzoni folk che abbia sentito.
Mickey
Giovedì 18 Luglio 2013, 18.38.04
1
Il mio preferito insieme a Blood on blonde, concordo col "Corvo".
INFORMAZIONI
1965
Columbia Records
Folk Rock
Tracklist
1. Like A Rolling Stone
2. Tombstone Blues
3. It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry
4. From A Buick 6
5. Ballad Of A Thin Man
6. Queen Jane Approximately
7. Highway 61 Revisited
8. Just Like Tom Thumb's Blues
9. Desolation Row
Line Up
Bob Dylan (Voce, Chitarra, Armonica, Pianoforte)
Mike Bloomfield (Chitarra)
Charlie McCoy (Chitarra)
Harvey Brooks (Goldstein) (Basso)
Russ Savakus (Basso)
Paul Griffin (Organo, Pianoforte)
Al Kooper (Organo, Pianoforte)
Frank Owens (Pianoforte)
Bobby Gregg (Batteria
Sam Lay (Batteria)
 
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