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Bob Dylan - Blonde On Blonde
( 5884 letture )
Parlare di uno dei dischi fondamentali della storia della musica del 900 può risultare davvero pleonastico: cosa si può aggiungere ai fiumi di inchiostro utilizzati finora? Forse conviene cercare di spiegare perché trovate un disco di Bob Dylan nella homepage di un sito che si chiama Metallized e perché un album del genere potrebbe e dovrebbe interessare un utente medio di una webzine dedicata alla musica metal. Facciamo quindi un passo indietro e guardiamo le cose nel loro svolgimento.

Se ti chiami Bob Dylan e sei ormai da anni un artista riconosciuto ed acclamato, la vera star mondiale del folk e durante un tuo concerto la gente comincia a urlare e protestare, costringendoti a smettere o comunque a parlare e confrontarti con loro, difendendo te stesso e la tua band, allora significa che nel frattempo è davvero successo qualcosa. Quel qualcosa è la conversione elettrica: siamo nel 1965 e Dylan sta progressivamente introducendo la strumentazione elettrica nei suoi dischi (il primo della serie è Bring It All Back Home) così come nelle sue esibizioni dal vivo e per i tradizionalisti della folk music si tratta senza mezzi termini di un affronto vero e proprio. Un affronto che sia durante il Newport Folk Festival che in tutto il tour di quell’anno, il pubblico del folk cercherà di contrastare e combattere. Ma il processo è inevitabile e col dirompente singolo Like a Rolling Stone e l’album Highway 61 Revisited, Dylan non solo ribadisce il concetto, ma lo fa proprio, al punto da scegliere di farsi accompagnare da una band vera e propria anche dal vivo, suonando un intero set con la strumentazione classica ed il seguente interamente con la strumentazione elettrica, con conseguente ed ulteriore inasprimento della controversia, in un tour che comunque registrerà grosse affluenze ovunque, segno che, al di là dei puristi del genere, la scelta di Bob Dylan aveva incontrato i favori del pubblico. Siamo d’altra parte negli anni della “rivoluzione elettrica” e artisti quali Beatles, Rolling Stones, The Who, tanto per citare i primi dall’altra parte dell’Oceano, cominciano a preparare il terreno per quell’incredibile esplosione che porterà di lì a poco alla nascita dell’hard blues e di gruppi leggendari quali Cream, Jimi Hendrix Experience, Yardbirds, Kinks, Free e così via, che aprirono di fatto le porte all’hard rock ed alle amplificazioni ad alto voltaggio. Un artista influente ed attento come Dylan non poteva non cogliere che tutto questo movimento era nell’aria ed il suo passaggio alla strumentazione elettrica, proprio in virtù della sua importanza e rilevanza mondiale, fu deflagrante e produsse una fortissima accelerazione proprio verso questo tipo di sonorità, influenzando a sua volta decine e decine di musicisti. Il passo successivo, fu la realizzazione del fortunato e fondamentale Blonde On Blonde.

Il lavoro in studio non andava benissimo a New York, tanto che dopo mesi di lavori, iniziati nell’ottobre 1965, praticamente solo due canzoni, le rockeggianti Leopard-Skin Pill-Box Hat (roventissimo blues rock con un Robertson in grande spolvero) e One of Us Must Know (Sooner or Later), avevano trovato una forma quasi definitiva. Fu per questo che il produttore Bob Johnston, nel febbraio del 1966, convinse Dylan a lasciare New York per recarsi a Nashville, assoldando lì una serie di musicisti turnisti. Il cantante pretese che il pianista Al Kooper ed il chitarrista Robbie Robertson fossero della partita e l’idea si rivelò dannatamente fruttuosa, tanto che la lavorazione del disco fu velocissima e, come dichiarato dallo stesso musicista, le canzoni nacquero a flusso continuo, al punto che poi il materiale si rivelerà ben superiore alle capacità di un solo album. Altre sessioni si svolsero sia a Nashville che a New York, fino al completamento di quello che per molti è considerabile il primo doppio album della storia del Rock. In realtà, il disco è anche il risultato di uno scontro tra sensibilità diverse, tra il folk ed il blues, tra il rock ed il country, tra tematiche sofisticate ed iperrealiste, forse leggermente meno “impegnate” che in passato, ma altrettanto profondamente ispirate. Di fatto, Blonde On Blonde è considerabile l’album più completo ed eclettico dell’artista, quello dove il respiro stesso della musica americana del periodo trova il compendio più riuscito ed ispirato, con una filata continua di classici senza tempo che si accavallano uno dietro l’altro a testimoniare un equilibrio compositivo ed un’urgenza espressiva che per anni Dylan non sarà più in grado di recuperare. Alle singole tracce che compongono il disco sono state dedicate lunghissime e dettagliate esegesi alle quali rimando i curiosi, sottolineando solo la spiccata vena surreale che molte delle liriche approntate da Dylan abbracciano, un dato questo che venne salutato con grande curiosità ed apprezzamento. Da sottolineare, invece, come nella tracklist finale (furono moltissime le tracce approntate e poi scartate, addirittura una quindicina) trovarono posto numerosi brani di impianto schiettamente rock, tra i quali brillano le due canzoni succitate, Stuck Inside the Mobile, Most Likely You Go Your Way, Absolutely Sweet Marie e la movimentata Obviously 5 Believers, così come i blues (bellissima Pledging My Time, nella quale, oltre all’armonica del leader svetta la chitarra di Robertson) e le più tradizionali canzoni di ispirazione folk, come la scioccante e stralunata opener Rainy Day Women #12 & 35, che dietro una parvenza di satira sociale sembra invece nascondere un vero inno al consumo di droga (Everybody must get stoned), sulle quali svetta la conclusiva Sad Eyed Lady of the Lowlands che, con un suoi undici minuti e ventitre primi, occupa l’intera quarta facciata dell’album. Le bellissime ballate qui raccolte, a partire dal super-classico Visions of Johanna, sono generalmente riconosciute come le più ispirate e riuscite tra quelle scritte dal cantautore, mentre spicca il testo fortemente critico di Just Like a Woman, che scatenò più di qualche malumore.

Per rispondere alla domanda iniziale, sul perché un ascoltatore medio di metal dovrebbe interessarsi ad un disco di Bob Dylan, la risposta più immediata è anche la più semplice: perché è un album che ha sancito uno spartiacque enorme nella musica del 900, uno di quelli che ha segnato l’avvento dell’era elettrica, influenzando direttamente artisti poi fondamentali come Eric Clapton e, di rimbalzo, gli stessi Beatles e Rolling Stones; tanto dirompente è stato l’affronto portato da Dylan al conservatorismo folk che da molti critici, a posteriori, il suo approccio radicale fu definito “proto-punk”, data la non curanza quasi strafottente con cui il cantautore spostò la barra della propria ispirazione. Non solo la musica, ma l’immagine stessa di Dylan in copertina dell’album divenne uno stereotipo fisso per tutti i contestatori/bohemien dell’epoca, per molti dei quali, il capello arruffato, la giacca e la sciarpa di traverso divennero un vero e proprio “must” e quasi una divisa. Certo, se cercate chitarre distorte e riff stordenti, questo non è il disco che fa per voi, ma la sua grandezza non si misura in KW, quanto per ciò che ha rappresentato e per il valore intrinseco delle composizioni qua contenute, come per l’altissima prova musicale dei numerosi session men intervenuti, oltre che al mai troppo lodato lavoro di Robertson alla chitarra e di Kooper quale organista/pianista e band leader (era infatti lui a far ascoltare le canzoni ai musicisti, prima che il cantante arrivasse in studio, dando poi loro consigli su come avrebbero dovuto suonarle). Capolavoro forse ineguagliato e punta massima del Dylan anni sessanta, Blonde On Blonde resta un tassello fondamentale nell’evoluzione musicale che a tutt’oggi costituisce la base della musica moderna ed è per questo che merita un vostro ascolto.

«Il tipo di suono che più si avvicina a quello che avevo sempre avuto in mente, è quello sul disco Blonde on Blonde. Un sottile e teso suono al mercurio. Metallico e rilucente. Quello è il tipo di sonorità che cerco. Non sono sempre stato in grado di ottenerla. Il più delle volte mi sono dovuto accontentare di una combinazione di chitarra, armonica e organo». (Bob Dylan, 1978)



VOTO RECENSORE
96
VOTO LETTORI
86.86 su 53 voti [ VOTA]
Fabio Rasta
Martedì 1 Ottobre 2019, 9.34.32
27
Recensione molto esaustiva. Non è mai stato il mio preferito di BOB DYLAN, ma è importantissimo x i motivi descritti e le influenze avute su gruppi cardine come BEATLES e STONES. E contiene alcuni pezzi davvero memorabili come Just Like a Woman (immortale la cover di JOE COCKER) o One Of Us Must Know.
Gilli97
Venerdì 30 Settembre 2016, 11.11.08
26
rettifico, capolavoro di Bob insieme a Highway 61 Revisited
Gilli1997
Martedì 19 Aprile 2016, 19.38.50
25
Il vero capolavoro di Bob Dylan,immenso,Sad Eyed Lady Of The Lowlands e Vision Of Johanna sono angeliche
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 19.40.07
24
Bello, ma non mi ha cambiato la vita come nessuno degli album di Dylan.
exileonmst
Giovedì 2 Gennaio 2014, 12.58.30
23
Il mio preferito di Dylan, uno dei miei preferiti in assoluto
stefano barbieri
Domenica 25 Novembre 2012, 1.25.09
22
capolavoro assoluto voto 99
vecchio peccatore
Lunedì 17 Settembre 2012, 16.51.04
21
Spettacolare, i 3 dischi "elettrici" di Bob Dylan sono tutti da 100, però ovviamente gli ho messo solo 99. Questo è un capolavoro visionario, che si spinge anche più in là, se possibile, dei precedenti.
fabio II
Lunedì 3 Settembre 2012, 17.19.53
20
Ottimo Lizard 'Highway 61 Revisited' ha cambiato la storia della musica e di Dylan e, con questo 'Blonde on Blonde', rappresenta il meglio a mio parere della sua sconfinata carriera discografica. Anche se di un pelo preferisco 'Highway 61' perchè c'è Mr. Mike Bloomfield e 'Tombstone Blues' che addirittura mi colpisce di più di 'Like a Rolling Stone', anche se è il manifesto della svolta maggiormente rock di Bob. Certo che averlo visto al Greenwich Village.....PS: evitare commenti tipo 'è un ubriacone'; oppure ok, fatelo...ma non tiratemi fuori i Tankard ahahahah!
Er Trucido
Lunedì 20 Agosto 2012, 22.59.58
19
Gli stones e le orme ci sono, dei litfiba c'è un doppio articolo. Controllare meglio suvvia
mr.rainmaker
Lunedì 20 Agosto 2012, 22.52.40
18
perchè dylan si, springsteen si, i pooh si, i cccp no, i primi litfiba no, le orme no, gli stones no, i free no? Dovete rimediare suvvia
brainfucker
Sabato 18 Agosto 2012, 19.08.01
17
bob dylan che parla di pace e amore e poi diventa azionista di compagnie di armi..che belle cose
Lizard
Domenica 12 Agosto 2012, 11.54.03
16
Mi fa piacere constatare che ti sia preso il disturbo di non leggere la recensione. Anche se in realta' non occorrerebbe leggerla per avere risposta alla tua domanda
celtic frost
Domenica 12 Agosto 2012, 11.29.45
15
...ma che caspita c'azzecca bob dylan su METALLIZED....???
ayreon
Sabato 11 Agosto 2012, 10.55.34
14
a me dylan non è mai piaciuto,primo fra tutti perchè ha il cantato di un pecoraio
pinco panco
Giovedì 9 Agosto 2012, 10.25.30
13
cè...
BILLOROCK Fci.
Giovedì 9 Agosto 2012, 9.54.02
12
Ma DEVOTO OLI, mi soprendi... cosa cè di più aperto di un dizionario?? (a parte al bernanda, ovvio)
il vichingo
Mercoledì 8 Agosto 2012, 18.51.01
11
In questo sito ci sono un sacco di persone incredibilmente frustrate che non hanno niente di meglio da fare che rompere il cazzo al prossimo, con frasette risibili che denotano una maturità paragonabile a quella di in ragazzino di quinta elementare. Devoto Oli, se stai messo così male fatti un giro in un sito porno e sfogati Comunque sì, sono di mentalità aperta... io.
Mickey
Mercoledì 8 Agosto 2012, 18.48.10
10
Devoto Oli, è riconosciuto unanimemente come un grande lavoro che ha segnato, oltre alla carriera di Bob, anche molte band future. Poi Dylan piace o non piace, non ci sono vie di mezzo.
Khaine
Mercoledì 8 Agosto 2012, 18.17.43
9
Devoto Oli, vedi che stiamo parlando di Bob Dylan, mica di un artista di nicchia.
Devoto Oli
Mercoledì 8 Agosto 2012, 18.06.20
8
Eh già ,tutti a fare la parte di quelli con la mentalità aperte qui...Il Vichingo poi fa veramente ridere....
therox68
Mercoledì 8 Agosto 2012, 12.36.01
7
Purtroppo non sono mai riuscito a farmelo piacere il vecchio Bob.
Giaxomo
Mercoledì 8 Agosto 2012, 11.19.24
6
MOAR recensioni per l'Artista!
BILLOROCK Fci.
Mercoledì 8 Agosto 2012, 10.39.29
5
Grande Artista. punto!!
hm is the law
Mercoledì 8 Agosto 2012, 9.17.15
4
La storia. Album imprescindibile che chiunque amante del rock DEVE avere e custodire gelosamente.
Mickey
Mercoledì 8 Agosto 2012, 9.12.06
3
(che chiunque, qualsiasi musica ascolti, dovrebbe almeno provare ad ascoltare).
il vichingo
Mercoledì 8 Agosto 2012, 9.09.23
2
Silenzio ed adorazione.
Mickey
Mercoledì 8 Agosto 2012, 9.06.17
1
Pezzo da novanta questo, forse il migliore di Bod Dylan, di sicuro uno degli album più rappresentativi del folk rock/cantautorato.
INFORMAZIONI
1966
Columbia Records
Folk Rock
Tracklist
Side One
1. Rainy Day Women#12 & 35
2. Pledging My Time
3. Visions of Johanna
4. One of Us Must Know (Sooner or Later)

Side Two
1. I Want You
2. Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again
3. Leopard-Skin Pill-Box Hat
4. Just Like a Woman

Side Three
1. Most Likely You Go Your Way (And I'll Go Mine)
2. Temporary Like Achilles
3. Absolutely Sweet Marie
4. 4th Time Around
5. Obviously 5 Believers

Side Four
1. Sad Eyed Lady of the Lowlands
Line Up
Bob Dylan (Voce, Chitarra, Armonica, Pianoforte)
Robbie Robertson (Chitarra, Voce)
Joe South (Chitarra)
Jerry Kennedy (Chitarra)
Wayne Moss (Chitarra, Voce)
Al Kooper (Organo, Chitarra, Tastiere)
Garth Hudson (Tastiere)
Hargus "Pig" Robbins (Pianoforte, Tastiere)
Bill Atkins (Tastiere)
Paul Griffin (Pianoforte)
Wayne Butler (Trombone)
Henry Strzelecki (Basso)
Rick Danko (Basso, Violino)
Charlie McCoy (Basso, Armonica, Tromba)
Richard Manuel (Batteria, Tastiere)
Kenneth A. Buttrey (Batteria)
Sanford Konikoff (Batteria)
 
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