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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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Novembre - Words of Indigo
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24/12/2025
( 3476 letture )
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Osservare il metal come un pianeta è un esercizio limitante. Per comprendere davvero certe band bisogna allargare lo sguardo, spingersi oltre l’orbita principale, attraversare costellazioni laterali, zone d’ombra e corpi celesti che non riflettono luce propria ma la assorbono, la rielaborano, la restituiscono trasformata. I Novembre abitano esattamente lì: in un microcosmo incorreggibile, ostinatamente personale, dove il genere non è mai stato un recinto ma un materiale grezzo da scolpire con pazienza, studio e urgenza espressiva. Parlare dei Novembre significa parlare di tempo. Tempo dilatato, spezzato, lungo. Le loro pause discografiche sono sempre state camere di gestazione. Ogni ritorno ha sempre avuto il peso specifico di qualcosa che non poteva nascere prima. Words of Indigo arriva così: come naturale prosecuzione di una ricerca che non si è mai fermata davvero, anche quando il silenzio sembrava totale. La band romano-catanese non ha mai scritto dischi di circostanza. Ogni album è sempre stato un atto necessario, e questo nuovo lavoro non fa eccezione. Words of Indigo è un disco che raccoglie tutto ciò che i Novembre sono stati e lo ricompone in una forma più consapevole, più adulta, più lucida. Crescita intesa, dunque, come trasformare l’istinto in saggezza. C’è una coerenza impressionante nel modo in cui il disco si muove. Le architetture compositive sono dense e ogni brano sembra costruito come una cattedrale emotiva: fondamenta doom, archi gotici, vetrate melodiche che filtrano luce malinconica, improvvise impennate di violenza controllata. Nulla è lasciato al caso, ma nulla suona freddamente calcolato. È il paradosso eterno dei Novembre: una musica estremamente studiata che riesce comunque a colpire sempre al cuore.
Il lavoro di Carmelo Orlando resta l’anima della creazione. La sua voce è ancora una volta uno strumento narrativo di rara efficacia: il clean è fragile, intimo, quasi confessionale; il growl e lo scream emergono come fendenti emotivi, mai gratuiti, sempre funzionali al racconto. In Sun Magenta questa dualità si manifesta subito in modo evidente: un brano che apre il disco con un equilibrio perfetto tra accessibilità e tensione, tra melodia che accoglie e oscurità che inquieta. La nuova formazione porta linfa senza snaturare nulla. Le chitarre di Alessio Erriu e Federico Albanese lavorano in simbiosi, intrecciando riff che non cercano mai l’impatto immediato ma scavano, tornano, si trasformano. Gli assoli non sono mai esibizione tecnica: sono estensioni emotive dei temi principali, spesso dal sapore quasi gilmouriano, capaci di sospendere il tempo. La batteria di Yuri Croscenko è precisa, dinamica, intelligente nel seguire i continui cambi di umore, mentre il basso di Fabio Fraschini dona profondità e respiro, emergendo con eleganza nei momenti più atmosferici. Brani come Statua e Neptunian Hearts mostrano quanto il DNA dei Novembre sia ancora vivo e vitale. La prima gioca su strutture progressive, su cambi repentini, su una tensione che cresce ascolto dopo ascolto. La seconda è un vortice emotivo: epica, violenta, malinconica, capace di passare da aperture melodiche struggenti a sezioni di furia controllata che richiamano un certo black-death melodico nordico, senza mai perdere identità. Uno dei momenti più alti del disco arriva con House of Rain, impreziosita dalla presenza di Ann-Mari Edvardsen dei The Third and the Mortal. Qui il tempo sembra fermarsi. Le due voci si intrecciano in un dialogo che è memoria, ritorno, cicatrice. Non è una semplice collaborazione: è un richiamo diretto a una certa sensibilità degli anni Novanta, rielaborata però con una maturità che evita ogni nostalgia sterile. Intervallo spezza il disco come una soglia, preparando il terreno alla seconda parte, forse ancora più intensa sul piano emotivo. Chiesa dell’Alba è uno dei brani più profondi mai scritti dalla band: arpeggi rituali, rintocchi che sembrano campane interiori, una costruzione lenta e inesorabile che culmina in una ripartenza finale angosciosa, quasi catartica. È musica che non consola, ma accompagna. La lunga strumentale Ipernotte è un esercizio di stile che non scade mai nell’autocompiacimento: ogni sezione è pensata per condurre l’ascoltatore in uno stato sospeso, mentre Post Poetic e Onde chiudono il lavoro con un senso di fragile bellezza, lasciando una sensazione di incompletezza voluta, coerente con il tema del disco.
Words of Indigo non è un album che si concede subito. Chiede tempo, silenzio, attenzione. Ma ripaga con una profondità rara. Non è il disco più rivoluzionario dei Novembre, né pretende di esserlo. È, però, uno dei più sinceri, dei più equilibrati, dei più consapevoli. Un lavoro che conferma come la band sia ancora oggi una delle realtà più evolute e rispettate del panorama metal italiano ed europeo, capace di parlare a una nicchia ampia, colta, fedele. I Novembre non rincorrono il presente. Lo osservano da lontano, lo filtrano, lo trasformano. E in un’epoca musicale che spesso confonde urgenza con rumore, Words of Indigo è una lezione di misura, profondità e identità.
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VOTO LETTORI
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84.49 su 157 voti [
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27
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Quello che è offensivo e’ il troppo tempo libero che certe persone hanno… la servitù della gleba rimane sempre sottovalutata come opzione. |
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26
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dare 90 a sta ciofeca è realmente offensivo nei confronti di chi si impegna a fare buona musica.
Dare voti alti fasulli a gruppi solo perché italiani è controproducente.
alla fine perdi di credibilità.
per me disco da 40 |
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25
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Concordo con l’ultimo commento: buon disco, ma voto eccessivo. Per quanto mi riguarda paga il cantato pulito troppo lagnoso. |
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24
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Sicuramente ben strutturato e piacevole all’ascolto, ma a mio parere inferieore a Ursa, per me è da 80… bello ma non eccellente. |
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23
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Lo sto acquistando ora!!
Peaceville però...non Century Media |
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22
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...complimenti ai novembre....confezionano un album davvero affascinante ed intenso....bel disco..... |
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21
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Ascoltavo i Novembre ai tempi di Arte Novecento e Classica. Poi li ho persi un pò di vista. Mi fa piacere sapere che sono ancora in giro a fare musica. Per curiosità ho ascoltato questo disco e l\'ho trovato tutto sommato buono, ottimi musicisti, arrangiamenti curati e un ottima produzione, anche se forse 90 è un voto un pò eccessivo. |
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20
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preferisco justin Bieber  |
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\"Umani\" senza anima, più che altro. Musica non per i soliti superficialoni della domenica. Ode ai Novembre. |
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Resistito 4 pezzi. Una lagna incredibile. |
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Una stonatura. Totale assenza di pathos |
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Più che altro ci vuole veramente coraggio a dire che un album così è inascoltabile. Cioè bisogna proprio non capirne un cazzo di niente. Ed avere ovviamente dei calamari apposto dei timpani. |
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14
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Esatto… ci hai beccati. E pensa… anche i commenti qua sotto. Tutti falsi  |
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si danno voti alti a delle porcherie come questa solo perché sono italiani.
Album inascoltabile |
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12
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Contentissimo di questo ritorno dei Novembre! Come detto al commento #10 certi picchi del passato sono probabilmente impossibili da raggiungere di nuovo, ma questa ultima fatica non sfigura affatto al confronto con gli album immediatamente precedenti, anzi potrebbe essere addirittura un filo migliore. Di sicuro un pezzo come House of Rain può tranquillamente finire tra i migliori della loro discografia; e il resto (specialmente la prima parte del disco) è comunque sempre tanta roba. I nuovi musicisti pure mi sembrano tutti di alto livello. La voce di Carmelo Orlando può piacere oppure no, è un po’ il problema di tutte le voci “particolari”, si potrebbero trovare tanti altri esempi analoghi nel metal; rimane comunque un elemento distintivo e personalizzante dei Novembre e che li rende riconoscibili in un mondo dove si tende pericolosamente all’omologazione. Comunque la sua performance mi sembra abbastanza in linea con quanto fatto su Ursa o The Blue. Tirando le somme mi sembra che, nonostante abbiano fatto di meglio in passato, comunque oggigiorno non sono poi molte le band che possono tirar fuori album di questa caratura artistica (e per I Novembre non è una novità), e non solo a livello nazionale. Per @Galilee: diciamo che album dopo album il growl è stato usato con più economia. Voto 82 |
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11
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Quoto comunque Le Marquis , la voce è sempre stata un tratto distintivo pur non essendo eccezionale. Ma fino a classica veniva usata con sapienza e parsimonia, dopo hanno ecceduto. Ed è anche per questo che li abbandonai a suo tempo. Ora chiedo, a parte il mistero del perché tre album di seguito abbiano un VS, ma dopo classica in quali album ci sono entrambe le voci e in quali solo quella pulita? |
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10
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Le vette raggiunte con Classica e Novembrine Waltz non sono, ovviamente, più raggiungibili, ma questo ritorno sulle scene della Band è davvero ottimo. La classe non è acqua. |
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9
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Anch\'io sono dela stessa opinione di Galilee riguardo la voce pulita. Seguo i Novembre dai tempi di Wish e mi sono sempre piaciuti. Di questo nuovo lavoro ho ascoltato solo un paio di pezzi ma le linee vocali pulite mi sembrano deboli e poco incisive. Musicalmente sono sempre loro, top |
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8
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Come ho letto in un\'altra recensione, un album che suona 100% Novembre. Così è la voce, così è il sound. E cosi, come per gli altri loro album, le emozioni intense che la loro musica sa dare. Un altro capolavoro. Una band completamente nuova tranne Carmelo Orlando ma il sound e la freschezza compositiva, ricchissima di idee e di intensità emotiva, rimane all\'altezza del loro nome. Rimango sempre dell\'idea che sono il miglior gruppo metal Italiano. Forse i Messa si avvicinano. Grandissimi Novembre. Au revoir. |
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7
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Ascoltato qualche pezzo. Bravi come al solito non si può dire nulla. La voce purtroppo è un punto dolente. Non è sicuramente pessima, ma spesso è poco incisiva e sembra solo un\'arrangiamento buttato lì. Quando è pulita. Non do voti perché non l\'ho ascoltato tutto. Non comunque meno di un 75. |
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6
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I maestri sono tornati e lo hanno fatto con un lavoro pazzesco! in ambito Gothic e non solondisco dell’anno a mani basse …FUORI CATEGORIA!! |
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5
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Concordo con il commento 4: bei pezzi e musicalmente ineccepibili, ma la voce no, non mi piace |
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4
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Eh niente, non riesco a farmeli piacere. Per carità...bravi musicisti ma mi sembrano albums in fotocopia e poi quella voce insopportabile sia in clean che growl. P.S. Noto che di qualsiasi recensione venga fatta di gruppi italiani il voto viene sempre pompato di almeno 10-15 punti. Ma perchè? |
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3
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Concordo con DP, bel disco ma 90 mi pare troppo. Starei su 83 che comunque è un gran voto |
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2
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Ciao, da fan di lunga data dei Novembre sono contento che l\'album stia riscuotendo giudizi più che positivi, lo reputo un bell\'album ma non mi entusiasma e me ne rammarico. L\'unica canzone che mi prende è Post Poetic che reputo bellissima. Poi, mai successo con gli album precedenti, a volte, la voce clean di Carmelo mi infastidisce, soprattutto nella prima Sun Magenta. Nel complesso gli preferisco Ursa, forse li c\'era anche Pagliuso e dava quel tocco in più, senza togliere nulla alla prova magistrale dei nuovi membri. Per me voto 80 e non vedo l\'ora di rivederli dal vivo. |
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1
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Sicuramente tra le uscite migliori del 2025...quanta eleganza in questo lavoro.
Concordo con il voto,90 se lo merita senza alcun dubbio. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Sun Magenta 2. Statua 3. Neptunian Hearts 4. House of Rain 5. Brontide 6. Intervallo 7. Your Holocene 8. Chiesa dell’Alba 9. Ipernotte 10. Post Poetic 11. Onde
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Line Up
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Carmelo Orlando (Voce, chitarra) Alessio Erriu (Chitarra) Federico Albanese (Chitarra) Fabio Fraschini (Basso) Yuri Croscenko (Batteria)
Musicisti Ospiti: Ann-Mari Edvardsen (Voce nella traccia 4)
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