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Grand Magus - Wolf’s Return
31/10/2026
( 445 letture )
Il percorso di avvicinamento a una forma più tradizionale di heavy metal classico venato di power metal e di influenze epic, in particolare nelle tematiche, che sarà completo già nel quarto album Iron Will, per poi trovare la consacrazione commerciale in Hammer of the North, passa inevitabilmente per il terzo album dei Grand Magus, Wolf’s Return. In effetti, la parabola della band è stata assolutamente coerente e senza stravolgimenti traumatici e, se in molti rimpiangono l’approccio più orientato al doom dei primi due album, è corretto riconoscere come le maggiori soddisfazioni il gruppo le abbia ottenute per l’appunto con l’approdo a sonorità se vogliamo più tradizionali e classiche. Anche perché questo non ha apportato alcuno snaturamento reale e l’approccio della band è rimasto sostanzialmente lo stesso. Il che è sempre stata la forza e, se vogliamo, il limite di questa ottima quanto tutto sommato sottovalutata band.

Wolf’s Return arriva a due anni di distanza dal secondo Monument e, come detto, prosegue il tragitto già iniziato con quello: allontanamento dalle radici doom, comunque assolutamente non rinnegate e presenti, e sempre maggior peso riconosciuto alla componente heavy/epic. Un percorso che passa anche dalla produzione e dal mixaggio dell’album, più puliti e lineari, con quasi totale abbandono di ogni velleità stoner, pur mantenendo una bella enfasi sul lavoro rutilante della sezione ritmica. La ricetta del gruppo contiene una filosofia di fondo evidente: niente fuochi d’artificio, nessuna concessione all’eccesso o a eccentricità evidenti. Il gruppo compone canzoni semplici, piuttosto lineari nello svolgimento, con la classica formazione a tre e tutti gli elementi tipici del genere: riff, assoli, ritmica possente. Su tutto, ovviamente, la magnifica, carismatica, timbrica roca, profonda e ruvida di JB Christoffersson. Un cantante che fa sempre la differenza, dotato peraltro di una estensione invidiabile, oltre che di una delle voci in generale più belle e riconoscibili del genere. La semplicità di fondo, come la coerente appartenenza al genere sono anche ciò che ha probabilmente limitato la vera esplosione della band, dato il rischio che si perdesse invece l’assoluta qualità con la quale i Grand Magus hanno sempre composto i loro brani. Semplici sì, ma inattaccabili e non per questo banali o stantii. Al contrario, il gruppo sa esattamente come scrivere delle grandi canzoni heavy e come renderle possenti e interessanti. In questo, Wolf’s Return riesce nel compito di rivelarsi un altro prezioso tassello, degno successore dei primi due.
L’apertura di Kingslayer è feroce e velocissima, per gli standard del gruppo: un pezzone heavy/power/epic da urlo, con ritmica motorhediana lanciata a mille, mettendo subito in chiaro le intenzioni dei Grand Magus e, pur in assenza di un refrain da stamparsi in testa come sarà quello di Hammer of the North, resta sicuramente una traccia che colpisce e lascia il segno. Imperdibile per tutti gli amanti dell’epic doom invece la seguente Nine: classico andamento da marcia in battaglia, fierezza che trasuda da ogni nota e JB che semplicemente domina da par suo. Pezzo perfetto, poco da aggiungere. Altrettanto sarà per la titletrack, introdotta dalla breve strumentale Blodörn e che invece tenderà più verso il doom, pur mantenendo una componente epic evidente. Qua il gruppo sembra davvero evocare profondità infernali, alternandole con le classiche marce epic e ottimo il lavoro della ritmica, nel sottolineare ed enfatizzare i passaggi di atmosfera, puliti ed essenziali, quanto possenti e vibranti. Altrettanto essenziale, quanto puntuale, la solista di Christoffersson, decisamente non un virtuoso, ma attento nell’inserirsi nel brano esaltandolo. Più veloce e uptempo la seguente Blood Oath, priestiana nel suo andamento e con un refrain molto cantabile, il brano non manca di una coda pesantissima e cadenzata, con tanto di stacchi doom settantiani. Molto bella la strumentale Järnbörd, acustica e atmosferica, rende molto bene l’idea di folk scandinavo e spezza il disco quel tanto che basta per lanciare una delle tracce migliori del lotto, Repay in Kind: veloce, pesante, potente, con un bridge epico perfetto, il brano è decisamente una delizia, con JB che sfida la propria ugola raggiungendo picchi invidiabili senza perdere un’oncia di potenza ed espressività. Hämnd è una nuova intro, ma stavolta di natura decisamente doom e apre ad Ashes, retta dal basso rutilante e dal riff ossessivo, senza mai rinunciare all’elemento epic, con un bel refrain corale. Probabilmente, pur senza particolari demeriti, la traccia meno interessante del disco, seppure di per sé affatto spiacevole. Di altra pasta la seguente Light Hater, già dal riff più ricercato e dalla strofa retta dal basso, sulla quale si insidia il velenoso giro di chitarra e lo stentoreo quanto enfatico refrain. Un brano dalla tensione evidente, splendidamente retta da tutto il gruppo e che risolve poi nell’incandescente finale, nel quale finalmente JB libera tutta la propria ugola. Chiude il richiamo alla titletrack, in forma strumentale, con nuovamente un trionfo doom epic che ci congeda dal disco.

Ormai palesemente lanciati verso una traiettoria che li avrebbe presto portati alla pubblicazione dei due album più importanti della loro carriera, i Grand Magus fanno un ulteriore passo in avanti con Wolf’s Return. Il terzo disco non tradisce la qualità intrinseca della band e ne fortifica le caratteristiche già emerse in precedenza, aumentando ancora la percentuale di influenze heavy/epic che diventeranno preponderanti col successivo Iron Will. Wolf’s Return, come da tradizione, è un disco solido, possente, enfatico, con qualche traccia di livello assoluto e pochi difetti, a dire il vero riscontrabili nella seconda parte, che però offre anche due delle migliori composizioni. Come detto, il suo maggior limite consiste nell’essere in tutto e per tutto un disco di genere, volontariamente costretto nel suo canone, dal quale non vuole in alcun modo allontanarsi e al quale aderisce, mantenendo quella sobrietà che è la caratteristica primaria del gruppo. In un oceano di proposte similari, si corre il rischio di dimenticarsi dei Grand Magus e sarebbe un vero peccato, perché la qualità dei loro album è davvero sempre alta e difficilmente delude e JB Christoffersson, da solo, vale sempre il prezzo del biglietto. Wolf’s Return merita di essere riscoperto, così come tutta la prima parte della carriera di questa ottima band.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2005
Rise Above Records
Heavy/Doom
Tracklist
1. Kingslayer
2. Nine
3. Blodörn
4. Wolf's Return
5. Blood Oath
6. Järnbörd
7. Repay in Kind
8. Hämnd
9. Ashes
10. Light Hater
11. Wolf's Return Part II
Line Up
Janne "JB" Christoffersson (Voce, Chitarra)
Mats "Fox" Skinner (Basso)
Fredrik "Trisse" Liefendahl (Batteria)
 
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