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26/04/25
HEAVY LUNGS + LA CRISI + IRMA
BLOOM- MEZZAGO (MB)
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Cirith Ungol - Frost And Fire
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( 10237 letture )
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I Cirith Ungol sono stati una delle cult-band più sottovalutate e importanti degli anni 80, e sono stati i fondatori, nell'81, dell'Epic-metal, merito che sarebbe stato poi assegnato dai più ai Manowar.
Chi comprò od ha imparato ad amare Into glory ride e/o la demo Battle Hymns potrebbe non essere d'accordo con me, ma bisogna considerare che i Cirith Ungol si erano formati musicalmente nei 70's, e che i mezzi con cui incisero per la Liquid Flames furono abbastanza limitati, ciò portò ad un risultato da "interpretare" con le conoscenze storiche attualmente a disposizione.
I Cirith Ungol erano comunque proto-epic in tutto, a partire dal nome, tratto dalla trilogia de Il Signore degli Anelli, (ben prima che tornasse di moda), e che identifica una tenebrosa serie di crepacci a Nord di Minas Morgul, abitata da Shelob, e teatro di uno degli episodi più coinvolgenti occorsi a Frodo nel suo viaggio per distruggere l’anello, per continuare con le covers degli albums di Michael Welan riguardanti l'Elric della serie Stormbringer ed a firma M. Moorcock , ma sopratutto lo erano nella musica, senza dubbio con influenze H.R. e Blues, con la nwobhm che nasceva allora, e più che influenzare, fu influenzata dai Cirith Ungol.
Frost And Fire fu probabilmente molto penalizzato da una produzione troppo 70's-oriented, e solo col successivo King of the Dead il sound del gruppo si sarebbe espresso al meglio, raggiungendo la maturazione necessaria a farli identificare come Epic band seminale.
Frost And Fire fu un album variegato, contenente pezzi più heavy come la title-track e I'm Alive, altri più Hard Rock come A Little Fire, per passare (dopo What does it take, il pezzo meno incisivo che si aggiudica la non invidiabile palma di filler) ad atmosfere più R ‘n’ R con Edge of Knife e Better off Dead, dagli echi Rushiani, per chiudere con Maybe that's Why, uno strumentale di buoni contenuti, forse un po troppo "stirato" (un minuto in meno nella durata lo avrebbe reso più omogeneo), ma con un Fogle in gran spolvero che mette in mostra dei soli più che piacevoli.
Un altro album storicamente importantissimo, con fraseggi di chitarra personali e spesso in anticipo sui tempi, forse con un po’ di synth di troppo, sicuramente con un vocalist in possesso di un timbro molto particolare come Tim Baker, da amare o da odiare senza vie di mezzo, ma che rappresenta per molti il punto di partenza di un certo modo di intendere il metal che ancora oggi vanta moltissimi proseliti.
Di questo lavoro esiste anche una ristampa su CD con una bonus-track live che non dovrebbe essere particolarmente difficile reperire e che, se non conoscete già l’originale, potrebbe essere interessante ascoltare.
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VOTO LETTORI
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75.59 su 113 voti [
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31
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Voto un po\' bassino : 83 ci stava tutto. |
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30
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A mio parere qui Raven è stato un po\' stretto col voto, per me vale 85. Sound in qualche modo legato ancora ai seventies, e di per se non è un male se i risultati sono così evocativi, anche perché Fogle, Garven e Lindstrom ( all\'epoca cantante e tastierista) facevano parte di una band chiamata Titanic sin dal \'71. Nel 77 entra poi Baker, che era un loro roadie, e la band cambia nome in Cirith Ungol, ed è probabile che quelle esperienze di lungo corso siano in parte racchiuse in Frost And Fire le cui chitarre hanno il sapore ibrido tra psyche/hard e prima forma di epic fantasy. Bellissimo e molto originale per l\'epoca |
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29
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Gran disco. I capolavori dei Cirith Ungol verranno con i due album successivi, ma \"Frost And Fire\", pur nel suo essere un debut ancora molto acerbo, è dotato di una magia tutta sua. Fortissimi sono i richiami all\'hard rock anni 70 (a volte molto Rush, a volte più AC/DC), ma già era in embrione il loro classico sound. A svettare su tutto comunque c\'è sempre stata la voce acida e particolarissima di Baker. Qui troviamo parle grezze come l\'iniziale title-track, \"I\'m Alive\", \"A Little Fire\", o l\'ultima commovente \"Maybe That\'s Why\", dove le melodie epiche di chitarra che creano Fogle e Lindstrom ti trasportano davvero in un altro mondo! |
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28
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Bel disco, penalizzato da una produzione deficitaria parzialmente corretta dalla recentissima ristampa remix/remaster |
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27
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bellisso album , 90!!! |
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@Raven, sembrerà buffo ma loro li ho conosciuti tramite Enrico dei Domine che durante un intervista su TMC 2 (Sgrang) aveva la maglietta con la stessa illustrazione dell'artwork (che poi é quella di un romanzo) |
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25
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1980. Dell'81 è l'uscita su Enigma. |
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24
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Non é male ma non lo considero un classico. La Copertina... quella si che é leggendaria.
Decisamente meno famoso di molti suoi contemporanei (British Steel, Iron Maiden etc...), sicuramente insieme ai Manowar e gli Omen tra i fondatori di un genere.
A parte che il disco é dell'81... |
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23
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Giusto il voto della recensione. Discreto esordio di una band che mostra già la sua originalità, seppur ancora da sgrezzare. Il meglio verrà con i due album successivi. Comunque What Does It Take e soprattutto I'm Alive sono notevoli ! Voto 75 |
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22
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"Frost and Fire" è, IMHO, l'album che i Rush avrebbero dovuto scrivere e produrre. |
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21
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Concordo con chi non definisce questo album un capolavoro, ma "semplicemente" un buon disco che contiene alcune perle indiscutibili come I'm alive; What does it take (grandiosa e malsana quella tastiera); Maybe that's why ed in minor misura la title track. Il resto è buon rock, in alcuni tratti addirittura stradaiolo, per lo meno nei testi (Edge of a knife). |
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20
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Gran disco  |
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19
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Voto dei lettori 47 ?????? ma andate a sentire masini ..... pure il recensore è stato un pò tirchio , bo !! avrà pagato l IMU  |
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18
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Band assolutamente di culto. Come riportato nella recensione io ho il cd con un brano in più Cirith Ungol, il minutaggio è portato a 39 min e 46 sec. Io avrei alzato il voto a un 80 |
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16
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Le bands ricordate da metalhammer le ricordo bene, visto che le ascoltavo negli stessi anni in cui sentivo molto i Cirith Ungol; tutte, a loro modo ed in misure diverse, hanno dato un contributo al genere epic. Per quanto riguarda invece questo "Frost and Fire", concordo nel riconoscere l'evidente influenza di matrice seventies (derivante in parte dalla presenza di un altro chitarrista poi uscito dal gruppo), comune a molte bands americane di quel periodo. Lo stile più caratteristico si sarebbe delineato con King of the dead (per ma il loro miglior album), ma anche la produzione successiva è di buon valore, soprattutto per quanto riguarda One foot in hell. Sapevo della morte di Fogle, imho uno dei solisti più espressivi del metal americano (le sue note trasudano epicità, passione drammatica, pesantezza e melodia, in un'interpretazione molto intensa che non passa inosservata). |
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15
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Ti stimo fratello! eeeeehhh |
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Fabio II , questa è stata la mia prima rece x metallized  |
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Poi Raven si stupisce se lo chiamo Golden Eggs, se oggi ( giustamente dico io ) un'orda di ragazzini si appassiona agli Atlantean Kodex e abbastanza chiaro che tutto risale all'archetipo Cirith Ungol |
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12
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Grandi Cirith Ungol, mi era piaciuto moltissimo questo vinile ! |
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11
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Band fondamentale del genere underground Epic Metal. Assieme a mostri sacri come Manowar, Virgin Steele, Manilla Road, Omen, Warlord, Heavy Load e pochissimi altri, hanno segnato un'epoca di Heavy Metal epico, oscuro, dark e battagliero. Si sentono molto gli influssi di band come gli AC/DC (la voce di Tim Baker per esempio), e il sound è, come giustamente scritto nella recensione, proto-epic e molto anni Settanta. Eccellente. |
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10
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Grazie Raven, di Fogle non lo sapevo, maintendevo dire dopo Paradise Lost del 91(gran disco pure quello,come tutti quelli che hanno fatto) |
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9
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Fogle è morto, il loro ultimo lavoro conosciuto è dal 91. |
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8
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Grandi Cirith Ungol, mi era piaciuto moltissimo questo cd |
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7
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Gran gruppo e gran disco.Chissà che fine hanno fatto... |
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In ritardo, altrettanto |
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5
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Ho appena finito di ascoltarlo per l' ennesima volta: questo gruppo merita a pieno titolo di far parte di quella che è stata definita, spiritosamente, la New Wave Of American Heavy Metal assieme a Queensryche, Riot, i Fates Warning fino a "No exit" e Virgin Steele (questi ultimi sono quelli che, meglio di tanti altri, sanno incarnare lo spirito dell' epic, anche se tendono a plagiare sè stessi. Ma è l' unico difetto che hanno, perdoniamoli). Magnifiche le prime due tracce, sono le ruote motrici dell' album. BUON NATALE A TUTTI!!!!! |
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4
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E' vero, e l'ho anche scritto. |
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il valore storico di quest'album è senza dubbio notevole. Musicalmente ritengo sia il successivo King of the dead il migliore dei C.U. |
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anche se in ritardo, grazie. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Frost And Fire 2. I'm Alive 3. A Little Fire 4. What Does It Take 5. Edge Of A Knife 6. Better Off Dead 7. Maybe That's Why
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Line Up
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Tim Baker (vocals) Jerry Fogle (guitar) Greg Lindstrom (guitar) Michael Flint (bass) Robert Garven (drums)
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RECENSIONI |
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