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Negura Bunget - Tău
( 2875 letture )
Misticismo, essenza del cosmo e tradizione folkloristica sono sempre state le principali chiavi di lettura dei Negură Bunget, già a partire dal primo disco Zîrnindu-să, ancora molto ancorato a stilemi black metal. Da quell'opera prima, la band oramai capitanata saldamente da Negru, ha continuato a rielaborare la propria alchimia musicale, comunque sempre ben radicata nell'ambito metal, lungo lidi ambient e neofolk negli splendidi 'N Crugu Bradului e OM, tutt'ora zenit compositivi dei rumeni. Nel 2009, tuttavia, a più di qualche fan prese un tuffo al cuore venendo a sapere che l'act sembrava essere giunto al proprio punto di non ritorno, a causa di incomprensioni interne tra i componenti. Invece, l'esperienza ai confini della morte del gruppo diede vita ad uno sdoppiamento di personalità che nemmeno Jung, a seguito di attacco cardiaco, nella propria auto-biografia avrebbe saputo più straordinariamente pennellare. Da quell'anno l'anima stilistica del gruppo si è sempre più definita lontana dal mondo dell'estremo, abbracciando, al pari del proprio alter ego plasmato da Hupogrammos e Sol Faur, colori dark folk, reminescenze prog rock, cenni ambient e linearità compositive accentuate, mentre il mutamento delle circostanze favoriva quella distruzione creatrice in grado di donare soffio vitale al progetto Din Brad (Negru e Adi "OQ" Neagoe, al netto della sciamanica Alma), non stranamente dedito, a sua volta, ad un dark folk/ambient (una specie di Wardruna dell'est Europa).

Il più che buono Virstele Pamintului portava già con sé i germi della virata stilistica verso lidi meno pesanti (mentre l'EP Poartă de Dincolo ha però continuato ad abbassare gli standard qualitativi del gruppo), ma è con Tău (primo capitolo di una trilogia incentrata sugli elementi naturali della terra madre del gruppo) che la band prende a cuore della propria musica canoni folkloristici (a volte più metal-oriented, altre volte unicamente ambient, altre ancora prog rock) come mai prima d'ora in venti anni di attività. Tuttavia, l'ennesima rottura d'intenti all'interno del gruppo di due anni fa non ha certo giovato ad uno sviluppo comune del progetto artistico, pur avendo generato il cambio di line-up, come prevedibile nel suo essere incontrollabile, anche aspetti positivi per il gruppo. I motivi della nuova rottura vengono dai più ricondotti all'ossessivo controllo che Negru (oramai vero e proprio Demiurgo del gruppo) vorrebbe esercitare su ogni dettaglio del processo di songwriting e registrazione: l'abbandono del gruppo anche da parte della talentuosa tastierista Inia Dinia (unico membro ad essere sopravvissuto al primo split del 2009 e presente in Vîrstele pămîntului) lascerebbe intuire lo stato delle cose in tal senso.
Ad ogni modo, la prima del lotto Nămetenie è un buon esempio di quanto fino ad ora musi-calmente descritto, e volendo parlare di novità da accogliere con entusiasmo non si può non citare il cambio dietro al microfono da Ageru Pământului al growler dei Grimegod Tibor K., il quale ha portato con sé nel gruppo dei rumeni acquerelli dai leggeri tratti doom, allo scopo di (tentare di) diversificare una proposta artistica che sotto il versante rock/metal risulta piuttosto anonima. Il cantante si dimostra, infatti, in grado di variare piacevolmente registro e tecnica vocale all'interno degli svariati cambi d'atmosfera che Tău presenta (accompagnato un po' troppo spesso da eterei cori), pur senza avere un'estensione memorabile o un timbro inconfondibile, lasciando comunque vibrare nelle orecchie dell'ascoltatore un bel dubbio sul perché, nelle parti a strumentazione elettrica nel disco, si sia lasciata una tale sproporzione nei volumi tra le sfaccettate sovraincisioni delle melodie vocali e gli inserti strumentali, in aggiunta ad una produzione che dona poca profondità alle frequenze di questi ultimi.
Passata in secondo piano, quindi, la componente black metal nel sound dei Solomonari rumeni, ed al netto delle per nulla memorabili progressioni armoniche in palm muting e di una piuttosto statica batteria sui mid-tempo e troppo lavorata in fase di sound engineering, Tărîm vîlhovnicesc (Sakis dei Rotting Christ al microfono) si presenta come una piacevole eccezione al monotono platter del disco, donando un tocco più ferale al full-length, soprattutto grazie alle doppie casse in sedicesimi e alle epiche code di tastiere, oltre all'evidente carisma del cantante greco (mentre invece si potrebbe ampiamente discutere sull'utilizzo del theremin nelle battute che chiamano il refrain).
Ciò che però salva realmente il mistico rituale dei Negură Bunget è la già ben conosciuta consapevolezza del gruppo nell'utilizzo della strumentazione folkloristica, non più elemento di contorno rispetto ad una base metal (come già realizzato in Om o da altre band, tipo Ulver o Agalloch), ma, invertendo tale paradigma, cuore pulsante del disco, intorno al quale viene ricamato tutto il resto. Corni, xilofoni, flauti e trombe compaiono e scompaiono fra le righe del pentagramma più o meno compiutamente (vedasi Schimnicește, mentre Împodobeala timpului manca totalmente di intensità), ma al tempo stesso una difficoltà faticosamente superabile nell'assimilazione del disco è giocata dal continuo riferimento del gruppo a tradizioni locali (dalla quale non mi autoassolvo; del resto non si può capire tutto nella vita).

Uscito sotto Lupus Lounge, sotto-etichetta della Prophecy Production, nel cui roster milita una band a tratti simile nella costruzione dei propri brani come gli A Forest of Stars, Tău si presenta come un album sicuramente carico di cultura, ma al tempo stesso terribilmente nella media, facilmente surclassato da band affini come Dordeduh e Marțolea, ed anticipato sotto molti versanti dai Transsylvania Phoenix, come se le Vântoase che popolano i boschi della copertina del disco non avessero ispirato a sufficienza i rabdomanti del Banato, e che per converso il gruppo non sia riuscito a rielaborare efficacemente le troppe disgregazioni degli ultimi anni.
Cercare di carpire la propria, rinnovata identità sarà il compito più difficile che i Negură Bunget dovranno affrontare nei prossimi anni, pena un'inesorabile para-bola discendente.
Brani migliori quelli d'apertura e chiusura del disco.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
85.68 su 16 voti [ VOTA]
iPequod
Venerdì 25 Settembre 2015, 13.41.22
22
Ci tenevo a dirti che sei il migliore Lollo, continua così. Volevo anche inserire l'avverbio "camaleonticamente" nel commento, e ora l'ho fatto, so che apprezzerai.
lux chaos
Giovedì 2 Aprile 2015, 11.53.24
21
@Theo: tranquillo, la mia era solo un osservazione sul fatto che spesso scoppiano delle bagarre per voti come un 7, manco fossero un 4, e ho in mente altre recensioni, tu hai argomentato in modo preciso le tue osservazioni e bona, poi son gusti, volevo solo ribadire "in generale" la mia approvazione a quanto detto da Lorenzo al commento 14, infatti concordi anche tu, no? Ciao
Punto Omega
Giovedì 2 Aprile 2015, 9.44.22
20
Premetto che Virstele Pamintului mi era piaciuto un sacco e che dopo aver ascoltato Dar de Duh ho gioito non poco, perché ritenevo che dopo lo split avremmo avuto due grandi band che si sarebbero destreggiate sullo stesso terreno, dando vita a lavori di qualità molto elevata. Purtroppo con tutti i cambi di formazione che sono avvenuti nel corso degli anni in seno ai Negura Bunget, sembra che questo non sia avvenuto. Va detto che, fortunatamente, vi è stato un miglioramento dall'EP Poarta de dincolo e che la nuova formazione dal vivo rende molto bene, però Tau, pur non essendo un disco brutto, non regge il confronto con i suoi gloriosi predecessori (a mio modesto avviso fra le cose più belle mai uscite in ambito metal e non solo). Intendiamoci, il disco è soddisfacente, ma da un monicker con un passato di produzioni stratosferiche, è lecito aspettarsi di più.
d.r.i.
Mercoledì 1 Aprile 2015, 8.14.21
19
Perchè tolto il voto? Cioè capisco per le nuove recensioni ma quelle già pubblicate dovrebbero restare così come sono anche perchè tanto il voto si evince dai commenti...mah
Kirves
Mercoledì 1 Aprile 2015, 0.49.31
18
L'ho semplicemente trovato il naturale successore di “Vîrstele Pămîntului”, con un allontanamento dalle sonorità più estreme a favore della parte più tradizionale e folcloristica; si tratta comunque un'evoluzione progressiva che ha avuto avvio agli esordi e quindi del tutto prevedibile anche in questa release (a maggior ragione se si considera il concept in questione). Lo ritengo un ottimo lavoro, vario e ispirato, con pezzi tutti ben oltre la sufficienza. Come sottolineato nella recensione e da vari commenti qua sotto non è esente da pecche, ma personalmente non le ho trovate così evidenti e massicce da renderlo un disco mediocre; anzi, nel loro stile continuano ad essere unici, nonostante i continui rinnovamenti, le leggere virate di stile e i cambi di line up. Avrei avuto piacere che Tibor Kati sfruttasse anche il suo scream, con il quale dal vivo si destreggia senza problemi, ma in generale anche la sua prova e il suo inserimento nel sound complessivo della band sono perfettamente riusciti. Ho particolarmente apprezzato l'open track Nămetenie, Tărîm vîlhovnicesc e Schimnicește; un po' infelice a parer mio la decisione di mettere in successione le due tracce acustiche. Numericamente parlando, tuttora, il mio voto si aggira intorno all' 80, preservandomi un errore di qualche punto per quando lo sentirò su supporto fisico.
Theo
Martedì 31 Marzo 2015, 21.21.59
17
E comunque mi pare che i miei commenti andassero ben più in là del semplice "troppo basso il voto", onestamente. Comunque per me era finita già tre post fa, quando concludevo dicendo che stiamo semplicemente dando meno peso ad alcuni fattori del disco, e che su alcuni punti, tra l'altro, convergiamo anche.
Theo
Martedì 31 Marzo 2015, 20.40.11
16
@Wild Wolf: Puntualizzo la questione voto, che non era nemmeno quello che m'interessava... Ma già che ci siamo: non intendo dire che 68 sia sinonimo di brutto disco, infatti non l'ho detto ... Però tu stesso hai detto che ad esempio la componente metal in questo disco è da venti punti in meno del voto della recensione (quindi 48), il che mi ha fatto logicamente pensare che, tutto sommato, tu lo reputassi un brutto disco, scusa se ho frainteso allora ... Per il resto parli di 7 come voto, e s'è vero che 68 è più vicino ad un 7 che ad un 6, è anche vero che -secondo me- il fatto che un disco come questo (pur con i suoi difetti che io per primo ho elenacto) non veda, appunto, nemmeno il 70 pieno, non ci sta. Appunto perchè per me questo non è un disco nella media. Potrà anche dire meno dei precedenti (ed è una cosa che ho scritto e riscontrato anch'io), ma per me rimane un disco non nella media. Sarà che per me la "media" che trovo in giro è davvero molto più scarsa di questo "Tau" ... @Lux Chaos: non ho capito molto la tua "accusa", a differenza di un sacco di altri commentatori non ho detto che la recensione sia fatta col culo, e non ho dato "contro" proprio in generale. Non ho nemmeno detto che il voto sia fuori da mondo (non lo è), ho dato la mia dicendo che per me merita di più. E, se permetti, comunque dal 68 al 90 c'è qualche altro punto di differenza. Concordo con la tua osservazione sui voti alti in generale, infatti non ne sono un mai stato amante, per il resto sono gusti che ci vuoi fare? Io avrei dato di più per i motivi ampiamente spiagati prima e ora (e questo non significa che avrei dato 90 o 100). Quindi, concordo con te, ma in questo caso -dopo un paio di commenti più che civili e per nulla di "accusa" o attacco- non mi sembrava proprio il caso
lux chaos
Martedì 31 Marzo 2015, 19.41.53
15
Il disco non mi ha detto granchè rispetto ai precedenti, ma intervengo solo per sottolineare la mia concordanza assoluta col discorso voti di lorenzo...a volte leggo milioni di commenti contro una recensione dove sembra che il disco abbia preso un 4 su 10, qui stiamo parlando di un 7-...sono d'accordo, come sottolineavo sotto un altra recensione, che a volte siamo "malati" di voti alti ...questo poi fa perdere di valore i capolavori veri che meritano un 9, per questo apprezzo recensori come Raven o Lorenzo
Wild Wolf
Martedì 31 Marzo 2015, 16.29.34
14
@Theo: Rispondo un'ultima volta, poi la smetto, ho già scritto una recensione e non è nemmeno giusto che monopolizzi lo spazio nei commenti per ulteriori dibattiti. Lo ribadisco comunque, in termini d'intensità secondo me Tau non è al livello di Noaptea dihăniilor per capacità d'ambientazione e d'immedesimazione nel contesto (come non è al livello dei Dordeduh), al netto delle differenze stilistiche e storiche fra le band, ma non miravo a quello (avrei potuto specificare meglio in sede di recensione). Il mio era più che altro un paragone a tre riferito all'appartenenza ad una stessa scena musicale, a stesse tematiche e ad uno stesso bagaglio folkloristico. Sulla strumentazione non è tanto una questione di quantità (anche se nelle tracce 1, 3, 5, 6, 7, 8 li puoi comunque trovare entrambi, separati o cumulativamente), ma più che altro di qualità: il theremin è quasi sempre usato nelle battute che chiamano il ritornello o in quelle subito prima del momento d'apice di una progressione armonica ascendente, quando di solito la dinamica strumentale è in crescendo, e a me questa cosa ha lasciato un po' tanto perplesso. Questione di gusti, però l'ho vista così. Sulla questione della tradizione folkloristica facevo un'osservazione più che altro etnomusicologica (perché spesso mi sembra che la scoperta della musica a ritroso nel tempo e in un determinato contesto culturale e sociale sia un po' trascurata, e che tutto quello che conti sia solo conoscere le band del "proprio genere musicale di riferimento"), ma non per questo intendevo dire che nel 2015 non si possa produrre buona musica, anche perché sennò non investirei il mio tempo libero come sto facendo. Se ogni tanto mi scappa qualche avverbio troppo forte me ne scuso, ma fa parte dei limiti di questo tipo di comunicazione scritta. Chiudo, ringraziandoti per la civile conversazione, con una piccola chiosa sui voti: a volte mi sembra (magari sbaglio) che un voto intorno al 7 equivalga ad una bocciatura (non considero per nulla Tau un "brutto disco"). Ecco, no, per quello che mi riguarda 68 vuol dire un buon disco, tutto sommato nella media, ma comunque ben prodotto e suonato, sennò prendeva 30. Questo forse perché oramai in rete si dà 9/10 pressoché a tutto (facendo perdere di valore così ad un 9), ma il mio metro di valutazione è questo (poi ognuno c'ha il suo, ci mancherebbe).
Theo
Martedì 31 Marzo 2015, 1.22.45
13
@Wild Wolf: Grazie a te per la risposta. Partiamo dal fondo: il paragone con i Martolea non lo voglio cercare io (le proposte sono diverse come fai giustamente notare, anche s'è innegabile che i secondi abbiamo tratto molta, come minimo, ispirazione dai primi), l'hai fatta tu dicendo che il disco, Tau, è surclassato (per di più) "facilmente" dai Martolea.. ... Per il resto condivido alcune delle tue critiche al disco, come ho detto nel commento, reputo però circostanziale e veramente influente solo la "scarsa" ispirazione (comunque superiore alla media) nel drumming. Il riffing di chitarra secondo me è invece ispirato, è pieno di parti secondo me molto interessanti per tutto il disco sotto questo versante. L'ho apprezzato, invero. Quello che non ho apprezzato è stata una sorta di discontinuità di fondo, molto leggera però, che dall'altra ha reso però anche il disco molto vario. Poi magari non ci avrò fatto particolare caso io, tutto possibile, ma non mi pare che lo xilofono (i vari presenti, in quanto a tipologia, non come frequenza nell'impiego) siano usati a sproposito nè tantomeno così di frequente come dici tu ora nei commenti. E men che meno il theremin, però non avendo ancora ritirato la mia copia e avendolo quindi ascoltato (un bel po', ma) forse non come merita, magari mi sbaglio. Un'altra cosa su cui invece sono d'accordo con te, è la critica ai cori usati troppo di frequente in certi casi (in molti però sono davvero azzeccati e nemmeno troppo diversi dal passato!). Tuttavia questi punti "negativi", per quel che mi riguarda, non abbassano più di tanto la mia valutazione dato che sotto altri punti di vista ne aveva molte anche "Virstele". Infatti, nonostante tutto, reputo che questo Tau sia invero prima di tutto molto godibile, sicuramente "diverso" e con delle pecche, ma non per questo brutto ... Poi, sul fatto che reputi di poca originalità la commistione di elementi folkloristici dei Negura, beh... Solo perchè, (ti cito testualmente) "il folk est europeo ha una tradizione secolare dai tempi delle commistioni con la musica turca degli ottomani" e per questo definisci "per nulla" originale... Beh, ecco: mi sembra proprio tanto ma tanto esagerato. Insomma, puoi tranquillamente buttare gran parte della musica moderna per gli stessi motivi in questo caso. Ad ogni modo, grazie per il confronto, stiamo semplicemente dato meno peso ad alcuni fattori del disco, su alcuni punti convergiamo anche.
Wild Wolf
Lunedì 30 Marzo 2015, 23.46.08
12
Dimenticavo: il theremin e gli xilofoni, usati quasi in ogni traccia, sono fastidiosi alla pari.
Wild Wolf
Lunedì 30 Marzo 2015, 23.43.04
11
@Theo: Intanto, grazie del commento. Guarda, proprio conoscendo la storia del gruppo e l'ultimo Vârstele Pământului mi sarei aspettato un disco più radicale, tutto dark folk (anche visto che starebbero producendo una nuova trilogia legata alla propria terra), magari lasciando l'unico buon pezzo black con Sakis. Ma la componente metal è da 5 pieno a voler stare alti, ed il bagaglio doom di Kati non è ancora ben integrato con la proposta dei Negura. Poi alcune scelte incomprensibili: la sproporzione tra i volumi c'è tutta, il theremin è per lo più fastidioso, i cori alla lunga stancano (non è solo dilatando i synth che si fa l'ambient), chitarre e batteria anonime; per certi versi ho trovato Tau una continuazione maldestra di Vârstele Pământului. Ho alzato il voto di 20 punti solo perché la proposta folkloristica è valida (e se ci fai caso proprio in queste sezioni il drumming migliora), anche se un po' ripetitiva, ma per nulla originale (il folk est europeo ha una tradizione secolare dai tempi delle commistioni con la musica turca degli ottomani). Avessero fatto un disco tutto con questa impostazione il voto sarebbe stato probabilmente diverso. Da ultimo, la citazione dei Marțolea è stata fatta apposta accanto ai Dordeduh perché Alin Drimus ha suonato live con i Negura per 6 anni, e credo che se dovessimo guardare dal 2009 in avanti, tra le tre band sorelle i Negura siano proprio quelli che mancano maggiormente d'intensità, al netto del fatto che i Martolea hanno un approccio molto più raw e black metal che i Negura avevano vent'anni fa, e se ovviamente dovessimo fare il paragone tra i Negura pre-primo-split e la one man band la seconda non reggerebbe il confronto. Ma non era questo il punto della citazione. Se devo essere sincero la cosa che mi è piaciuta di più del disco sono state le trombe.
doomale
Lunedì 30 Marzo 2015, 22.36.29
10
...è comunque un album che stà crescendo parecchio con gli ascolti....Così a caldo penso che per quanto riguarda il nuovo corso Virstele fosse un album più mistico e buio..quasi notturno...questo invece lo sento più folkeggiante..meno introspettivo ma non per questo più semplicistico..Stavolta non è uscito il capolavoro ma un buon album cmq sempre al di fuori del convenzionale come da loro ci si aspetta...al momento un 75 ci può stare per me.
niv
Lunedì 30 Marzo 2015, 14.04.19
9
i continui cambiamenti di line-up, possono andar bene una volta, come nel precedente disco dove c'erano ottimi musicisti (soprattutto cantanti e la tastierista), ma alla lunga sono un rischio. in questo disco intanto, a mio modo di vedere dal punto di vista canoro si è fatto un netto passo indietro, ma soprattutto il songwriting puzza enormemente di già sentito. da grande estimatore della band, con quest'ultima uscita son rimasto piuttosto annoiato
Le Marquis de Fremont
Lunedì 30 Marzo 2015, 13.01.52
8
Ho sempre seguito i Negura Bunget come una delle band più interessanti come sound e per le loro commistioni con il folk (o l'atmosfera) locale. Hanno sempre sfornato dischi eccellenti. Con Om come punta di diamante. Concordo con altri post, qui sotto, che questo Tau mi ha parecchio spiazzato. Lo ascolterò ancora ma al momento sono d'accordo com Monsieur Max: poco ispirato e un po' noioso. Peccato, perché finora avevano creato solo ottime cose. Au revoir.
.:alekos:.
Lunedì 30 Marzo 2015, 10.37.57
7
Secondo me un disco che paga la mancanza di coesione e identità del gruppo con una scrittura spesso confusa, poco incisiva e sicuramente meno memorabile, rispetto a quanto fatto nel passato, anche recente... Ormai è chiaro che la vera anima dei Negura, ciò che ne ha permesso la progressione fino a Om, è quella di Hupogrammos e Sol Faur...
Kenos
Domenica 29 Marzo 2015, 13.55.56
6
Da grande estimatore di questa band (Virstele Pamintului compreso, quindi i cambi di formazione non m'interessano granché), è in gran parte una delusione, non si spinge oltre la sufficienza piena.
Max
Domenica 29 Marzo 2015, 12.27.03
5
Mi sono piaciuti tantissimo fino al disco prima... questo lo trovo meno ispirato e piu' noioso...
doomale
Sabato 28 Marzo 2015, 17.08.16
4
...p.s. dimenticavo....un plauso all'immagine di copertina...davvero bellissima.
doomale
Sabato 28 Marzo 2015, 15.49.15
3
Anche io sto cercando ancora di assimilarlo per bene...troppi pochi ascolti...ripasso tra un po'..!
Theo
Sabato 28 Marzo 2015, 15.20.06
2
Alla fine è uscito un pippone interminabile, lo sapevo, ahahah
Theo
Sabato 28 Marzo 2015, 15.19.33
1
Probabilmente non l'ho ascoltato ancora abbastanza per essermi fatto un'opinione adeguata... Ma, per quel che posso dire io, seppur lontano dai livelli del dittico "Om/'Ncrugu", siamo altrettanto lontani dal 68 come voto. Peraltro, mi ritrovo anche con molte delle critiche volte al disco, ma non tutte; ad esempio il primo punto a sfavore nel disco (e, per quanto mi riguarda, anche l'unico considerevole) è l'eccessiva ripetitività e poca fantasia nel drumming, rispetto al passato, in cui va ammesso Negru si sia sempre destreggiato decisamente meglio e con risultati effettivamente migliori. Non posso muovere però la stessa critica ai pezzi nel complesso, dato che sono molto diversi tra loro ed il disco è piacevolmente (come sempre, nel loro caso) eterogeneo, oltre che di classe (su questo versante la band riesce sempre in qualche modo a stupire e riconfermarsi di qualità supetriore alla media, altroché). Per me non siamo quindi assolutamente lontani, qualitativamente, da "Virstele Pamintului". Stilisticamente siamo invece lontani -ma non eccessivamente- da tutto ciò che è stato fatto dalla band in precedenza (come ad ogni loro nuova uscita, però)... Ma si parla di un combo in continua progressione dagli esordi, è abbastanza pacifico aspettarsi sempre qualcosa di nuovo da loro e non "il solito disco dei Negura Bunget". In questo caso, è evidente come le "sfuriate" siano state accantonate (quasi definitivamente) a favore di un mood ancora più introspettivo e piebamente folkloristico, è il caso di dirlo. Va anche riconosciuto, però, che il cambiamento è appunto sempre stato graduale: quindi chi segue la band da sempre o comunque da parecchio, non si ritroverà innanzi qualcosa di inaspettato, ma veri e propri trademark assodati nel tempo, con quella componente marcata di novità che li ha sempre resi più interessanti di quasi chiunque altro sulla lunga distanza. Detto questo, è il disco più "semplice" e più diretto della band, in primis anche per il versante batteristico a volte un po' carente, va ammesso, ma non sempre in modo negativo (il paragone coi Din Brad, in questo caso, è azzeccato). Per tutti questi motivi e, soprattutto, perchè i pezzi si mantengono tutti belli e di alto livello (chi più, chi meno) -irraggiungibile per un sacco di altre band, quelle sì, da 6/7-, secondo me siamo ben lontani dal 69 come voto. Non condivido la critica alla produzione che ho trovato adeguata e performante nel contesto dell'album e delle sensazioni trasmesse dalla band. Come giudizio mi terrei più vicino ad un "Virstele Pamintului" che non ad un "Om", e questo è chiaro dalle mie parole, continuo però a non trovare tutti questi (presunti) grandi difetti che alcuni gli stanno attribuendo. Invero, sto apprezzando la progressione ed evoluzione della band moltissimo, da sempre. Sarà anche che non m'interessa per nulla il fatto che la componente Black Metal sia sempre più in secondo piano nell'economia del sound della band, anzi: sono unici. Da sempre. Per chi volesse sentire una band che ha cambiato male il suo sound... Beh, ci sono sempre gli Opeth ... La band romena si è sempre creata un sound inimitabile (alro che i citati nella recensione, Marțolea, i quali hanno veramente sì copiato tutto dai Negura, impossibile dire il contrario anche solo per ragioni storiche di base) e distinguibile al primissimo ascolto di un loro lavoro... E continuano ad avere una personalità fuori dal comune. Ed io, personalmente, non posso far finta di nulla di fronte ad una qualità simile (sempre più rara, nel panorama di cloni attuale). I pezzi che mi sono piaciuti di più sono stati "Izbucul galbenei", "Tărîm Vîlhovnicesc" e il dittico finale..
INFORMAZIONI
2015
Lupus Lounge
Black
Tracklist
1. Nămetenie
2. Izbucul galbenei
3. La hotaru cu cinci culmi
4. Curgerea muntelui
5. Tărîm vîlhovnicesc
6. Împodobeala timpului
7. Picur viu foc
8. Schimnicește
Line Up
Tibor Kati (Voce, chitarre, tastiere)
OQ (Voce, chitarre, tastiere)
Petrică Ionuţescu (Cornamusa, corni, flauto di Pan)
Ovidiu Corodan (Basso)
Negru (Batteria, percussioni)

Musicisti Ospiti:
Sakis Tolis (Seconda voce in Tărîm vîlhovnicesc)
Alexandrina (Seconda voce in Împodobeala timpului)
Rune Eriksen (Chitarre in Împodobeala timpului)
 
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