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Drudkh - They Often See Dreams About the Spring
01/04/2018
( 1623 letture )
A distanza di due anni dalla soddisfacente prova di A Furrow Cut Short ed una manciata di pregevoli split, i Drudkh tornano alla ribalta con They Often See Dreams About the Spring che -come avviene di consueto per i lavori di tale formazione- corrisponde alla trasposizione in inglese del titolo ucraino Їм часто сниться капіж. Caratterizzantesi sin dalle origini per un approccio fortemente radicato nell’amore viscerale per la propria patria, che ha spesse volte dato adito persino ad accuse di nazionalismo, il quartetto di Kharkiv persegue sino in fondo questo afflato, affidando la componente testuale del full-length alle voci di quattro poeti ucraini vissuti nella prima metà del Novecento: Bogdan-Igor Antonych, Maik Yohansen, Vasyl' Bobyns'kyi e Pavlo Philipovych.

A snodarsi in seno alle suggestioni naturalistiche dense di melanconia suggeriteci dalle poesie, è un songwriting che sorprenderà ben poco i fan della prima ora della formazione. I nostri difatti, lungi dal dilettarsi con acrobazie avanguardistiche o una semantica del tutto inesplorata, riprendono e consolidano la felice alchimia che aveva caratterizzato la release precedente: riffing in tremolo in chiave minore, armonizzazioni dal piglio evanescente e nubiloso, sparute concessioni alle tastiere. In altre parole, volendo apporre un’etichetta su They Often See Dreams About the Spring, potremmo tranquillamente, senza scadere in erronee generalizzazioni, definirlo come un platter black metal piuttosto ortodosso con consistenti venature atmosferiche. Ciò tuttavia non depotenzia affatto la proposta dei Drudkh: sin dalla opener Nakryta Neba Burym Dakhom… si viene difatti travolti dall’impatto emotivo sprigionato dalla combo. Lo screaming di Thurios, abrasivo e struggente allo stesso tempo, declama i versi struggenti di Antonich, designanti un paesaggio crepuscolare crudele ed inospitale. Alle eccellenti soluzioni melodiche, affidate alle sei corde, si intrecciano un basso rubicondo e denso ed un drumming inarrestabile e netto laddove la sezione terminale del brano è punteggiata da godibili nonché quasi impercettibili linee di tastiera. La successiva U Dakhiv Irzhavim Kolossyu… trapuntata da arpeggi distorti, presenta inizialmente andamento più cadenzato e meno serrato dischiudentesi ad un tessuto melodico più epico ed imponente, ben presto soppiantato da metriche nuovamente accelerate e drumming serrato. Vechirniy Smerk Okutuye Kimnaty... -una delle composizioni più estese del platter- deve la sua fascinazione ad un motivo, tratteggiato dagli strumenti cordofoni, ricorrente nel corso dell’intero brano. Pur essendo dotato di una struttura piuttosto ripetitiva, quest’ultimo conserva una buona tenuta anche a seguito di ascolti ripetuti per via di lievi ed intriganti variazioni armoniche in esso disseminate. La seguente Za Zoreyu Scho Striloyu Syaye…, imperniata su un guitar work consapevole ed ineccepibile, nonché a tratti maestoso, e la conclusiva Bilyavyi Den’ Vtomyvsya I prytykh…, contraddistinta da una sezione ritmica più veemente e cattiva, per dir così, poco aggiungono a quanto sinora mostratoci dalla formazione. Potremmo persino affermare che il livello pressoché qualitativamente omogeneo delle tracce renda impossibile designare una vera e propria highlight, avendo il full-length quasi la forma di un continuum narrato non ammettente soluzioni di continuo.
A tutto ciò si unisce una produzione volutamente opaca e raw il cui mix fa risuonare con nettezza e precisione tutti gli strumenti. L’unica pecca in merito potrebbe essere ravvisata nel suono della batteria che appare esile, con i piatti e con i fusti "low fi" definiti, secchi e senza il minimo riverbero. Tale dettaglio, tuttavia, palesantesi soltanto ad ascoltatori particolarmente allenati, non inficia affatto la complessiva ottima qualità del lavoro compiuto in fase di produzione.

Sebbene, come si è precedentemente evidenziato, They Often See Dreams About the Spring, manchi sostanzialmente di originalità rispetto al predecessore, soprattutto per quanto concerne la costruzione dei brani e delle atmosfere, costituisce un contribuito piuttosto apprezzabile al genere. L’acquisto può essere dunque consigliato pressoché a scatola chiusa sia ai fan di lunga data della formazione sia a chiunque voglia godersi quaranta minuti di black atmosferico finemente congegnato ed egregiamente realizzato.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
67 su 3 voti [ VOTA]
Riccardo
Venerdì 24 Gennaio 2020, 16.06.51
6
Me lo ha regalato mio figlio per il mio compleanno. Chiaramente non posso risentire dell'effetto "deja vu" perché è la prima volta che li ascolto. Ma questo è un gran bel disco. Di grande atmosfera, prodotto bene e con delle validissime idee. Per me voto 80.
Le Marquis de Fremont
Martedì 3 Aprile 2018, 10.45.55
5
Altra ottima prova dei Drudkh, dopo che già avevano fatto ottime cose con gli EP Betrayed by the Sun del 2016 e Somewhere Sadness Wanders del 2017. Rimangono, certamente su coordinate stilistiche che già avevano fatto nel passato ma hanno la capacità di tirare sempre fuori un songwriting accattivante. E' il loro trademark, la loro musica ed è costantemente su livelli molto alti. Attualmente lo metto subito dopo Apricity degli Atra Vetosus e The Banished Heart degli Oceans of Slumber, come prova migliore dell'anno (so far). Mo sono dettagli. La musica dei Drudkh è sempre affascinante. Au revoir.
Alessio
Lunedì 2 Aprile 2018, 13.55.37
4
Ancora non riesco a dedicargli il tempo che ci vuole, solo un paio di ascolti che comunque bastano per capire che anche questo e' un bell'album, ma si rivelerà con calma, come tutti gli album dei Drudkh. Mi ha ricordato in qualcosa Microcosmos.
sordo
Domenica 1 Aprile 2018, 21.05.01
3
hanno fatto di meglio, dopo un po annoia e i riff non sono nemmeno tutti un granchè 70
windowpane
Domenica 1 Aprile 2018, 16.35.20
2
Tutto in questo album é praticamente perfetto, dalle composizioni (con riff davvero ispirati) al suono (molto chitarristico), dall’atmosfera (ricca di pathos) alla potente voce di thurios. Dice bene l’autrice della recensione quando sottolinea la capacità di non stancare nonostante le innumerevoli ripetizioni dei riff, segno di una capacità compositiva che sappiamo oramai i Drudkh avere.
Pacino
Domenica 1 Aprile 2018, 11.53.16
1
Bell'album, grandi atmosfere tenebrose, band per chi apprezza Burzum ed affini. Voto 82
INFORMAZIONI
2018
Season of Mist Underground Activists
Black
Tracklist
1. Nakryta Neba Burym Dakhom…
2. U Dakhiv Irzhavim Kolossyu…
3. Vechirniy Smerk Okutuye Kimnaty...
4. Za Zoreyu Scho Striloyu Syaye…
5. Bilyavyi Den’ Vtomyvsya I prytykh…
Line Up
Thurios (Voce, Chitarra)
Roman Sayenko (Chitarra)
Krechet (Basso)
Vlad (Batteria, Tastiera)
 
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