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Coram Lethe - Reminescence
( 4473 letture )
La prima cosa che si nota subito in questo demo è però l’aspetto. Una veste grafica curatissima, che già fa pensare a quanto i Coram Lethe tengano a presentare al pubblico un prodotto onesto, che può anche essere ricordato nel tempo.
È un intro di percussioni la traccia apripista di questo demo, poi via… si parte con Heeding your Heroes, un pugno in faccia destinato a mietere non poche vittime in sede live. Continui cambi di tempo, con una prova dietro le pelli di Francesco Miatto davvero notevole. Scrutando nel sito, il drummer segna come batteristi preferiti Gene Hoglan e Steve Asheim. Proprio quest’ultimo sembra aver influenzato molto lo stile di Francesco, che alterna sfuriate a là Deicide-Style, e parti tecniche e precise alla Hoglan (certo il paragone è da prendere molto lontanamente). Dall’altra parte nella band è comunque riconoscibile un trademark, in quanto sembra che le canzoni siano uscite fuori da una serie di jam-sessions, dove i Coram Lethe si divertono a dare libero sfogo alle loro idee, creando un sound estremo, preciso.
Segue un’altra killer-song dal titolo Your God also Cries, che si apre con una scarica di doppia cassa per poi lasciare spazio alla voce al vetriolo di Mirco, prima graffiante, poi coperta a momenti da vari effetti, che danno quel tocco di brutalità alla band. Da applauso il cambio death-jazz molto Atheist/Death, dotato di un assolo di chitarra favoloso e un Giacomo Occhipinti che sembra quasi stesse parlando senza sosta col suo strumento. L’ultimo minuto poi, molto tranquillo, ci lascia come stessimo ascoltando una band che suona in sala prove. Insomma, un demo che lascia sperare molto per il futuro della scena estrema italiana. Un gruppo con un songwriting così farebbe una figura stupenda all’estero, e rappresenterebbe la nostra amata penisola con questi brani che distruggono le orecchie dell’ascoltatore con un mood scorrevole, selvaggio e tecnico.
Una tecnica che si ripete nei brani seguenti, come nelle accelerazioni death/grind di Immortal, nella title-track o in Trembling Voice, dove i continui stacchi di batteria fanno da cornice al muro di suono di Leonardo. Una carriera nei thrashers Spleen, si sentono eccome, date le numerose trame chitarristiche che crea nelle varie songs.
Reminiscence si conclude con Cold Winter of Fallen Stars: arpeggi acidi, cambi di tempo al fulmicotone, ed un mid-tempo dove la band si diverte a creare un calderone di suoni dove ogni strumento viene violentato a piacere, fino all’arrivo dell’assolo, che prima del tipico finale “da sala prove”, ci lascia sconvolti, con la voglia di premere ancora una volta PLAY ed entrare nello schizofrenico mondo dei Coram Lethe.
Teneteli d’occhio!!!



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
80.55 su 135 voti [ VOTA]
The Sentinel
Martedì 12 Agosto 2014, 4.50.59
10
(ari-continua dal precedente commento): nel campo anche in assoluto. Alzate "adeguatamente" il volume e che il godimento sia con voi. Citazione d’obbligo per questi notevoli musicisti e compositori: - Mirco Borghini: Vocals (già nei black/deathsters Lachryma Christi verso metà anni '90, così come il batterista) - Leonardo Fusi: Guitars (già nei thrashers Spleen ad inizio anni '90) - Francesco Miatto: Drums - Giacomo Occhipinti: Bass (session anche sull'ottimo demo "Mind...Will...Action" dei Dysthymia, altra band della zona) Stupenda anche la copertina e ottimo il nuovo logo inaugurato proprio con questo disco, elegante/sofisticato e allo stesso tempo con caratteristiche inequivocabilmente metal, così come molto curato e personale è tutto l’artwork del booklet, le foto ecc., ad opera di Fabio Timpanaro del Neon Trinity Kill studio. Negli ultimi tempi la formazione ha subito dei cambiamenti importanti, primo fra tutti l’abbandono del cantante storico e il reclutamento di una cantante, Erica Puddu (già con gli Harmonic Distortion, di cui però non vi so dire nulla), che ho già potuto sentire mesi fa dal vivo constatando che ha una gran voce, grinta e anche un certo carisma, quindi davvero il miglior rimpiazzo che potessero trovare in giro. Al basso è subentrato in pianta stabile, dopo un breve periodo nel quale era indicato come “session”, l’ottimo Federico Stiaccini, già con gli Over Faith (anche loro di zona). Infine alla seconda chitarra è arrivato Filippo Occhipinti (già nei Dysthymia anche lui), essendosi precedentemente avvalsi, per varie date dal vivo successive all’uscita del disco, di Francesco “Deimos” Bargagni, chitarrista/compositore assai noto nella scena, soprattutto estrema, fiorentina, già fondatore di band come gli Hellwrath, per dirne una. Un consiglio finale: il disco, pur essendo abbastanza immediato e scorrevole fin dal primo passaggio, è uno di quelli che cresce costantemente col tempo e gli ascolti (soprattutto se attenti, come dovrebbe essere sempre del resto, in particolare per chi recensisce), si notano sempre più finezze e si apprezza ogni singolo arrangiamento, riff, parte ritmica, stacco ecc. che uno rischierebbe di perdersi - anche se abituato come me ad ascoltare metal, compresi i generi estremi di vario tipo, da anni e anni - se si ferma al primo o primi due o tre passaggi, con conseguente probabile sottovalutazione dell'opera, e sarebbe davvero un peccato. Perché, ribadisco, qui siamo su livelli ben superiori alla media del campo, sia italiana che estera. Voto: 9/10 (originariamente scritta per e pubblicata nella sezione recensioni del forum "Granducato di Metallo", ad inizio 2007, come mostra uno dei link qui, pur non essendo più visualizzabile dal momento che il suddetto forum è stato definitivamente chiuso recentemente. Ripubblicata successivamente verso l'autunno dello stesso anno sulla webzine "Shapeless Zine")
The Sentinel
Martedì 12 Agosto 2014, 4.48.52
9
(continua dal precedente segato per eccessiva lunghezza): e arrangiamenti (penso a quello stupendo verso metà brano, per esempio) a momenti in cui si mette in evidenza il basso parzialmente slappato, fino a parentesi atmosferiche sempre segnate da assoli di assoluto gusto, che preparano, rendendo ancor più efficaci, le ri-esplosioni delle parti più “forti” e tipicamente death, dove il batterista viaggia come un treno inarrestabile e con precisione metronomica. In una parola: stupendo. Segue “Episode”, e qui si torna più specificatamente sul techno-death, con un brano ricco di stacchi e controstacchi, dove una certa influenza dei Death della seconda parte di carriera, o anche degli Atheist, torna a farsi sentire un po’; ma il tutto è in ogni caso personalizzato col loro gusto, tocco e talento, quindi 100% Coram Lethe e altro ottimo pezzo. Discorso analogo possiamo fare anche per la seguente “Instinct”, che pare il suo naturale seguito, anche se presenta delle parti più spedite, “groovy” e lineari che si ricollegano per certi versi a "Shouts Of Cowards". Quindi, questi sono due ottimi pezzi, ma diciamo che li metterei sicuramente almeno un gradino sotto a quanto sentito immediatamente prima. Ma i livelli assoluti di eccellenza non tardano a farsi vivi di nuovo nel loro massimo splendore. Arriviamo infatti ad “I, Oblivion”, che torna ad amalgamare alla perfezione un po’ tutto il meglio del metal nei campi death/thrash, death svedese più o meno melodico e death tecnico dei rispettivi anni d’oro: inizio un po’ sognante con vocals ugualmente “oniriche” (che ricordano vagamente la famosa “voce robotica” di “Focus” dei Cynic), che faranno capolino ogni tanto anche nel prosieguo del pezzo, qualche stacco più peso e poi la partenza vera e propria con la solita magistrale alternanza tra riff “melodici” su tempi spediti e partenze col turbo assolutamente letali, stacchi pieni di groove con assoli vari (questa volta un po’ più “storti” e acidi direi, comunque azzeccatissimi) e ripresa del tutto per poi finire con una bellissima parte soft con arpeggio, assolo di basso in evidenza e fade out a concludere. Se non è un altro capolavoro, poco ci manca. Torniamo ad una maggiore immediatezza e un’attitudine più thrash del solito (nei riff soprattutto) con un altro buonissimo pezzo come “Hands Of Lies”, che non rinuncia in ogni caso a momenti più ricercati e al lavoro allo stesso tempo eclettico e d’impatto del batterista. Ed eccoci ad un altro picco assoluto del lavoro, ovvero “Pain Therapy For A Praying Mantis”, che parte in maniera strana e spiazzante: ad un ascolto un po’ frettoloso e superficiale potrebbe apparire quasi come la ripresa del pezzo precedente dopo un semplice stacco, forse per il fatto di iniziare con un riff non troppo dissimile da quello portante che c’era sotto le prime strofe di quel brano, e per la voce che, a differenza di ciò che capita di solito, non entra qualche secondo o più dopo l’inizio del pezzo, ma praticamente in contemporanea con l’attacco strumentale. Comunque è solo un’impressione iniziale, poi il pezzo ingrana (con un riff tra i più belli), inizia ad articolarsi alla grande ed espandersi in varie direzioni come ormai questa talentuosa band ci ha abituato e la mascella dell’ascoltatore non può far altro che iniziare di nuovo a scendere verso il pavimento, come già era successo per (almeno) un altro paio di pezzi. Non mi dilungo di nuovo in descrizioni più o meno dettagliate (che sarebbero in questo caso ancor più ardue del solito), dico solo che siamo di fronte ad un altro pezzo a dir poco grandioso. L’ultimo brano vero e proprio, prima di una specie di coda acustica/strumentale di sole chitarre a titolo “Sleet”, è “Ruling Emptiness”, ennesimo buon brano (questa band non riesce proprio a scrivere qualcosa che sia anche solo nella media), con la nota varietà tipica del resto, tra parti spedite e d’impatto, altre più sincopate e nervose e altre ancora più tranquille, ma senza per questo far calare mai l’attenzione dell’ascoltatore grazie alla maestria tecnico/compositiva di questi ragazzi. La prova strumentale di ogni singolo componente è superlativa ma sempre al servizio del pezzo, e il cantante offre varietà, espressività e potenza notevoli pur rimanendo cattivissimo in ogni frangente: veramente uno dei migliori growler/screamer in circolazione. Questa è una band che meriterebbe tutto il successo possibile e avrebbe tutte le caratteristiche per conquistarlo (non ultimo un nome così particolare eppure che suona metal al 100% come pochi), al posto di una miriade di gruppetti, sia italiani che esteri, scarsi e/o inutili, senza la minima personalità né altra dote particolare, e che sono invece pompatissimi dalla label di turno e più o meno seguiti. Per quanto mi riguarda uno dei più bei dischi metal (da ogni punto di vista, vedi quanto detto all'inizio riguardo suoni, masterizzazione ecc., e qui sotto riguardo la cura e bellezza dell'artwork) mai usciti in Italia e uno dei migliori n
The Sentinel
Martedì 12 Agosto 2014, 4.47.29
8
Rece "The Gates Of Oblivion", successivo lavoro del gruppo: Etichetta: Rising Realm/Crash Music Anno: 2004/2005 Durata: 54:26 min. Genere: Death/Thrash Metal tecnico-progressivo, con influenze melodico-svedesi Disco disponibile finalmente nel 2004-2005 (a seconda dei Paesi) ma già inciso entro fine 2003, poi “slittato” di oltre un anno per ritardi di vario tipo, ad opera di una band piuttosto conosciuta nell’ambiente underground nazionale (ma non abbastanza, rispetto al suo valore) sia per varie esibizioni live che per l’ottimo primo cd autoprodotto del 2000 (“Reminiscence”). I Coram Lethe, tanto per cambiare, vengono anch’essi dalla zona compresa più o meno tra Certaldo, Colle Val D'Elsa e Siena, come altre validissime band toscane, soprattutto in campo thrash/death e dintorni, e sono in attività da fine anni ’90. Già nel 2000, dicevamo, rilasciarono il loro primo demo/mini-album (ma considerato in realtà da molti un full a tutti gli effetti visto anche il genere, erano circa 35 minuti, per la cronaca), che ottenne ottimi responsi da critica e pubblico e presentava sei pezzi più intro davvero validissimi, orientati su un death tecnico che, pur avendo spesso e volentieri le classiche influenze del campo (Death, un po’ di Atheist e ultimi Pestilence, tanto per citare i maestri conosciuti, spero, da tutti), non cadeva quasi mai in sensazioni di déjà vu evidenti, oltre a inglobare qua e là delle sfuriate di batteria molto “martellante” e veramente serrata che non si trovano spesso nei pezzi dei suddetti gruppi. Ormai purtroppo questo lavoro è esaurito nella sua forma originale, a meno di novità dell’ultim’ora di cui non sono a conoscenza al momento; magari venisse ristampato con tutti i crismi un giorno! Se lo meriterebbe al 100%. Nel 2003 esce un promo autoprodotto per gli addetti ai lavori, contenente quattro pezzi che poi ritroveremo anche nel disco completo e viene inciso appunto anche quest'ultimo, avvalendosi di uno degli studi che negli ultimi anni si stanno davvero imponendo per professionalità e resa finale in campo metal (e non solo tendente all’estremo come in questo caso), ovvero i Fear Studio di Alfonsine (Ravenna), con "Paso" dietro il banco, in sinergia con lo Studio 73 (sempre Ravenna) per le parti vocali, mentre le sezioni orchestrali dell’intro sono state fatte allo studio Le Carrozze di Siena. Ottima anche la masterizzazione finale opera di Stefano Cappelli al Creative Studio Mastering di Forlì, che ha dato un volume, una nitidezza e allo stesso tempo compattezza e muro di suono davvero ai massimi livelli. Il disco è uscito sotto Rising Realm/Crash Music, etichetta finlandese la prima (che probabilmente si è occupata di stamparlo e distribuirlo in Europa in licenza) e americana la seconda, sotto la quale, tra l’altro, ricordo anche il debutto di un’altra band italiana sempre nel 2004, i techno-death metallers Illogicist, da Aosta, notevoli anche loro, che nel frattempo però pare abbiano cambiato “casa”. L’album si apre con un intro (“The Angels Fell”) che nei primi secondi è formata solo da interventi di tastiere, archi e percussioni e un’atmosfera un po’ cupa e misteriosa: non so se è solo una mia impressione, ma mi ha fatto pensare subito alla musica che si sente all’inizio del film-capolavoro di Kubrick “Shining”, quando viene ripresa l’auto dall’elicottero mentre attraversa le desolate strade in mezzo alle montagne; ma poi entrano con decisione anche gli strumenti tradizionali e sembra già un pezzo “normale” (tranne per l’assenza delle vocals), con ritmiche che preparano alla vera e propria partenza del disco con “Shouts Of Cowards”. Questo è un bel pezzo dinamico, di sicuro impatto fin dai primi riff e con uno stile che coniuga benissimo death/thrash un po’ influenzato da certa scena svedese di qualche anno fa e parti tendendi al death “tecnicheggiante” e ricercato tipico di band come quelle citate all’inizio o come, appunto, il loro primo cd. Alla fine questo, pur ottimo pezzo e sicuramente perfetto per far entrare subito nel disco e nel loro (parzialmente) nuovo approccio e stile contenente molte più sfumature, influenze e cambi d'atmosfera, con un bel groove ritmico e riff e fraseggi orecchiabili sin dal primo ascolto pur non essendo per nulla banali, si rivelerà tra i due-tre più “ordinari” del disco (quindi lascio immaginare il livello degli altri…). Infatti già con la seguente “Dying Water Walk With Us” buona parte della "concorrenza" (e non solo toscana o italiana) viene secondo me lasciata velocemente alle spalle in una nuvola di polvere, perché siamo di fronte ad uno di quei pezzi che davvero pochi possono permettersi di scrivere; qui c’è di tutto e tutto fatto alla perfezione: da parti più estreme con blast-beats e voce ultra bassa e gutturale, che possono richiamare certo death/brutal americano, a riff molto più tecnici e studiati abbinati alla voce che si fa più acuta, nel tipico scream estremo. E ancora, da stacchi assolutamente esaltanti, soprattutto per gusto
Giasse
Sabato 19 Settembre 2009, 19.44.22
7
Si dave, no pb... sistemeremo al più presto!
Giasse
Sabato 19 Settembre 2009, 19.44.22
6
Si dave, no pb... sistemeremo al più presto!
Nikolas
Sabato 19 Settembre 2009, 19.23.43
5
Tranquillo dave non si tratta di una scelta redazionale ma di un ben più banale bug Risolveremo tutto col tempo
dave
Sabato 19 Settembre 2009, 19.20.25
4
perchè non mettete piu gli autori seppur ANDATI VIA? non ce l'ho con voi eh..anzi...webzine sempre amata alla follia..però boh..il riferimento...almeno per gli sbattimenti fatti ciao belli! dave
Drog
Lunedì 30 Ottobre 2006, 18.03.55
3
....I Coram Lethe...non hanno avuto molta fortuna nel far passare il loro nome...nel circuito o ad etichette abbastanza importanti,ma sono veramente una band che spacca il culo ...a centinaia di gruppi ...che campano di musica e si presentano anche a festival tipo il Gods Of Metal! ...loro dovrebbero starci di diritto a rappresentare l'ITALIA!!! tenete presente il loro nome e ascoltatie il loro "the gates of oblivion"!! Saluti
chicchi
Giovedì 10 Marzo 2005, 15.37.53
2
Ma ve ne siete accorti ora che i Coram spaccano il culo anche ai gruppi esteri????? e diciamolo una buona volta che non invidiamo nessuno!!! ciao ciao
Giacomo
Martedì 16 Novembre 2004, 18.42.42
1
Grazie mille per le bellissime parole! Mi sta venendo da piangere!! UAAAA! Un saluto a tutti e veniteci a trovare su www.coramlethe.com , CIAO!
INFORMAZIONI
2001
Autoprodotto
Melodic / Techno / Death
Tracklist
1. Intro
2. Heeding your Heroes (Spill Blood)
3. Your God also Cries
4. Immortal
5. Reminiscence
6. Trembling Voice
7. Cold Winter of Fallen Stars
Line Up
Mirco Borghini – vocals
Leonardo Fusi – guitars
Francesco Miatto – drums
Giacomo Occhipinti - bass
 
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