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EXTREMA - E' un fottuto massacro collettivo - La biografia degli Extrema
25/11/2023 (3392 letture)
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Sono passati quasi quarant’anni da quando gli Extrema si sono formati e parlare di loro significa parlare di una delle band italiane più importanti di sempre, una di quelle che ha dato professionalità e credibilità alla scena. Una di quelle che, nonostante tutto, ha tenuto e ha continuato ad andare avanti, tra successi e insuccessi, trionfi e fallimenti, senso di appartenenza e litigi personali. Parlare di loro significa inevitabilmente parlare del rispetto di cui ancora godono e delle polemiche che hanno sempre attirato, nella consapevolezza di essere stati e di essere ancora dei protagonisti di primo piano. In quest’ottica, l’uscita di E’ un fottuto massacro collettivo – La Storia degli Extrema è una lettura importante, che tenta di ricostruire non solo la biografia della band e la sua discografia, ma anche di dare una visione, uno spaccato, di anni importanti per il metal e per quello italiano in particolare.
UNA LUNGA STORIA, DALLE TANTE CURVE Tracciare coerentemente una storia così lunga, ripercorrendola a posteriori, è sempre un’impresa difficile: rendere merito degli eventi, delle persone, cogliere quali siano stati gli snodi fondamentali e quale evoluzione hanno avuto i rapporti personali e quelli musicali e farlo in modo se possibile oggettivo o quanto meno intellettualmente onesto, è un impegno da far tremare i polsi. Specie quando si parla di una band che ha costituito per anni un elemento polarizzatore, nel bene e nel male, tra chi li ha amati e chi li ha derubricati a band mediocre o derivativa. Il compito è stato preso in carico da Massimo Villa, giornalista e scrittore, autore di numerosi libri e saggi che, recentemente, sembra aver scoperto il lavoro di biografo, avendo curato per Tsunami la biografia dei Sadist e per Arcana Edizioni una pubblicazione sui Necrodeath. L’autore inquadra subito il proprio rapporto con la band, che conosce da sempre, che ha visto due volte dal vivo negli anni Novanta e della cui biografia si è interessato per primo, coinvolgendo poi la band, conosciuta a Monza nel 2022, alle prove per un concerto, nella sua formazione attuale. Ma il racconto parte inevitabilmente dai primi anni eroici: la città dell’epoca, i luoghi, a iniziare dai negozi di dischi e dai locali, per passare alle compagnie di metallari dell’epoca e quindi al sottobosco che germogliava, in provincia e ancor di più in città. L’habitat nel quale gli Extrema nascono e iniziano a muovere i primi passi. Si tratta di una delle parti più belle del libro, inutile negarlo, anche e soprattutto perché restituisce una istantanea di un periodo che è impossibile non riconoscere e non rivivere, per chi c’era. Un periodo nel quale dovevi parlare di persona con tutti, andare nei posti, presidiare i rapporti umani continuamente, se volevi crearti un seguito o anche solo un minimo di credibilità. Senza ripercorrere le pagine del libro, è interessante notare come Villa abbia cercato di rappresentare tutto quello che era possibile mettere insieme: non si tratta di una raccolta di episodi o aneddoti, più o meno ordinati in senso cronologico e neanche di un lungo, dettagliato e pesantissimo elenco di eventi. Quella che ci si trova davanti è una vera biografia, espressa in ordine cronologico, arricchita dalle dichiarazioni di praticamente tutti i protagonisti, compresi tour manager, addetti al merchandising e, naturalmente, tutti i musicisti passati dal gruppo. A partire naturalmente dalla prima mitica formazione, composta da Andrea Boria (voce e chitarra), Diego Colombo (chitarra) e Stefano Bullegas (batteria), con i due chitarristi che si alternavano al basso suonando i classici di Iron Maiden e Metallica, finché nel 1985 a loro si unisce un giovane e motivatissimo chitarrista, Tommy Massara. Alle note biografiche si aggiungono poi i commenti sull’intera discografia da studio della band completa di un’approfondita analisi dei testi. Un aspetto questo che aiuta e non poco anche a capire l’evoluzione personale e lirica, dato che di questo si è curato quasi sempre G.L. Perotti, finché è stato nel gruppo. Altro elemento molto curato e di sicuro valore sono le numerosissime foto sparse lungo il testo. Un ottimo espediente utilizzato, pur rinunciando di fatto alla resa a colori, è infatti quello di inserirle direttamente nel corpo della narrazione, pagina dopo pagina (rare quelle senza immagini), dando così un riscontro immediato alle parole. In tal senso, si può anche leggere un leggero quanto interessante contrasto tra le foto quasi sempre gioiose o spensierate e “scazzone” e le parole che narrano i conflitti, le frizioni o anche solo i confronti tra i membri del gruppo durante le registrazioni degli album o nelle varie vicende in tour e fuori. A conferma non solo di quanto le immagini possano essere ingannevoli, ma anche di quanto una lettura data “a posteriori” possa offrire una spiegazione sì più matura e pacata degli eventi, ma quasi sempre filtrata, più che dagli eventi stessi, dalla consapevolezza di cosa è accaduto dopo. Il famoso senno di poi, che forse è altrettanto ingannevole, rivestendo di una patina “color seppia” anche quello che al momento era vissuto con altro spirito prevalente.
IL BELLO, IL BRUTTO E IL “CATTIVO” L’approccio “completista” di Villa viene contemperato da una scrittura piuttosto agile e asciutta, al servizio del racconto, nella quale però, ed è bene dirlo, l’autore sembra sì voler dare spazio alle parole di tutti, ma non trascura mai di confermare il proprio appoggio alla “versione di Massara”. Il che è probabilmente inevitabile, parlando dell’unico membro costante della band e del band leader tosto e accentratore che ha, nel bene e nel male, tenuto il bandolo della matassa finora e probabilmente lo terrà finché ne sarà in grado. Approccio che vale tanto nell’evidenziare i pregi, i dubbi, le decisioni, ma anche le critiche e le autocritiche che il chitarrista offre, senza negare i propri errori, ma lasciando appunto che sia -quasi- sempre lui ad avere l’ultima parola o comunque che sia ben chiaro quale essa sia, di fronte a letture contrastanti. Un limite forse inevitabile, come detto, e che per qualcuno sarà senz’altro peccato minore, che si riverbera anche sull’analisi della discografia del gruppo, nella quale l’autore si affanna a voler in tutti i modi “smontare” le tesi di chi non ha apprezzato i cambiamenti imposti alla musica degli Extrema nel secondo e terzo album o le collaborazioni con gli Articolo 31. Critiche che, unendosi a quelle di chi fin dall’inizio li ha bollati come “derivativi”, se da un lato risultano spesso ingiuste e superficiali, sottovalutando spesso il reale valore della band e dei dischi, da un altro difficilmente possono essere messe a tacere. In particolare, se evidenziano la chiara volontà di stare dietro alle “onde del momento”, fossero esse le influenze dei Pantera o dei Korn, nel tentativo di entrare nel “gioco grande”. Che poi la band abbia dimostrato una bella versatilità nel gestire queste influenze riportandole nel proprio alveo di partenza è senz’altro giusto sottolinearlo, ma l’impressione è che in una biografia, che non sia cioè un’autobiografia, un po’ di “distacco” in più non avrebbe nuociuto. Dove invece è giusto riconoscere gran valore allo scritto è nella rigorosità con la quale il percorso storico/musicale del gruppo e le sue vicende sono narrate. In questo, nulla viene dimenticato, dall’esperienza americana, alla sfumata firma per il colosso EastWest, al fallimento della Contempo. Un doppio passaggio questo che giustamente viene enfatizzato come momento topico della carriera dei quattro, che ha forse fatto la differenza tra il poter sognare a livello internazionale (una cosa inconcepibile per una band italiana dell’epoca) e il rimanere confinati in un Paese nel quale il metal riveste e rivestirà sempre una importanza marginale. Un po’ meno sottolineato, invece, il clamoroso rimbalzo patito quando sarà la Century Media a farsi avanti. Ma andando avanti, ecco quindi l’esperienza con gli Articolo 31, le critiche per lo snaturamento del sound, l’esperienza di Rock TV e i rapporti interni al gruppo che piano piano si deteriorano, col ridimensionamento della band e il rifiuto di abbandonare definitivamente le proprie radici thrash/groove/hardcore che diventa motivo dell’abbandono di Cris Dalla Pellegrina e la tensione continua e crescente nel gruppo, col sempre più problematico rapporto con G.L.. Da lì all’uscita prima di Mattia Bigi e poi di Paolo Crimi, fino allo sfinimento del rapporto che diventa crisi vera dopo il famigerato e ben noto tour con i Death Angel. I numerosi tentativi di trovare un sostituto per il frontman e, infine, la rottura insanabile, quella che ci consegna la formazione attuale e l’ultimo album da studio, Headbanging Forever, che ha avuto la sfortuna di uscire poco prima dell’esplosione della pandemia, ritrovandosi così senza promozione.
A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE Nel mezzo, tanti concerti, tanti KM di strada e la sensazione che, pur essendo stati una band apripista per quasi tutto il movimento italiano, avendo contribuito grazie al proprio innegabile valore di musicisti e grandiosi animali da palco a creare una credibilità vera per le band nostrane e pur considerando l’affetto che ancora oggi avvolge gli Extrema, per loro forse più che per altri, valga il sempre troppo veritiero detto “nemo propheta in patria”. E’ l’incredibile e schizofrenico atteggiamento nazionale, per il quale le band vengono quasi sempre esaltate oltre i propri meriti dalla critica e osteggiate quando non direttamente boicottate dal pubblico, in particolare -e Dio ne guardi- se per caso ottengono successo e riscontro. Nel caso degli Extrema, le critiche difficilmente possono mancare il bersaglio, essendo davvero bello grosso quello che il gruppo lombardo si è disegnato addosso, eppure risulta anche difficile, ascoltando la musica e i dischi, non riconoscere che il gruppo ha sempre avuto talento e qualità sopra la media, in ogni suo componente. Caratteristiche queste che nulla tolgono a quanto detto in merito all’attitudine e agli ondeggiamenti stilistici, ma che potrebbero almeno riconoscere loro quello che è innegabile: il valore strumentale e compositivo. Chiudendo, E’ un fottuto massacro collettivo – La Storia degli Extrema è un libro interessante e composito, che si legge davvero bene e rende una immagine approfondita di una lunga e travagliata carriera, quella di una delle band più significative mai comparse in Italia e una di quelle che avrebbe probabilmente meritato di uscire pienamente dai confini nazionali, non fosse altro che per la grande resa dal vivo. Al di là di alcuni rilievi, che chiunque leggesse il libro potrà valutare più o meno positivamente o negativamente, vale il prezzo di copertina e chissà che non aiuti ai tanti che hanno sentito parlare di loro più di quanto abbiano effettivamente ascoltato i loro dischi, a farsi un’idea della band e a riscoprire anche album controversi, ma non per questo brutti, che forse non sono poi così malvagi come sono stati dipinti.
::: ::: ::: RIFERIMENTI ::: ::: ::: AUTORE: Massimo Villa TITOLO: E’ un fottuto massacro collettivo! – La Storia degli Extrema EDIZIONE ORIGINALE: Tsunami Edizioni, 2023 COLLANA: Gli Uragani 58 COPERTINA: Flessibile PAGINE: 333 ISBN: 978-88-94859-77-5 PREZZO: € 24
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Legal, nel rock. Non nel cantautorato e nella musica leggera o Napoletana che è il nostro pane. Eh.. |
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@SkullBeneathTheSkin non è un problema di scena o di genere di riferimento secondo me. Infatti hai citato i Lacuna Coil che sono unici in italia a fare quello che fanno e all\'estero vanno molto bene. Sì, ce l\'hanno decisamente fatta visto che fanno i musicisti di professione e fanno tour mondiali regolarmente. Il problema è che per farcela devi avere una proposta che sia adatta a un pubblico internazionale, perchè quello italiano è un pubblico metal irrilevante dal punto di vista del mercato discografico. I LC sono oggettivamente internazionali mentre band come EXTREMA e già citati NECRODEATH decisamente no. Non lo dico io, ma il resto del mondo che li ignora da oltre 35 anni. Saranno anche bravi dal vivo, nessuno può negarlo, ma non sono competitivi a livello globale. Cosa gli manca per esserlo? Sono troppo derivativi, forse un po\' provincialotti e ingenui nelle scelte artistiche, forse puzzano di vecchio e all\'estero questo lo percepiscono subito. Non sono freschi, sono fuori tempo massimo. Boh. Chiedilo a qualche amico metallaro straniero se li conosce. I miei amici conoscono solo Lacuna Coil, Fleshgod Apocalypse e, solo di nome, DeathSS di band italiane.Fine. |
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Non ce l\'ha fatta nessuno? Siamo pieni di cantautori straconosciuti all\'estero. Semmai sono cambiati i tempi. |
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Non è tanto farcela, ma rimanerci. Hai voglia a pompare se non funzioni, duri un anno poi sparisci. Non mi sembra che siano spariti ancora. Poi sui discorsi del gossip, ma in UK e USA campano di gossip all\'ennesima potenza. Ma che pensate che la cultura musicale sia superiore? A Los Angeles il sabato sera è tutto entertainment! tanto per dirne uno. |
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Con la promozione dei Maneskin c\'è la farebbe chiunque? Chissa perché però non c\'è l\'ha mai fatta nessuno in 60 anni di storia della musica italiana. La verità è che i Maneskin sono un caso. La band giusta al posto giusto. Un successo inaspettato sia per loro che per l\'etichetta. La promozione è iniziata dopo ben due premi. Sanremo ed Eurovision. |
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Questo è vero... Ma devo dire che nel music business è cosa purtroppo abbastanza diffusa nel momento che hai successo... Ancora più in paesi come il nostro dove una grande storia e tradizione musicale, fatta anche di innovazione e sperimentazione, si si inserisce in un contesto di cultura musicale diffusa molto scarsa. |
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@Dave no, le spinte dei media e di tutto il circo attorno a loro, che con la musica c\'entra ben poco. Che abbiano qualità non l\'ho messo in dubbio, fatto sta che ce ne sono migliaia con qualità uguali o superiori che non hanno le stesse spinte.
Sui Maneskin basta far notare che negli articoli e servizi su di loro non si parla praticamente MAI di musica. |
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Io cmq ho un mio principio.Preferisco continuare a suonare nel sottobosco ciò che sento io,piuttosto che \"farcela\" ma finire per produrre roba che mi detta il mercato o chi mi finanzia. Dipende dal fine perseguito.Io non sarei tagliato per il music biz,per me la musica è autoterapia. |
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Le spinte dei Maneskin sarebbero quelle di Lucio Fabbri ad esempio? Se ti spinge uno come lui significa che della qualità e del potenziale c\'è... |
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Giusto Legaliz,giusto... |
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@Skull con le spinte e la promozione dei Maneskin ce la farebbe chiunque. |
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Contorto, ma chiaro, no?!  |
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I motivi sono tanti, uno può forse essere il non avere una scena di riferimento. Ne altre band valide intorno ad identificare un genere / una scena (bay area, seattle, goteborg, ecc) e nemmeno una tradizione storica di grandi band rock/metal a cui rifarsi... che avrebbe anche senso visto che in ambito metal non ce l\'ha mai fatta veramente nessuno o quasi.
Tra l\'altro, il \"quasi\" che ho in testa adesso sono i Lacuna Coil... che ce l\'hanno fatta almeno un po\' all\'estero e non saprei cosa abbiano di speciale, ma sono certo che li conoscano molte meno persone che non i Maneskin, per esempio. |
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@Uno, non potrei essere più d\'accordo. E come loro centinaia di altre realtà. |
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Mi fischiano le orecchie, ma che è? Cos\'è quel commento al #26?  |
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@Elluis il METALLARO MEDIO è quello dei luoghi comuni, delle toppe dul giubbino, delle corna al cielo con chiunque, quello che qundo sente un tupa-tupa veloce dice che \"questi spaccano!\" e fa headbanging. Non ho detto che sei TU. Ho detto che gli EXTREMA accontentano il metallaro medio che ha poche pretese, che si gasa col tupa-tupa. E infatti dal vivo spaccano per l\'energia, ma non basta perchè su disco si sente che sono molto elementari e derivativi, non per \"palati raffinati\", passami il termine. Massara si è fatto li culo, hanno avuto grandi occasioni e vetrine importanti in questi 35 anni, ma all\'estero non li conosce praticamente nessuno. Questo è un dato di fatto, è il pubblico che decide. E il pubblico ha deciso che saranno per sempre una band di local heroes, come i NECRODEATH, di vecchi amici che vai a vedere 100 volte quando vengono dalle tue parti. Ma in realtà sappiamo tutti che è una band che non ce l\'ha fatta. E lo sanno anche loro. |
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Mah, Io ho 46 Anni e non mi ricordo nessuna Caccia al Metallaro.. Le reputo Seghe mentali da Beghe di giardino.. Si ride per non piangere perché.. |
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No ma infatti Galilee non era certo per i tuoi commenti, resta il fatto che ho letto su questo sito, ed anche su altri se per questo, andare contro il metal o il cosiddetto metallaro, la cosa mi sembra priva di senso perché poi ci si lamenta se in Italia siamo considerati una musica di serie c se non peggio. Tutto lì. Tirarci la zappa addosso questo poi no. Ripeto ascolto diversi generi, ma il merito di questo è il metal che in tempi remoti mi ha aperto un mondo diverso dal conformismo e di questo sono grato. |
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L\' intolleranza sta nel fatto di considerare coglione o idiota o peggio, qualcuno, solo perché ha gusti diversi. Non ho detto che qua ci sia questo atteggiamento. Anzi sono qui dopo dopo molti lustri perché mi trovo bene con la maggior parte degli utenti
Ho solo risposto a Fabio che mi ha chiesto un perché su un presunto atteggiameneto che lui ha riscontrato nel sito. Il politically correct a parer mio, in questo discorso non c\'entra nulla, ma se vi fa comodo pensarlo, va bene così. |
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Per tornare in topic, gli extrema su disco non mi hanno sempre convinto, dal vivo si |
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Penso sia una delle facce di questo insopportabile politically correct. Cosa che nel metal ma anche nel rap delle origini non ci dovrebbe entrare |
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Ammetto che le \"lotte\" tra paninari e metallari erano infantili, ma divertenti. Con lo stesso spirito sono \"intollerante\" verso rap e affini con autotune annessi. Gli odio in maniera goliardica e per gioco, anche perchè quello stile non mi si addice proprio, come spesso sfotto tanti sotto generi prodotti dal metal, tipo nell\'epic e nel power ce ne sono a bizzeffe. Poi coloro che credono davvero alla dottrina stile manowar, da ricovero! |
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Io di estremismi di intolleranza qui non ne ho ancora letti, eppoi l\'intolleranza dove stà?In chi mal sopporta qualcosa o in chi non sopporta quelli che criticano? Eppoi basta con questa caccia alle streghe per cui ogni cosa è intolleranza se diverge da un pensiero antagonista. Ci siamo dentro tutti allora. |
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Parlo di estremismi di intolleranza. Non di musica. Li van più che bene.  |
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Mah,non so cosa intende Galilee per estremismo,parola grossa e qualificante, ma penso che chiunque se non crea danno agli altri possa avere tutti gli \"estremismi\" che vuole,saran pure fatti suoi.Per me è estremismo anche passare dal rap al brutal grind.non ritengo che la mancanza di promiscuità uditiva sia motivo di biasimo. |
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Ma io non ce l\'ho con i metallari. Ho mille amici che ascoltano metal o anche metal. Però diciamo che i metallari che si sentono d\'elite in stile white power non li reggo. E da lì nasce l\'avversione. Il fatto è che nella realtà la maggior parte dei metallari ha vedute molto ampie ed è molto tollerante, almeno oggi. . Quindi gli estremismi mi irritano ancor di più. |
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Non è questione Galilee di averlo più lungo dai....e che una volta c\'era appartenenza oggi molto meno e a me l\'andazzo non piace, anche perché il metal qui da noi, al contrario del rap, è sempre stato messo all\'angolo. Poi guarda che sono uno di ampie vedute anch\'io, visto che spazio dall\'aor al death, dal rock classico anni 70, al blues, al jazz. Ma il rap proprio non mi piace. Non credo che esista uno a cui piace tutto. Però ripeto avercela coi metallari su un sito metal per me è quantomeno strano |
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E soprattutto ci sono artisti di qualità e spessore in ogni genere musicale. |
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Han stancato anche i soliti discorsi sul fatto che il metallaro ce l\'ha più lungo. La musica è arte e passione, non uno schieramento politico. |
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Galilee al post 20 mi riferivo agli utenti non ai musicisti. Sono anni che saltuariamente lascio commenti a questa webzine, ed ho notato che alcuni utenti, e non tanto sotto questo pezzo, prendono di mira i metallari come se esserlo fosse una vergogna. Francamente ha stancato. Poi il rap a me non piace ma questo è un altro discorso |
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Son 30 anni che esistono progetti musicali tra metallari e rapper... |
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La Nemesi di Ice-T che poi è andato a fare il Poliziotto in Law and Order.. |
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Basti pensare ad Ice-T coi suoi Body Count anche... Gruppo che mi piace moltissimo. |
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Perché meglio? Il rap è un genere più che dignitoso e di protesta nato un pò come il metal, ma figlio di una cultura diversa. Non per altro il rock e il metal a braccetto col rap li abbiamo visti spesso. E assieme hanno creato anche centinaia di progetti musicali davvero interessanti. Gli Anthrax e I Public Enemy riempivano gli stadi nei primi 90. Non dimentichiamocelo. |
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Ma poi chi sarebbe questo fantomatico metallaro medio? meglio lui di un rapper di prima fascia comunque |
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@Uno, senza polemica, ma le cose sono un pò diverse da come le hai esposte, sono diciamo un pò più complesse. Non entro nello specifico in questo contesto perchè non è il caso, ma la carriera degli Extrema non dipende, e di certo non è mai dipesa dalle conoscenze con certi personaggi, ma dal culo che si è sempre fatto Tommy Massara nel promuoverli, e questo vale sia per i successi sia per i fallimenti. Non conoscendomi, nel commento 13 mi etichetti come \"metallaro medio\", cosa che non sono nemmeno lontanamente, un pò per questioni anagrafiche, un pò perchè non ascolto solo questo genere, ma oggettivamente parlando, la band di Massara è innegabile che dal vivo sia una delle band migliori nel panorama italiano, poi possono piacerti o non piacerti, quello è un altro discorso, io parlo della genuinità di un loro live show. |
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Non posso che darti ragione,niente da dire.Il mio era un discorso generale che vale anche per noi comuni mortali,non riguarda nello specifico questa band. |
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@Spirit of the forest ...Effettivamente nascere a Milano (dove sono ubicate TUTTE le principali etichette discografiche e arrivano tutti i big a suonare) e non a Catanzaro e avere come amico Gianluca Galliani (figlio di Adriano) che compra una TV rock e ti chiede di entrare in società con lui, è una gran botta di c..o! |
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..eppoi sì,il fattore Lato B è quasi determinante, molto,troppo spesso,come in ogni cosa in questa vita. |
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Vero.Culturalmente metal e rock in Italia sono sempre stati generi marginali se non schifati dalla massa.E poi se il top del rock qui è considerato il duo Vasco Ligabue aggiungere altro è superfluo. |
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Nel music business come in molti altri ambiti avere successo è un mix di talento, carisma, sapersi vendere, essere bel posto giusto al momento giusto, avere le occasioni giuste e quindi un definitiva un mix di qualità, personalità, bravura e culo. Però concordo che il nostro paese, come altri indubbiamente, non è certo tra quelli in cui il metal va per la maggiore (e non lo è mai stato), e questo ovviamente diminuisce drasticamente le suddette occasioni giuste. Poi sul fatto che ci sia una sorta di "esterofilia" in ambito metal (e non solo ) è vero, ma è anche vero che da noi non c'è nel giro metal la percezione di cosa significhi successo, perché effettivamente manca il pubblico di massa, e quindi un piccolo seguito ci sembra un grande successo. |
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@Elluis Nel dicembre 2001, insieme con altri tre musicisti (Max Brigante, Tommy Massara degli Extrema, Mario Riso dei Movida), Gianluca Galliani fonda Seven Music Entertainment e insieme creano ROCK TV. Tommy Massara, in quanto comproprietario di ROCK TV e della suddetta agenzia di eventi, ha avuto tutti i mezzi per promuovere la sua band. Infatti gli EXTREMA erano in apertura a tutti i più importanti concerti e festival metal in Italia. Ma evidentemente per sfondare all'estero serve ben altro che questo. E alla lunga anche in Italia sono tornati ai piccoli club e sagre di paese. Che dal vivo "spacchino di brutto" è un requisito non sufficiente per essere una grande band. Poi capisco che al metallaro medio italiano basti un riffone di chitarra e veder saltare sul palco dei tizi lungocriniti che mostrano le corna con le dita per gasarsi. Chi si accontenta gode! Ma la storia non si fa con i "se", bensì con i fatti. E i fatti dicono che gli EXTREMA non sono riusciti a sfondare in 35 anni nonostante dei mezzi che nessun altro ha mai avuto in italia. |
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Su questo sono d'accordissimo. |
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....è un fatto sociologico e quindi di investimenti. Non siamo mai stati il paese del metal. L'etnia qui gioca un ruolo importante. Qui il metal non gira nell'aria... |
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Esistono band italiane molto meno famose degli Extrema in Italia, che però all'estero hanno un buon seguito, oggi come oggi. Però, più che altro ci sarebbe da chiedersi come mai plotoni di band mediocri straniere hanno un successo internazionale, mentre moltee ottime band nostrane claudicano anche nel nostro paese. Ed è sempre stato così. Degli Extrema ho solo il primo bellissimo album in vinile, e personalmente non li ho mai considerati così derivativi. In un mondo di metallo dove si sputa su qualsiasi big anche se sforna un bel disco e si incensano gli Xentrix, per citare la prima band ad hoc che mi viene in mente, come simbolo di grande entità e i cloni dei cloni dei cloni , affermare che gli Extrema non avessero un minimo di personalita(quando oltretutto le sfumature funky si sentono eccome già nel 93) è decisamente grottesco. |
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Avranno fatto solo due grandiosi, ma che dico straordinari album, ma all'epoca erano grandiosi, li avrò visti una decina di volte, alcuni concerti indimenticabili!!
E poi Modern times è una delle canzoni thrash migliori di sempre, con quello stacco spezza collo che cambia il ritmo, scatenando l'inferno!!! E Perotti che urla: "siete pronti ad un massacro collettivo?" 🤩 |
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@Uno "...dispongono di una TV"?? Ma che stai a dì?? Haha! Inoltre non sono d'accordo sul fatto che non reggono il confronto con le band internazionali, dal vivo spaccano di brutto e non hanno da invidiare niente a nessuno, purtroppo hanno avuto alcuni episodi sfortunati, tra cui avere al microfono una testa matta con GL Perotti, artefice di alcuni show imbarazzanti o addirittura saltati, e unico colpevole dell'espulsione degli Extrema dal tour europeo con Death Angel e Dew-Scented, con cui avrebbero potuto (forse) prendere una strada diversa. |
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La maggior parte dei gruppi a livello mondiale vive nella stessa loro dimensione. |
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Non si sanno promuovere, non curano la comunicazione, sono professionali solo dal punto di vista della mera esecuzione sul palco o su disco. E come loro migliaia di bands qualitativamente eccelse. (Domine, Dark Lunacy, Novembre)
Ma il music business non è solo questo. |
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Vorrei invitare alla riflessione sulla frase "avrebbe probabilmente meritato di uscire pienamente dai confini nazionali" facendo una semplice domada: perchè una band in oltre 30 anni di carriera non è riuscita a interessare il pubblico straniero pur disponendo addirittura di una TV a tema rock e avendo le conoscenze e gli agganci che hanno permesso loro di suonare in apertura ai più grandi gruppi della scena metal mondiale e quindi una grandissima visibilità?? Non credete che abbiano avuto le loro occasioni per riuscire a entrare nel "giro grosso" più di qualsiasi altra band italiana prima e dopo di loro? Insomma, le hanno provate veramente tutte, ma sono sempre rimasti relegati qui, non riuscendo mai ad essere una band internazionale. Sono come i NECRODEATH, dei LOCAL HEROES conosciutissimi in patria che tutti abbiamo visto almeno una volta dal vivo, anche in contesti piccoli, come sagre e motoraduni, ma che non potranno mai reggere il confronto con le grandi band internazonali. Sono bravissimi dal vivo, sanno fare il loro mestiere anche in studio, ma sembra sempre che gli manchi qualcosa, qualcosa di imprescindibile, a quanto pare. Cosa gli manca? (E per favore non dite le conoscenze che gli EXTREMA ne hanno più di chiunque altro!!) |
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4
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Visti una serata sotto nome taste of juice. Io sempre spaccato ai loro concerti |
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Anch\'io ho cominciato a seguire la band da We Fuckin Care, visti molte volte dal vivo tra cui la mitica esibizione come spalla degli Slayer in sostituzione dei Malice nell\'87. Un pezzo di storia |
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2
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pienamente d\'accordo con la recensione. sono alle ultime pagine del libro. Band che seguo e apprezzo dal loro we fuckin care visti live diverse volte a Napoli ( dal csoa Tien\'a\'ment al paradise di Pozzuoli ecc.) e che ancora ascolto con piacere.
Horns up per loro. |
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1
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Bisogna dire che all\'epoca sono stati una band di gran importanza.Li ho scoperti con una cassettina compilation allegata ad una rivista dove c\'era Money Talks e da lì ho preso il precedente Tension At The Seams...che dire,sono stati la risposta italiana ai Pantera...ottima band. |
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