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Prong - Ruining Lives
( 5162 letture )
Un grande disco da una grandissima band. I Prong sono a tutti gli effetti una delle formazioni più seminali e importanti degli ultimi trent’anni, anche se a quanto pare non in molti se ne sono accorti o forse fin troppi se ne sono dimenticati. Formato nel 1986 e autore di un EP (Primitive Origins, 1987) e di un album (Force Fed, 1988) autoprodotti, prima di sbarcare in casa Epic Records e rilasciare tramite major quattro dei più importanti album della decade dei novanta, il gruppo di Tommy Victor ha indubbiamente molti meriti da riconoscersi. L’iniziale hardcore/thrash infatti conobbe via via una radicale evoluzione a partire da Beg to Differ (1990), primo album sotto major, che portò il gruppo ad inglobare influenze sempre più avanzate, in particolare di matrice industrial e post metal che ne faranno presto uno tra i più grandi innovatori, fino al 1996, anno di uscita di Rude Awakening e del primo split, successivo alla perdita del contratto con la Epic. Il ritorno nel 2002 con il solo Tommy Victor, leader vero del gruppo da sempre, ha significato un progressivo ritrovare se stessi e riposizionarsi nella scena (anche se loro per primi faticano a considerarsi una metal band), ottenendo infine anche il riconoscimento ad album storici come Prove You Wrong e Cleansing, che hanno aperto nuove strade agli sperimentatori della musica dura. Il precedente Carved In Stone aveva scosso la scena, con un ritorno davvero ottimo e molto al di sopra delle quotazioni che attualmente si riconoscono ai Prong, al solito molto sottovalutati rispetto al loro reale valore. Fatto sta che Ruining Lives era chiamato a ribadire e se possibile rialzare ancora la credibilità di un gruppo che finora ha sbagliato davvero poco.

Definire la musica dei Prong non è mai stato agevole, perché di fatto non appartiene ad un genere preciso e questo forse è anche il motivo che la rende grande e al contempo ne impedisce la consacrazione definitiva. Uno splendido isolamento artistico che ne è la cifra stilistica e al tempo stesso il limite imposto da un mercato e da un pubblico che sanno ragionare solo per categorie, prescindendo dalla musica e dal suo reale valore. Le influenze thrash sono infatti primarie nel sound della band e in particolare questo nuovo album risulta davvero duro e piuttosto veloce, con un lavoro di chitarra arcigno e potente che alterna sfuriate in uptempo a pesantissimi riff oscuri e devianti. Si direbbe che Victor e soci abbiano inteso puntare molto sull’impatto ritmico dei brani, aumentando la velocità media fino ai limite del thrash tout court. Su questa base, però, si intersecano le innumerevoli influenze della band che vanno dall’alternative, all’industrial, al post punk. Il tutto frullato con la vena melodica del cantato dello stesso Victor, pulito e piuttosto orientato su linee ben definite, che si stampano immediatamente in testa grazie a refrain ottimamente congeniati di stampo alternative metal. Un coacervo ibrido davvero particolare, che ci regala undici brani (dodici, se si conta anche la bonus track Retreat presente nell’edizione in digipack e in quella in vinile) assolutamente memorabili, compatti, senza alcun cedimento, al tempo stesso melodici e potenti incazzati e sperimentali, con una capacità davvero rara di “acchiappare” immediatamente l’ascoltatore, senza rinunciare però a soluzioni di arrangiamento inusuali che emergono via via che l’ascolto procede e si ripete. Il disco risulta così molto piacevole e tutto sommato facile da penetrare, ma si presta ad ascolti ripetuti proprio per l’enorme ricchezza e varietà dei brani, rivelando continue sfumature e numerosi ottimi assoli, incastrati ad arte nel tessuto delle canzoni. Già l’opener Turnover regala grandi emozioni, con una ritmica assolutamente vicina al thrash più riff oriented, sulla quale si staglia una linea melodica alternative da presa immediata, che trasforma il brano donandogli un feeling molto particolare. La seguente The Barriers, invece, è thrash tout court, con un sonoro martellamento di Rodriguez (X-Static come il compagno di sezione ritmica) e gli assoli di Victor che si innestano su un riffing nervoso e disturbante, il quale emerge liquamoso con un retrogusto industrial comunque latente. Influenze che invece si palesano in maniera chiara in Windows Shut, nella quale si notano le soluzioni industrial di Rude Awakening mischiate però all’approccio thrash che costituisce la cifra stilistica portante di tutto il disco, grazie ad un riff portante pesante come un macigno doppiato dall’ottimo Rodriguez. Ritmiche industrial/thrash che ritroviamo anche in Remove, Separate Self, che potrebbe ricordare anche i Therapy? in particolare per la linea melodica di derivazione punk. Più spedita e apocalittica la titletrack, con un riff d’apertura da antologia del metal e anch’essa più vicina al thrash vero e proprio, grazie anche al classico assolo ululante old school di Victor. Inutile proseguire con una lunga lista di canzoni, dato che gli elementi di base si rincorrono lungo tutto l’album, alternandosi e fondendosi via via in coloriture diverse, se non per citare The Book of Change, furioso e devastante proiettile hardcore sparato a tutta velocità, con un break centrale da svitare il collo del più incallito headbanger. Ciò che preme sottolineare piuttosto è quindi l’uniforme qualità delle canzoni le quali, ciascuna con la propria identità, confermano la qualità assoluta di questo Ruining Lives e la grandezza di un gruppo che non cessa di stupire.

Il disco si caratterizza quindi per sonorità veloci e dure, affini al thrash dei primordi, al quale si aggiungono le influenze che hanno reso i Prong una delle band più particolari e uniche del panorama, impedendo di fatto di fare paragoni e parallelismi con altri gruppi. La qualità superiore del songwriting di Victor non teme usura del tempo e confronti con il passato, facendo di Ruining Lives uno dei dischi in assoluto più completi e riusciti dei Prong, senza il minimo bisogno di ripetersi e senza rinunciare a spostare la barra ancora ostinatamente in avanti. L’album è anche uno dei più pesanti e vicini al metal tra quelli rilasciati dal gruppo, il che dovrebbe permettere anche a chi solitamente non apprezza le sonorità alternative di addentrarsi con piacere in queste undici tracce, nelle quali a livello di aggressione sonora non si lesina niente, favorendo casomai nelle linee del cantato un maggior approdo alla melodia che ben contrasta con la durezza e la devianza della musica. Il lavoro è compatto, regge benissimo fino alla fine e conferma che per i Prong il momento di cedere il passo non sembra dover venire mai. Se questo basterà a far splendere la stella di questa grandissima band non è dato sapere, la parola spetta solo al pubblico. Certo è che nel mare delle uscite odierne si dovrebbe avere come priorità quella di privilegiare la qualità assoluta e la superiorità di ispirazione, invece di rincorrere l’ennesimo clone. I Prong sono una band unica, di spessore assoluto, autrice di un gran disco, ispirato, cattivo, potente, trasversale, che lascia indietro migliaia di band. Se non vi basta, non c’è altro che possa convincervi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
76.81 su 11 voti [ VOTA]
marduk
Mercoledì 18 Giugno 2014, 12.28.03
5
disco meraviglioso
jeffwaters
Venerdì 2 Maggio 2014, 9.20.40
4
Veramente sorpreso in positivo...grandi Prong
freedom
Mercoledì 30 Aprile 2014, 19.54.58
3
Troppo troppo bello.
A VULGAR DISPLAY OF FUCKER
Lunedì 28 Aprile 2014, 18.19.52
2
Una delle migliori release di questo inizio anno.
Alessandro DON ZAUKER Bevivino
Lunedì 28 Aprile 2014, 13.25.09
1
PRONG = GRANDE MUSICA.
INFORMAZIONI
2014
SPV/Steamhammer
Alternative Thrash
Tracklist
1. Turnover
2. The Barriers
3. Windows Shut
4. Remove, Separate Self
5. Ruining Lives
6. Absence of Light
7. The Book of Change
8. Self Will Run Riot
9. Come to Realize
10. Chamber of Thought
11. Limitations and Validations
Line Up
Tommy Victor (Voce, Chitarra)
Tony Campos (Basso)
Alexei Rodriguez (Batteria)
 
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