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Prong - State of Emergency
08/11/2023
( 1984 letture )
Tra visioni distopiche e fine del mondo. Tommy Victor non ha mai visto di buon occhio la presunta evoluzione del sistema, e la copertina Orwell-iana del novello State of Emergency ne è l’ennesima prova. Fumi tossici, città in rivolta, A.I. impazzite e neuro-degeneri sono alla base delle nuove composizioni dei Prong mark 2023, ancora una volta rinnovati nella forma ma non nella sostanza. Possiamo tirare un sospiro di sollievo? Certo che sì, perché senza trambusto ma con un’incredibile forza d’urto (e animo), lo storico power-trio rientra in semi-sordina dopo le sfavillanti accelerazioni di Ruining Lives (2014) , X – No Absolutes (2016) e Zero Days (2017) : tripletta indimenticabile che ha ridato vita e smalto ai pionieri di New York.

In State of Emergency si ribalta tutto e niente, si omaggia la Grande Mela, il metal tutto e le radici hardcore. C’è puzza di fogna e zolfo, allarmismo, spazi angusti e una manciata di canzoni che, per la maggior parte, ci faranno godere ancora una volta. Niente track-by-track questa volta, ma un’analisi dettagliata di quello che sono i Prong oggi, a discapito delle mille formazioni differenti, dei momenti difficili e dei cambi di trend. In barba a tutto, come sempre, il buon T-Victor si rimbocca le maniche e prepara il come-back come si deve. Si riprende un po’ del suo bagaglio storico, la produzione recente e le composizioni ora aggressive ora drammatiche. Con una scaletta non perfetta ma perfezionabile, lo Stato d’Emergenza dichiarato si fa strada tra scudi in plexiglass e manganelli elettrificati che sembrano provenire da ‘Demolition Man’. In un futuro ormai prossimo con la società al collasso, la discesa verso la non-esistenza è inevitabile, e così i Prong colgono la palla al balzo e ci investono con la consueta dose di rabbia velenosa, groove martellante e atmosfere fredde e distanti.

Accennavamo a una scaletta imperfetta, ma la partenza è da 8 in pagella grazie a una manciata di iper-canzoni che hanno il potere di smuovere ossa e resuscitare i morti. Forse avremmo gradito un po’ di velocità in più durante gli undici brani: ulteriori scorribande thrash non avrebbero fatto altro che aumentare il potenziale dinamitardo dell’album, ma i piani di Tommy Victor questa volta sono differenti e votati all’amalgama in sentore di ‘Best Of’ per un riquadro storico molto accurato. Si pennellano effetti digitali con il metallo moderno di Non-Existence, si poga senza sosta durante il power-groove di State of Emergency, ci si imbatte nel dejà vu con Disconnected, dal refrain contagioso che ci riporta alle atmosfere noir-atomiche di Rude Awakening. L’album parte in quinta con il thrash fenomenale di The Descent (brano migliore del lotto), grazie alla ficcante serie di riff e assoli e alla buonissima prestazione di Griffin McCarthy, valore aggiunto nei brani più aggressivi. Il talento di Marc Rizzo fa capolino spianando la strada con la sua sei corde infuocata, mentre la title-track smorza velocità in favore di un groove metal assassino, dove Tommy vomita odio e dirige la gang verso territori noti ma gustosi. Ancora un bell’assolo grazia la struttura del brano, lasciandoci un retrogusto squisitamente iconico.
Come detto, il primo tempo di questa nuova pellicola sci-fi si comporta egregiamente, sciorinando brani azzeccati e scritti alla perfezione, corroborati dall’incredibile duo in cabina di regia: Steve Evetts e Arthur Rizk (Soulfly ; Eternal Champion) donano sound e profondità all’opera, avvicinandosi e forse migliorando la resa del già ottimo Zero Days, bilanciando a dovere pulizia sonora e aspetto umano. Il singolo apripista Breaking Point , ascoltato in anteprima mesi fa riesce a bissare le atmosfere dell’EP Age of Defiance (2019) , unendo con innata naturalezza l’aspetto industriale all’ossatura thrash dei Prong. Riff muscolosi, refrain cantabili, una solista tagliente e portentosi rallentamenti spacca-clavicola per un biglietto da visita con i fiocchi. Ma se tutta la prima parte dell’emergi-faccenda luccica e scintilla nonostante le polveri della decadenza, non possiamo certo dire la stessa cosa della tre-quarti, dove alcune scelte sequenziali non convincono e due-tre brani non decollano. Poco male, dopo mille anni in sella al demone di metallo si perdona tutto e il risultato finale non è troppo inficiato da Obeisance, Who Told Me e Compliant che non stupiscono e fanno calare tensione e ritmo dell’opera pur mostrando una vena lirica notevole. Gli sbadigli sono ampiamente dematerializzati al cospetto del finale (tra i migliori sentiti di recente), grazie soprattutto alla spedita Back (NYC) , dannatamente HC e godereccia nonché votata al pogo, con uno sguardo rivolto a fine anni ’80 e all’aggressione semplice e diretta di Force Fed. L’inaspettata ma sensazionale cover di Working Man dei Rush chiude il discorso con brio e grida entusiaste. Corposa ed heavy ma fedele all’originale, la rielaborazione risulta non solo efficace ma anche perfetta per chiudere il lavoro con una vena retro-nostalgica e un bridge leggermente rielaborato, che esalta le capacità tecniche della band.

State of Emergency inizia e finisce con gusto, verve e clamore metallico. Brilla e a tratti si nasconde. Piccoli errori che si perdonano al grandissimo e sottovalutato cuore metallico di Tommy Victor, chitarrista e compositore da sempre sottovalutato. I Prong sono di nuovo pronti a sferrare pugni e frecce anti-establishment con la loro (in)sana porzione di musica pesante forgiata nell’esperienza secolare. E noi, come ovvio che sia, non ci facciamo trovare impreparati!

Lo stato di emergenza è ufficialmente in atto.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
78.75 su 4 voti [ VOTA]
Luke
Domenica 19 Novembre 2023, 22.17.52
5
Ottimo disco e recensione centrata....
LAMBRUSCORE
Venerdì 10 Novembre 2023, 7.31.24
4
Li avevo conosciuti grazie -si fa per dire- a Videomusic, quell\'anno lì. In vacanza in Spagna erano considerati già rockstar, potere dei media, credo. Mai piaciuti troppo, anche se devo ammettere che hanno uno stile tutto loro.
Vittorio
Giovedì 9 Novembre 2023, 17.45.32
3
Inizio col botto davvero, poi resta un buon album. Convincente.
Epic
Giovedì 9 Novembre 2023, 10.21.44
2
Non mi ha fatto impazzire, me lo avevano descritto tutti come un album fenomenale, invece l\'ho trovato solo buono. Ha diversi cali. Confermo il voto della recensione
Ivan75
Mercoledì 8 Novembre 2023, 20.22.19
1
Il disco apre in modo spettacolare. Particolare menzione alla title track, nella quale, su un bel groove si innestano delle linee vocali che ricordano la decadenza dei warrior soul dei tempi buoni. Alcuni pezzi sono meno riusciti, ma nel complesso l\'album è di valore. Per me 80.
INFORMAZIONI
2023
Steamhammer
Alternative Thrash
Tracklist
1. The Descent
2. State of Emergency
3. Breaking Point
4. Non-Existence
5. Light Turns Black
6. Who Told Me
7. Obeisance
8. Disconnected
9. Compliant
10. Back (NYC)
11. Working Man (Rush cover)
Line Up
Tommy Victor (Voce, Chitarra)
Jason Christopher (Basso)
Griffin McCarthy (Batteria)

Musicisti Ospiti:

Steve Zing (Voce)
Marc Rizzo (Chitarra)
 
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