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17/11/26
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Prong - Power of the Damager
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10/07/2021
( 1396 letture )
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2007: nuovo contratto con la 13th Planet Records (tempio di zio Al Jourgensen) e così tornano in pista i mai troppo lodati Prong , vero contenitore di bontà metalliche capitanato dall’istrionico Tommy Victor. Dopo il fallimentare rientro sulle scene con lo scialbo Scorpio Rising (2003), la band si ricompatta e Tommy richiama con sé il bravo multi-strumentista Monte Pittman (Ministry) al basso, cori e chitarre e Aaron Rossi (ex- Naked Death) dietro le pelli. Power-trio che funziona a meraviglia sul novello Power of the Damager che, diciamolo, fa fede al titolo spazzando via ogni cosa, dubbi e incertezze.
L’album suona senza indugio, perfettamente oleato e Prong al 100%. Eppure si sente una rivalsa, una voglia innata di spingere sull’acceleratore. Da qui in poi la band continuerà sempre in discesa, con una serie di album altisonanti e variopinti, concisi e diretti, super-heavy e goderecci, uno più bello dell’altro e -talvolta- anche meglio dei grandi lavori del passato. La discesa ritmica di Tommy Victor & Co. inizia a tutta birra con la brutale e onesta Looking for Them, una scultura thrashy dotata di un riff aggressivo al punto giusto. Victor, chitarrista assolutamente sottovalutato, mostra sin da subito i muscoli, sia in fase di scrittura, sia per quel che riguarda riff secchi e squadrati. Aaron Rossi accompagna la trama con tecnica contrapposta a bordate ignoranti, mentre Pittman da il suo apporto anche in fase di contro-cori, sfoggiando un growl possente. Poco male se No Justice non convince con il suo hardcore sguaiato, perché con la muscolosa e groovy 3rd Option torniamo sui binari della ragione e del metallo pressofuso, con una chitarra solista e un up-tempo destrutturato dominato dalla doppia-cassa, strofe stoppate e ripartenze improvvise. Non si scherza con i demoni del mastermind, che mette in tavola tutta la sua esperienza, in bilico tra tradizione e innovazione. Band quasi sempre borderline, i Prong si dimenano e scalciano a più non posso, anche quando i toni sono apparentemente meno aggressivi e più tondi, come nel singolo Pure Ether, dove melodie velate stemperano un clima di allerta apocalittica. Victor affina la sua parte più melodica (che verrà maggiormente enfatizzata nel brillante Ruining Lives). Ad ogni modo, non mancano le sferzate barbare marchiate di thrash, con cambi di tempo repentini e un buon Aaron Rossi. Un bridge tipicamente anni ’90, scarno e dissonante, anticipa la ripartenza che ci lega direttamente alla title-track, brano superiore in grado di abbattere un muro di cemento armato con estrema facilità. Il rifferama, tra aggressione metal e groove irresistibile, non è nulla di complesso o fuori dal mondo, ma la potenza sprigionata da Power of the Damager è difficile da replicare, specialmente se inserita in poco meno di 4 minuti di musica, anche grazie all’efficace crescendo e all’assolo prolungato di Victor. Un boiler danneggiato che sta per esplodere: fuoriuscite di gas e temperature in aumento. I Prong non scherzano e, anzi, vogliono distruggere ogni incertezza rimasta in campo. Il metal, squadrato e brutale di Power of the Damager non solo riporta in auge la band americana, ma ci convince passo dopo passo, anche durante la lunga Banishment (primo singolo e video), un po’ ripetitiva ma impreziosita dalle tastiere di Al Jourgensen. Spirit Guide si apre con un arpeggio sibillino, anticamera di un mid-tempo industrializzato e rock, con un lavoro esemplificato di chitarra/batteria. Il brano, che segue a ruota la potentissima Worst of It, mostra il lato meno convenzionale della band, riuscendo nell’impresa di riprendere e aggiornare il concetto di Rude Awakening. Worst of It, esattamente come Can’t Stop the Bleeding funge da valvola di sfogo tritatutto, dove aggressione tout-court si sposa perfettamente con la struttura asciutta e votata alla melodia vocale, agli intrecci di basso/chitarra e all’effettistica di contorno, essenziale e perfettamente funzionale. Il bridge che segue il solo brevilineo omaggia Domination dei Pantera attraverso un pachidermico breakdown, mentre l’accelerazione finale scatena un furioso headbanging da camera.
Il finale del lavoro è affidato all’accoppiata Bad Fall / Changing Ending Troubling Times che non fa che esaltare le qualità generali dell’intero lavoro. La prima è un assalto dal gusto retrò, che chiama in causa Beg to Differ, mentre la chiusura è a dir poco esaltante, corroborata da una prestazione maiuscola da parte di tutta la band. La grinta di cui parlavamo in apertura ritorna senza indugio in quest’ultima composizione, che vede anche il buon Monte Pittman in veste di chitarra solista. Un mini compendio non solo del buon Power of the Damager, ma di tutto il Prong - sound. Incipit violento ed intricato, immediatamente raddoppiato dal groove assassino e da un riff di dimensioni vulcaniche. Tommy Victor tira fuori rabbia e sputa veleno in questo mega-mix thrash di quasi 7 minuti, con una sequenza pressoché perfetta di violenti riff, assoli, vocalizzi aggressivi e contro-cori. La struttura, leggermente più complessa del solito, si snoda attraverso sezioni di beata ultra-violenza, alternata a rallentamenti spezza-collo, appositamente costruiti per far partire qualche vertebra per la tangente. Biglietto di sola andata a un prezzo modico, per il finale da cardiopalma. Al netto di un lavoro imperfetto, ci troviamo a riascoltare l’ennesima grande prova in studio della creatura di mister Victor che non finiremo mai di elogiare per il suo talento, la sua particolare attitudine fuori dal coro e, neanche a dirlo, per tutto il buon heavy metal che dispensa da oltre trent’anni.
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Strano che nessuno abbia commentato questo album, eppure si tratta di un album che cerca di sollevare la band dopo il flop di rising Scorpio. All'inizio lo reputavo molto scialbo ma con una bella manciata di ascolti mi sono ricreduto, da qui in poi i Prong hanno fatto tanta strada e tanti alti, solo album belli insomma, questo è solo l'inizio della seconda parte di Tommy Victor, quella secondo me più ripagante da un certo punto di vista musicale. 80 |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Looking for Them 2. No Justice 3. 3rd Option 4. Pure Ether 5. Power of the Damager 6. The Banishment 7. Worst of It 8. Spirit Guide 9. Messages Inside of Me 10. Can’t Stop the Bleeding 11. Bad Fall 12. Changing Ending Troubling Times
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Line Up
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Tommy Victor (Voce, Chitarra) Monte Pittman (Basso, Chitarra, Voce) Aaron Rossi (Batteria)
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