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27/04/25
HEILUNG
TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI - MILANO
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Rotting Christ - Non Serviam
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( 6835 letture )
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In un tempo imprecisato, prima che la creazione dell’uomo fosse anche soltanto nei pensieri di Dio, una ribellione ben più grave e terribile sconvolse le fondamenta stessa dell'Universo: Lucifero, l'Angelo prediletto da Dio, il Portatore di Luce, commise l'imperdonabile peccato di sfidare l'Onnipotente e diede inizio ad una guerra sacrilega che distrusse per sempre l'unità del Regno dei Cieli: sconfitto, venne scaraventato nell'Inferno secondo il celebre "Paradiso Perduto" di Milton, mentre il nostro Dante riporta che la voragine dell'Inferno nacque proprio a causa della caduta dell'Angelo ribelle, con la terra che si ritrasse al suo passaggio. Meglio regnare all'Inferno, che servire in Paradiso, dichiara Lucifero in quello che è sicuramente il verso più celebre dell'opera di Milton; in quell'atto, quel fatale atto di superbia, colui che diverrà Satana rifiuta di servire il suo Creatore. Non Serviam, non servirò. Questa frase, che racchiude nella sua brevità l'essenza della rivolta di Lucifero contro il Paradiso, venne scelta, ormai oltre venti anni fa, come titolo di uno degli album black metal più importanti e furiosi mai partoriti da un paese non appartenente all'area scandinava: stiamo naturalmente parlando del secondo album in studio dei greci Rotting Christ, una gemma di oscuro, grezzo e tremendamente affascinante black metal mischiato con influenze di vario genere.
La band ateniese, reduce dal già interessantissimo esordio Thy Mighty Contract, nel quale aveva messo in mostra tanto la propria violenza, tanto un senso della melodia piuttosto particolare, si riconfermò nel 1994 dando alle stampe Non Serviam, frase che peraltro il leader Sakis Tolis si è anche fatto tatuare sullo stomaco. Siamo ovviamente ancora lontani dal sound squisitamente ricercato e rifinito, ma non per questo meno aggressivo dello splendido Theogonia, eppure Non Serviam possiede già tutte le caratteristiche per essere un vero e proprio macigno: riff ispiratissimi, passaggi melodici intriganti, canzoni indimenticabili (la titletrack è ancora oggi favolosa) ed un'aura maligna che il combo greco riesce a sprigionare. Certo, ci sono anche dei difetti: la produzione, benché contribuisca in qualche modo al fascino grezzo dell'album, è piuttosto discutibile e le parti di batteria sono a quanto pare frutto di una bieca drum machine. Solo dal successivo album in poi, Themis Tolis passerà infatti a registrare personalmente la batteria, fra l'altro con ottimi risultati, come denoterà ad esempio un brano tanto semplice, quanto incisivo come King of a Stellar War. Infine, volendo essere proprio pignoli, la pronuncia inglese del frontman Sakis Tolis non è esattamente impeccabile e, qui e là, alcuni passaggi in pseudo latino fanno abbastanza tenerezza. Ciò nonostante, questi difetti non impediscono all'album di risultare a tratti spettacolare: la prima traccia The Fifht Illusion mette già in chiaro le intenzioni del gruppo; non si suona necessariamente black metal in stile norvegese con chitarre zanzarose e batteria a mille, bensì si cercano spesso anche ritmi più lenti e passaggi più atmosferici, con tanto di assolo di chitarra ispirato al metal classico, benché non indimenticabile. Sakis è sempre stato un chitarrista ritmico abile, un ottimo compositore ed un singer adatto al genere, ma non ha mai brillato per invidiabili capacità tecniche, sia alle sei corde che dietro al microfono; eppure, il barbuto musicista è la dimostrazione che non serva necessariamente essere John Petrucci per regalare emozioni, come sulla bellissima Wolfera the Jackal, dotata di una sezione solista nuovamente semplice, ma di grande effetto. Sulla titletrack, invece, è già stato detto di tutto: brano simbolo della band, costituisce anche l'apice di ogni show dal vivo dei greci, con il pubblico che testimonia il suo atto di ribellione scandendo ad alta voce le sillabe del ritornello. La band punta ancor più sull'incisività ed ancor meno sulla velocità gratuita nella parte Morality of a Dark Age, costruita ancora una volta su un paio di riff memorabili; solo in un secondo momento il brano accelera, ma la ritmica del chitarrista è ancora una volta essenziale e sopraffina al tempo stesso. Se invece volete proprio la velocità, allora è la successiva Where Mortals Have no Pride la canzone adatta a voi, per quanto forse si tratti di una delle più scontate di tutto Non Serviam. Mephesis of Black Crystal alterna nuovamente pesantezza, solennità e poi velocità in un secondo momento, con i pochi ma azzeccati passaggi di tastiera a corroborare il tutto. Infine, per concludere questo splendido album, i Rotting Christ piazzano la gradevole strumentale Ice Shaped God e Saturn Unlock Avey’s Son, uno dei brani più ambiziosi della primissima parte della loro discografia ed un efficace sunto di tutto ciò che i musicisti hanno proposto sul loro secondo lavoro in studio.
Non Serviam è un grande album, c'è poco altro da aggiungere: non assurge forse al ruolo di capolavoro universale del black metal per via dei difetti cui accennavamo ad inizio recensione, ma resta comunque un lavoro splendido, godibile e ricco di sfaccettature, benché la produzione non gli renda affatto giustizia: vi troviamo infatti sfuriate tipicamente black, assolo di stampo heavy, momenti thrash, velocità, rocciosi mid-tempo. Quanto basta, insomma, per metter d'accordo un po' tutti i fan del metal più duro e senza compromessi. Anche se dal punto di vista tecnico e compositivo i Rotting Christ pubblicheranno verosimilmente di meglio (Theogonia è forse il loro apice), Non Serviam è una gemma che ogni appassionato di black metal non convenzionale dovrebbe scoprire o riscoprire. KEEP THE HORNS RISING!
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18
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Il secondo capolavoro dei Rotting Christ... insieme al debut l\'apoteosi della loro discografia. I primi due album della band di Sakis sono la quintessenza del black metal ellenico, album pregni di atmosfera ed epicità! \"Non Serviam\" non raggiunge la trionfalità del debut (per me quello è INARRIVABILE), ma ne prosegue comunque la scia, con un livello di ispirazione da pelle d\'oca. Ho sempre amato il loro modo di fare black metal, con riffs minimali ed allo stesso tempo suggestivi, epici, che ti entrano in testa subitissimo, il growl di Sakis che è tra i più incisivi e rabbiosi della prima ondata del metallo nero, e il tappeto di tastiere che dona quel tocco di arcano misticisimo che mette i brividi. Ascoltare pezzi come \"The Fifth Illusion\", la title-track, \"Morality Of A Dark Age\", \"Ice Shaped God\" e \"Saturn Unlock Avey\'s Son\" fa viaggiare letteralmente in un\'altra dimensione, tra le loro composizioni più maestose ed epiche di sempre. Maestri di un black metal sulfureo, maligno ed \"esotico\" che ha fatto scuola! |
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17
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Primo album ascoltato stamattina del Santo Venerdì pre pasquale......e non potevo che scegliere un disco della madonna.....è uno dei gioielli Black che più apprezzo anche se di Black c'è ben poco e quel poco è di una fine eleganza..... Qui c'è Doom...tanto Doom, c'è parecchio Gothic Death vecchia maniera.....c'è malinconia, c'è quasi dolcezza..... Infatti mi lascia sempre un senso di pace..... Maqniloquente. Voto 94.Ossequi! |
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Parlando della title-track, pezzo di una bellezza inimmaginabile nella sua semplicità, vi è anche quel piccolo dettaglio, che poi dettaglio non è, dei timpani che provengono direttamente da un'altra dimensione... metafisici! Evviva! Immenso album! |
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15
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Grande Giacomo, sottoscrivo ogni lettera  |
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Qui ci troviamo al cospetto di un album storico, di caratura immensa per tutto il movimento Black e Melodic Black, movimento che avrà il suo acme qualche anno dopo. Qui non posso valutare. Non ne ho l'apparato critico e nemmeno le facoltà. Io darei il famoso "senza voto", giusto per distinguere le grandi / -issime opere da quelle che stanno in un Olimpo a sé stante, come questo "Non Serviamo". È una delle rarissime recensioni che avrei voluto scrivere. La tastiere della title-track nella loro minimalità, nella loro banalità trasportano in terre lontane e mistiche come nemmeno 100 fotografie ben assestate riuscirebbero a fare. Malefiche, arcane e arcaiche. Proprio come l'intera opera. Emotivamente, e anche da un punto visto sonoro (vedi le tastiere, vedi i riff scarni, vedi la prouncia della lingua inglese dei due singer pessima) mi ricorda i primi due capolavori dei Moonspell. NON SERVIAM! Infinito. E se non l'avete ancora fatto visitate il Portogallo e Lisbona, di una bellezza struggente e la Grecia, che non ha bisogno di presentazioni. |
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13
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Bellissimo album, da brivido..90 è pure poco!!!!! |
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12
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All'epoca lo comprai perché mi piaceva la copertina, ma ero un bambino Mi ricordo che su flash Roberto Mammarella della avantgarde lo stroncò di brutto, tipo un 30 su 100, giusto così per ricordare i bei tempi. A mio modestissimo parere non si tratta proprio di un capolavoro come il voto porterebbe a pensare anche se nella recensione vengono comunque fatte delle giuste critiche. Sicuramente un buon album forse un po' troppo ripetitivo. |
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11
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Le band BM Elleniche e Italiane dell' apoca sapevano trasmettere emozioni veramente particolari. |
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10
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Assolutamente il mio pensiero è ascrivibile al commento n°1!! In tutto e per tutto...grandi album per un gran periodo per una grande band!! Altro che..i primi Rotting Christ non si battono...pagherei oro per ritornare a quei periodi in cui uscivano ste pietre miliari! 90 anche per me...95 a TMC! |
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8
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Sentito ieri sera per la prima volta... veramente grandioso! |
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7
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quoto enry, anch'io preferisco il primo, ma Non Serviam rimane un ottimo album. |
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6
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Molto bello, per me resta comunque sotto al fantastico Thy Mighty Contract. Ad ogni modo un disco da almeno 85. |
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5
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Semplicemente meraviglioso!! |
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4
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la scena greca ai tempi proponeva buone cose, come questo album, voto 87 |
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3
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Ottima recensione e ottimo album Solo un appunto, Ice Shaped God non è una strumentale |
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2
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Che coincidenza, lo stavo riascoltando proprio stamattina insieme a Dead Poem....o meglio, ci stavo riprovando per l'ennesima volta, ma niente, non mi cala, non mi trasmette nulla di particolare, non riesco a farmi piacere il primo corso dei RC, che trovo sopravvalutato. Gusti. Preferisco gli album dal 2004 in su: Bella rece Barry |
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1
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Era un po' di tempo fa che mi chiedevo con mai mancavano i due capolavori storici dei rotting Christ...quindi non aggiungo altro...se non che pure per me e' un pezzo da novanta..e a mio gusto personale do un paio di punti in più a Thy mighty contract..ma stiamo li e' solo forse perche' mi sono innamorato prima di quello. Erano altri tempi quando uscivano sti album...quanti bei ricordi...loro i necromantia..i Varathron..i Mortuary ..necromass...opera ix....la scena Black italiana ed ellenica aveva molto in comune all'epoca. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. The Fifth Illusion 2. Wolfera the Jackal 3. Non Serviam 4. Morality of A Dark Age 5. Where Mortals Have No Pride 6. Fethroesforia 7. Mephesis of Black Crystal 8. Ice Shaped God 9. Saturn Unlock Avey's Son
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Line Up
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Sakis "Necromayhem" Tolis (Voce, Chitarra) George "Magus Wampyr Daoloth" Zaharopoulos (Tastiere) Jim "Mutilator" Patsouris (Basso) Themis "Sauron" Tolis (Batteria)
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