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The Smashing Pumpkins - ATUM - Act I
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30/01/2023
( 5007 letture )
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…Ed ecco che le idee megalomani di Billy Corgan ed i suoi Smashing Pumpkins hanno finalmente preso vita: una gigantesca opera rock in tre atti, pensata come un concept album, per dare un sequel, che tale non è, a Mellon Collie and the Infinite Sadness, iniziato già con Machina/The Machines of God del 2000. E la domanda fondamentale è: perché? Secondo Billy Corgan l’album narra le vicende di Shiny, personaggio di fantasia precedentemente noto come Zero e Glass, negli album citati poco fa, in un viaggio a metà tra la realtà e la fantasia. In realtà però sembra che Corgan abbia smarrito il vero senso di concept album e, se il suo rivisitato concetto è quello di riunire un’accozzaglia di brani e vestirli di una tematica-"ombrello" che però essi non esprimono, allora non ci siamo proprio. Atum – Act I, prima parte di questa opera ciclopica pubblicata il 15 novembre 2022, contiene i primi 11 brani dei 33 totali; il secondo atto uscirà il 31 gennaio 2023 ed il capitolo conclusivo il 23 aprile.
Ora, ci sono due cose davvero divertenti: una è che due mesi prima dell’uscita del primo capitolo è stato pubblicato il singolo Beguiled, che prende spudoratamente il riff di The Eye of the Beholder per farlo diventare una canzonetta che ti fa venire voglia di riprendere i Metallica di And Justice For All; penserete sia tutto normale, se non fosse che esso non sia contenuto in Atum I ma nel II! Inoltre il brano è entrato in scaletta negli ultimi live (con i Jane’s Addiction) in cui la band ha presentato un secondo brano inedito -Empires- anch’esso contenuto nel secondo atto. Dei primi undici brani neanche l’ombra se non la traccia strumentale d’apertura. Sembrerebbe una strategia di marketing quantomeno discutibile oppure un depistaggio voluto con l’intenzione di far pensare ad un ritorno ad un sound quantomeno più "rock" che si distanzi dal precedente e decadente Cyr, in cui si salva forse solo Wyttch, perché questo primo capitolo non ha assolutamente nulla a che fare con i primi due singoli. Ecco Atum I, a livello complessivo, non riesce a fare peggio del suo predecessore, perché sarebbe stata un’impresa troppo ardua, ma riesce a contenere il brano più brutto che gli Smashing Pumpkins abbiano mai composto fino ad ora: Hooray!. La seconda cosa divertente è che ad aprile uscirà anche un cofanetto speciale contenente, oltre i 33 brani, 10 tracce extra, il tutto diviso su 5 vinili in 7” e sul sito di Madame Zuzu’s, la caffetteria di Corgan a Chicago, è già possibile pre-ordinare il boxset alla modica cifra di 499 dollari; scoprirete inoltre che l’opera completa in versione black vinyl edition è già sold out al costo di 225 dollari. I collezionisti si staranno sfregando le mani impazienti, eppure questo salto nel buio sembra più un gioco a perdere che un acquisto imperdibile.
Ma torniamo a questo primo capitolo, che si sarebbe potuto tranquillamente chiamare “Cyr part 2 - The Infinite Sadness” perché, sebbene si sia già toccato precedentemente il fondo con brani come Ramona o Starrcraft, Atum ne segue le orme e l’attitudine, col risultato di sembrarne una diretta prosecuzione. Ad aprire è la title track, una strumentale à la Pink Floyd che vorrebbe essere una intro ad effetto a metà tra l’horror ed il malinconico, ma in realtà riporta a metà anni '80, con richiami a Take My Breath Away di Berlin, ma ricamata ad hoc per risultare adatta come colonna sonora di scene secondarie di un qualsiasi film di quell'epoca, tipo 9 settimane e mezzo o Top Gun se preferite. La seguente Butterfly Suite cerca la sua strada nella delicatezza, ma si scontra con la banalità e perde la capacità di emozionare. The Good in Goodbye è la traccia migliore del disco: un po' perché è l’unico brano ricollegabile ad un passato recente della band di Chicago, un po' grazie al groove e alla dinamica di Jimmy Chamberlin e alla struttura generale del pezzo che, tutto sommato, funziona. Al contrario, Iha e Schroeder sembrano "fare il compitino" senza spiccare mai. Le backing vocals di Katie Cole, cantautrice australiana, con i Pumpkins dal 2015, sono uno dei pochi pregi di questo capitolo perché, sebbene la voce di Corgan sia stata capace di emozionare in passato, nelle attitudini più pop la sua timbrica risulta quasi fastidiosa, talvolta con un oversinging non necessario e con una ricercatezza di vocaboli con consonanti poco azzeccate, come in una strofa di Embracer o in alcuni punti di With Ado I Do o Hooligan, che insieme a Beyond the Vale formano il gruppo di brani synth-pop d’impronta Muse più basilari. Non si discosta When Rain Must Fall, con un ritornello ancora una volta eccessivamente smielato, e nemmeno la conclusiva The Gold Mask che invece di guardare avanti ripiomba nel passato con una scelta sonora incomprensibile.
Il primo capitolo di Atum: A Rock Opera in Three Acts lascia dunque molto perplessi. È assolutamente incredibile quanto Corgan, ancora oggi, riesca ad essere così prolifico con idee così scadenti e quanto di Smashing Pumpkins stia rimanendo ormai solo il nome perché ciò che troverete potrebbe finire tranquillamente in un suo album solista o riguardare un progetto parallelo. Ormai si arriva a rimpiangere persino il progetto Zwan che, per quanto mediocre sia risultato Mary Star of the Sea, contiene i primi fasti dell’attitudine pop di Corgan, ma contiene anche brani (Honestly su tutti) superiori a qualunque cosa possiate ascoltare in Atum e dispiace dirlo, più che altro per l’affezione che questa band ha saputo creare con i suoi capolavori del passato. Al momento non resta che sperare di essere smentiti dai prossimi capitoli anche se perdura la sensazione che il buon Corgan farebbe meglio ad occuparsi di wrestling che di distruggere i bei ricordi che gli Smashing Pumpkins ci hanno regalato snaturandone il buon nome. Sorry Billy, non si fanno sconti: "The world is a vampire"…
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Sinceramente non li consideravo gia negli anni 90 figuriamoci ora...quelle band modaiole come le hole e nulla piu\'! |
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12
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@Sbap: intendiamoci, la mia critica è rivolta al senso dell’articolo non a te o ciò che hai scritto. La penso esattamente al contrario, se si sceglie di recensire il primo atto, io da lettore mi aspetto che il progetto sarà seguito per intero, bello o brutto iniziamo qualcosa per portarlo a termine, e in quel caso credo si faccia lo sforzo triplo perché una recensione del lavoro a pubblicazione completa utilizza esattamente il numero di parole che hai usato tu in questo articolo, il fatto che ci siano 33 brani o duri 2 ore non cambia nulla. |
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11
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@vascomistaisulcazzo grazie della risposta, l’apprezzo molto. Non mi sono offeso 😊 è una tua libera opinione e posso capire che per te sia ti ridicolo. Per me no. In realtà non è stata una scelta (ti garantisco che i ritardi quasi mai lo sono) ma in questo caso specifico le circostanze ci hanno portato a farlo anche se, a mio modesto parere, la trovo la più sostenibile. Dubito che anche il terzo si discosterà e dover fare il pacchetto intero, 33 brani..sinceramente non invidio chi si immolerà a farlo per il tuo bene. Di sicuro non io 🙃 Ad ogni modo mi spiace di aver deluso le tue aspettative e colgo la tua critica, cercheremo di migliorare 🙏🏻 |
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10
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@Snap: se non trovi ridicolo recensire la prima parte a quasi 3 mesi dalla pubblicazione MA alla vigilia dell\'uscita della seconda parte non so che dire ma ti prego di non offenderti almeno )) |
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9
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@Snap: non ho perso tempo, ho letto e poi giudicato, non hai fatto la stessa cosa? e si, avrei preferito una recensione totale del lavoro, mi sembra il minimo, scelta che accumuna moltissime testate tra l\'altro.
Non ho un giudizio da dare al lavoro, nemmeno dopo aver ascoltato la seconda parte, casomai critico fortemente l\'idea di dividerlo in 3 atti visto che la seconda parte non dimostra un cambiamento nelle sonorità tale da giustificare una suddivisione, marchetta evitabilissima. |
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8
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@vascomistaisulcazzo ti ringrazio e mi scuso per il tuo tempo perso..Comunque è stata pubblicata il giorno prima..ti ho rovinato la sorpresa? Ho soffiato sul castello di carte? Non capisco..Avresti preferito una recensione finale di questo capolavoro?
Spoiler: per quanto mi riguarda fa pena anche il II
E tu? Oltre a leggere le tue critiche, vorrei sapere cosa ne pensi? E ti prego..dimmi che li hai ascoltati perché, in tal caso, oltre ad aver perso tempo della tua vita per leggermi ne hai perso anche per commentare tanto per il gusto di farlo..
Potresti provare a scrivere un’opinione sana e costruttiva?
Te ne sarei grato 🙂 |
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7
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VOTO 15 ma alla recensione che è inutile leggere, articolo sulla prima parte di un progetto in 3 atti con la genialata di pubblicarla proprio il giorno che esce il secondo atto, ottimo lavoro |
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6
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Disco alla New-Corgan. Niente di speciale, a tratti ridondante. Certo pensare ai dischi classici fa strano ascoltando quest\'uscita. Per me è trascurabile ma non dubito che a qualcuno possa non dispiacere |
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5
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Mah mi sembra un giudizio parecchio affrettato. Non è sicuramente un capolavoro, ma secondo me c\'entra in pieno le aspettative che uno si può fare. Per me 70 |
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4
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Ho ascoltato questa Beguiled ed effettivamente l\'inizio sembra una rivisitazione del brano dei Metallica. Ovviamente neanche provo ad ascoltare il resto. |
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3
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Ci va del coraggio per vedere delle similitudini tra beguiled e Eye of the beholder. Anche solo nel riff. Difficile andare avanti nella lettura. Non si fanno sconti. Il disco in questione comunque difficile che lo ascolterò. Ormai gli SP appartengono al mio passato. Disco bello o brutto che sia. |
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1
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45 mi sembra una esagerazione. Molto meglio questo di Cyr, votato 71. E\' vero, è molto lontano dai primi 5 album storici della band, ma 45 lascia perplessi. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Atum 2. Butterfly Suite 3. The Good in Goodbye 4. Embracer 5. With Ado I Do 6. Hooligan 7. Steps in Time 8. Where Rain Must Fall 9. Beyond the Vale 10. Hooray! 11. The Gold Mask
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Line Up
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Billy Corgan (Voce, Chitarra, Basso, Pianoforte, Tastiere) James Iha (Chitarra) Jeff Schroeder (Chitarra) Jimmy Chamberlin (Batteria)
Musicisti Ospiti: Katie Cole (Cori) Sierra Swan (Cori)
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