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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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The Smashing Pumpkins - Adore
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Siamo vicini alla fine degli anni novanta, prossimi alla conclusione di una decade che è stata terreno fertile per tanti i gruppi nascenti così come per quelli provenienti dal decennio precedente. Questa nuova ondata musicale, sottogenere del punk rock, è chiamata tutt’ora “rock alternativo”. Uno dei gruppi cardine di questo movimento sono gli Smashing Pumpkins, band statunitense nata a Chicago nel lontano 1988 che con il suo rock dalle spiccate influenze grunge, psichedeliche, noise e shoegaze ha primeggiato insieme ad altri nomi illustri per tutti gli anni novanta. Ogni loro uscita discografica è stata caratterizzata da drastici e rivoluzionari cambi stilistici che li hanno resi celebri per la loro innata ecletticità. Il gruppo americano non accenna a tradire la propria natura musicale e anche questa volta colpisce nel segno con la pubblicazione del quarto album in studio, intitolato semplicemente Adore. Questo volta le cose vanno diversamente dal passato, l’ennesimo cambio di rotta proposto sul disco non è dettato dalla brama di sperimentazione dei suoi musicisti, ma dall’irruzione di complicate situazioni personali e familiari nella vita del leader Billy Corgan. Un anno prima infatti, durante il Mellon Collie Tour, viene a mancare sua madre e come se non bastasse il frontman delle zucche si vide costretto a dover licenziare lo storico batterista del gruppo Jimmy Chamberlin, con il quale aveva uno stretto legame di amicizia, a causa dei suoi continui eccessi con alcool e droga che hanno causato inoltre la morte del tastierista Jonathan Melvoin. Questa spirale di spiacevoli eventi ha influenzato completamente le musiche, i testi e gli arrangiamenti per questo disco, orientandolo fortemente verso il gothic rock e verso una sorta di dark new-wave. Questa nuova -e cupa- mutazione viene enfatizzata se non quasi venerata già dal primo impatto che offre la copertina; un artwork in bianco e nero ad opera della fotografa professionista Yelena Yemchuk, di cui è anche il soggetto ritratto, che ha collaborato con il gruppo per le varie sessioni illustrative. L’atipicità di Adore sta innanzitutto nella scelta dell’opening, proponendo il brano To Sheila. Con questa mossa il trio di Chicago preferisce aprire il sipario con un brano molto malinconico, sinonimo del suo malessere interiore, piuttosto che ricorrere ad un singolo o comunque ad una canzone d’effetto che stuzzichi l’appetito musicale dell’ascoltatore. Il clima di una serata invernale cala sull’arpeggio del brano, la voce di Corgan scivola soffice ad accarezzare dei versi malinconicamente poetici:
Twilight fades Through blistered avalon The sky's cruel torch On arching autobahn Into the uncertain divine
Ava Adore è uno dei singoli promozionali più rappresentativi dell’intero lavoro, ancora oggi è un tassello inamovibile nelle setlist dei loro concerti. A fare da colonna portante è la batteria elettronica, la cui sola presenza basta e avanza per “canticchiare” l’intero motivetto. Fa ritorno la voce aspra e nasale di Billy, recitando un ritornello rimasto ormai celebre negli annali della band:
We must never be apart! We must never be apart!
A fargli compagnia c’è anche Perfect, famossima ballad che racconta la storia di un fallimento amoroso, con la speranza che possa andare diversamente in una prossima occasione. Perfect divenne da subito un “must” nelle trasmissioni televisive e radiofoniche di quei tempi. Il drumwork di Daphne Descends continua a svolgere la medesima funzione esaminata fin ora, caricandosi sulle spalle il peso di molti brani, tra cui questo. James Iha si limita ad aggiungere pochi accordi, lanciandosi in combinazioni e giochi sonori che ne arricchiscono la sostanza, mentre la parte canora continua a percorrere la propria linea pessimistica. Once Upon A Time è una ballad acustica con accompagnamento di tamburello che si circonda di un atmosfera quasi “natalizia” nel quale prende forma il ricordo della madre scomparsa.
Mother, I hope you know That I miss you so Time has ravaged on my soul To wipe a mothers tears grown cold
In un album così personale e struggente non può mancare un brano intitolato Tear; carico di pathos conferitogli dai corposi echi di tamburi e dal tema principale suonato dalle chitarre, mentre la strofa viene cantata con un flebile “ticchettio” di sottofondo. In Crestfallen il frontman Billy Corgan mette mano al pianoforte, coadiuvato dai bit campionati della batteria e dal chorus di D’arcy durante il ritornello:
Who am I, to need you now To ask you why, to tell you no To deserve your love, and sympathy You were never meant to belong to me
Si può riassumere molto sinteticamente anche la strana (per quanto riguarda il titolo) Apples + Oranjes: tenuta quasi completamente in piedi da sessioni di batteria elettronica che farebbero invidia ai migliori Nine Inch Nails. Analoga struttura per la susseguente Pug nel quale torna a farsi sentire la chitarra manovrata dal fedele James, con poche ma pungenti note. Ancora un valzer di chitarre acustiche per The Tale of Dusty & Pistol Pete, fluida e scorrevole al pari di molti altri pezzi contenuti nelle loro uscite precedenti. Uno strapiombo improvviso lascia crollare ogni cosa su se stessa, in una brusca discesa negli abissi nell’anima straziata e dilaniata del leader. Annie-Dog è una lugubre e claustrofobica melodia di pianoforte riguardante il tema dell’autolesionismo, trattato come sempre in maniera poetica dal cantante. Si continua sulla stessa linea con Shame, anch’essa tetra e offuscata come l’arpeggio minimalista da cui prende vita. Behold! The Night Mare è una delle composizioni di questo full-length che è stata inserita più volte nelle scalette dei live show, come nella data milanese che intrapresero il 2 Febbraio del 2008 (alla quale ho avuto il grandissimo onore di assistere). Il suo andamento dolce e la sua efficacia sonora, nella strofa tanto quanto nel ritornello, fa si che sia una delle punte di diamante dell’album.
And the night mare rides on And the night mare rides on With a december black psalm And the night mare rides on
For Martha è un ode alla madre scomparsa, composizione solenne di pianoforte dedicata interamente a lei che si protrae per poco più di otto minuti. Non a caso è il brano più lungo di tutti che brilla per degli eccellenti spunti offerti dal trio, come la chitarra elettrica di Iha che riemerge dalle proprie ceneri per coronare il tutto con un assolo. L’estasi pianistica di Billy Corgan continua ad incantare con l’ardente Blank Page, un canto a due con l’ausilio della biondissima D’arcy nelle retrovie. La batteria tace lasciando il solo strumento sotto le luci soffuse dei riflettori. Blank page, is all the rage Never meant to say anything In bed, I was half dead Tired of dreaming of rest
Il tutto viene concluso dai diciotto secondi di 17 (gioco di parole e numeri). Un piccolo outro nuovamente al pianoforte, che suona candido e delicato come un vecchio carillon d’altri tempi. Un riferimento a quest’ultima è presente nella parte posteriore del libricino interno, sul quale sono stampate poche righe:
17 seconds of compassion 17 seconds of peace 17 seconds to remember love is the energy behing which all is created 17 seconds to remember all that is good 17 seconds to forget all your hurt and pain 17 seconds of faith 17 seconds to trust you again 17 seconds of radiance 17 seconds to send a prayer up 17 seconds is all you really need
E’ stata un uscita discografica che traghettò temporaneamente il gruppo in una nuova dimensione, verso un oscurità che sin dagli esordi era rimasta celata nel profondo dell’anima del proprio frontman, che spesso e volentieri veniva visibilmente a galla influenzando testi e composizioni. Con questo album i suoi sentimenti più cupi prendono vita e nutrono questa creatura, queste sedici tracce dal sound innovativo e –al tempo in cui usci- al quanto spiazzante per gli orecchi di alcuni. Gli Smashing Pumpkins decisero di trattare sotto un'altra luce quel “rock alternativo” che stava attraversando il suo periodo di massimo splendore. Considerato il disco del cambiamento permanente, sulla base delle uscite future, Adore è da annoverare tra le loro fatiche più valide e riuscite. Seppur si senta l’abissale mancanza degli assolo e delle rockeggianti sinfonie dei suoi predecessori la sostanza di quest’opera è tanto raffinata quanto particolare, un modo “alternativo” di fare Rock.
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19
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Concordo con Diego qua sotto, e aggiungo: che palle sti confronti con Mellon Collie! Anche perché questo è molto diverso come genere quindi praticamente imparagonabile, ma io sinceramente preferisco questo e non ho alcun dubbio. Se è vero che i singoli di Mellon Collie sono magnifici, è anche normale che un disco così tanto lungo e pretenzioso sia colmo di riempitivi, e infatti così è. Questo Adore non ha una sola traccia, una sola nota, un solo arrangiamento fuori posto. Io stesso fatico ad arrivare alla fine senza farmi scappare una lacrimuccia, l\'intensità e l\'eleganza di quest\'album sono forse unici, un vero e proprio sprofondare nel lato più umano e sensibile di una persona... Voto 100, con lode...! |
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18
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Penso che in assoluto sia il miglior loro album, un disco senza tempo, attualissimo e di una profondità pazzesca.
fa commuovere sempre, ce ne sono pochi di dischi come questo |
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17
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Ho avuto la fortuna di vivere l\'epopea degli SP sin dagli esordi, acquistando i CD originali e vedendoli dal vivo nel 2000. E quanto mi hanno fatto sognare! Adore è stata una svolta che mi ha spiazzato e un po\' deluso, lo ammetto, perchè sembravano aver perso la furia di Bullet With Butterfly Wings e Zero. Però questo album è riuscito a stregarmi, con Ava Adore, con For MArtha e, soprattutto, con Tear. Uno come Billy Corgan non può essere rinchiuso in un genere , è troppo geniale ed eclettico. Certo, non ha sempre partorito capolavori, ma credo che dopo quello che ci ha regalato meriti la possibilità di esprimere tutto sè stesso incondizionatamente, anche a costo di deludere noi fans di vecchia data. |
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16
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Una grande occasione persa... |
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15
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Appena ascoltato. Che dighe, un album molto bello, dignitoso, che stupì i fans pegh la svolta intrapresa. Anche io pegh questioni di una sceghta scioventù non me la sento di bosciarlo. Chiaro non e ai livelli degli illustri predecessorlghi ma tant'è. Buona seghata |
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14
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Ho sbagliato, il commento è nel posto sbagliato....d'oh... |
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13
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Ho smesso di seguire il gruppo dopo Mellon, e questi due pezzi sembrano fatti da un'altra band, voce a parte...terrificanti.... |
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12
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Sarà pure una perla nera, ma questo album non può avere un voto poi alto di quello del mitico debut album Gish! |
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11
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un discreto album a mio parere....... peccato che si senta la mancanza di Jimmy alla batteria..... mi congratulo per la ottima recensione. |
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10
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ZERO capelli@ c'ero anche io nel '98, ai magazzini del cotone. Quanto tempo mamma mia. |
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9
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grandissima recensione per un grandissimo album  |
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Uno degli album più importanti della mia giovinezza, riascoltato all'infinito. Daphne descends la mia preferita. Bella recensione. |
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Sono d'accordo con Galilee. |
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Non sono poi così male in effetti, però secondo me non sono all'altezza degli altri. Machina ha un sacco di buone idee, ma si perde nelle sue evoluzioni. È ridondante inoltre se paragonato ad adore. Zeitgeist è più diretto ma le canzoni da ricordare non sono molte. Yeah! |
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@Galilee: Machina e Zeitgeist non erano poi così male! |
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Gran disco. Molto particolare e sicuramente inferiore a mellon collie e siamese dream, ma ha comunque lasciato il segno. Dopo questo disco una caduta senza sosta fino all'ultimo splendido Oceania. |
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3
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Apprezzo molto gli Smashing Pumpkins ed apprezzo molto anche questo disco.Bella recensione,complimenti all'autore. |
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Disco sublime, non ci sono altre parole. L'ho amato come pochi altri. Malinconico, oscuro e raffinato. La perla nera della loro discografia. Voto 90. |
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1
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Quest'album per me è sinonimo di tradimento e pugnalata alle spalle.. Li vidi dal vivo a genova, metà maggio 1998, nel tour promozionale. Di lì a poco sarebbe uscito l'album. I nuovi pezzi, live, erano grandiosi ed in effetti, per chi aveva seguito il gruppo fino ad allora, non poteva essere altrimenti: C'erano gli assoli, c'erano le chitarre, c'era la batteria.. erano gli Smashing Pumpkins, cazzo, perchè mi sarei dovuto aspettare qualcosa di diverso? Ascoltai la registrazione del concerto per giorni, imparando i nuovi pezzi, fino all'uscita del cd.. a quel punto fu una delusione totale. Tear ad esempio, che tanto avevo apprezzato dal vivo solo POCHI GIORNI prima, era di una bruttezza imbarazzante, ma è solo un esempio. Da dove diavolo erano sbucati tutti quei suoni elettronici? Perchè tutti quei suoni di pentole e padelle al posto della batteria? Perchè mancavano intere parti strumentali? Dove era finto il finale tirato di To Sheila? Pensai a una demo, pensai a uno scherzo.. solo in un secondo tempo maturò l'incazzatura. Detto ciò, riascoltando il cd oggi (una copia, l'originale l'ho rivenduto anni fa) riesco quasi ad apprezzarne anche alcune qualità, per carità. Non sono certo quello che critica i 'coraggiosi cambi di stile' di band che potrebbero tranquillamente campare di rendita. Ma qui di coraggioso, lasciatemelo dire, non c'è proprio un cazzo. Ma per me, purtroppo, la discografia ufficiale si ferma a quel bootleg di qualche giorno prima. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. To Sheila 2. Ava Adore 3. Perfect 4. Daphne Descends 5. Once Upon A Time 6. Tear 7. Crestfallen 8. Apples + Oranges 9. Pug 10. The Tales Of Dusty & Pistol Pete 11. Annie-Dog 12. Shame 13. Behold! The Nightmare 14. For Martha 15. Blank Page 16. 17
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Line Up
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Billy Corgan (Voce, Chitarra, Piano, Tastiera) James Iha (Chitarra, Voce) D’arcy Wretzky (Basso)
Musicisti Ospiti Dennis Flemion (Cori su tracce 1, 13) Jimmy Flemion (Cori su trcce 1, 13) Bon Harris (Programming su tracce 2, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 13; cori su traccia 14) Brad Wood (Cori su traccia 13, Organo su traccia 15) Matt Cameron (Batteria su traccia 14) Matt Walker (Batteria su tracce 1, 2, 4, 6, 10, 11, 13) Joey Waronker (Batteria su tracce 3, 5, 9)
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RECENSIONI |
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