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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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21/12/2025
( 1534 letture )
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Il folk metal, in Italia, non è mai stato un gioco. Non lo è stato quando ancora faticava a trovare spazio, perché il folk di per sé in Italia ha sempre avuto forza, e non lo è oggi che qualcuno prova a trasformarlo in qualcosa da esposizione retrò. È invece cresciuto lentamente, stratificandosi: strumenti antichi innestati su strutture metal solide, cori rituali più che di festa, testi che provano a raccontare qualcosa, come accaduto nel folk nostrano settantiano, invece di limitarsi a evocare. In questo percorso, i Folkstone non sono arrivati mai dopo: ci sono sempre stati dentro, a costruire un linguaggio riconoscibile, soprattutto attraverso l’uso dell’italiano, trattato sempre con estrema maestria. Natura Morta arriva dopo una lunga pausa discografica. È un disco che ragiona e che alterna spinta e riflessione senza cercare la continua esaltazione. I Folkstone non tornano per rinnegare il passato: tornano per fotografare ciò che sono diventati, con tutte le crepe del caso, visto che il tempo passa per tutti inesorabile. Il titolo è tutt’altro che ornamentale. Natura Morta: un mondo fermo, saturo, appesantito dal materiale e svuotato di senso. La band non lo racconta con toni moralistici, ma lo attraversa, lasciando che siano le canzoni a suggerire disagio, malinconia, rabbia trattenuta. Musicalmente, il disco tiene insieme gli elementi storici del gruppo: strumenti tradizionali usati come struttura portante, chitarre che non cercano modernità ma peso, e una scrittura che vive di equilibrio fra impatto e racconto.
L’apertura affidata a Alabastro è immediata e ruvida. Non c’è introduzione morbida, non c’è attesa: il brano entra deciso, con un ritornello pensato per essere urlato e una costruzione che mette subito in chiaro l’intenzione del disco. È un pezzo che guarda dritto al palco, ma senza sembrare scritto “per forza” in funzione del live. Da lì in poi, l’album prende forma senza seguire un’unica direzione emotiva. Macerie è uno dei momenti più solidi del lavoro: un mid-tempo che non ha bisogno di accelerare per risultare incisivo, costruito su una sensazione di avanzamento costante, quasi marziale. È una canzone che parla di resistenza più che di ribellione, e proprio per questo resta addosso. Al contrario, Vuoto a Perdere lavora sulla sottrazione: rallenta, osserva, si muove su un terreno più fragile, lasciando emergere un lato dei Folkstone che dal vivo diventa spesso emotivamente travolgente, mentre su disco chiede attenzione e silenzio. La gestione delle voci è uno dei punti di forza dell’album. L’alternanza tra Lore e Roberta serve sempre a cambiare prospettiva, a spostare il punto di vista emotivo dei brani. In Lacrime di Marmo questo equilibrio funziona particolarmente bene, trasformando il pezzo in un racconto notturno, teso ma controllato, dove il testo pesa quanto la musica. È in questi momenti che emerge con chiarezza quanto l’italiano, per questa band, sia uno strumento espressivo pienamente dominato e dal sapore teatrale. C’è anche spazio per i brani più diretti, quelli che sembrano costruiti per tenere il pubblico agganciato. Resta Qui ha quella funzione: una chiamata collettiva, un pezzo che non punta sull’effetto sorpresa ma sulla compattezza. Non è una canzone che stravolge, ma una che consolida, e in un disco come questo ha perfettamente senso. Gli ospiti non appaiono mai come semplici “aggiunte di prestigio”. Fragile, impreziosita dai Modena City Ramblers, assume una malinconia autentica, quasi dimessa, che dialoga bene con il cuore del brano. La Fabbrica dei Perdenti, con i Punkreas, cambia invece registro: diventa più ruvida, più diretta, più sporca, senza perdere l’identità della band. Mediterraneo, con Trevor dei Sadist, introduce una tensione più tagliente, mentre Mala Tempora Currunt con i Daridel è il classico momento rituale, pensato per trasformare il pit in una danza collettiva. La parte finale del disco rallenta e osserva. Persia e Sulla Riva affrontano temi delicati senza enfasi forzata, con una scrittura che preferisce suggerire piuttosto che dichiarare. È qui che si percepisce la maturità narrativa dei Folkstone: non c’è bisogno di slogan, né di pose impegnate. Basta raccontare.
E arriviamo al punto cruciale: i Folkstone sono una band che vive di atmosfere, e quelle atmosfere dal vivo diventano enormi. Su disco, inevitabilmente, una parte di quella forza si compatta, si razionalizza. Natura Morta è un album solido, coerente, ben scritto, ma anche consapevole dei propri limiti: alcune soluzioni sono familiari, la formula è rodata e la sorpresa non è sempre dietro l’angolo. Ma non è un difetto grave: è il segno di una band che ha scelto la continuità. Natura Morta è un lavoro che afferma identità, che parla una lingua precisa e che non cerca scorciatoie. In un contesto musicale spesso distratto e superficiale, questo è un album che resiste. E già questo, oggi, fa la differenza.
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14
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Per il commento #11, La Fabbrica dei Perdenti è un pezzo grandioso ma in effetti preferivo la versione originale dove canta solo Lore, la voce dei punkreas nella versione su disco la trovo fuori contesto anch\'io |
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13
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Ho visto i Modena il 27 dicembre a Borgomanero (NO).. Era da almeno 25 anni che non assistevo ad un loro Concerto.. Nonostante che non ci sia più Cisco e che conoscevo la metà dei Brani proposti, il loro Folk d\' assalto è sempre coinvolgente. |
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12
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I singoli mi erano piaciuti infatti l\'album non è male, per il resto quoto in toto il commento 11. |
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11
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Per carità, al concertone del primo Maggio no. Mischiarli a quella buffonata e farli diventare i fantocci della CGIL, magari intonando bella ciao? Basta con ste buffonate. Per il resto a me il disco piace anche se sono legato ai primi 3. Sono d\' accordo anch\'io sulla collaborazione con i Modena, che per altro non ho mai apprezzato. I punkreas invece mi piacevano ai tempi ma non li ho più seguiti, li trovo però parecchio distanti come generi. |
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10
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Li vedrei bene al concertone del primo maggio.... |
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8
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In effetti il momento che ho apprezzato meno del disco è proprio quello coi Modena City Ramblers, ma per il resto è un disco migliore di Diario di un Ultimo che comunque era già un gran del passo avanti rispetto al deludente Ossidiana, album che a mio avviso ha affossato i Folkstone proprio sul più bello dopo quattro album stupendi... È comunque una grande band a cui sono molto affezionato |
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7
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li ho scoperti quest\'estate dal vivo. tornato a casa il giorno dopo ho deciso di partire da qui ad ascoltarli. non riesco a dare meno di 78/80 |
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6
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il disco l\'ho sentito appena uscito... non mi aveva convinto del tutto perché in sé era bello ma ho ormai l\'impressione che i Folkstone cerchino di mettere insieme la vena folk metal con quella poetico/cantautoriale arrivando a scrivere brani più impegnati e maturi e cercando di scrivere un brano \"definitvo\" senza però riuscirci. I voti qua a destra alcuni mi sembrano forse un pochino strettini ma qua mi trovo d\'accordo. Dalle collaborazioni potevamo sperare qualcosina in più ma del resto pure i Modena City ramblers ormai sono quello che sono |
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5
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bravi son bravi, specialmente dal vivo, però per i miei gusti manca la vena incazzata contro tutto e tutti di una volta e anche alcuni testi non mi fanno impazzire, e questo da un po\' di album a questa parte. Trovo senza senso la versione in spagnolo di Un’altra Volta Ancora, quando l\'abbiamo sentita dal vivo siamo rimasti un po\' delusi. |
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4
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Dal vivo poi sono sempre dei grandi |
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3
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I Folkstone dei primi quattro dischi non ci sono più (dei primi due nemmeno a parlarne) ma indubbiamente sono ancora molto bravi a scrivere canzoni, a me questo è piaciuto più del precedente, giusto richiamare Silvia all\'arpa, strumento che mancava parecchio... Voto 77 |
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2
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Stupendo..senza se e senza ma. |
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1
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A mio avviso una delle migliori uscite del 2025, una collezione di canzoni una più bella dell\'altra perfette per essere trasposte dal vivo e infiammare i loro concerti |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Alabastro 2. Appennino 3. Vuoto a Perdere 4. Lacrime di Marmo 5. Natura Morta 6. Macerie 7. Resta Qui 8. Fragile 9. Mediterraneo 10. Mala Tempora Currunt 11. La Fabbrica dei Perdenti 12. Scarpe Rotte 13. Persia 14. Sulla Riva 15. Brindo Otra Vez 16. L’Ultima Thule
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Line Up
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Lore (Voce) Roberta “Roby” Rota (Voce, cornamuse, bombarda) Luca Bonometti (Chitarra) Maurizio “Mauri” Cardullo (Strumenti tradizionali) Marco Legnani (Ghironda) Giancarlo Percopo (Cornamuse, bombarda) Silvia Bonino (Arpa) Steve Ferrovecchio (Basso) Edoardo “Edo” Sala (Batteria)
Musicisti Ospiti: Modena City Ramblers nella traccia 8 Trevor Nadir (Voce nella traccia 9) Daridel nella traccia 10 Punkreas nella traccia 11
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