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Dark Quarterer - War Tears
( 2030 letture )
L’heavy metal, il progressive, il rock, semplicemente la musica che anima alcune persone, che vivono per essa e senza non si sentirebbero e probabilmente non sarebbero vive. Questa è l’unica motivazione che può spingere artisti come Gianni Nepi e Paolo Ninci dei Dark Quarterer a continuare a suonare ed a credere ancora nel proprio sogno dopo oltre 30 anni, 40 se si considera il primo nucleo della band. Sì, perché nonostante l’importanza storica per il metal Made in Italy di gratificazioni e soddisfazioni i Dark Quarterer ne hanno raccolte ben poche, complice un periodo storico del tutto sfavorevole e la solita mentalità chiusa ed esterofila del pubblico italiano. Una discografia ridotta all’osso nonostante la longevità della band, ma alcuni lavori come The Etruscan Prophecy o il qui recensito War Tears avrebbero davvero meritato ben più visibilità ed apprezzamento, invece sono stati amati da una ristretta cerchia di appassionati portando il gruppo a band di culto per pochi.

Il genere proposto dai nostri in questo album è un heavy metal tradizionale contaminato dal progressive anni 70 di cui noi italiani siamo stati maestri, oltre ad una profonda influenza del rock anni 70 di scuola Deep Purple e Led Zeppelin. Il livello di preparazione dei tre musicisti è buono e ha poco da invidiare alle band estere dell’epoca; nonostante stesse iniziando a spopolare il virtuosismo più folle la band si difendeva bene, soprattutto grazie alle capacità vocali di Gianni Nepi. Un importante cambio nella band fu l’ingresso di Sandro Tersetti in sostituzione di Fulberto Serena, membro storico del combo italiano e padrone di uno stile chitarristico molto personale, oltre che uno dei maggiori compositori della band. Tersetti si rivelò un buon sostituto, con una personalità ancora da formare ed inferiore al veterano uscente, ma più che sufficiente per far sì che War Tears risultasse un ottimo lavoro. Il songwriting rispetto al precedente The Etruscan Prophecy, vero capolavoro della band è ora in mano a Nepi e, pur mantenendo le coordinate stilistiche tipiche del lavoro precedente vira verso strutture più classiche, più heavy rock e meno progressive e, soprattutto, meno cupe ed oscure rispetto al sound vagamente sabbathiano che caratterizzava i lavori precedenti. Non parliamo di svolta commerciale perché sarebbe del tutto inesatto, ma sicuramente War Tears ha un’approccio più diretto, contenendo brani come la title track o Last Paradise di maggior impatto, sempre in equilibrio tra heavy, rock e prog, spesso più a favore del primo, tranne in brani come Lady Scolopendra o nell’epica Nightmare dove invece torna a fare capolino l’anima progressiva e cupa che animava i primi lavori della band. Tutti i brani vivono di luce propria e meritano attenti ascolti per apprezzarne tutte le sfaccettature, i cambi di atmosfera ed i numerosi e curati arrangiamenti. La voce di Nepi riesce sempre ad essere trascinante e trasudare emozioni, capace di raggiungere vette elevatissime e mai fuori luogo: anche quando forse l’acuto non sarebbe necessario trova la sua giusta collocazione. La produzione risulta un po’ datata, più legata agli anni 70 e primi 80 che alle produzioni moderne che iniziavano a spopolare negli anni 90, ma il sound globale è piacevolissimo e genuino, con un mix comunque ben fatto che permette di distinguere sempre tutti gli strumenti.
War Tears non è un capolavoro assoluto o epocale, ma un ottimo ed onestissimo album che testimonia quanto di buono alcune band italiane hanno sempre fatto, che si scontrava con una concorrenza straniera indubbiamente agguerrita e meritevole, ma ne usciva comunque a testa alta e con grande dignità.

War Tears venne pubblicato dall’etichetta tedesca Inline Records, che sembrava poter dare il giusto supporto pubblicitario, le vendite iniziali furono buone, più di 2500 copie, che all’epoca e paragonate alle vendite dei colleghi connazionali erano molto incoraggianti; sembrava che War Tears potesse essere davvero l’album della consacrazione, o comunque potesse dare maggior visibilità e possibilità alla band, invece ironia della sorte la label fallì e la promozione dell’album naufragò nel nulla, lasciando i Dark Quarterer a bocca asciutta, senza label e senza promozione, con poco o nulla in mano e grandi delusioni, che sicuramente non furono di stimolo per rimettersi in gioco in breve tempo. Anche il nuovo entrato Sandro Tersetti abbandonò in seguito la band e passarono altri anni prima che la band ritrovasse la stabilità con nuovi componenti e nuovi stimoli per andare avanti.
Grazie all’attivissima My Graveyard Productions oggi possiamo gustarci nuovamente War Tears in seguito alla ristampa avvenuta nel 2007 con tanto di bonus track e video live inclusi.
Da ascoltare, apprezzare e valorizzare: non lamentiamoci sempre senza far nulla per cambiare le cose.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
98.52 su 44 voti [ VOTA]
The Sentinel
Martedì 19 Agosto 2014, 4.45.17
3
Disco stupendo a dir poco, secondo (forse) solo al debutto e a "Symbols" secondo me.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 20 Gennaio 2014, 13.24.55
2
Paradossalmente è l'album che mi è piaciuto di più dei Dark Quarterer. Songwriting di notevole livello e ottimo sound in generale. La track In Prayer of Mother Teresa of Calcutta, il mio brano preferito. Non hanno avuto, effettivamente, il successo che meritavano. Voi Italiani, siete strani... Au revoir.
Cynic
Domenica 19 Gennaio 2014, 19.19.58
1
Dark Quarterer = band IMMENSA, se non mi credete andatevi ad ascoltare The Etruscan Prophecy oppure questo war tears, - l'omonimo - symbols, ma tutta la discografia MERITA, punto e basta. Alla pari dei nomi più blasonati del mondo dell' heavy metal tipo___ maiden, priest, metallica, sabbath.
INFORMAZIONI
1993
Inline Music Records
Heavy/Epic
Tracklist
1. In the Beginning
2. War Tears
3. Nightmare
4. Out of Line
5. Lady Scolopendra
6. Darkness
7. Last Paradise
8. A Prayer for Mother Teresa of Calcutta
Line Up
Gianni Nepi (Voce, Basso)
Sandro Tersetti (Chitarra)
Paolo Ninci (Batteria)
 
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