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Alter Bridge - One Day Remains
( 4252 letture )
Ritrovarsi sulle spalle il fardello di un’eredità importante, malgrado si ricerchi un sostanziale cambio stilistico e compositivo rispetto alla creatura precedente, comporta sempre il rischio di ingabbiare gli artisti in un futuro infausto e complicato. Era il giugno del 2004 quando Mark Tremonti ufficializzò lo scioglimento dei Creed e dei loro milioni di copie vendute, a causa delle divergenze musicali e stilistiche con l’allora frontman Scott Stapp. Richiamato all’ovile il bassista Brian Marshall, uscito dalla band dopo il secondo album, anch’egli per contrasti con il cantante, il chitarrista di Detroit decise di dare il via ad un nuovo progetto, variando sensibilmente il genere proposto così da poter mettere a frutto le sue grandiose capacità compositive e strumentali. Questa nuova creatura sarebbe dovuta chiamarsi inizialmente One Day Remains, da una citazione del cult movie Donnie Darko, salvo poi ripiegare sull’ormai celebre monicker Alter Bridge (dal ponte situato nei pressi di Alter Road, una strada di Detroit). La prima idea verrà riciclata per dare il titolo all’album di debutto della band, pubblicato sotto Wind-Up Records nell’agosto del 2004, la quale verrà inizialmente criticata per una presunta “commercializzazione” del sound e denigrata come i “Creed con un cantante nuovo”. Purtroppo per i denigratori, per i redattori dell’epoca ottenebrati dal pregiudizio e dal malanimo per la chiusura dell’avventura targata Creed, le recensioni contrastanti che apparvero nelle più grandi testate giornalistiche musicali del mondo verranno riconosciute come delle vere e proprie cantonate, grazie ad una nuova visibilità della band, ottenuta tramite nuovi contratti discografici che aumenteranno esponenzialmente la loro popolarità a fronte di lavori in studio sempre di altissimo livello. Infatti, per quanto potesse sembrare corretto definire sulla carta -almeno leggendo la line-up- gli Alter Bridge come i Creed con un nuovo cantante, le similitudini si chiudono quasi subito: innanzitutto il genere proposto dalle due band è alquanto differente, con un evoluzione del sound targato Alter Bridge che si mantiene all’interno dell’alternative metal, senza mai discostarvisi eccessivamente e sfruttando a dovere alcune piccole varianti di facile presa; seconda cosa, tra i Creed e l’album d’esordio della nuova creatura si è passati da milioni di copie vendute ad alcune centinaia di migliaia, rendendo paradossalmente il nuovo progetto come il meno “commerciale”; il terzo ed ultimo dettaglio, riguarda l’impostazione e la tecnica sfoggiata dagli artisti nelle composizioni: Mark Tremonti può finalmente dedicarsi alle composizioni in totale libertà, facendo sfoggio delle sue invidiabili capacità di shredder in assoli funambolici e dall’altissimo tasso tecnico, mentre il nuovo cantante Myles Kennedy spazia sulle composizioni con il suo vocal range tenorile che, almeno tecnicamente, surclassa Scott Stapp. Gli artisti, ormai, li conosciamo tutti e siamo ben a conoscenza del loro percorso futuro, quindi non ci resta che addentrarci in questo album d’esordio che sarà destinato a diventare un pezzo di storia dell’alternative metal statunitense.

L’opener del disco è Find the Real, il cui riffing incupito dall’accordatura in drop c# contrasta meravigliosamente con le vocals tenorili di Myles Kennedy; bastano questi quattro minuti e mezzo per intavolare il discorso Alter Bridge, facendo saltare qualsiasi ponte rivolto verso il passato ed i Creed. Il lavoro alla chitarra di Mark Tremonti è più libero, impetuoso e si manifesta in un riffing semplice a cui viene accostato un assolo al fulmicotone. Tale caratteristica viene ripetuta nella title-track, dove la sezione ritmica dell’inossidabile coppia Marshall/Phillips permette a Tremonti di far sfoggio di ogni stilla tecnica che ha riversato nel songwriting; l’utilizzo opportuno del wah-wah, l’incedere incalzante del riff portante e la pennata alternata sono quasi speculari agli accordi aperti del refrain, dove è Myles Kennedy a salire in cattedra ed a dare una lezione di vocalismi di alto livello. Passano pochi istanti ed eccoci giungere al brano più commerciale -e di maggior successo- del lotto: Open Your Eyes è un pezzo diretto, semplice nella sua struttura e che punta il tutto sugli accordoni di Tremonti e sulla meravigliosa interpretazione di Kennedy, catturandoci nel refrain catchy; l’assolo bruciante è una chiara dimostrazione al grande pubblico delle qualità esecutive di Mark Tremonti, in una delle sue prove più azzeccate ed esaltanti. Burn It Down, ci consegna il lato più malinconico e soffuso della band di Detroit, caratterizzando con una piccola anticipazione il trade mark degli album successivi. Quando ormai ci si è acclimatati con la delicata interpretazione di Kennedy, ecco che gli Alter Bridge pestano di nuovo sull’acceleratore e ci schiantano un riff sensazionale, presentandoci l’impetuosa Metalingus che entra di diritto nei pezzi migliori del disco, insieme con la successiva Broken Wings che, non a caso, riporta i toni dell’album verso il maliconico-soffuso, come una chiara introduzione per la commovente In Loving Memory. Proprio da quest’ultima traccia, scritta da Mark Tremonti per la madre da poco scomparsa, ci dimostra come la band risultasse già affiatata dopo pochi mesi: l’interpretazione di Myles Kennedy è emozionante, grandiosa, stellare, come se egli si fosse immerso completamente nelle tristi e grate sensazioni provate dal compagno di band al momento della composizione del testo. Il risultato è estremamente toccante e ci consegna il miglior pathos targato Alter Bridge, tanto che durante la riproduzione risulta quasi spontaneo immaginarsi i membri della band registrare il pezzo con le lacrime agli occhi, lasciando quietamente parlare i propri strumenti. Lasciandoci una sensazione commovente all’interno del petto, la ballad si conclude e ci riconsegna gli Alter Bridge più aggressivi per una chiusura d’album degna di nota. Down to My Last ci regala un assolo meraviglioso, nel pieno trade mark tremontiano, quindi sfocia nel riffing di Watch Your Words che ricorda immancabilmente le sperimentazioni zeppeliniane di qualche decade fa. Prima di concludere con l’altro pezzo che ricorda una versione incattivita e distorta della storica band di Plant e Page, gli Alter Bridge ci offrono ancora uno dei loro brani migliori, tale Shed My Skin. Una volta ascoltato tutto il disco, non si può che confermare di come le vocals di Myles Kennedy si siano dimostrate azzeccatissime alla proposta e si siano sposate alla perfezione con il songwriting di Mark Tremonti. Forse, l’unico rimpianto di questo One Day Remains è quello di non aver sentito il singer dilettarsi con la propria sei corde ed affiancare il compagno con la sua ottima perizia tecnica e la sua impronta jazzata, che spiccherà maggiormente nei lavori seguenti; in fondo, il tempo per evolversi c’è stato e i quattro musicisti di Detroit l’hanno sfruttato al meglio, regalandoci una perla dopo l’altra, divertendosi anche nei rispettivi progetti al di fuori del monicker Alter Bridge, dove hanno potuto dimostrare per l’ennesima volta le loro rarissime capacità strumentali. In fondo, è alquanto evidente che negli Alter Bridge attuali Myles Kennedy non è il chitarrista solista solamente perché vi è Mark Tremonti e, al contempo, Mark Tremonti non è il lead singer solo perché vi è Myles Kennedy. In ogni caso, questa micidiale complementarità ci ha regalato una delle accoppiate migliori in ambito rock-metal, destinate con ogni probabilità a ridurre sempre più il divario con i mostri sacri degli anni settanta.

One Day Remains è l’album meno sperimentale degli Alter Bridge ma forse, proprio per questo motivo, il più bello e semplice da ascoltare. Le atmosfere malinconiche sono limitate ad alcuni brani e, pur facendo già percepire quale sarà il percorso futuro della band, rendono l’album meno cupo rispetto ai grandiosi successori Blackbird, AB III e, soprattutto, Fortress. La prova strumentale è ottima: Mark Tremonti sciorina riff indimenticabili (Metalingus) e li abbina ad assoli eccezionali (Find the Real, Open Your Eyes), dimostrando gran gusto anche nell’ambito del clean sound con indimenticabili arpeggi (Broken Wings, Shed My Skin). Myles Kennedy, nell’unico album degli Alter Bridge in cui non suona la chitarra, ci fornisce la prima delle sue meravigliose interpretazioni vocali, sfruttando un sound perfetto per il suo taglio tenorile, diventando quasi un ermeneuta delle composizioni di Mark Tremonti. Per ultimi, sempre relegati in secondo piano, ma non per questo meno importanti, troviamo il duo ritmico Brian MarshallScott Phillips, precisi come due orologi svizzeri e perfettamente affiatati nel fornire una solida struttura su cui i due capitani della band possono far sfoggio della loro invidiabile tecnica. Concludendo, si può dire che One Day Remains sia il lavoro più semplice ed emozionante della band di Detroit, in grado di vantare veri e propri masterpiece al suo interno. Pur partendo da un valore qualitativo altissimo, rischiando il tracollo a causa di un’etichetta discografica poco abbiente ed incassando numerose critiche agli esordi, gli Alter Bridge hanno fatto ricredere tutti con i lavori successivi, attirando tra le proprie fila di fan amanti di ogni genere e trasformando ogni loro concerto in una festa della musica rock-metal. Disputare su quale dei loro quattro album sia il migliore è francamente inutile, visto che in un curriculum oggettivamente a livelli altissimi, solo la soggettività può far prevalere un lavoro piuttosto che un altro. Possiamo comunque dire senza remore che One Day Remains è il disco perfetto per scoprire la band, apprezzarla ed appassionarsi ad essa; quindi, una volta che lo si ha metabolizzato a dovere e si sente il bisogno di ascoltare qualcosa in più dei quattro artisti di Detroit, allora si potrà procedere e scoprire un’evoluzione artistica che solo le band di valore assoluto possono vantare.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
85.73 su 30 voti [ VOTA]
Havismat
Lunedì 31 Ottobre 2016, 21.31.50
13
Un disco magnifico. Lo ascoltai appena uscito e lo amai alla follia; per questo rimarrà sempre il mio preferito, nonostante gli altrettanto ottimi lavori successivi. Un 90 se lo merita tutto.
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 14.04.50
12
Un esordio veramente con il botto. L'album è un concentrato di elettricità e melodia e Broken Wings è un capolavoro assoluto. Su tutti Myles Kennedy probabilmente il miglior cantante della sua generazione. Solo un appunto alla bella recensione. Non credo che per Kennedy si possa parlare di timbrica "vedderiana"; a mio avviso ricorda di più Chris Cornell o Jeff Buckley (quando acquistai nel '98 l'esordio dei Mayfield 4 mi prese quasi un colpo. Jeff sembrava resuscitato). 83
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 22 Ottobre 2014, 13.35.47
11
Album assolutamente splendido. Non so se questo sia "alternative metal", a me sembra più rock ma è eventualmente un dettaglio. Sottolineo, come detto nell'ottima recensione, la stupefacente alchimia tra Tremonti e Kennedy, l'ottimo songwriting e un sound originale e coinvolgente. Si confermeranno con i successivi. Ma anche per me, questo rimane il loro più intenso. Au revoir.
Macca
Lunedì 20 Ottobre 2014, 9.33.09
10
Ottimo album, il primo che ho ascoltato e quello al quale sono più affezionato. Metalingus, Open Your Eyes e Broken Wings meravigliose. Voto giusto.
Screamforme77
Domenica 19 Ottobre 2014, 19.08.00
9
Primo di quattro Capolavori di questa grande band dei giorni nostri. In futuro sapranno fare addirittura di meglio, almeno per il sottoscritto che ama sonorità più intricate e originali. Ma sono totalmente d'accordo con il recensore: è l'album ideale per iniziare se non li hai mai sentiti. Quando sentivo sempre parlare di questi Alter Bridge, mi incuriosì e cominciai a studiarmi la loro discografia e lo feci in rigoroso ordine cronologico iniziando da questo. Metalingus spacca di brutto !
ErnieBowl
Domenica 19 Ottobre 2014, 10.57.54
8
Ormai è già stato detto tutto. L'unico un po' sottotono è ABIII secondo me. Troppo canonico nella struttura da diventare quasi scontato. Per il resto direi che i miei preferiti sono Blackbird e Fortress, quest'ultimo è stata una vera sorpresa perché sono riusciti a rinnovarsi facendo qualcosa che non avevamo mai fatto pur mantenendo il loro stile. Grandiosi!
Metal4ever
Sabato 18 Ottobre 2014, 14.01.21
7
Veramente ottima la scelta di Tremonti, ripagata da album di ottimo livello. "One Day Remanins" è un bell'album, forse a tratti un po' troppo melenso ma suonato con gran vigore e sentimento. Inutile dire che, secondo me, il meglio verrà dopo.
FABRYZ
Sabato 18 Ottobre 2014, 11.50.07
6
Questo e blackbird sono i loro 2 capolavori x me,gli altri buoni ma non eccezionali e non a questo livello di sicuro
gemini
Sabato 18 Ottobre 2014, 11.20.31
5
Ottimo esordio, anche se preferisco Blackbird e l'ultimo... qui ci sento ancora qualche cosa dei Creed, si sente che il songwriting era ancora quasi tutto nelle mani di Tremonti; "Broken Wings" rimane una delle canzoni migliori che abbiano fatto e "Metalingus" è ormai già un piccolo classico. 85
lux chaos
Sabato 18 Ottobre 2014, 10.46.52
4
Figurati! e complimenti per la bella rece!
Monky
Sabato 18 Ottobre 2014, 10.18.55
3
Grazie Lux, correggiamo subito
lux chaos
Sabato 18 Ottobre 2014, 9.50.49
2
ps Monky ti è sfuggito un 1 nella rece, uscito nel 2004
lux chaos
Sabato 18 Ottobre 2014, 9.49.26
1
E' difficile trovare album meno che ottimi nella discografia di questo gruppo, ma probabilmente questo resta il mio preferito in assoluto! Ricordo il gusto di aver scoperto una band sensazionale quando ancora nessuno se li cagava...un pezzo più bello dell'altro, un Tremonti essenziale ma ficcante nei suoi riff e un fenomeno mai sentito prima che ci cantava sopra...destinati a grandi cose
INFORMAZIONI
2004
Wind-Up Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Find the Real
2. One Day Remains
3. Open Your Eyes
4. Burn It Down
5. Metalingus
6. Broken Wings
7. In Loving Memory
8. Down to My Last
9. Watch Your Words
10. Shed My Skin
11. The End Is Here
Line Up
Myles Kennedy (Voce)
Mark Tremonti (Chitarra, Cori)
Brian Marshall (Basso)
Scott Phillips (Batteria)
 
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