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Moonspell - The Butterfly Effect
( 2836 letture )
Nell’arte figurativa la prospettiva “a volo d’uccello” è un espediente per cogliere una scena nella sua totalità immaginando che il punto d’osservazione sia orientato dall’alto verso il basso.
L’album The Butterfly Effect (1999) dei Moonspell, che ci accingiamo a recensire ci consente, per la sua distanza cronologica dal presente, di beneficiare di una visione prospettica che sappia situarlo come una tappa densa di specificità all’interno di un percorso artistico più ampio. Se un episodio, collocato in un contesto più vasto, approfondisce il suo senso, la traiettoria si illumina altresì per effetto di un’analisi particolareggiata del passaggio che la compone. Un passaggio tra i più ombrosi, ostici nella storia artistica della band lusitana: non ci è dato sapere se ne sia stata la causa o la conseguenza, ma dopo di esso i Moonspell impiegheranno quasi dieci anni per tornare a realizzare un album di pregio (mi riferisco a Night Eternal del 2008), giungendovi attraverso dischi incerti e faticosi che tenteranno di ricontattare quella vena creativa che era naturalmente presente alle origini e che, ad eccezione di The Butterfly Effect e del suo predecessore Sin/Pecado, ha sempre oscillato tra un death/black efferato e glaciale ed un gothic metal sensuale e decadente, a momenti propendendo per una delle due anime (penso all’esordio estremo di Wolfheart del 1995 ed a Memorial del 2006, mentre Irreligious nel 1996 rappresenta la prima e più nitida elaborazione della loro peculiare versione del gothic metal), in altri casi esplorando tutte le contaminazioni possibili tra i due generi (dai più deboli Darkness and Hope, 2001, e The Antidote, 2003, a Night Eternal, appunto), per comporre un metal complesso e multiforme , fatto di ossimori apparentemente inconciliabili, voluttuosamente algido, venefico, estremo nella potenza di fuoco e nella materia sonora ma saturo di melodie mai banali, la cui cifra personalissima è sempre, inequivocabilmente riconoscibile.
Se la ricerca espressiva è quindi un tratto distintivo dei Moonspell, che la abiureranno solo nell’ultimo, deludente Alpha Noir/Omega White (2012), per venire incontro alle più triviali aspettative del grande pubblico metal oriented, dobbiamo dedurne che anche il periodo di sperimentalismo electro/dark che si realizza dapprima, parzialmente, in Sin /Pecado (perché permane in esso una forte componente gothic), e più radicalmente in The Butterfly Effect, con esiti in tutta onestà molto più modesti, rientra in una più ampia tensione al cambiamento. Tesi, questa, avvalorata dal fatto che i due album precedenti a Sin/Pecado sono tra i maggiori capolavori dei Moonspell e che se avessero voluto “cavalcare la tigre” del successo non avrebbero dovuto far altro che perfezionare e modulare la formula concepita.

Dal generale al particolare: penetriamo ora nella trama sonora dell’album, una trama caotica, non sappiamo quanto volutamente (il titolo che è allegoria della teoria del Caos, lo lascerebbe intendere), ma senza dubbio segnata da una complessità che è carente di coesione e di un’interna euritmia.
I brani si distinguono essenzialmente in due categorie. Alla prima appartengono quelli più tirati, come l’opener Soulsick, dove le strofe atmosferiche nelle quali il cantato pulito di Ribeiro si declina in innumerevoli (ma non tutti efficaci) modi, si contrappongono ai refrain feroci, in una declinazione tutta personale dell’efferatezza che ha nell’algore il suo connotato primario e che trova la sua espressione piena nel penetrante stridore delle chitarre, nella complessità ed eleganza della trama ritmica eseguita dalla batteria di Mike Gaspar e nel growl di Ribeiro.
Le componenti electro/dark sono presenti ma mai ridondanti o grossolane. In alcune di queste song (l’omonima The Butterfly Effects e I am the Eternal Spectator), le atmosfere elettroniche ed industrial si fanno più tangibili, nitide e l’incedere marziale, ispirandosi seppur vagamente alla Neue Deutsche Härte.
Di una seconda, nutrita tipologia fanno parte i brani più lenti (come Self Abuse, Can’t Bee, Soulitary Vice, Disappear Here, Tired), ballate o mid-tempo cadenzati che risentono molto dell’influsso della musica dark ed elettronica (e con più di un rimando ai Depeche Mode nella loro versione meno electropop), il fine dei quali è di creare un’atmosfera di mesmerica intimità interrotta da refrain che dovrebbero rappresentare l’apice emotivo della song. Il risultato è tuttavia molto lontano dalle intenzioni, giacché se le strofe sono di una monotonia sconfortante, i ritornelli risultano irrilevanti dal punto di vista emozionale e la coesione generale appare molto stentata. Con le dovute eccezioni, come Can’t Bee, che pur beneficiando di un radioso, emozionante refrain sostenuto da splendide tastiere, non riesce ad evitare il tedio o come Disappear Here che gode di un tessuto strumentale più coeso e di una performance vocale più addentro il mood del brano (in tutto l’album è purtroppo evidente lo stato di sofferta difficoltà di Ribeiro nell’interpretare le song).
Dovremmo omettere di menzionare l’ultimo brano dell’album, dodici minuti di uno sperimentalismo electro/ambient/noise ottusamente autoreferenziale.

Se vogliamo concludere con una formula che colga l’essenza di questo lavoro possiamo senz’altro affermare che ogni volta che hanno intenzione di mesmerizzare annoiano ed ogni volta che si addentrano nella sperimentazione questa ricerca si traduce in una perdita di coesione strutturale e di pregnanza emotiva.
L’incursione in territori non usuali pesa certamente sul risultato finale; non mi sembra invece lecito chiamare in causa il conservatorismo del pubblico metal per attenuare il peso di un giudizio assennatamente negativo. Mi soffermerei piuttosto sull’esito dal punto di vista qualitativo che questa sperimentazione produce: un esito monocorde, poco coeso, caotico nel senso deteriore del termine che solo a tratti e vagamente richiama alla memoria quello stile violento ma mai brutale, emozionale ed al contempo tagliente, colto, raffinato ma d’immediata fruizione che ha reso tanto famoso il gruppo portoghese nel panorama metal mondiale.
Sappiamo che questo mood non andrà perso: la lenta, difficile risalita porterà ad un momento di grande pregio artistico, a quel Night Eternal che rappresenta l’apice dell’espressione artistica nella carriera recente.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
85.43 su 32 voti [ VOTA]
mardonziak
Sabato 7 Marzo 2015, 21.55.23
12
credevo di essere l'unica persona al mondo nel aver sempre apprezzato TANTO questo disco, ma il commento qui sotto-stante per fortuna mi risolleva di morale 88/100
DraKe
Venerdì 3 Ottobre 2014, 22.49.04
11
e invece anche qui secondo me si getta merda su un disco molto interessante, capisco che non sia di facile assimilazione ma x me risulta ancora attuale o meglio, senza tempo, proprio x via della sperimentazione industrial che purtroppo come ben detto da piggod rimarranno confinati qui e a Sin/pecado...x fortuna in omega white Pedro Paixao è tornato a suonare le tastiere oltre che la chitarra e in qualche modo si sono riavvicinati alla strada percorsa su Sin...Resta un album migliore di altri venuti dopo e soprattutto molto coraggioso, con pezzi molto irrequieti in cui vengono perfettamente mescolate parti calme e sussurrate a sfuriate laceranti; per me sul refrain di Angelizer Fernando Ribeiro ha inciso il suo miglior growl di sempre! Ricordo di aver assistito al loro live di supporto al disco al Transilvania di Milano in cui rimasi impressionato dal groove pazzesco di gaspar, soprattutto sui brani dal bpm medio-lento...pelle d'oca alta 2 cm!! Infine non comprendo come si possa liquidare malamente un disco importante come Haven dei DT...ok, non è sui binari swedish-death ma che melodie, che arrangiamenti, che pezzi!!!
enry
Domenica 14 Settembre 2014, 7.45.06
10
Morlock, guarda che all'epoca il disco prese buone recensioni un po' ovunque, fu Sin/Pecado che ricevette una accoglienza molto tiepida. Non è che se un disco non piace vuol dire che per forza le rece sono state pagate, allora vale anche per il meta-web e per questo 74 se ragioniamo così. Per me comunque migliore di Darkness che reputo il meno riuscito, qui almeno 2 brani ottimi li ho trovati (Lustmord e Soulsick) e qualche brano più sperimentale risulta almeno gradevole alle mie orecchie, cose che non ho mai trovato nel disco successivo. Gusti, pur restando un disco molto altalenante e, in generale, uno dei meno riusciti.
Morlock
Sabato 13 Settembre 2014, 20.43.39
9
Disco PESSIMO................mandai una lettera all'epoca al mai troppo compianto Metal Shock per una recensione che più falsa non si poteva(probabilmente pagati) dove si citava un ritorno alle orgini con chiari riferimenti a Wolfheart e i primi demo....mi fiondai al volo ad acquistarlo a scatola chiusa.........l'ho rivenduto poco tempo fà a 7 euro versione digipack dopo che l'ho ritrovato impolverato dentro un pacco con scritto "cd da buttare"..insieme a Haven dei Dark Tranquillity uno dei più grossi pacchi sotto consiglio di quel giornale....
piggod
Lunedì 18 Marzo 2013, 9.51.41
8
A dire il vero, questo è uno dei schi dei Moonspell che più ho ascoltato e che tuttora ascolto volentieri. Partiamo col dire che è indubbiamente vero che l'album è composto da episodi molto riusciti e da episodi che si rivelano essere esperimenti falliti, però bisogna essere onesti e riconoscere che comunque i portoghesi dimostrano di essere decisamente coraggiosi e di non interessarsi di cosa ci si aspetta da loro. Butterfly fx, grazie agli innesti industrial (che comunque iniziano a manifestarsi prepotentemente già in Sin/Pecado) ha canzoni che nella loro semplicità presentano molti strati che si svelano ad ogni ascolto (provate ad ascoltare Soulsick in cuffia e ad ognin ascolto vi sembrerà di scoprire qualche suono a cui prima non avevate fatto caso). Purtroppo con il successivo Darkness and hope i Moonspell rinnegheranno quasi completamente Butterfly fx, dando alle stampe il loro disco più deludente in cui si cerca di tornare alle sonorità di Irreligious con scarso successo. Fortunatamente in seguito arriverà The Antidote... ...ma questa è un'altra storia. Tornando alle sperimentazioni electro, per risentirle (comunque in una veste assai diversa) abbiamo dovuto aspettare Omega white che però è un disco decisamente più rilassato di questo Butterfly fx. Infine, il mio consiglio è decisamente semplice: ascoltatelo (magari non una sola volta)! O lo odierete, o lo amerete. Ad ogni modo onore ad una band che no si è messa (quasi) mai a dormire sugli allori.
EFECTO
Domenica 17 Marzo 2013, 20.45.19
7
delundetissimo all'epoca.La grande ispirazione è finita con Irreligious e qui è già evidente.
Evil one
Domenica 17 Marzo 2013, 17.09.27
6
Tra i miei pochi acquisti sbagliati all'epoca a scatola chiusa questo le batte tutte(se nno a pari merito con Haven dei Dark Tranquillity che riuscì a rivenderlo il giorno dopo al fesso di turno)...disco PESSIMO!!
Bloody Karma
Domenica 17 Marzo 2013, 10.50.54
5
disco strano...mai capito veramente fino a fondo...se non altro hanno proseguito sulla via dellas sperimentazione a tutto tondo, dovrei riascoltarlo....
Metal Maniac
Domenica 17 Marzo 2013, 0.32.59
4
sì anche secondo me è un album un po' discontinuo, buoni pezzi alternati ad altri meno ispirati... ce l'avevo in cassetta, ma poi me ne sono liberato perchè non aveva nulla a che vedere con la magniloquenza di irreligious... così così.
enry
Sabato 16 Marzo 2013, 12.30.19
3
Disco altalenante che include comunque ottimi brani come Lustmord e Soulsick e in generale i brani più duri, un po' lagnosi i pezzi 'depechemodiani'...un 75 complessivamente lo prende.
il vichingo
Sabato 16 Marzo 2013, 12.15.27
2
*Irreligious, dannata tastiera...
il vichingo
Sabato 16 Marzo 2013, 12.15.08
1
Il mio amore per i Moonspell comincia con Wolfheart e finisce con Irreligius .
INFORMAZIONI
1999
Century Media Records
Gothic
Tracklist
1. Soulsick
2. Butterfly FX
3. Can’t Bee
4. Lustmord
5. Self Abuse
6. I Am the Eternal Spectator
7. Soulitary Vice
8. Disappear Here
9.Adaptables
10. Angelizer
11. Tired
12. K
Line Up
Fernando Ribeiro (Voce)
Ricardo Amorim (Chitarra)
Pedro Paixão (Sintetizzatore, Campionatura suoni)
Sérgio Crestana (Basso)
Mike Gaspar (Batteria)
 
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