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Stratovarius - Infinite
( 1917 letture )
Hunting High And Low.
Con queste quattro parole si potrebbe aprire e chiudere allo stesso tempo la recensione di Infinite, ottava fatica in studio dei finlandesi Stratovarius, paladini del power metal made in Scandinavia. Ai neofiti del power in generale aggiungiamo brevemente la storia dietro questi termini inglesi. Il brano, opener del già citato disco Infinite, destò scalpore all'epoca dell'uscita del full lenght -parliamo del lontano 2000- per via della virata "commerciale" -termine da prendere con le famose pinze- della band, che scelse una via ancora più diretta per raggiungere l'ascoltatore, creando una melodia maggiormente catchy rispetto ad una, per esempio, Legions, più strutturata e meno di facile assimilazione. Siamo su zone in cui è presente un alto rischio di varcare il confine soggettività/oggettività, quindi si può chiudere il discorso dicendo semplicemente che il brano fu amato e odiato da molti fans -come spesso accade d'altronde-, ma non si può negare che abbia attirato ancora più hype nei confronti dei finlandesi, perlopiù reduci da un grandissimo disco quale era Destiny, partorito due anni prima.
Lasciando da parte discorsi nati sopratutto nel corso degli anni, addentriamoci nelle profondità di questa opera di Tollki & Co, da ritenere sicuramente come una degli apici della carriera del chitarrista e dei suoi colleghi musicisti.

Infatti, dopo l'apertura con un brano da novanta -che si voglia o no- come Hunting High And Low, a catturare le attenzioni dell'ascoltatore ci pensa Millenium, classica power song di matrice scandinava, in cui la batteria del "trattore" Jörg Michael e le tastiere del sempreverde Jens Johansson la fanno da padrone, conducendo verso un ritornello non proprio memorabile ma, comunque, godibile. Da qui passiamo ad uno dei punti di forza di questo disco, ossia Mother Gaia. Questo è un brano che si discosta dal classico pezzo comandato dal doppio pedale e dal chorus anthemico, in cui prevale invece l'emozione sprigionata dal fuoriclasse Timo Kotipelto, che con il suo timbro caldo riesce ad avvalorare le linee tracciate da Tolkki, tra inserti di tastiera sognanti -accompagnati da un'avvolgente chitarra acustica-, parti ai limiti del progressive ed un finale dolce, che chiude un pezzo dalle liriche rivolte ai danni che noi umani stiamo causando al pianeta Terra. La struttura di Mother Gaia è stata poi ripresa, ottimamente, in Soul of A Vagabond, tre anni dopo.

Hate and greed's getting stronger day by day
Injustice rules the world
Killing the lungs of the Earth
How far are we prepared to go?


Per i nostalgici della tradizionale power metal song invece, ecco spuntare Phoenix che, assieme a Glory of the World e Freedom non delude i fans di vecchia data, mostrando una band in forma strepitosa, tra tecnicismi vari e tonalità altissime raggiunte da Kotipelto. Da segnalare, dal lato negativo, l'accentuata somiglianza del ritornello di Freedom con quello di Forever Free, che comunque non ne intacca completamente il valore.
Considerando l'ottimo lavoro svolto dal gruppo tutto nella creazione dei brani, non si può non citare pure la melodia bellissima con cui Johansson coordina il chorus di A Million Light Years Away, una canzone un po’ troppo lineare ma che incanta al momento del duetto tastiere-voce. In chiusura della tracklist svetta un altro brano destinato a resistere al corso del tempo, e sto parlando di Infinity, che, nei suoi nove minuti di durata mostra tutta la sua potenza, colpendo dritto alla nostra attenzione. Particolare l'intro "old style" seguito da una bellissima parte acustica -ripresa anche a metà traccia-, posta prima del caos sonoro scatenato dal ritmo danzereccio costruito da Jörg Michael.

See mercenaries of fear selling love
Telling salvation comes from above
Arrogance and fear walking hand in hand
We must see that there's much more to life than this


A chiudere degnamente il platter ci pensa Celestial Dream, pezzo acustico sognante che, tra un testo rivolto ancora alla sofferenza del nostro pianeta ed un'ottima interpretazione del singer, lascia un forte ricordo di questo viaggio musicale.

...OUR CELESTIAL DREAM IS ENDED...

Un sogno di cui ci ricorderemo al nostro risveglio.

Così potremmo chiamare questo ascolto, che ci lascia con un sorriso sulle labbra pensando a cosa sapevano inventare questi ragazzi all'epoca. Tracklist senza cali individuabili, prestazione sopra le righe di tutti i componenti del gruppo -il basso di Jari Kainulainen rimane un po’ nell'ombra in realtà ma non è la prima volta-, melodie azzeccate e testi facili ma di ottima lettura sono le chiavi da tenere in considerazione al momento del (temuto) giudizio. Di contro non si possono ignorare certe scelte musicali che rimandano ad altri lavori del combo finlandese, che hanno permesso ai detrattori di avere altro materiale per accusare la band di autoplagiarsi ad ogni uscita – cosa cessata con l'abbandono di Tolkki e la composizione di pezzi più variegati.
Insomma, ascoltando un disco partorito dalla mente degli Stratovarius pre 2011 è difficile aspettarsi sorprese riguardo alla struttura dei brani e ai suoni, ma se vogliamo analizzare il lavoro da un'ottica oggettiva è innegabile che Infinite sia tra le migliori composizioni uscite sotto questo monicker, e le considerazioni riguardo i brani focalizzati sulla doppia cassa a elicottero non possono essere considerate poi così rilevanti.

"...I really want to know what is the meaning of evolution
They say that we are the crown of all creation
So let's break free from these chains
Of fear, hate and greed
And join together singing our
Celestial Dream"



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
83.11 su 18 voti [ VOTA]
VALERIO
Sabato 26 Marzo 2016, 12.41.38
11
FORSE L’ULTIMO VERO GRANDE DISCO DEGLI STRATOVARIUS, ANCHE SE SI AVVERTONO GIA’ LE FORZATURE DI UN MELANCONICO ECOLOGISMO. DA ASCOLTARE CON CALMA, BUONI TUTTI I BRANI, CHI ACQUISTA IL DISCO NON SI PENTIRA’ DEI SOLDI SPESI, LO ASSICURO!!!
Undertow
Lunedì 22 Febbraio 2016, 20.37.12
10
Bello bello bello. 80.
Gimlet
Lunedì 14 Settembre 2015, 17.12.36
9
Gran bel disco, senza se e senza ma! Voto: 80
HeroOfSand_14
Domenica 13 Settembre 2015, 16.07.33
8
Grazie mille @mrFreddy e @metalraw, una bella soddisfazione descrivere un album di tale livello
metalraw
Domenica 13 Settembre 2015, 14.48.49
7
Bravissimo Michele. Album stellare e parole azzeccatissime.
Radamanthis
Domenica 13 Settembre 2015, 13.20.59
6
Ricordo con piacere questo disco nei giorni della sua uscita e ricordo che lo divoravo!!! A parte la ballad finale Celestial dream (abbastanza canonica) le altre tracce erano una più bella dell'altra, ritornelli che si stampavano subito in mente, Kotipelto in grazia canora, Tolkki in grazia compositiva e una band in ottima forma! Le tracce 1, 3, 4, 7 da urlo e le frasi di Freedom: "Like the wind I'm free to go anywhere I got my song, it dances in the air Now I know what to do with my life So you will hear my freedom call" le ho fatte mie alla grande!
Ste
Sabato 12 Settembre 2015, 15.33.37
5
Non è un capolavoro, questo è certo, da segnalare c'è sicuramente una produzione finalmente calda e avvolgente, un approccio alla forma canzone meno tecnico quindi più sciolto da cui questo disco ne ha abbondantemente beneficiato e la presenza di almeno quattro canzoni da tramandare ai posteri, ossia; Huntng High And Low, la splendida ballad Mother Gaia e A Million Light Years Away, Infinity. Di quest'ultime due canzoni vorrei sottolineare gli assoli, onestamente li trovo ineccepibili, stupendi, da emozionarsi ogni volta che li si ascollta -per me- trai migliori partoriti da Tollkki. Ultimissima nota, molti di questi brani acquistano una notevole marcia in più in sede live, in particolar modo la title track. DIsco onestissimo, molto tradizionale, nonostante ciò e' impeccabilmente suonato con classe e bontà d'idee, per me è un 80/100
InvictuSteele
Sabato 12 Settembre 2015, 14.18.54
4
Il mio preferito degli Stratovarius con capolavori come hunting high and low, mother gaia, infinity e phoenix. Livelli altissimi.
galilee
Sabato 12 Settembre 2015, 13.12.16
3
Per mel'ultimo gran disco degli Stratos con Tolkki.
MrFreddy
Sabato 12 Settembre 2015, 12.49.30
2
Recensione bella e dettagliata. Il disco è un po' controverso, per quanto mi riguarda lo trovo abbastanza bello, ma ridondante, dato che qui particolarmente si sente la scelta di Tolkki di affidarsi alle solite idee già collaudate. È un problema che loro avevano quasi da sempre (se ne trovano tracce già in Episode e Visions), ma qui lo noto in modo più pronunciato. Comunque un disco piacevole (starei sul 70-75), così come il successivo, mentre Elements parte 2 e l'omonimo preferisco scordarmeli! Meno male che poi hanno saputo reinventarsi un po'.
entropy
Sabato 12 Settembre 2015, 10.28.12
1
per me gia da destiny erano un pochino ripetitivi. Quest'album mi stufò abbastanza presto. certo rispetto ai dischi seguenti è una gemma. Voto 70
INFORMAZIONI
2000
Nothing to Say
Power
Tracklist
1. Hunting High and Low
2. Millenium
3. Mother Gaia
4. Phoenix
5. Glory of the World
6. A Millon Light Years Away
7. Freedom
8. Infinity
9. Celestial Dream
Line Up
Timo Kotipelto (Voce)
Timo Tolkki (Chitarra, Voce)
Jens Johansson (Tastiera)
Jari Kainulainen (Basso)
Jörg Michael (Batteria)
 
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