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HOLLYBLOOD - # 9 - Viaggio nelle pellicole horror degli ultimi 10 anni
29/12/2010 (4186 letture)
Tempo di classifiche, tempo di bilanci, si chiude così il 2010: come ogni anno, chiaramente, ma con il fattore in più di terminare anche la prima decade del terzo millennio. Per questa occasione, entrerò nel mondo dell'Hollyblood con l'intento di segnalare quali sono stati i migliori film horror dal 2000 ad oggi.
Intanto mi preme dire che con il successo (mediatico e stilistico) di The Blair Witch Project, il mondo dell'horror è entrato -in parte- in quello della video-amatorialità, del low-budget, portando il fruitore in un contatto diretto con la narrazione del film. Questo concetto ha trovato come mezzo d'espressione la telecamera a mano, con il suo effetto tremolante, che ormai può considerarsi perfino un cliché. Poi, sempre in generale, mi sembra che sia profondamente cambiato il significato della "morte" nell'horror contemporaneo. Raramente ci si ritrova, come negli anni '80 o '90, di fronte a omicidi “divertenti”, o comunque considerati divertissement. La morte ha preso quasi un significato escatologico, sempre legato a qualcosa che va oltre l'atto in se, e connotabile spesso da ulteriori letture extra-diegetiche. C'è chi dice che il merito (o la colpa) di ciò sia imputabile agli horror orientali, e soprattutto a Takashii Mike il quale, con il suo successo fra i cultori di b-movies e splatter, è riuscito a infarcire sangue e gore con spunti simbolici e filosofici.
In questo testo non segnalerò i remake americani, i blockbuster movie, i film mediaticamente pompati (la saga di Saw o Hostel) e neppure i film orientali; questi per un paio di motivi: il doppiaggio è quasi sempre un terno al lotto, le espressioni facciali degli attori orientali, difficilmente hanno un riscontro empatico con gli occidentali (le famose espressioni di terrore in Ringu, a noi sembravano quasi comiche), inoltre la componente simbolica andrebbe analizzata a fondo, magari in un altro articolo.

Detto questo, passiamo al cuore dell'articolo. Mi sento di dire che il cinema horror del nuovo millennio parla sicuramente francese. Personalmente, mi sento di assegnare un'ipotetica palma d'oro a Martyrs. Il film ha diviso gli spettatori letteralmente in due fra chi considera la pellicola un capolavoro (e qui mi ci metto anche io), e fra chi lo reputa un pretenzioso esercizio di stile. Laugier è riuscito a creare varie strutture di trama, le quali poi vengono puntualmente a crollare sotto l'occhio dello spettatore, che fino a quel momento si era immaginato un altro tipo di risvolto. Inutile dire che la pellicola fa proprio male, sia visibilmente, sia fisicamente; lo spettatore è costantemente torturato e testimone dell'accaduto (il significato della parola "martirio" è proprio "testimone") fino al climax finale del film, in cui si apre l'irraggiungibile romanticismo dell'impossibilità di comunicare ciò a cui si è assistito. Quindi, ulteriormente, un sottostrato riflessivo al surstrato di sadismo che traspare nella pellicola. Il tutto condito da un'ottima regia, e performance attoriale, bellissima fotografia ed effetti speciali.
Con Vinyan, invece, si cambia nazione ma non lingua (visto che Fabrice du Welz è belga) e soprattutto si cambia totalmente il messaggio. Molti l'hanno cosinderato l'Antichrist (di Von Trier) tropicale. In effetti la problematica della coppia (in questa pellicola causata dalla scomparsa del proprio figlio a seguito dello tsunami nel sud-est asiatico) si snoda fra le nebbiose isole thailandesi, i demoni e il folklore locale, la mafia e la natura. Il finale è semplicemente sublime: la donna si è totalmente rifugiata nel suo status di madre tanto da scambiare ogni bambino per il proprio figlio, fino all'immersione totale nella natura con i figli stessi di essa: poveri demoni orfani e reietti.
Un ipotetico terzo posto del podio lo assegno ad À l’Intérieur; claustrofobico splatter in una lotta tutta al femminile: vita e morte, chi deve dare la vita e chi la vuole abortire. La pellicola di Alexander Bustillo è impressionante per la fedeltà con cui è stato riprodotto il sangue, e fra attimi di pura tensione e altri un po' tirati via (la scena sul finale del poliziotto, la vicenda della madre della protagonista) il regista non manca di collocare la storia nel background delle lotte di classe delle banlieu parigine.

Il tema delle banlieu, evidentemente, ha avuto un impatto fortissimo che forse noi italiani non possiamo immaginare; sta di fatto che Bustillo non è stato l'unico a creare una linea di continuità fra l'orrore cinematografico e quello della reale guerriglia urbana. Anche Frontière(s) parte con i disagi della delinquenza giovanile nelle banlieu per poi creare il "pretesto" orrorifico di un torture-porn in stile Hostel, rispolverando addirittura gerarchi nazisti. Al di la dei momenti più grotteschi, il film non manca di scene per stomaci forti e, per quanto riguarda questo passaggio surreale dalla vita di tutti i giorni all'immersione totale nella follia, riprende quello che aveva fatto qualche anno prima Alta Tensione. La pellicola di Alexandre Aja ha il merito di inaugurare questa "new wave" del cinema horror francese, e stilisticamente ci sono molti punti di contatto con quello che farà poi Laugier con Martyrs: la disgregazione delle storie, il modo di trattare i fantasmi/fobie... L'unica pecca è il corto-circuito che subisce Alta Tensione sul finale: in pratica la scoperta dell'assassino viene rivelata un quarto d'ora prima della fine del film - e si scopre che è tutt'altro che quello che abbiamo visto fin'ora - ma per motivi ignoti (forse per insistenza del produttore Luc Besson) la coesistenza di queste due figure contemporaneamente (l'assassino vero e quello fittizio) pesa molto sulla lettura dell'intera storia. Rimanendo ancora in Francia, volevo sottolineare la particolarità del film Ils - Them di David Moreau e Xavier Palud: questa bellissima opera prima riprende praticamente il concetto di Blair Witch Project; un film che ti tiene incollato alla seggiola, con la suspence che sale sempre di più senza mai farti vedere niente di concreto. Ombre, rumori e una regia perfettamente bilanciata creano la paura portante che si rivelerà poi in uno sconcertante finale (dicono sia tratto da una storia vera).
Torniamo al belga Du Welz che con la sua opera prima ha messo in scena una surreale quanto straziante opera grandguignolesca che unisce le sadiche atmosfere di Misery non Deve Morire agli scambi di personalità dell'Inquilino del Terzo Piano. Il capolavoro in questione si chiama Calvaire e lo reputo leggermente inferiore a Vinyan solo per la grandezza concettuale di quest'ultimo. Il punto di forza di Calvaire risiede soprattutto nella scenografia e nelle location: una buia e nebbiosa campagna fangosa e isolata da tutto, abitata solo da mandriani maschi dai lineamenti dimenticati dal tempo, raggelanti facce abortite fanno da cornice a questo incubo senza fine.
Buio e nebbia sono anche le cause principali che hanno fatto smarrire la strada alla famiglia di Dead End. Questa surreale e tragicomica commedia nera si svolge fra i litigi di una colorita famigliola che sta raggiungendo i parenti per le festività natalizie. Nei modi più strani e surreali i vari componenti del viaggio vengono gradualmente a mancare in un mix di splatter e risate.
Per chiudere questo "circolo francese" vale la pena citare Vertige e Mutants. I due film sono legati esclusivamente dagli stessi direttori della fotografia, capaci di far esaltare le condizioni atmosferiche del tempo, i pulviscoli di luce e polvere, i contrasti e le saturazioni dei colori. Anche strutturalmente, possono considerarsi molto simili. Entrambi sono perfettamente divisi in due parti, e in entrambi i casi la prima parte (quella senza l'horror esplicito) è quella più interessante. In Vertige, un gruppo di amici si avventurerà in un proibito sentiero per alpinisti, dove la macchina da presa si muove fra cordate e speronate, fra carrucole e scalate, su visioni mozzafiato dell'estivo e vertiginoso paesaggio alpino; più tardi però cadranno in strane trappole messe a punto da un eccentrico cacciatore. Mutants invece, è sempre ambientato nelle Alpi -invernali questa volta-, in un non specificato momento storico, nel quale l'umanità è infetta da un non specificato virus. Nella prima parte del film vediamo una donna, in dolce attesa, che tenta in tutti i modi di salvare l'amato compagno dal morbo; fra i paesaggi senza vita immersi nella neve e la spettrale e grigia fabbrica-ospedale in cui è ambientata la storia, la nostra eroina si renderà conto che quello che è il suo più grande amore si sta inevitabilmente trasformando in colui che dovrà combattere per sopravvivere. Nella seconda parte, Mutants, rispolvera la contemporanea tradizione dello zombie velocissimo e scattante (inaugurata con 28 giorni dopo e 28 settimane dopo), ma a parte un congruenza un po' forzata dell'eroina-vincitrice-madre-portatrice-di-vita contro gli zombie-morti-assenza-di-vita, si lascia guardare molto bene.
Parliamo ancora di morbo, siamo ancora in panorami francofoni, ma dall'altra parte dell'oceano; più precisamente in Canada, dove con l'innovativissimo Pontypool lo spettatore sarà protagonista di una stranissima diffusione di un virus: il virus si contagia parlando (!!!), e si attacca a causa della lingua parlata. In questa unica location (una stazione radiofonica), il vero protagonista è il DJ-speaker (un bravissimo Stephen McHattie) che riesce a debellare il morbo convincendo il proprio pensiero a cambiare il significato arbitrario delle parole. Il film è delirante e spiazzante, il soggetto è veramente geniale e mozzafiato e forse può creare anche un punto di discussione sulla generale e globale trasformazione della parola, dei significati e dei significanti, la sempre più semplificazione dei concetti e il linguaggio mediatico.

Gli Stati Uniti non se la passano molto bene per quanto riguarda la qualità dei recenti film horror. Tralasciando il chiacchierato capitolo Paranormal Activity, l'unica via per vedere un po' di qualità anglosassone è quella di rifugiarsi in Inghilterra o magari in Australia.
Il tassello più rappresentativo del nuovo cinema horror inglese è senza dubbio Eden Lake; nel film, una coppia si accinge nel fare un po' di camping lacustre ma invece del classico mostro del lago, oppure del Jason Voorhes della situazione, vengono presi di mira da una banda di ragazzini. L'elemento surreale viene subito scacciato dall'omertosa complicità degli abitanti del luogo e da questi viziati e annoiati teenager. Interessanti anche i risvolti più "tecnologici" del film. L'uso del videofonino, il bluetooth e le suonerie dei cellulari sono delle semplici ma efficaci trovate che fanno svoltare positivamente la pellicola.
Altro film degno di nota è Salvage dell'inglese Lawrence Gough: improvvisamente madre e figlia si trovano in case separate (a causa di un litigio) mentre una sconosciuta cittadina viene messa sotto sorveglianza militare per un imminente e sconosciuto pericolo. Suspence a non finire che si nasconde -anche in questo caso- dentro le mura di casa.
Carino e macabro anche Mum & Dad, in cui una ragazza viene inspiegabilmente legata e seviziata da tutti i membri di una famiglia (i parenti di un suo collega di lavoro), in mezzo alla noncuranza e alla normalità dei suoi aguzzini che continuano a condurre una "normale" vita familiare (da segnalare sulla stessa falsariga, il canadese Summer's Blood).
Analogo esperimento, questa volta statunitense, è il ben realizzato Girl Next Door (da non confondere con l'omonimo teen-film) di Gregory Wilson. Il film è tratto dalla novella di Jack Ketchum trattante il caso Sylvia Likens e il suo scagliarsi contro la nipote di circa 13 anni. La crudezza del film riporta esattamente la surrealtà dell'accaduto: i figli stessi dell'aguzzina (tutti giovanissimi, anche di 8-9 anni), insieme ai propri amici del vicinato, abusavano della giovane Meg, legata in uno scantinato, sotto gli occhi della loro madre -aizzatrice volontaria di tutte le torture-. La bravura del regista coincide nel non far vedere il giovane corpo nudo della ragazzina, trasformando il morboso voyeurismo in qualcosa di più tragico: lo svelare, ancora una volta, la situazione omertosa della cittadina e dell'intero vicinato riguardo all'accaduto.
Altra genialata statunitense (spiegabile, forse, grazie al low-budget) è Open Water : due fidanzati vengono dimenticati da una squadra di immersione nel mezzo dell'oceano e noi soffriremo con loro l'ansia, il freddo, le crisi isteriche finché, a notte fonda, fanno la loro comparsa gli squali.

La lontana colonia inglese ci ha regalato come ambientazione il magnifico The Descent (anche se la crew è interamente inglese), dove un classico gruppetto di ragazze si avventura nella discesa di una cava e presto si renderanno conto di non essere le uniche. Ottimo anche il sequel (cosa sempre ardua), ambientato qualche settimana dopo il primo capitolo: la caratterizzazione dei personaggi un po' forzata e caricaturale, gli esseri notturni si fanno vedere con un po' più di insistenza - rivelando anche il make-up - ma la pellicola si sa ben destreggiare. Deserto, solitudine e Australia sono i temi dell'impressionante Wolf Creek , nel quale il solito gruppo di amici viene preso in ostaggio da un serial killer. Il bello della pellicola, in questo caso, consiste nel non abusare delle scene splatter, e di avvalersi di una superba fotografia e pellicola digitale (il regista ha studiato per anni pittura ed ha reso benissimo gli effetti dell'olio e delle campiture).

Anche la Spagna non se l'è cavata male in produzione horror, non tanto per la quantità, ma per la qualità. Impossibile non pensare a [*REC], il quale riprende The Blair Witch Project come stile documentaristico con camera a mano. I protagonisti di un appartamento vengono inspiegabilmente messi in quarantena e lo svolgimento del film, aiuterà a dipanare questa bellissima matassa che passa dall'ipotetico zombie-movie al filone spirituale. Bellissimo anche il sequel, [*REC]2, ambientato un quarto d'ora dopo la fine del primo film, nel quale il duo di regia Balaguerò e Plaza è abile nello sciogliere il cliché già usato nel prequel della camera a mano. Il film è infatti ripreso da due videocamere differenti (un all'interno del palazzo, una fuori) che poi convergeranno in un'unica, evitando anche la ripercussione noiosa sullo spettatore.

Degni di nomina anche i norvegesi Naboer e Skjult (più o meno con gli stessi attori). Nel primo film, assistiamo a un domestico incubo polanskiano, in cui i movimenti di macchina, attraverso gli stretti corridoi, causano interessanti effetti claustrofobici. Nella seconda pellicola, un uomo torna dopo anni nel paesino di origine, non senza i pregiudizi degli abitanti locali, e il suo passato emergerà in maniera traumatica.

Dalla Svezia invece, vorrei segnalare Lasciami Entrare (con il quale aprirò questo paragrafo conclusivo sugli horror "anomali" o "romantici"). La bellissima pellicola svedese, in pieno periodo Twilight-era, scardina completamente il concetto di vampirismo (non si vedeva una cosa del genere da Addiction), per raccontare l'infantile storia d'amore fra due bambini disadattati ed emarginati. Semplicemente stupendo.
Altro pretesto orrorifico per raccontare tutt'altro è l'inglese Deadgirl : la storia è quella della perdita dell'amicizia a causa dell'amore per una stessa ragazza, solo che in questo caso la ragazza è una zombie legata in uno scantinato dove ognuno può farle ciò che vuole. L'idea parte benissimo, ma si esaurisce gradevolmente, forse a causa del low-budget. Da vedere sicuramente.
Stesso concetto, però supportato da ottima regia, e fotografia è lo zombie-movie Carriers. Anche qui, gli zombie sono assolutamente un pretesto (si accenna raramente alla loro visione) per raccontare le storie di due fratelli e di una ragazza che piano piano perderanno il controllo in un mondo ormai disabitato.
Le uniche eccezioni orientale che voglio citare sono i coreani The Hoste Thirst. Il primo di Bong Joon-ho è il racconto di una ricostruzione empatica di una famiglia ormai disgregata: i dispetti che si fanno, le calunnie che si dicono, verranno a venire meno per cercare il figlioletto del fratello minore; sullo sfondo del tutto, un misterioso mostro fognario (renderizzato digitalmente in modo sorprendente). Il secondo, Thirst, è l'opera più recente di Park-Chan Wook: altra romantica e delicata variazione sul tema del vampirismo, giocato fra momenti sentimentali e altri più pulp. Da vedere assolutamente, anche l'australiano The Horseman (da non confondere con The Horsemen di Jonas Åkerlund), nel quale un padre -disperato dalla morte della figlia a seguito di un porno mal girato e mal gestito- scarica tutti i suoi traumi cercando tutta la catena di sicari e di coinvolti nell'omicidio della figlia. Il film rende benissimo per la possente massa corporea di Peter Marshall, che viene bilanciata dalla comunicazione di paternità verso una giovane autostoppista. Altro da segnalare in questa sezione di horror anomali, sono il premiato e discusso Antichrist di Lars Von Trier (nel quale il nostro regista danese si è praticamente completato, a livello tecnico, utilizzando sia la computer grafica, sia le ricostruzione manuali di effetti speciali in stile anni ‘80-‘90), e l'interessante ma molto meno distribuito Dans Ma Peau: la storia è di una ragazza che si scopre insensibile al dolore fisico e comincia ad auto-mutilarsi pretendendo di continuare a condurre una vita sociale normale.

Bene, se siete amanti dell'horror e qui in mezzo ci sono titoli che non avete visto, cosa aspettate a rimediare?



Moro
Mercoledì 26 Gennaio 2011, 23.11.48
15
volevo segnalare The Abandoned di Nacho Cerdà. Una storyline forse fin troppo banale e lineare però corredata da una spettralità veramente ben fatta. Forse poi l'autore vuole complicare un po' troppo la faccenda di doppio e flashback per eliminare quella linearità di fondo, ma rimane veramente un gran filmone, che passa molto bene benchè abbia scarsi dialoghi.
Edgecrusher
Lunedì 3 Gennaio 2011, 21.30.42
14
Comincio quotando Moro su A serbian film, me ne sono innamorato quando l'ho visto, m'è piaciuto un sacco. Volevo citare Shaun of the dead, che comunque, anche se riprende la vecchia idea di Peter Jackson (Brain dead), è molto carino come film secondo me. Poi ci sarebbe anche 28 giorni dopo, gran bel film anche lui . . . E poi vorrei terminare con Resident evil Degeneration, film horror in CG che comunque non mi è dispiaciuto, soprattutto per l'idea di realizzarlo in CG, e per la realizzazione.
halcyon
Giovedì 30 Dicembre 2010, 22.20.05
13
@Moro: praticamente anke Vacancy è un remake. Anke Il Quarto TIpo dovrebbe essere vero al 100%; alcune scene stesse del film dovrebbero essere video autentici. Un pò come The Entity (oldies but goodies). Non sò ancora se crederci o meno a ste cose sinceramente.
enry
Giovedì 30 Dicembre 2010, 12.52.26
12
Vero, Shadow è piaciuto pure a me, location e fotografia davvero belle e finale meno scontato del previsto (Dead End non l'ho visto). Per A Serbian Film dovrò aspettare, mentre BUG non mi stancherò mai di consigliarlo, uno dei miei preferiti di Friedkin che in Italia ha avuto una distribuzione vergognosa. Recuperatelo.
Moro
Giovedì 30 Dicembre 2010, 11.43.34
11
(ops mi è partito il commento incompleto) grazie Enry, ottime dritte (WIlderness e BUG neanche li conosco). Volevo anche citare A Serbian Film (ma si allungava notevolmente l'articolo; mi limito a consigliarlo qui, ha un'ottima regia e fotografia anche se i contenuti potrebbero sembrare forzatissimi). Molto bello anche Taxidermia, anche se non è un horror, ma è molto grottesco e disturbante. Mi è piaciuto tantissimo anche Shadow di Zampaglione (ha una fotografia simile a Vertige/Mutants) ma la fine è troppo simile a quella di Dead End.
Moro
Giovedì 30 Dicembre 2010, 11.41.13
10
gra
enry
Giovedì 30 Dicembre 2010, 10.29.06
9
Buon resoconto, manca qualcosa ma era inevitabile. Ho visto tutti quelli che sono stati distribuiti anche in Italia, detesto guardare film scaricati con i sottotitoli, preferisco aspettare. Ottimi Lasciami Entrare, The Descent, Martyrs, Alta Tensione. Buoni Open Water, Them, Frontieres e i due REC (per me meglio il secondo). Wolf Creek devo riguardarlo, non mi aveva convinto più di tanto. Severance merita la visione, buona pellicola tutto sommato. Su Antichrist non sono ancora riuscito a farmi un'idea precisa, tecnicamente sublime ma un po' 'masturbatorio'. Calvaire mi manca, è stato distribuito anche da noi quindi provvederò. Speriamo che non se lo menino più di tanto con le edizioni italiane di A L'intèrieur, Deadgirl , Girl next door e Vinyan. Citazione per Wilderness di J.Bassett, non male. Concordo sulla sopravvalutazione dei due Hostel, sono nella mia collezione, ma per me siamo sul guardabile o poco più, mi è quasi piaciuto di più Cabin Fever. Concordo su The Road, bel film e fotografia strepitosa. Concludo citando BUG di William Friedkin, film del 2006: paranoico e disturbante come pochi, da vedere assolutamente.
Moro
Giovedì 30 Dicembre 2010, 1.14.15
8
grazie a tutti. Severance volevo veramente vederlo prima di scrivere l'articolo ma non ce l'avevo sottomano. Inoltre avrei preferito vederlo assieme a Creep e all'altro dello stesso regista (tanto per avere una visione d'insieme). The Road non l'ho visto come "horror" ma sinceramente non mi è neanche passato per la mente di metterlo nella categoria "anomali". Magari ci poteva stare, visto che è uno dei film più belli di quest'anno. @halcyon: The Strangers è il remake di ILS. @Maurilio: Hostel non vale assolutamente tutta la pubblicità che ci hanno fatto intorno e non vale neanche per i camei dei VIPs che lo animano. A questo punto, meglio guardare un Frontieres (che contiene le stesse scene di tragicomicità e grottesco) o Alta Tensione.
halcyon
Mercoledì 29 Dicembre 2010, 22.04.11
7
Martyrs è stupendo, uno degli horror più belli che ho mai visto....Carino anche Frontiers e Them, che effettivamente è tratto da una storia vera, la trama è molto simile a The Strangers. A l'interieur invece non m'ha detto nulla, come anke Rec, Alta tensione, Open water e lasciami entrare. Antichrist invece mi ricorda tantissimo un vecchi film italiano con quella gnocca della Belvedere in versione demoniaca. abbastanza belli anke La Casa Della Peste, e Shorooms.
Maurilio
Mercoledì 29 Dicembre 2010, 19.24.52
6
Da vedere assolutamente The descent,Alta tensione, Open Water, REC e Them. Anche io sono legato agli horror degli anni ´80 , ma nelle nuove produzioni si trova davvero qualcosa di rilevante. Perché Hostel é troppo pompato? E´duro, a tratti eccessivo, ma fatto bene, con una tensione crescente fino al finale. Da segnalare anche l´ottimo Turistas, che riprende le tematiche di Hostel ma senza eccedere in immagini efferate.
Alex Ve
Mercoledì 29 Dicembre 2010, 13.25.41
5
Quelli citati nell'articolo li ho visti quasi tutti. Un mio particolare ricordo va a Frontiers (una fotografia perfetta, la scena finale è da storia del cinema), a Lasciami Entrare, un autentico gioiellino e Them, semplice e diretto, ed Alta Tensione. Approfitto per segnalare Severance -tagli al personale, assolutamente degno di nota. Dimenticavo, per me Martyrs è una delle più grosse ca*ate a memoria d'uomo (nemmeno un dinosauro con la diarrea avrebbe potuto farla più grossa). Complimenti a Moro per l'articolo
zoso
Mercoledì 29 Dicembre 2010, 12.26.41
4
sono troppo legato agli horror vecchio stile (anni 80 e così via), quindi un horror attuale deve essere zecco di splatter ingiustificato per piacermi (oppure essere un capolavoro, il che è raro)
Arekusu
Mercoledì 29 Dicembre 2010, 12.11.44
3
Martyrs è semplicemente micidiale. E concordo con Bloody Karma, io una menzione d'onore a The Road l'avrei fatta (e poi, la scena delle cantine confina allegramente con l'horror! ) Non sono d'accordo invece su Open Water: d'accordo che il soggetto non era semplice, ma nel mio caso non è riuscito a tenere desta l'attenzione (insomma, addormentarsi durante un film di "tensione"...). Cmq complimenti al Moro!
Michele
Mercoledì 29 Dicembre 2010, 10.02.21
2
Complimenti per l'articolo,vedrò di vederne qualcuno. Comunque a me Rec non ha mai detto nulla...
Bloody Karma
Mercoledì 29 Dicembre 2010, 9.37.49
1
ottimo articolo...per quanto mi riguarda, tra quelli citati ho apprezzato molto the antichrist (un po' artefatto ma la carica visionaria e cinematografica è di altissimo livello), them (un film semplice, lineare ma molto avvincente), martyrs (distruttivo) e lasciami entrare (romantico e originale), e devo ancora vedere calvaire ed a l'interiure...sebbene rec abbia riscosso molto interesse tra gli aficionados, a me ha un po' deluso...inizia bene ma poi si riduce ad un corri corri tra zombie ed umani sulle scale del palazzo, per riprendersi nel favoloso finale... tra i non citati ci metterei l'accoppiata grindhouse\planet terror di tarantino-rodriguez, il primo uno slasher cazzone ed il secondo una specie di zombie horror ricco di demenzialità (involontaria?),lake mungo (un finto filmdocumentario stile chi l'ha visto sulla scomparsa di una ragazzina, ha un intensità veramente impressionante), shaun of the dead (il più bel film zombie demenziale della storia, e se si è vissuti un po in UK si gusta ancora di più l'assurdità del film) e menzione speciale a THE ROAD con Viggo Mortensen...non è un horror, ma la sensazione di morte, abbandono della speranza ed inutilità del vivere è realmente tangibile, inoltre la scena della casa isolata con la gente nuda rinchiusa in cantina mi ha fatto venire l'ansia...se mi viene qualcosa in mente aggiungerò in seguito
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