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Death SS - The Story Of Death SS 1977/1984
( 5366 letture )
Prima di iniziare la recensione, è da chiarire il fatto che con questo disco non ci troviamo di fronte ad un semplice best of di un determinato periodo di carriera di una band. Questo è un disco molto più importante, che ha fatto discutere, e fa discutere ancora oggi, i componenti della prima line up dei Death SS. Da qui sono “nati” i Death SS, virgolette che hanno un senso, in quanto questo disco segna la fine e al tempo stesso l’inizio della carriera del gruppo nato a Pesaro nel 1977.
Prima della pubblicazione di questo disco la band era orfana di Steve Sylvester ed il comando della situazione era affidato al chitarrista Paul Chain. Come sostituto di Sylvester fu chiamato Sanctis Ghoram. Paul Chain capì subito però di essere attratto di più dal suo nuovo progetto, i Violet Theatre, quindi pose fine all’avventura Death SS.
Ma giustamente una testimonianza su disco di quello che era stato fatto in quegli anni era obbligatoria. E allora decise di far uscire per la Minotauro questo The story of Death SS 1977/1984. Successivamente i dischi dei Death SS furono ristampati dalla Lucifer Rising, con l’aggiunta di bonus tracks.

La line up è quella storica, rimasta nei cuori dei fans della band, che a lungo hanno sperato in una reunion dei vecchi Death SS e che invece si sono dovuti accontentare di alcune date live di supporto al primo disco solista di Steve Sylvester, oltre alle registrazioni in studio del primo e del successivo disco di Steve, Mad Messiah del 1998.
Nei dischi a seguire sono presenti versioni di questi brani, alcuni con una resa migliore.
Il disco è aperto da un brano molto discusso: Terror. Questa canzone, dai ritmi cadenzati, apparve nella compilation Gathered del 1981 della rivista Rockerilla e già metteva in mostra le potenzialità del gruppo. Il brano lo troviamo anche nel successivo In Death of Steve Sylvester, anche se sembra tutta un’altra cosa vista la differenza a livello di produzione.
Già con la successiva Murder Angels le cose cambiano. Il ritmo si fa più veloce e lascia intravedere alcune influenze punk. Seguono Horrible Eyes e Cursed Mama, priva dell’oscura introduzione presente sulla versione definitiva di Black Mass. Con una versione live di Zombie del 1977 si chiude il capitolo con Steve Sylvester dietro il microfono, e comincia quello con Sanctis Ghoram. L’organo di Violet Overture ci introduce ad una strepitosa Chains of Death e già la differenza si sente nella produzione, nettamente migliore. Chains of Death la troviamo sulla raccolta Horror Music del 1996 insieme a Black and Violet, con Steve Sylvester alla voce. Schizophrenic è cantata da Paul Chain e ci fa intravedere come si muoverà nella sua carriera solista, mentre The Story of Death SS & Gilas – part I e II è la parte sperimentale del disco e oggetto di interesse maggiore.
Non lo consiglio a chi si avvicina solo ora alla band italiana, per il resto è una chicca immancabile.




VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
78.21 su 79 voti [ VOTA]
GRANMASTERZILLA
Martedì 22 Settembre 2015, 0.12.20
11
Quoto Diego .... anche se non si può che restare allibiti nei confronti di questi brani davvero ... inquietanti
HMF LucaR16
Sabato 27 Dicembre 2014, 20.11.01
10
La opener, Terror, dimostra che erano avanti a tutti anni luce. In Italia poi, sono veramente poche le band valide. Questo lavoro è ottimo. 80\100
Diego
Venerdì 22 Marzo 2013, 19.44.51
9
Ragazzi miei i Death SS senza Paul Chain sono un altro gruppo...il maligno che trasudava e usciva dalle composizioni di Chain dava alla band quello che neanche Tommy Iommi ha saputo dare ai Black Sabbath, eccetto forse per l'omonima track...L'orrore lo si percepiva anche nelle composizioni più ingenue, senza riff complicati o inutili virtuosismi. Quel furbone di Sysvester non ha fatto altro che riregistrare brani vecchi di anni, composti da Paul, e prendere il volo...i Violet Theatre erano l'espressione, a volte anche esagerata, del lato oscuro di Paul Chain. Ascoltatevi le "originali" In the darkness, Welcome to my Hell o War o Crazy, magari da soli al buio...quello era quello che doveva chiamarsi death ss...
fabio II
Martedì 30 Ottobre 2012, 15.33.02
8
L'aurea nerissima che avvolgeva la band per me vale il titolo di band più leggendaria di hm in Italia....tenendo anche ben presente che hanno avuto origine nel '77 e che per certe cose sono quasi precursori della nwobhm, o perlomeno concomitanti
Capitano
Mercoledì 5 Settembre 2012, 18.52.06
7
un disco seminale nella storia della musica dal fascino unico. cioè, quattro ragazzi di Pesaro che a cavallo dei '70/'80 tirano fuori de pezzi così!?? chissenfrega della qualità, per me le canzoni sono perfette così come sono
ENRI SIXX
Lunedì 9 Luglio 2012, 14.20.35
6
DA AVERE , SPRIGIONA VERA MALVAGITA' OLTRE CHE BUONISSIMA MUSICA
Daniele
Martedì 12 Giugno 2012, 15.51.44
5
Assolutamente imprescindibile.
Antonius
Martedì 8 Gennaio 2008, 14.13.05
4
Nessuno oltre a loro in quel periodo proponeva un sound cosi' particolarmente metallico e allo stesso tempo da Grand Guignol....un must
francesco Gallina
Martedì 28 Novembre 2006, 17.09.51
3
C'è del buono, ma il periodo Chain è insuperabile.
Syd
Lunedì 27 Novembre 2006, 19.44.34
2
delle canzoni con Sanctis Ghoram che ne pensi?
francesco gallina
Lunedì 27 Novembre 2006, 13.41.20
1
Furono grandi fino a quando Paul restò in formazione, (Non per niente ho recensito molto tempo fa "Detaching from Satan" dei V. T. ,poi hanno sfiorato spesso il ridicolo. Furono anche in grado di apparire in RAI in una storica trasmissione di Carlo Massarini, "ospitati" da Mario Luzzatto Fegiz, con grande scandalo dei telespettatori.
INFORMAZIONI
1987
Minotauro Records
Heavy
Tracklist
1. Terror
2. Murder Angels
3. Horrible Eyes
4. Cursed Mama
5. Zombie (live)
6. Violet Ouverture
7. Chains Of Death
8. Inquisitor
9. Schizophrenic
10. Black And Violet
11. The Bones And The Grave (live)
12. The Story Of Death SS & Gilas Part I
13. The Story Of Death SS & Gilas Part II
Line Up
Paul Chain: Lead Guitar, Organ, Lead Vocal on track 9, backing vocals
Steve Sylvester: Lead Vocal on tracks 1 to 5
Sanctis Ghoram: Lead Vocal on tracks
6 to 13
Claud Galley: Rhythm Guitar on tracks 1,2,5 bass in all
songs
Danny Hughes: Bass on tracks 1,2,5
Thomas "Hand" Chaste: Drums in
all songs
 
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