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Therion - Deggial
( 1681 letture )
Genio e follia.
I Therion possono essere descritti così. Tutto questo al di là del gusto personale di ognuno: è innegabile che la band di Christofer Johnsson abbia dato un grande scossone al genere metal nella metà degli anni ’90, diventando fonte di ispirazione e punto di riferimento per un gran numero di band dedite al symphonic metal.

Theli spianò la strada al metal estremo con fortissime contaminazione di musica classica con le sue orchestrazioni e l’uso massiccio di cori che spesso sostituivano del tutto l’uso di un cantante. Con il successivo Vovin lo stile della band si affinò ulteriormente, diventando più raffinato ed abbandonando del tutto gli elementi death metal che caratterizzavano i primi lavori del gruppo.
Con Deggial l’effetto sorpresa è ormai svanito ma l’evoluzione dell’estro artistico di Christofer Johnsson non si placano ed in questo album si fanno ancora più pesanti le atmosfere oscure e la componente orchestrale e corale, a discapito però dell’immediatezza dei brani, che rimane in poche eccezioni.
Visto il successo dei dischi precedenti, la Nuclear Blast conferma la disponibilità di un’orchestra e di un coro vero che unito ad un lavoro pressoché perfetto in studio di registrazione fa di Deggial probabilmente il lavoro più curato del combo svedese (anche se tutto ciò che è venuto da Vovin in poi è di livello altissimo).

L’album si muove su ritmi lenti ed atmosfere più cupe dei due precedenti lavori, trattando ovviamente le solite tematiche esoteriche curate dall’intellettuale e paroliere Thomas Karlsson. L’apertura, affidata a Seven Secrets of the Sphinx, è lenta e drammatica, con aperture a melodie orientali, con il coro che ci porta ad un ritornello quanto meno facilmente memorizzabile ed orecchiabile anche se lontanissimo dall’essere considerato commerciale. Anche Eternal Return con la sua introduzione orchestrale è lunga e articolata, c’è spazio per chitarre e per metal classico che può neanche troppo vagamente richiamare gli Iron Maiden di Powerslave, ma il tutto abbraccia sempre una dose pesante di metal sinfonico, propendendo sempre più per l’orchestra piuttosto che per il metal. Enter Vril-Ya è introdotto da un riff ipnotico di chitarra per poi introdurre il cantato affidato anche in questo caso dal coro; il brano è lento e funereo e offre poche aperture, non fosse per il canto femminile a metà brano e per il solo di chitarra finale risulterebbe davvero indigesto. Anche la successiva Ship Of Luna si mantiene su toni cupi, e meglio si adatterebbe a colonna sonora che non a brano metal, sviluppandosi lentamente e senza mai vere e proprie variazioni.
Ritmi lenti ma atmosfera decisamente più epiche per l’ispirata titletrack, sognate nella prima parte per poi finalmente farsi più movimenta nella seconda parte in cui fanno la comparsa chitarre elettriche e ritmi decisamente incalzanti e coinvolgenti. Le parti corali dominano anche Emerald Crown, a cui si mischiano arpeggi di chitarra e violini per ritrovare nuovamente dei soli melodici di chitarra nella seconda parte della canzone. Degna di nota anche la breve strumentale The Flight of the Lord of Flies, vagamente ispirata nelle parti di violino a Vivaldi o ai Rondò Veneziano con riuscite incursioni chitarristiche. Si cambia completamente registro ed atmosfera con Flesh of the Gods, unico brano propriamente metal, introdotto da un riff tipicamente nello stile dei Running Wild e cantato da Hansi Kürsch dei Blind Guardian. Il brano è riuscito e piacevole ma distantissimo dal resto del contenuto di Deggial e un gradino sotto il brano Wild Hunt contenuto in Vovin in cui l’ospite era Ralf Sheepers di cui sembra voler ricalcare lo stile heavy.
Con la lunga Via Nocturna torniamo alle atmosfere cupe e sulfuree, ma le chitarre elettriche riescono a trovare il giusto spazio alleggerendo la drammaticità delle parti corali, più aperta e movimentata la seconda parte, anche se la parte del leone è sempre affidata alla lunga lista di cantanti da opera, più adatte a cori liturgici che ad un opera metal, perché bisogna farsene una ragione, di vero e proprio metallo in questo disco se ne sentirà poco, i brani nascono come opere di musica classica in cui le chitarre vengono aggiunte e non viceversa come nei dischi precedenti.
Chiude il disco la rivisitazione della famosa O Fortuna, opera resa celebre da Carl Orff, riuscita senza stravolgere granché dalla versione classica.

Era l’ormai lontano anno 2000 e nonostante i Therion non stupissero più come agli esordi e le contaminazioni di musica classica ed orchestrazioni varie fossero usate ed abusate nei dischi metal, Deggial si ergeva gradini sopra la maggior parte della concorrenza. Indubbiamente il disco paga la lentezza con cui si sviluppa e le atmosfere cupe e pesanti, ma è altrettanto vero che Christofer Johnsson, come se ce ne fosse bisogno, conferma la propria abilità compositiva fuori dal comune.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
87.81 su 16 voti [ VOTA]
Seventh Son
Lunedì 6 Novembre 2017, 0.54.42
13
Flesh of the Gods non vi ricorda Crazy Nights dei giapponesi Loudness
Rob Fleming
Lunedì 15 Febbraio 2016, 10.55.43
12
Ormai la formula non stupisce più, ma la classe è sempre assoluta. Qua i pezzi da tramndare sono Via Nocturna (Part I: The Path Part II: Hexentanz), la "cover" O Fortuna e Enter Vril-Ya
Le Marquis de Fremont
Martedì 2 Settembre 2014, 14.52.45
11
Tutti i dischi dei Therion, da Theli a Sirius B/Leuria, sono dei grandissimi dischi. A mio parere è proprio la contaminazione con il classico in questo caso "operistico" a dare una ulteriore dimostrazione delle versatilità del metal. Perché questo è metal, non certamente classica o pop o tantomeno jazz. E' metal. Il metal a mio parere è il genere che più si avvicina al classico operistico e quindi la contaminazione trova terreno fertile. Questo album, come anche altri, ne è la dimostrazione. Io preferisco in assoluto Vovin ma anche qui siamo a livelli altissimi, sia come songwriting che nella produzione. Eccellente. Au revoir.
Radamanthis
Martedì 2 Settembre 2014, 12.38.40
10
Un altro grande disco a firma Christofer Johnsson anche se ingeriore a Vovin, Secrets of the runes e Theli ma comunque un grandissimo album. Diffiicle fare commenti ulteriori a ciò che già ha scritto in recensione il sempre bravo My Refuge quindi faccio un quotone alle sue parole e ricalco il calce anche il voto!
Dark Rage
Lunedì 1 Settembre 2014, 23.09.11
9
Probabilmente mi sono espresso male. Tutto ciò che avete scritto è verissimo. I Celtic Frost avranno anche battezzato il genere con To Mega Therion, ma sono stati i Therion nel 1996 con Theli ad introdurre il genere. A mio avviso, poi ognuno è libero di pensarla in una diversa ottica. Qualche album o qualche brano con partiture di musica classica (piccoli quartetti d'arco, voci liriche femminili o cori) non fa di una band sinfonica. La musica sinfonica necessita di un enorme ed ampio organico orchestrale. Ed i Therion ne hanno fatto uso da Theli, rendendo un loro marchio di fabbrica Comunque nella lista ho dimenticato erroneamente anche i Rhapsody e gli After Forever. Mea Culpa. Ad ogni modo, questo album è meraviglioso. E' sublime dalla prima traccia a Via Nocturna inclusa la cover di O Fortuna! L'ho giusto riascoltato oggi!
Galilee
Lunedì 1 Settembre 2014, 15.08.26
8
X Dark Rage, Ti consiglio d'informati meglio perchè è si vero che i therion sono stati tra i primi, ma ce ne sono molte altre di band che negli anni 90 mescolavano musica classica e metal. I lacrimosa suonano dal 90, c'erano anche i Saviour machine, anche il primo Angra era parecchio sinfonico. Insomma ognuno aveva il proprio stile, ma di gruppi ce n'erano parecchi. Il genere comunque è stato battezzato dai Celtic Frost, difatti l'album simbolo del genere, cioè Theli dei Therion si apre con una canzone che li cita in pieno.
Mauro Paietta "My Refuge"
Lunedì 1 Settembre 2014, 13.21.01
7
@Dark Rage non direi quelle quattro band e basta, così al volo ti cito i Rage, che avevano pubblicato Lingua Mortis con l'orchestra, i Rhapsody... molte band power e death/black inserivano parti orchestrali o quanto meno ci provavano...
Dark Rage
Lunedì 1 Settembre 2014, 12.07.43
6
Inferiore solo a Secret of The Runes, il loro capolavoro indiscusso. Lo trovo persino migliore di Vovin. Sulla recensione mi trovo in alcuni punti d'accordo, come ad esempio l'analisi track by track, in alcuni punti no. Sopratutto nell'ultimo punto finale. All'anno 2000, i Therion di album prettamente symphonic ne hanno fatto uscire 2 ( Theli e Vovin ), anche nel genere metal le piccole contaminazioni di musica classica erano limitati a giusto due o tre band, all'epoca semi-sconosciute. Gli Haggard con Awakening the centuries, i Within temptation con Mother Earth, i Tristania con Beyond The Veil ( con una forte influenza gothic e black/death ), e giusto un pizzico con i primi tre album dei Nightwish, prettamente power. Quindi si, fino a Lemuria/Sirius B il symphonic metal era giusto rilegato a quelle quattro band compresi i Therion.
Galilee
Lunedì 1 Settembre 2014, 9.54.28
5
Da superfan dei Therion, dico che questo Deggial rimane il loro peggior lavoro in studio assieme a Beyond Sanctorum. Canzoni troppo easy, ripetitive e con poca personalità rispetto al passato. Per fortuna si sono ripresi subito con il disco seguente.
LORIN
Domenica 31 Agosto 2014, 19.30.36
4
E' l'album con cui li ho scoperti, semplicemente fantastico (il disco) e fantastica (la band)...
entropy
Sabato 30 Agosto 2014, 13.25.31
3
Ho amato theli, ma per il resto i therion non li riesco ad apprezzare più di tanto. In particolare quest'album mi è risultato indigesto.
Bloody Karma
Sabato 30 Agosto 2014, 12.16.22
2
boh, non lo so, da grande amante dei Therion, Deggial non mi ha mai convinto fino in fondo. L'utilizzo quasi esclusivo dei cori non si incrocia bene con la musica a mio avviso, rendendo il tutto un pochino ammorbante. Certo, non mancano degli ottimi brani, però siamo sicuramente molto lontani dai suoi due illustri predecessori.
Bloody Karma
Sabato 30 Agosto 2014, 12.16.20
1
boh, non lo so, da grande amante dei Therion, Deggial non mi ha mai convinto fino in fondo. L'utilizzo quasi esclusivo dei cori non si incrocia bene con la musica a mio avviso, rendendo il tutto un pochino ammorbante. Certo, non mancano degli ottimi brani, però siamo sicuramente molto lontani dai suoi due illustri predecessori.
INFORMAZIONI
2000
Nuclear Blast
Symphonic Metal
Tracklist
1. Seven Secrets of the Sphinx
2. Eternal Return
3. Enter Vril-Ya
4. Ship of Luna
5. The Invincible
6. Deggial
7. Emerald Crown
8. The Flight of the Lord of Flies
9. Flesh of the Gods
10. Via Nocturna (Part 1: The Path, Part 2: Hexentanz)
11. O Fortuna
Line Up
Christofer Johnsson (Chitarra, Tastiere)
Kristian Niemann (Chitarra)
Johan Niemann (Basso)
Sami Karppinen (Batteria)

Musicisti ospiti:
Hansi Kursch (Voce su traccia 9)
Jan Kazda (Chitarra)
Waldemar Sorychta (Chitarra acustica su traccia 11)
Alexander Schimmeroth (Pianoforte)
Eilen Kupper (Voce soprano)
Angelica Märtz (Voce soprano)
Dorothea Fischer (Voce alto)
Anne Tributh (Voce alto)
Georg Hansen (Voce tenore)
Miguel Rosales (Voce tenore)
Jörg Braüker (Voce basso)
Javier Zapater (Voce basso)
Heike Haushalter (Violino)
Petra Stalz (Violino)
Monika Maltek (Viola)
Gesa Hangen (Violoncello)
Konstantin Weinstroer (Doppio basso)
Annette Gadatsch (Flauto)
Stefanie Dietz (Oboe)
John Ellis (Corno francese)
Volker Goetz (Flicorno, Tromba)
Dietrich Geese (Tuba, Sassofono, Tromba)
Daniel Häcker (Piatti, Percussioni)
 
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