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THERION - Una sfida per noi, una sfida per i fan
27/01/2021 (806 letture)
In concomitanza con la pubblicazione del diciassettesimo album, che esce a ben trent’anni di distanza dal debutto discografico della band, abbiamo contattato Christofer Johnsson, mastermind dei Therion. Abbiamo approfittato di questa lunga chiacchierata riguardo al nuovo disco Leviathan per discutere anche dell’industria musicale nel periodo di pandemia che stiamo vivendo e per farci rivelare qualcosa in più sui piani per il futuro della band. Buona lettura!

McCallon: Ciao Christofer, benvenuto, o meglio bentornato, su Metallized! Prima di iniziare con le domande, come stai? È stato un anno difficile, ma spero tu stia bene.
Christofer Johnsson: Ciao! Sì, sto bene, grazie. Sai, mentre registro nuova musica passo già la maggior parte del tempo chiuso in casa o in studio, quindi, anche se per molti è stato un anno difficile, a me non è cambiato tantissimo. Non sono potuto uscire, ho dovuto indossare una mascherina, ma credo di poter sopravvivere a tutto ciò.

McCallon: Addentrandoci nell’intervista, Beloved Antichrist e, prima di quello, Les Fleurs du Mal sono stati due album originali, che a loro modo segnavano due momenti peculiari nella discografia della band. Leviathan nasce da un desiderio di dare uno sguardo al passato, ai vostri più grandi successi, e riproporre quello stile, quella versione dei Therion?
Christofer Johnsson: Beh, Les Fleurs du Mal era un album di cover di canzoni pop francesi, e anche Beloved Antichrist non era un album “classico” per la band, essendo una rock opera o una colonna sonora per un film o un musical, più che un album normale. Per trovare l’ultima volta che abbiamo fatto un album del genere bisogna risalire a Sitra Ahra [del 2010, ndr]; in definitiva, sì, credo che Leviathan vada confrontato più con quegli album, piuttosto che farne un paragone con Beloved Antichrist, che non è stato pensato per essere un album tradizionale per i Therion.
Dopo aver scritto Beloved Antichrist mi sono sentito svuotato, come se avessi dato tutto quello che potevo dare, fatto tutto quello che potevo fare. Pensavo non ci fosse più niente di nuovo che potessi fare. Ma poi ho avuto una chiamata al telefono con Thomas Vikström, che mi ha fatto notare come noi non abbiamo mai fatto nient’altro che quello che volevamo con la nostra musica, non dando mai ascolto ad un’etichetta discografica, neanche ai fan. Anche quando le vendite calavano, con un album meno popolare di un altro, sapevamo che ne era valsa la pena se avevamo fatto quello che desideravamo. E poi le persone hanno gusti differenti, quindi è normale che un album possa piacere più di un altro.
E così abbiamo pensato che la cosa che veramente non avevamo mai fatto, e che poteva valer la pena fare, era quella: provare a dare ascolto ai fan. In tutta onestà, quando intraprendi un percorso artistico ben delineato, ti viene da pensare [con voce tronfia, ndr]: “Ehi, noi siamo così tanto artisti che facciamo quello che ci pare”. Ma una domanda rilevante è: saresti davvero in grado di fare quello che i fan vorrebbero? L’abbiamo presa come una sorta di nuova sfida creativa. Siamo in grado di scrivere da zero un album di possibili “hit” dei Therion? All’inizio è stato difficile, ma pian piano la creatività è esplosa e siamo arrivati a più di quaranta canzoni. Ovviamente adesso non ci resta che aspettare un po’ di tempo per ottenere il responso dei fan; quello che abbiamo avuto per i singoli è stato molto buono secondo noi.

McCallon: Leggendo dei commenti al vostro singolo Die Wellen Der Zeit ne ho letto uno che recitava: “This is so Therion and not Therion at the same time”. Quanto c’è dei Therion passati nel disco e cosa c’è di nuovo?
Christofer Johnsson: Per prima cosa dobbiamo capire cosa significhi suonare come suonano i Therion “classici”. Abbiamo pensato quali fossero le nostre canzoni più popolari per cercare di capire cosa le avesse rese tali. Qual è la formula magica per renderle delle hit? Ci siamo accorti abbastanza in fretta che, se le analizzi da un punto di vista strettamente musicale, non hanno un cazzo in comune! [ride] La cosa che le canzoni dei Therion più famose hanno in comune è… che sono le canzoni dei Therion più famose!
Oggi è facile vederlo, con Spotify hai delle vere e proprie statistiche su quale pezzo venga più ascoltato –non posso sapere quello che succede a chi ascolta i pezzi sul disco, queste sono le uniche statistiche che ho‒ : la più ascoltata è The Rise of Sodom [titolo completo The Rise of Sodom and Gomorra, ndr], che è una canzone dai ritmi orientali; poi abbiamo Lemuria, una ballad che nulla a che fare con quella prima; la terza è Birth of Venus [titolo completo Birth of Venus Illegitima, ndr], heavy metal dagli Anni Ottanta con un ritornello pop e niente in comune con le altre due. E poi abbiamo Son of the Staves of Time, che ancora non ha niente, dal punto di vista tecnico, da spartire con le altre. Musicalmente, potrebbero essere state registrate anche da band diverse.
Ogni album dei Therion suona in maniera differente, quindi quando si parla di “Therion classici” intendiamo semplicemente… album dei Therion abbastanza belli da piacere ai fan! [ride] Allo stesso modo, in questo album le canzoni sono diverse tra loro, hanno in comune solo il fatto di essere più dirette ed orecchiabili. Attualmente, una delle mie canzoni preferite [della band], che ritengo sia uno dei migliori lavori che abbiamo fatto, è Land of Canaan [da Sitra Ahra, ndr], ma in quella canzone ci sono quaranta riff differenti, è un lungo viaggio musicale. Ecco, l’idea di questo album è di pubblicare un disco completamente differente da quel tipo di canzone, anche se so che comunque molti fan amano quel lato avventuroso della band.

McCallon: Con un album di “hit” come questo, come l’hai definito tu, è stato più facile scegliere i singoli o, dal momento che ogni canzone potesse esserlo, è stato più complicato? L’etichetta ha avuto qualche influenza nella selezione?
Christofer Johnsson: Ho deciso io i singoli: gli altri nella band non sono esattamente interessati al marketing; anzi, spesso sono grandi compositori, ma non capiscono niente di marketing! [ride] Dipende da che segnale vuoi dare: io ho scelto la titletrack non perché sia il miglior pezzo sull’album, ma perché è uno dei pezzi che suona maggiormente familiare ad un fan dei Therion. Come a dire a coloro che non hanno apprezzato quanto di diverso abbiamo fatto negli ultimi anni: “Ehi, ecco qualcosa di familiare per te”. La migliore pubblicità che puoi avere –una pubblicità che non puoi comprare con il denaro– è la gente che parla di te. Se dai alle persone qualcosa che possa piacere loro, ne parleranno, lo condivideranno, lo faranno ascoltare ai loro amici. Puoi apparire sulle riviste, puoi fare interviste, puoi registrare dei video musicali… La miglior pubblicità che puoi ottenere è comunque il passaparola della gente. Con il secondo singolo abbiamo voluto consegnare all’etichetta qualcosa che potesse attirare coloro che, normalmente, non comprerebbero un disco dei Therion. Con l’uscita dell’album uscirà anche la miglior canzone del disco, Tuonela, come singolo: se pubblichi prima il pezzo che ritieni il migliore, se bruci subito tutta la polvere da sparo, l’album deluderà l’ascoltatore; vogliamo lasciare dei bei pezzi nell’album, cosicché chi lo ascolta possa dire: “Finalmente posso ascoltare tutto il nuovo disco, e non solo il singolo”.

McCallon: Una cosa che mi ha colpito, raffrontando Leviathan alle vostre ultime uscite, è che, se Beloved Antichrist traeva ispirazione univocamente dagli scritti di Vladimir Solovyov, questa volta i brani tornano ad avere riferimenti culturali molto variegati. Che cosa vi ha ispirato nella scrittura dei testi del disco?
Christofer Johnsson: Beh sai, sono sempre stato interessato ad esplorare le differenti mitologie che danno colore a tutte le diverse parti del mondo. In realtà, da un punto di vista lirico, la maggior parte dei brani sono abbastanza tradizionali per i miei standard. Una cosa che è stata completamente nuova per me è stata Ten Courts of Diyu, che rappresenta i dieci gironi dell’inferno nella mitologia cinese. L’Estremo Oriente è sempre stato un punto bianco sulla mia mappa; Thomas è venuto da me con le sue idee per questa canzone e gli ho semplicemente detto: “Ok! Io non ne sapevo niente!”. Gli altri riferimenti sono tutti mitologici, come Aži Dahāka, ispirata all’omonimo personaggio della mitologia persiana, o El Primer Sol, che fa riferimento a Tezcatlipoca, dei miti aztechi-nahuatl, antagonista di Quetzalcoatl, che è già apparso in una nostra canzone.

McCallon: Bene. Forse mi hai già detto qualcosa riguardo alla prossima domanda, ma volevo ugualmente chiederti: molti musicisti che hanno scritto o pubblicato dischi nel corso del 2020 hanno affermato che la situazione pandemica si è riflessa nelle proprie opere. È stato vero anche per voi o siete riusciti a lavorare alla vostra musica esattamente come in anni più “sereni” di quello appena trascorso?
Christofer Johnsson: A livello di scrittura non ha influito minimamente, ma ha inciso al 100% sulle fasi di registrazione. Io vivo a Malta al momento, e quando hanno chiuso l’aeroporto non ho potuto radunare qui la band o recarmi io all’estero. Dunque, abbiamo registrato l’intero album da remoto: il disco è stato registrato in Svezia, Malta, Israele, Stati Uniti, Argentina, Germania, Spagna, Inghilterra e Finlandia… Nove Stati in totale.
Ci sono degli aspetti negativi e degli aspetti positivi. Innanzitutto, è un modo molto dispendioso di lavorare: io ho uno studio di registrazione a casa, e qui posso prendermi con la band tutto il tempo che mi serve; in questo caso, ciascuno ha dovuto noleggiare uno studio per sé, ed è stato molto costoso. Inoltre, se normalmente possiamo lavorare per mezz’ora, un’ora, su un brano e poi dire: “Cazzo, non suona bene”, abbiamo perso un’ora su un pezzo, non un grande problema; ora ho dovuto realizzare delle demo e scrivere delle istruzioni su come volevo sentire suonare i pezzi e loro [i compagni di band], dopo aver speso mezza giornata in studio di registrazione, potrebbero essersi sentiti dire da me, dopo avermi inviato una registrazione: “È buona, sai, ma non è esattamente come la volevo”. Ho fatto perdere loro un sacco di tempo, e io ho speso un bel po’ di soldi in questo modo.

McCallon: Ah, ho capito. Mi spiace per le difficoltà incontrate.
Christofer Johnsson: Figurati, a pensarci bene non ho neanche finito! Quando ho sentito la prima versione delle tracce di batteria [registrate da Snowy Shaw, ndr] ne ho trovate alcune buone e le ho usate, mentre altre… ho provato a farmele andare bene, ho provato ad ascoltare un primo missaggio con basso e chitarre, ma la qualità non professionale della registrazione “uccideva” i pezzi! Così ho dovuto pagare un altro batterista [Björn Höglund, ndr], noleggiargli uno studio di registrazione e, dopo aver ascoltato le sue parti, chiedere a Christian Vidal, il mio chitarrista, di sistemare qualcosa delle sue parti di chitarra –ovviamente prendendo nuovamente a nolo uno studio– per farle combaciare al meglio. Posso dire certamente che questo sia stato un album costoso.

McCallon: E per quel che riguarda gli aspetti positivi che menzionavi prima?
Christofer Johnsson: Beh, lavorare in questa maniera permette di tenere sotto controllo molte più cose allo stesso tempo. Mentre Christian Vidal registrava i suoi assoli in Argentina, un organo Hammond veniva registrato in Svezia, e così anche i cori, in Israele… La cosa migliore, sai, è che io non debba ascoltare lo stesso diavolo di strumento per tutto il tempo prima che venga registrata la versione finale! [ride] Normalmente, mi trovo ad ascoltare solo dannate parti di batteria per una settimana almeno; poi il batterista cede il posto al bassista, e così ascolto linee di basso per tre giorni di fila. Poi lavoro due settimane con Vidal sulle chitarre, e poi così via con l’orchestra e gli altri strumenti.
Quando tutto è registrato, devi ascoltare da zero tutte le tracce per curare il missaggio, e quindi via ancora di batteria, da capo. Arrivi alla fine che sei veramente stufo di quella roba, non vedi l’ora che il disco sia fuori e non vuoi tornare in studio per due anni. In questo caso, ho potuto ascoltare le versioni finali delle tracce direttamente, e in questo modo la mia mente era fresca per tutto il tempo. Quando abbiamo finito, stavolta, mi sono detto: “Dai, sei pronto per fare altri dieci dischi così!” [ride] Credo che il nostro addetto al missaggio [Erik Mårtensson, ndr] abbia fatto un ottimo lavoro, se consideriamo che ogni traccia è stata registrata in parti del mondo diverse, in studi differenti, con strumentazione differente. Il risultato finale, a mio avviso, è quello di un disco che suona in modo coerente. Anche il fatto di aver avuto due batteristi… beh, puoi sentire che suonino in maniera diversa, ma non cadrai dalla sedia dicendo: “Ma questo da dove salta fuori? Non c’entra niente con l’album.”. Gli sono molto grato, davvero.

McCallon: Dai, si spera che ora della registrazione del vostro prossimo disco si possa tornare a lavorare in condizioni più normali. A proposito, è forse presto per chiederlo, perché avete appena scritto Leviathan, ma avete già in mente qualcosa per il futuro?
Christofer Johnsson: A dire il vero, abbiamo scritto più di quaranta canzoni, quindi siamo andati avanti a registrare, finendo per comporre una trilogia. Le canzoni che abbiamo ritenuto valide non potevano finire tutte su un singolo album, quindi ci saranno Leviathan I, II e III. In realtà, siamo al lavoro ancora adesso: io, beh, sto facendo questa ed altre interviste, e mi sto prendendo una pausa dallo studio di registrazione, ma credo che Vidal stia provando in questo momento un paio di nuovi assoli.
La nostra intenzione è di arrivare a produrre Leviathan II, e poi di iniziare subito a registrare Leviathan III, in modo da avere in tasca due nuovi dischi già pronti e di essere più flessibili con la programmazione dei nostri piani futuri: se si dovesse poter tornare entro l’anno ad andare in tour, potremmo farlo per un anno, due, e spingere in là la pubblicazione di un nuovo album. Se non sarà possibile suonare in tour, potremmo decidere di far uscire l’album prima. È una situazione molto variabile. I prossimi dischi [della trilogia] saranno differenti, perché Leviathan II sarà più oscuro nei suoni, più… malinconico, direi. Leviathan III sarà invece il risultato di ciò che rimarrà fuori dai primi due album, risultando magari in una strana raccolta di canzoni, lasciate fuori perché magari più sperimentali o spontanee rispetto a quanto volevamo realizzare con questo album. Alcune più pesanti del solito, altre più orientate al progressive, una con influenze folk. L’obiettivo, con questa trilogia di album, è quello di rendere felice la maggior parte dei fan dei Therion; ciascuno troverà quello che preferisce su almeno uno di questi album. Se non dovessimo poter andare in tour, potremmo pubblicarli ciascuno a distanza di un anno dall’altro.

McCallon: Rimanendo in tema concerti, per quando si potrà tornare a suonare, puoi darci qualche informazione su cosa porterete di questo Leviathan dal vivo?
Christofer Johnsson: Personalmente, sono molto pessimista sulla possibilità di tornare presto in tour. Non è solo una questione di restrizioni: ok, adesso ci sono delle restrizioni, non ci è permesso di uscire, di andare in tour, ma non è solo quello. Quando si potrà tornare a suonare dal vivo, avremo ogni band su questo pianeta che avrà posticipato le proprie date, magari le uscite dei propri album. Tutto ciò che sta in torno, tutta l’industria, il “music business”, nel frattempo è caduto a pezzi. Le persone pensano alle band, ma le band sono solo il più piccolo tassello.
Se allarghi un po’ lo sguardo vedi che se le band non possono suonare, chi ospita i concerti non avrà nulla da fare, e senza concerti rischia la bancarotta. Se loro falliscono, chi ci lavora perde il posto, e così chi lavora dietro le band, come i tecnici del suono, delle luci, chi vende strumenti, chi organizza i tour, chi fa il manager. Tutte queste persone hanno famiglia, o affitti da pagare, magari dipendenti che lavorano per loro. Non penso che vogliano rinunciare a tutto e buttarsi via: potrebbero essere costretti a cercare un nuovo lavoro, più stabile, e magari non tornare nel mondo dei concerti, dei tour. Ho dimenticato chi vende il merchandise ufficiale delle band, che lavora molto ai concerti: ho mandato un paio di mesi fa delle mail alla compagnia con cui collaboro da anni, ma non ho ricevuto risposta per il fatto che avevano chiuso.
Alla Nuclear Blast, che è sicuramente una delle etichette indipendenti più grandi d’Europa, hanno avuto problemi nella gestione e nella produzione del merchandise, quindi puoi immaginare quale sia la portata del problema, se ha coinvolto gente come loro; se la Nuclear Blast non riesce ad avere pronto il merchandise in tempo per la pubblicazione [di un nuovo album], allora per tutti noi la situazione è veramente problematica. Forse i Metallica possono fare da sé, ma per gli altri… Il merchandise è arrivato alla Nuclear Blast ieri [il 20 gennaio 2021, ndr], due giorni prima della pubblicazione di Leviathan; io stesso non ho in mano niente se non il CD!
Non sappiamo come la gente potrebbe reagire quando si potrà tornare a suonare; ora noi ci immaginiamo i fan come una quantità di persone che muore dalla voglia di essere ad un concerto, come una folla affamata che per un pacchetto di patatine si ammasserebbe per averne un assaggio. La verità è che però non lo puoi sapere: quanto tutto tornerà alla normalità, la gente farà la fila per spendere i suoi soldi per presenziare a un concerto? Oppure non interesserà a nessuno, perché tutti saranno ancora spaventati che qualcosa possa andare male e possano nuovamente contagiarsi tutti, ammalarsi e morire? È tutto così incerto. Anche quando le cose andranno bene, temo che la gente possa ormai vivere con la paura, magari gonfiando le loro preoccupazioni, ma li puoi capire, no? Io da quel punto di vista non voglio esagerare; cento anni fa l’influenza spagnola aveva un tasso di mortalità del 10% [in realtà, le stime sono incerte e variano dal 2% al 10%, ndr], e le democrazie sono sopravvissute. Ora il tasso di mortalità è più basso e abbiamo più modi per proteggerci e per curarci, quindi – non lo sto negando, so che esiste – ma non voglio farmi travolgere dalla preoccupazione. So che è importante stare attenti. Ogni tanto però, sono veramente stufo di ciò che stiamo vivendo, e se penso alle cose di cui abbiamo parlato, mi vien voglia di chiudere le tende di casa mia, di mettermi a scrivere musica, a registrare musica, e fare solo quello che mi piace, e smettere di pensare a tutto il resto.

McCallon: Grazie davvero per questo approfondimento sulle tue sensazioni come musicista rispetto a questa pandemia, e grazie per aver condiviso anche molte informazioni su come prospetti il vostro futuro all’interno dell’industria discografica. Parlo per me in primis, ma credo che le tue parole possano aiutare molti ascoltatori a capire le difficoltà che anche una band del vostro calibro vive durante questa situazione.
Christofer Johnsson: Adesso mi senti sfogare un po’, ma non siamo con l’acqua alla gola: stiamo studiando qualche strategia per tornare, quando si potrà, a suonare e incontrare i nostri fan. Vedi, le band preferiscono andare in tour da sole di solito, fare da headliner agli eventi, fare quello che pare loro. Attualmente, è necessario pensare di fare un sacrificio e di unire le forze con qualche altra band e andare in tour insieme, con programmi unificati, in modo da dividere i costi dei bus, o suonare in locali più grandi, dato che purtroppo alcuni più piccoli sono stati o saranno costretti a chiudere, e quelli più grandi magari alzeranno i costi per coprire le perdite di questo periodo. Quindi un piano potrebbe essere quello di condividere i trasporti, condividere le crew… cose che normalmente nessuno di noi farebbe, ma che ora potrebbero darci una possibilità in più.

McCallon: Bene, grazie davvero, è stato molto interessante. Prima di andare, una domanda tra scherzo e curiosità, per alleggerire un po’ i temi rispetto a quanto abbiamo trattato fino a un attimo fa: a riflettere la varietà di riferimenti culturali di cui abbiamo parlato prima, nell’album ci sono pezzi cantati in diverse lingue, come Die Wellen e El Primer Sol. A quando un pezzo in italiano, magari cantato dalla “nostra” Chiara Malvestiti?
Christofer Johnsson: Beh, in verità, ho un piccolo sample che è pronto per Leviathan III, ma abbiamo tante idee e non tutti i pezzi per quell’album sono stati scritti o provati, abbiamo alcune varianti da valutare. Però chissà, magari come bonus track… Ora però non voglio entrare troppo nei dettagli per un disco che uscirà almeno tra due anni! [ride]

McCallon: Grazie per il tuo tempo, Christofer! Vuoi dire qualcosa ai fan italiani prima di salutarci?
Christofer Johnsson: Certo! Non vedo l’ora di vedervi tutti di nuovo ai concerti quando questo diavolo di corona- si leverà dalle palle! Ciao!



Galilee
Venerdì 29 Gennaio 2021, 22.34.37
7
Ti saprò dire Rob, quando potrò ascoltarlo
mardonziak
Giovedì 28 Gennaio 2021, 22.07.38
6
Bella intervista! Christofer si dimostra un Signor Musicista molto sincero e loquace, fin nei minimi dettagli. Sapere poi che ha in cantiere altri due album (o volumi di "leviathan") 😱 per i prossimi anni, mi lascia stupito per come sia prolifico di idee e voglia di creare Musica. Tanto bene e stima 👏🏻 ai suoi Therion 😊 che da 30 anni continuano a essere presenti con noi.
Rob Fleming
Giovedì 28 Gennaio 2021, 21.10.03
5
Guarda @Galilee, per quanto mi riguarda mi sta mandando fuori di testa. Devo solo capire se dipende dall'astinenza di 11 anni o se è veramente così stupendo come mi pare.
Galilee
Giovedì 28 Gennaio 2021, 21.04.45
4
Già, bell'intervista. Speriamo che il nuovo disco sia tornato si fasti di SA.
McCallon
Mercoledì 27 Gennaio 2021, 23.38.53
3
Grazie Sara! E' stato davvero molto interessante anche per me.
Lacrimosa
Mercoledì 27 Gennaio 2021, 14.51.19
2
Intervista molto bella grazie Simone! Mi ha davvero impressionato e intristito la risposta alla domanda sulla situazione concerti...
Rob Fleming
Mercoledì 27 Gennaio 2021, 11.15.21
1
Intervista interessantissima - la descrizione su come viene registrato un album al giorno d'oggi (covid o non covid mi sa che più o meno sia sempre così per i Therion) - ed onestissima sul "facciamo un album come lo vogliono i fan". Il mio album preferito è THELI e la canzone Wine of Aluqah; molto dipende anche dal fatto che la cantava Martina Hornbacher di cui ho letto peste e corna da parte di Johnsson. Ma vabbè...Leviathan l'ho appena preso e quindi corro ad ascoltarmelo, felice di sapere che siano tornati al passato. Perché Beloved non ce l'ho fatta a prenderlo né ad sentirlo. Non avrei saputo come fare ad avere tre ore e mezza di fila per ascoltare la trasposizione in musica di una sessantina di pagine. Fai prima a leggere la novella che ascoltare tutto l'album. Mi rifiuto
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