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In Flames - Reroute To Remain
( 6231 letture )
Ce l’avevano fatta a cambiare senza stravolgersi, ma poi niente.

Questo è il primo pensiero che balza alla mente durante l’ennesimo ascolto di Reroute To Remain.
Gli In Flames, nati e cresciuti nella civilissima Svezia, fautori insieme ad altre band seminali di quello che verrà definito poi ‘Gothenburg sound’ in omaggio alla città natia di tantissimi gruppi, erano riusciti a dare una sterzata al proprio sound, rimodernandolo. Avevano lasciato parte della propria storia alle spalle, senza ancora tradirne le origini, evitando di storpiare quanto di buono fatto fino a quel momento e rendendo agli ascoltatori una nuova idea di death melodico.
Loro stessi ne avevano anticipato la nascita quando, con l’esordio nel 1994, si erano fatti notare assieme ai cugini Dark Tranquillity. Una storia parallela che ha portato entrambi i gruppi a raggiungere l’apice qualitativo molto presto, e che ne ha favorito la popolarità sempre maggiore.
La band, dopo l’iniziale Lunar Strain, è riuscita a migliorarsi costantemente col seguente Subterranean (se non lo conoscete procuratevelo immediatamente) e, di seguito, ecco arrivare quello che per me resta il loro capolavoro, nonché ineguagliato esempio di Death Melodico, The Jester Race.

Da quel momento gli In Flames, parallelamente alla band di Mikael Stanne, sono diventati il riferimento per tutto un movimento. Concerti, interviste, sala di registrazione e produzioni fisse a cadenza biennale.
I nostri svedesotti allegri e socievoli, una rarità assoluta per una terra in cui il numero dei sorrisi è pari a quello dei crimini violenti, diventavano sempre più conosciuti nel Vecchio Continente. Nonostante ciò non storpiavano la propria idea di musica, anche se gli innesti melodici cominciavano ad aumentare. Il nemico peggiore per un creativo -la prevedibilità- cominciava a fare la propria comparsa nei due album successivi a Whoracle, e -seppur conservando uno standard qualitativo buono- l’andamento cominciava a ripetersi, decisamente. Era necessario un cambiamento. Ecco il perché di Reroute To Remain, il disco che segnerà un nuovo passo.

L’introduzione è oltremodo lunga, e sono conscio che la stessa avrà probabilmente ridotto i testicoli di chi ha letto al pari dell’uva passa, però era doveroso un sunto del cammino professionale che ha condotto a questo disco. Chiarito ciò, è bene concentrarsi sull’album.

Reroute To Remain è un lavoro che risulta ancora fresco, vivo e importante. Fondamentale per segnare il grado di evoluzione raggiunta dal gruppo nel 2002 e determinante per analizzare anche la storia che lo ha seguito. Come detto in cima non vengono raggiunti i picchi qualitativi dei primi anni, ma c’è nuova linfa per un genere che, già allora, stava producendo troppi cloni.
Aperto dal groove della canzone omonima, l’album prosegue con l’eccellente System, per me una delle tracce migliori della discografia targata In Flames. E’ diversa da tutto quello che c’era stato prima, caratterizzata dalla duplice anima -ritornello/parte veloce- che purtroppo diverrà negli anni successivi un vero e proprio virus, l’ebola sonica in grado di contagiare troppi gruppi in ogni buco di mondo. Allora era una novità, e fu un piacere esserne partecipe.
Si prosegue con Drifter, e gli In Flames tendono a sottolineare che quando c’è da pestare, si pesta. Le linee sono più agevoli dei primi tempi, vero. Il grado di scorrevolezza e la conseguente facilità di ascolto aumentano. Eppure la canzone riesce nella sua semplicità a catturare l’ascoltatore, lo coinvolge, cosa che capita anche con la successiva Trigger. Arrivati per la prima volta a metà album, lo si ricorda in maniera quasi automatica. Sarà merito -o colpa grave- dei refrain, sarà per la voce di Fridèn, ancora in ottima forma, per i suoni ruvidi delle chitarre o per l’incedere del ritmo. Fatto sta che Reroute To Remain si piazza nel cervello con la stessa improntitudine di una costruzione abusiva sotto il Vesuvio. Non c’è forza che lo estirpi nell’immediato.

La seconda parte del disco, sebbene su livelli buoni e nonostante goda di tracce riuscite, non raggiunge il livello della prima. Si segnalano Down Of A New Day e Metaphor, probabili omaggi in chiave rielaborata alle tracce acustiche presenti nei lavori antecedenti. La veloce Egonomic costituisce l’ulteriore prova di come gli In Flames non volessero ancora perdere l’indole originaria mostrando quanto si sentissero ancora ‘super giovani’ e come gli piacesse ancora correre.
A tratti, però, cominciavano a comparire i primi sintomi di quel che poi diverrà l’eccesso di uno stile.

Dopo questo album i cinque da Goteborg non abbandoneranno più la strada intrapresa, e forti di un successo che cominciava a percepirsi anche negli Stati Uniti, tenteranno ulteriori aggiustamenti del sound, questa volta non affiancati dalla medesima qualità nel songwriting, ma ripiegati stancamente sulle medesime linee.
Ciò nonostante Reroute To Remain si segnala quale sforzo riuscito di ammodernarsi.
Rimarrà il tentativo -l’unico per chi scrive- di non restare schiavi del proprio riflesso e di andare oltre quel che si aveva contribuito a creare.

Un gran bel disco che poteva essere l’inizio di altro, ed invece è stato solo una piacevole parentesi tra un passato quasi perfetto ed un futuro in saldo.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
49.28 su 59 voti [ VOTA]
Havismat
Sabato 13 Maggio 2017, 10.13.48
34
Un bel dischetto. Qualche filler di troppo, ma con dei pezzi davvero ben riusciti, soprattutto nelle melodie. Bisogna solo dimenticarsi di quello che hanno fatto in precedenza.
Tatore77
Lunedì 13 Giugno 2016, 9.47.13
33
Mh...allora ha fatto autogoal...ahahah! Vabbé...lasciamo stare...è che mi infervoro subito sull'argomento Napoli-Vesuvio-Campania...è più forte di me. Fine OT
Raven
Domenica 12 Giugno 2016, 14.35.00
32
Non credo che il nostro ex collaboratore Alex Ve avesse fini fuori luogo, essendo del posto
Tatore77
Domenica 12 Giugno 2016, 12.48.27
31
La stronzata sul Vesuvio la trovo totalmente fuori luogo, e sintomatica di una mentalità offuscata da luoghi comuni davvero insopportabili!
Steelminded
Mercoledì 20 Gennaio 2016, 22.22.41
30
Oggi lo riascoltavo e riascoltavo e pensavo tra me e me che se devo ascoltare metalcore ci sono i Blessthefall gli August Burn Read i I Bullet for my Valentine etc etc che fore lo fanno meglio...
Macca
Sabato 22 Settembre 2012, 14.34.51
29
Un perfetto post-Clayman. L'ultimo vero disco degli In Flames.
devil son
Martedì 17 Gennaio 2012, 1.37.15
28
gran bel disco trigger e system da orgasmo
A____H
Venerdì 13 Gennaio 2012, 0.48.08
27
ci avete mai fatto caso che la doppia cassa non si sente? sbagliato completamente il mixaggio!! ad ogni modo disco discreto... 75
Cuordipietra
Giovedì 12 Gennaio 2012, 15.59.14
26
Da qui in avani fanno cagare.
Alex Ve
Martedì 10 Gennaio 2012, 19.51.28
25
ASD: non so quanto tenga il tuo esempio per derivarne l'accezione 'melodic' nei confronti dei Dark Tranquillity ed InFlames. Le canzoni di Iron Maiden, Metallica e Slayer sono coverizzate da migliaia di gruppi nel mondo, di qualsiasi genere, dall' heavy classico al brutal/grind
ASD
Martedì 10 Gennaio 2012, 14.57.46
24
Per quanto ne sò io, il melodic death metal viene chiamato così per l'utilizzo della scala diatonica in un death metal influenzato stilisticamente da death classico, thrash metal e NWOBHM (non a caso sia i Dark Tranquillity che gli In Flames che i Ceremonial Oath hanno eseguito alcune cover degli Iron Mauiden ,Metallica e Slayer). E poi, il termine melodic black metal l'ho sentito eccome, anche se raramente. Detto questo, le categorizzazioni sono abbastanza inutili nel metal: se ti piace e spacca, ascoltalo senza porti troppi quesiti
Lizard
Martedì 10 Gennaio 2012, 12.27.15
23
In effetti più che di "death melodico" (o melodic death, così siamo più internascional) si sarebbe dovuto parlare di heavy estremo (extreme heavy) d'altra parte, ormai è storia e tanti saluti alle inutile etichette che, come diceva giustamente Enry, alla fine invece di semplificare, finiscono per non significare niente e frammentare in maniera ignobile il settore musicale, sulla base di differenze sempre più minimali (per fare un esempio, quanti gruppi power ci sono al mondo che vengono identificati come folk, symphonic, prog.... etc etc quando in realtà, sempre di quello si tratta, gira e rigira).
enry
Martedì 10 Gennaio 2012, 12.09.03
22
Magari melodic grind è un po' esagerato XD...Io ricordo che all'uscita di The Jester Race qualcuno disse 'ma sono tipo gli Iron Maiden un po' più veloci e con il growl'...Comunque, per me la definizione ci sta tutta, semmai sono altre le etichette inventate nel corso degli anni che lasciano un po' il tempo che trovano...Post-qualcosa, Avantblabla, Alternative-di non si sa bene cosa, Core-mille definizioni a caso e via dicendo...
mariamaligno
Martedì 10 Gennaio 2012, 0.42.21
21
S.V.: ovviamente rispetto la tua opinione, superfluo dirlo. Pero' consentimi, melodia non significa necessariamente dolcezza, ruffianeria, banalita', comoda immediatezza..una melodia puo' essere malata, negativa, sofferta, lugubre, inquietante...tutte connotazioni che non hanno nulla di contrastante con l'idea di musica metal. Melodic metal, thrash, death, black...toh, ne sparo una che ancora non ho sentito..melodic grind per me non sono ossimori.
lux chaos
Martedì 10 Gennaio 2012, 0.27.54
20
@S.V.: è un argomento interessante, però secondo me è una polemica un pò sterile, nel senso che un pò mi vien da dire: "chissenefrega"! è ovvio che l'hanno chiamato così prevalentemente per la voce....poi è ovvio che con gli autopsy non c'entra nulla ma io dico anche "meno male!" Poi tu specifichi che ti fa schifo anche la musica, e nulla di male, de gustibus, però non trovo cosi campato per aria questo termine. Ciao!!
S.V.
Lunedì 9 Gennaio 2012, 23.45.08
19
Per me vale quanto i primi, ovvero poco o nulla, perchè parto dal presupposto che il termine "melodic death" non può esistere. E' un controsenso palese. Avete mai sentito parlare di melodic black? O di melodic metal? O di melodic thrash? Io no, se non in pochissimi casi, che infatti non concepisco, seppur sparuti. Il discorso non è che non ci possano essere variazioni in un genere, ma il death metal non è nato melodico, soprattutto il death metal. Il death metal è il metallo della morte e quello deve essere. Ci può essere della melodia, ma allora si sarebbe dovuto coniare un altro termine che non avesse la parola DEATH. Il melodic death non esiste. So che molti non saranno d'accordo con questa mia opinione, ma non cerco consensi nè dissensi, ho solo espresso il mio punto di vista. Quindi nessuna critica alla redazione che per ovvi motivi deve catalogarlo così e io stesso lo faccio quando recensisco, d'altronde il danno ormai è stato fatto, ma per me questo genere non ha quasi senso di esistere sia per la musica (che non mi piace nel 99% dei casi), nè per il termine, che trovo bizzarro. Non faccio il purista, ascolto dal pop punk al crust, ma mi piace che le cose vengano fatte con cognizione.
BlackAlbum90
Lunedì 9 Gennaio 2012, 15.53.46
18
voto 80 anche per me. Nonostante la svolta commerciale, gli In Flames si sono tenuti sempre su ottimi livelli (tranne l'ultimo SOAPF)
DIMMONIU73
Lunedì 9 Gennaio 2012, 14.55.50
17
concordo con mariamaligno, anche per me le fasi della carriera degli In Flames son quattro, e decisamente in calando, gli ultimi due assolutamente inascoltabili... Reroute almeno qualche traccia aggressiva ce l'ha ancora, voto 75
mariamaligno
Domenica 8 Gennaio 2012, 17.48.08
16
Io distinguo 4 periodi nella carriera degli In Flames.Fatalita', ognuno associato ad un cambio di logo. Il primo, propriamente "death" e non a caso accompagnato dal tipico logo intricato e illeggibile da "band estrema scandinava", il secondo, che va da whoracle a clayman, ancora definibile "melodeath" ma con le prime innovazioni e con la scritta inflames assai semplificata, ll terzo, che inizia con questo RTR e finisce con CC, distaccato quasi totalmente dal death melodico, logo al massimo del minimal ma voce di Anders ancora aggressiva e infine l'ultimo, con Anders che non sa neppure cosa significhi "growl" o "scream" e un logo orrendo da band per bimbiminkia. Entrando nello specifico di RTR, all'epoca dell'uscita rimasi molto deluso e (anche grazie al video di Cloud Connected) lo odiai, oggi invece, dopo due ciofeche ignobili come ASOP e SOAPF mi sento di rivalutarlo. Contiene pezzi caratterizzati da ottime melodie come la title-track, system e trigger e Frieden mostra di voler ancora appartenere al mondo dei cantanti di metal estremo..leggasi drifter o egonomic. Poi c'e' qualche filler di troppo..transparent, minus, free fall, black&white...ma direi che un 75 ci sta tutto. Per me i migliori episodi della terza fase sono pero' STYE e CC.
enry
Domenica 8 Gennaio 2012, 15.30.23
15
Per me l'unico vagamente decente dei 'nuovi' In Flames, almeno su questo una manciata di pezzi come Trigger e System che mi garbano ci sono. E il problema non è l'evoluzione o il cambio di stile, è che si sono 'evoluti' verso sonorità che non mi piacciono...60/100, anche perchè il peggio doveva ancora arrivare.
AdemaFilth
Domenica 8 Gennaio 2012, 14.35.10
14
Io la penso come NeuRath, pur amando la prima "sezione" della discografia degli In Flames, apprezzo molto anche lavori come questo Reroute To Remain o il tanto martoriato Soundtrack To Your Escape. Pur avendo abbassato il tiro, per me vanno avanti fino a Come Clarity, da lì in poi l'oblio.
Flag Of Hate
Domenica 8 Gennaio 2012, 14.00.38
13
Secondo me gli IF sono finiti nel 2000, con "Clayman". Da allora hanno sfornato dei dischi che vanno dal mediocre/innocuo al penoso finto-pesante facilone per ragazzetti. In RtR vi sono pochi momenti esaltanti persi in un mare di mediocrità, anche se non ancora disarmante come gli ultimi esempi, infatti è molto meglio di un "A Sense of Purpose" o dell'ultimo (non che ci voglia molto). 54/100. Dopo peggioreranno ulteriormente.
Alex Ve
Domenica 8 Gennaio 2012, 13.07.33
12
Personalmente divido lla discografia degli In Flames in due parti. Periodo Subterranean/The Jester Race e periodo Reroute To Remain. Tutti gli altri dischi li trovo derivativi, dell'uno o dell'altro periodo.
ASD
Domenica 8 Gennaio 2012, 13.05.13
11
Questo disco non mi è mai piaciuto. Tra quelli dei nuovi In Flames, è uno dei meno riusciti. Poche luci (Free fall, cloud connected, minus,Dawn of a new day) , il resto poco ispirato a mio avviso. Certo , se paragonato a Sounds Of A Playground Fading, quest'album è oro colato......... Ho preferito di gran lunga Clayman.
gianmarco
Domenica 8 Gennaio 2012, 11.44.27
10
Sentito all'epoca mi è piaciuto molto. Io gli In Flames non li ho mai abbandonati da allora. Voto 90.
lux chaos
Sabato 7 Gennaio 2012, 20.56.23
9
Concordo al 100% con nightblast e bloody karma...anch'io all'inizio ci rimasi di merda quando lo sentii, ma dopo un bel pò di ascolti ne scoprii il grandissimo valore....la differenza qui, come al solito, la fa il songwriting...per chi giudica i metallari di volere sempre lo stesso disco ribadisco che in molti casi, come questo, il problema nn è lo stile o l'evoluzione, ma la qualità delle canzoni...e qui ce n'è da vendere...peccato sia il loro ultimo grandissimo disco dopo 5 (per me) capolavori uno più bello dell'altro, poi lento declino....
MrFreddy
Sabato 7 Gennaio 2012, 20.09.50
8
Ma di questi voti ultrainsufficienti quanti ne sono stati motivati? Uno solo
piggod
Sabato 7 Gennaio 2012, 16.06.48
7
II disco della svolta. Con questo disco tranciano di brutto i ponti con Lunar Strain e The Jester Race ed iniziano un processo di "commercializzazione" che è tuttora in atto. Il disco segna anche il periodo in cui i vecchi fan li abbandonano definitivamente e da questo punto in poi il gruppo svedese suscita delle reazioni di disgusto/odio estremo da parte di alcuni. Pur continuando ad apprezzarli, capisco che i fan dei vecchi dischi non amino il nuovo periodo, incluso questo disco.
NeuRath
Sabato 7 Gennaio 2012, 15.09.14
6
Forse il mio preferito degli IF, insieme a Soundtrack (ok, ora ammazzatemi!)
Undercover
Sabato 7 Gennaio 2012, 15.01.52
5
Il canto del cigno...
NickyDarrell
Sabato 7 Gennaio 2012, 14.59.46
4
L'inizio della fine..........Mi spiace non essere daccordo con la maggior parte di voi.......... ma non lo digerisco proprio.....
MrFreddy
Sabato 7 Gennaio 2012, 13.01.41
3
Da notarsi i commenti molto positivi e la media valutazioni bassa. Comunque bello, anche se è quello degli infiammati a cui ho prestato meno attenzione, dovrei ri-ascoltarlo per benino prima di valutarlo.
Nightblast
Sabato 7 Gennaio 2012, 12.54.43
2
Da molti considerato come l'inizio della fine dei veri In Flames, Reroute a mio avviso è un disco che trasuda emozioni da ogni singola canzone...Indubbiamente si tratta di un disco di rottura...Segna prepotentemente l'ingresso nel sound della band di elementi che ne stravolgono il trademark, ma che allo stesso tempo, grazie ad un songwriting ispirato, ne arricchiscono la qualità...A mio avviso un album molto bello ingiustamente sottovalutato...Gli In Flames di oggi non valgono neanche la metà degli Inflames di Reroute...80.
Bloody Karma
Sabato 7 Gennaio 2012, 12.42.10
1
ricordo che all'epoca appena acquistato ci rimasi di sasso...troppi stravolgimenti di sound che mi risuonavano troppo moderni, ma poi a forza di andare avanti negli ascolti ne sono rimasto stra-conquistato...cmq è il disco di rottura con la vecchia base dei fans
INFORMAZIONI
2002
Nuclear Blast Records
Melodic Death
Tracklist
01. Reroute To Remain
02. System
03. Drifter
04. Trigger
05. Cloud Connected
06. Transparent
07. Dawn Of A New Day
08. Egonomic
09. Minus
10. Dismiss The Cynics
11. Free Fall
12. Dark Signs
13. Metaphor
14. Black & White
Line Up
Anders Fridén – Vocals
Jesper Strömblad – Guitars
Björn Gelotte – Guitars
Peter Iwers – Bass
Daniel Svensson – Drums
 
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