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In Flames - Clayman
( 5692 letture )
Clayman è la quarta uscita discografica degli svedesi In Flames (se escludiamo dal computo Lunar Strain, il quale viaggia su coordinate proprie pur entro la stessa cartina geografica), una fra le band maggiormente innovative e, perché no, di successo degli ultimi venti anni della musica metal, pilastri portanti di una scena musicale (quella di Göteborg) e tra i maggiori rappresentanti di un intero genere, il melodic death metal.
Sulla scia di Heartwork dei Carcass, Slaughter of the Soul degli At the Gates e Skydancer dei cugini, se non fratelli, Dark Tranquillity (primo ed ultimo album degli svedesi ad annoverare la presenza dello stesso Fridén ai microfoni, prima dello “scambio” con Stanne), gli In Flames irrompono sulla scena condensando nel loro sound tutte le poliedriche influenze sopra citate, ma al tempo stesso semplificandone gli spartiti e diluendo il tutto, tramite scale diatoniche, con una maggiore dose di melodia (in particolare, l’utilizzo del modo eolio ricorre spesso nella discografia degli In Flames), riuscendo a creare ciò che poche band sulla faccia della Terra possono vantare: un sound proprio ed originale, poco o nulla derivativo, chiaramente identificabile dopo pochi secondi di ascolto.
Il sottogenere del death inizia, così, agli inizi dei primi anni ’90, a prendere una piena coscienza stilistica di se stesso.
Le sonorità, rispetto al death made in U.S.A., vengono alzate, si assiste all’eliminazione di molti abbellimenti tecnici del death, dal tremolo-picking ai blast beat, scale particolarmente elaborate cadono in disuso (come quella araba), vengono abbandonati temi truculenti come immaginari horror od occulti a favore di tematiche maggiormente oniriche ed esistenziali, mentre le chitarre, sempre abbastanza sature e distorte, presentano comunque melodie molto aperte ed immediate risultando, oggi, una fra le caratteristiche principali della musica melodic death e, in un certo qual modo, il marchio di fabbrica degli In Flames (lo stesso Gelotte, in più di una intervista, ha sostenuto come le linee strumentali del gruppo fossero pensate soprattutto come completamento della fase ritmica).

Nel giro di cinque anni escono quattro album fondamentali, capisaldi del genere: The Jester Race, Whoracle, Colony e questo Clayman. Il sound attecchirà così tanto nella scena mondiale da influenzare dapprima moltitudini di altre band, le quali seguiranno le orme del quintetto svedese, e, più in là nel tempo (soprattutto all’inizio del nuovo millennio) porrà le basi stilistiche, assieme all’hardcore punk e, seppur in dose minore, al thrash, per la formazione del metalcore, influenzando soprattutto i frangenti melodic o emotional dello stesso.
Tale direzione viene in buona parte ripresa anche dalla band stessa, la quale, dopo l’uscita di Clayman virerà sempre più verso un sound moderno contraddistinto da linee strumentali sempre più lineari ed orecchiabili, batteria dal sapore post-core, una voce ed attitudine quasi assimilabili a band screamo e da una rabbia esistenziale legata a doppio filo col mondo hardcore e molto poco alle classiche tematiche death o black, delle quali, per altro, gli At the Gates o gli stessi primi In Flames erano intrisi.

Ma torniamo all’anno zero del terzo millennio.
Dopo il definitivo assestamento di line-up, Clayman si colloca sulla stessa strada stilistica già tracciata dal precedente Colony, perfezionando ed affinando un sound ancora fedele (anche se fino ad un certo punto) ai canoni originali dello swedish death, eppure già pesantemente contaminato dalle influenze di nuove sensibilità alternative e nu metal.
Proprio per tali ragioni, Clayman è un album spartiacque nella discografia degli In Flames poiché rappresenta l’apice del percorso destrutturante del proprio sound che la band aveva intrapreso da The Jester Race in avanti. In soli quattro album, infatti, inizia, si modifica e giunge camaleonticamente a compimento l’evoluzione sonora di una band che dapprima conia uno stile musicale unico, e poi, con la stessa autenticità, si lascia andare ad esigenze di comunicazione (e di mercato) ben differenti.
Così già in Whoracle, ma soprattutto nel successivo Colony, si iniziano a percepire considerevolmente tutti quei cambi di rotta stilistici che diverranno poi i punti cardine di Clayman: la voce di Fridén passa sempre più tramite modulatori vocali, seguita dal progressivo abbandono di quel growl violento caratteristico di The Jester Race a favore di molte aperture in clean e di un cantato urlato, non così alto da poter essere definito scream, anche se rassomigliante, seppur più abrasivo; l’inserimento di synth ed effetti digitali è palpabile ed onnipresente; aumentano, come già accaduto in Colony (Zombie Inc., Colony) sempre più i passaggi minimali e gli interludi quasi acustici, mentre eventuali virtuosismi o assoli vengono ridotti al minimo necessario, tali solo da poter ancora far rientrare sotto una, seppur generica, etichetta “death” la band; da ultimo, il quattro corde di Peter Iwers, in generale mai particolarmente ispirato o teso alla ricerca di soluzioni armoniche sovvertenti in tutta la discografia degli svedesi (escludendo, forse, ed un po’ ironicamente, l’ultimo Sounds of a Playground Fading), recita il suo copione ritmico assestandosi senza troppi problemi sulle melodie delle due sei corde.

Fatte tutte queste premesse ed una tale, breve contestualizzazione del cd nella discografia degli svedesi, un’attestazione di valore va fatta: Clayman è un full-length riuscito, con poche ombre e tante soluzioni che, seppur semplici, risultano sempre incredibilmente vincenti.
Parimenti, sarebbe compito ingrato quello di identificare alcune tracce sopra la media rispetto ad altre, poiché ognuna, a modo proprio, contribuisce allo sviluppo di un album che suona sempre in modo dannatamente coinvolgente dall’inizio alla fine e nessuna, fra le undici sorelle che compongono quest’opera, può essere veramente definita sottotono.
Le prime due tracce sono due belle iniezioni di carica adrenalinica: Bullet Ride e Pinball Map sono due fenomenali cavalcate a colpi di doppio pedale e grancassa in sedicesimi, le quali sfiorano l’up-tempo ricordando diversi brani di Slaughter of the Soul per la loro velocità e mettono in mostra tutta la vena creativa dei ragazzi di Göteborg. L’ipnotico loop di synth ad opera di Charlie Storm (Dimmu Borgir, Dragonlord) e poche, aperte plettrate di Gelotte aprono una fra le canzoni più travolgenti della storia del rock e del metal: Only for the Weak. Lo scream di Fridén è perfetto, i cori azzeccatissimi, la melodia si muove su un mid-tempo estremamente incalzante; sul ritornello è headbanging da torcicollo:

Sell me the infection, it's only for the weak
No need for sympathy, the misery that is me
No need for sympathy, it's only for the weak
On bleeding knees I accept my fate.


Al terzo minuto c’è spazio per un assolo di Gelotte, mentre il quattro corde di Iwers si muove tra do e do bemolle su terza corda, e sugli accordi rivolati di sol e re su quarta.
…As The Future Repeats Today si ricollega, per attitudine, alle prime due sorelle del full-length, mentre la quinta, profonda traccia Square Nothing si apre su di un tappeto di note suonate da due chitarre classiche e poche note di basso, per poi deflagrare, in un climax crescente, in un ritornello veramente accattivante ed aggressivo.
La title-track è un altro episodio ottimamente riuscito dell’album, mentre la successiva Satellites and Astronauts risulta essere una discreta traccia, la quale ricalca i tratti intimistici della precedente Square Nothing, pur non risultando particolarmente originale.
L’ottava Swim si apre su degli accordi di matrice power, pure se abbassati rispetto alla media del genere, mentre la batteria porta avanti il suo copione ritmico con rullate sempre molto precise ed un mid-tempo molto turbinoso; gli onnipresenti synth riempiono perfettamente le poche sezioni in cui l’eclettico scream di Fridén (una fra le migliori di tutta la scena melodic death e non solo) o i cori non prendono voce.
Suburban Me è, dopo Only For The Weak, la traccia che preferisco di Clayman: travolgente e riuscita in ogni suo riff, in ogni suo coro, con un coinvolgente assolo verso la fine suonato da Christopher Amott.
Chiude il cerchio Another Day In Quicksand, una bella traccia che poco o nulla aggiunge a quanto detto fino ad ora.

Tutto ciò considerato, Clayman risulta un ottimo album, piacevole e scorrevole grazie alla distribuzione dei suoi tempi ed alla struttura delle tracce, tutto sommato semplice ma mai ripetitiva e sempre coinvolgente.
Clayman non sarà il disco death per eccellenza, e magari neppure la miglior release degli In Flames, eppure quest’album rappresenta, come davvero pochi altri lavori, l’incarnazione perfetta dello swedish death.
E, a parere di chi scrive, non rappresenta nemmeno il canto del cigno di questa band.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
88.70 su 37 voti [ VOTA]
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 10 Ottobre 2017, 14.29.01
43
Purtroppo questo è il capostipite di un filone di album/band artefatti tanto quanto le merendine industriali, commerciali tanto quanto le offerte dell'auchan e, come queste ultime, preparate a tavolino per piacere al pubblico. Purtroppo si salvano due pezzi, forse tre. Il più gradevole -only for the weak- è una canzonetta poco più e questo la dice lunga sul valore di questo album e di questi In Flames. Da qui in avanti resta poco da ascoltare, secondo me, non mi piace lo stile "bulletformyvalentine"
Demanufattura
Martedì 10 Ottobre 2017, 13.48.11
42
Satellites and Astronauts é una delle canzoni più belle che io ho mai sentito. Album fantastico.
Havismat
Martedì 28 Marzo 2017, 19.39.34
41
Only for The weak farebbe saltare anche una vecchietta di novant'anni; che pezzo incredibile.
\m/ Newflame
Lunedì 14 Marzo 2016, 14.18.06
40
Con questo album mi sono avvicinato per la prima agli In Flames ed al Melodic Death e che dire, album perfetto! Voto 95
alexus pries
Sabato 19 Luglio 2014, 14.38.08
39
Fantastico, con questo album ho scoperto gli inflames. Semplicemente stupendo!! Adoro bullet ride, pimbal map e clayman. Only for the weak poi è semplicemente fantastica, mentre la ascoltavo la prima volta mi sono ritrovato a saltare come un pazzo sul letto e a fare headbanging come non avevo mai fatto prima! 90
Ste
Domenica 23 Marzo 2014, 13.25.22
38
Il capolavoro del gruppo!!
Macca
Lunedì 16 Settembre 2013, 18.04.36
37
Il punto di incontro tra due perle come Colony e RTR che, seppur diversi, secondo me sono entrambi eccellenti. Qui c'è un'evoluzione dello swedish sound che diventa sì più accessibile senza però cadere nel banale (come a tratti accade invece in RTR). Bello, bellissimo, e seppur non abbia l'importanza storica di The Jester Race sotto altri punti di vista io lo considero anche più significativo. Molto bella la rece, ma alzo il voto a 90.
andreastark
Venerdì 6 Settembre 2013, 16.27.09
36
@Gyroscope....in una recente intervista Jesper ha affermato che i Resistance sono solo un "rabbioso" progetto tra amici di vecchia data, che non avranno un'attività ben definita e che difficilmente si vedranno dal vivo tranne che sporadicamente a qualche festival; ha poi affermato che continuerà a vivere di musica, che non ci sarà mai più un ritorno negli In Flames, che la musica dei resistance è stata uno sfogo importante per il suo equilibrio ed ha poi affermato che sentiremo presto parlare di lui con altri progetti per i quali ha già scritto parecchio materiale....ecco... quest'ultima affermazione qualche speranza la lascia....
Gyroscope
Giovedì 5 Settembre 2013, 18.15.00
35
@andreastark, il trio stromblad,ljungstrom,larsson è stato quello che ha creato dischi come lunar strain o subterranean che purtroppo vengono spesso dimenticati (piccola frecciatina sulle recensioni mancanti)... su jesper e i the resistance credo che ormai sia una cosa definitiva e che abbia del tutto chiuso a certe sonorità alle quali ci ha abituato
andreastark
Giovedì 5 Settembre 2013, 17.12.53
34
@waste hai perfettamente centrato il punto la forza degli In Flames erano le armonizzazioni e le trame...questo li ha resi ciò che erano all'epoca d'oro del melodic death metal e questo era indiscutibilmente farina dell'immenso sacco creativo del grande Jesper Stromblad e che l'ha reso uno dei più influenti e grandi chitarristi degli anni 90( naturalmente non era un guitar hero ma è stato più importante di molti di loro). @Gyroscope ... è vero l'addio di Ljungstrom e Larsson è stato fondamentale perchè i due sopra citati formavano insieme a Stromblad un fenomenale team ed il trademark del sound di quei grandiosi In Flames è stato assolutamente creato da loro....spero tanto che il buon Jesper dopo lo sfogo con i Resistance(che proprio non digerisco) torni a lavorare su queste sonorità perchè questo è il suo marchio indelebile nella storia dell'heavy metal.
Giaxomo
Giovedì 5 Settembre 2013, 13.59.48
33
@Gyroscope & waste: esattamente!! ahaha è vero però il non plus ultra è l'assolo di twilight: devo ancora trovarla una versione live QUASI studio version..vabbè che Roope è Roope fioi..
Gyroscope
Giovedì 5 Settembre 2013, 13.54.35
32
@waste, su quello hai ragione.. quello che rendeva particolari i primi IF erano le continue armonizzazioni ( cose impossibili poi live perchè avrebbero dovuto suonare come minimo con 3 chitarristi); io continuo a pensare che il vero cambiamento è stato l'addio di ljungstrom e di larsson; molte idee venivano da loro
waste of air
Giovedì 5 Settembre 2013, 13.10.40
31
La comica è l'assolo di twilight of the thunder god (roope latvala) suonato dal vivo dal chitarrista degli amon amarth: una cosa abominevole. Gelotte in confronto è steve vai. @undercover: sono d'accordo. È vero anche però che il punto di forza degli in flames erano le trame e le armonizzazioni, non gli assoli. Molti pezzi erani talmente belli da non renderli neanche necessari.
Undercover
Giovedì 5 Settembre 2013, 13.02.26
30
@andreastark, mi sa che hai ragione, ricordavo male io, sarebbe bastato consultare i crediti del disco eheh, comunque resta il fatto che il loro miglior assolo è stato scritto ed eseguito da uno dei Dark Tranquillity, ex band di Friden, e che i secondo non ne abbiano uno di egual valore nella loro discografia, cosa che per me rimane comunque inspiegabile.
andreastark
Giovedì 5 Settembre 2013, 11.36.14
29
Waste hai assolutamente ragione sul fatto che sarebbe assolutamente una figata il ritorno di Jesper però sono in disaccordo con te sull'ultimo album il quale dopo vari ascolti mi è piaciuto....non lo considero un capolavoro ma mi è piaciuto. Giaxomo...non ho mai detto che Whoracle sia il miglior disco degli IF ma è un ottimo disco chitarristicamente splendido... i miei dischi preferiti sono The jester Race e Colony mentre per quanto riguarda il nuovo corso degli In Flames direi A Sense Of Purpose. Per quanto riguarda gli assoli in Colony sono al 90% di Stromblad mentre in Clayman la percentuale sale al 50%tra Stromblad e Gelotte... e con ottimi risultati in studio....ma il vero problema non è in studio ma dal vivo dove Stromblad era un signore mentre Gelotte sembra uno che nell'assolo non ha decisamente il suo punto forte( ma è lo stesso Gelotte ad ammetterlo) Undercover credo che l'assolo di cui parli, veramente fantastico, non sia di Sundin ma di Fredrick Johansson sempre dei Dark Tranquillity(ex) e sono daccordo che quest'assolo non ha eguali negli In Flames ma comunque ce ne son molti altri belli e degni di nota e tante melodie solistiche e fraseggi fantastici e che hanno fatto storia....almeno fino a Clayman e con un parziale ritorno su A Sense Of Purpose
Giaxomo
Giovedì 5 Settembre 2013, 9.07.43
28
@Undercover: e anche qui devo darti ragione Effettivamente non me ne vengono in mente di più belli..Zombie Inc. forse, gli sta al passo.
Undercover
Mercoledì 4 Settembre 2013, 20.34.16
27
la cosa più divertente degli In Flames è che l'assolo più bello della loro intera carriera l'ha inserito Sundin in December Flower uno che nei Dark Tranquillity non ne ha composto uno di valore simile, allucinante.
Giaxomo
Mercoledì 4 Settembre 2013, 20.31.18
26
@waste of air: ahshahah è vero, però lo zampino su certi soli di Clayman e Colony ce l'ha messo anche lui. Ma manca troppo Jesper, e cristo santo se si sente! E mi auguro che lui sia diventato sordo (sottile ironia eh)
waste of air
Mercoledì 4 Settembre 2013, 19.36.29
25
@giaxomo: nooooooo! Non dire così ti prego!!!!! Gelotte ha composto lui tutto l'ultimo album ed è una inenarrabile porcheria! Sarebbe meglio tornasse Jesper, altro che, e Friden dovrebbe smetterla di scimmiottare i Depeche Mode ma tornare a cantare.
Giaxomo
Mercoledì 4 Settembre 2013, 18.31.37
24
@andreastark: hai assolutamente ragione, anche io vedo meglio Gelotte nelle vesti di chitarrista COMPOSITORE (eccellente, Colony e Clayman ne sono la dimostrazione) piuttosto che da solista. Anche io sono cresciuto, per modo di dire (avevo 3-4 anni all'epoca ), con The Jester Race e credo di essere uno dei pochi fan degli In Flames a cui Whoracle piace fino ad un certo punto. Per esempio preferisco Clayman ad Whoracle perchè quest'ultimo lo vedo perfetto fino a metà e poi non so che cazzo sia preso ai musicisti, la qualità va un pò scemando secondo me...birra? sventole? Per carità facessero adesso altri 100 Whoracle sarei al settimo cielo (dove si trovano canzoni come Gyroscope e Dialogue with the stars?), ma che sia il migliore degli Infiammati, sinceramente, come opinione lascia un pò a desiderare. Per farti capire: Whoracle per intero l'avrò ascoltato al massimo un decina di volte, giusto per non valutarlo in maniera troppo pressapochista; gli altri album invece...sono anni che li ascolto ormai tutto d'un fiato. WE MISS YOU STROMBLAD!
andreastark
Mercoledì 4 Settembre 2013, 17.25.31
23
Grande disco che segna l'inizio di una nuova era per gli In Flames....era che qualcuno apprezza altri meno! io apprezzo l'intera produzione e sono cresciuto con Jester Race ma mi piacciono anche gli ultimi dischi.....un appunto sul Gelotte chitarrista: la coppia Stromblad/Ljungstrom è stata una delle migliori coppie chitarristiche degli anni 90 con un'amalgama pressochè perfetta con Stromblad che si occupava delle parti solistiche e Ljungstrom delle ritmiche in questo periodo storico la fusione di molti riff e di bellissime melodie solistiche per così dire "portanti" nei pezzi caratterizzava fortemente dischi come The jester Race e Whoracle rendendoli un vero spasso da suonare anche per chitarristi in erba; con l'abbandono di Ljungstrom è arrivato Gelotte alla chitarra il quale si è mostrato sicuramente migliore come chitarrista che come batterista, ottimo compositore di melodie ha scritto con il grande Jesper un altro grande tassello degli In Flames, assodato questo il vero pezzo da novanta chitarristicamente parlando era Stromblad ed oggi che lui manca sui palchi la prima cosa che noto quando li vedo dal vivo(ultima volta 20 giorni fa al Summer Breeze)è quanto Gelotte sia assolutamente inadatto a fare gli assoli essendo sporco, impreciso ed incapace di improvvisare tutto il contrario di Jesper che era pulito, tecnico ed assolutamente impeccabile; penso assolutamente che non discutendo le capacità compositive di Gelotte oggi come oggi sarebbe molto meglio per gli In Flames passare la palla degli assoli a Engelin sicuramente più adatto al ruolo.
Andy '71 vecchio
Martedì 3 Settembre 2013, 13.28.32
22
Semplice,gran disco per una grande band,punto.Voto 85!
Nikolas
Lunedì 2 Settembre 2013, 11.30.34
21
Pensare che è il mio preferito
Flag Of Hate
Domenica 1 Settembre 2013, 12.53.20
20
E gli In Flames muoiono qua, per il sottoscritto. Inferiore ai 3 precedenti, ma godibile. Certo, se guardiamo le ultime cagatelle Clayman è argento vivo. 73/100
lux chaos
Sabato 31 Agosto 2013, 17.33.28
19
Anche per me, come per tanti, l'ultimo grande disco degli In Flames (che ho comunque continuato a seguire e a comprare ad eccezione dell'ultimo Sounds of.....a tutto c'è un limite!)....bellissimo, per me non è stato assolutamente il primo disco degli in flames e neanche il primo disco metal, quindi non ho un eccessivo valore affettivo, ma sotto l'83/85 non vado. E 5 punti in piu se li beccano solo per aver creato un capolavoro sempiterno: only for the weak, perfetta.
waste of air
Sabato 31 Agosto 2013, 16.54.08
18
@undercover: ti dirò, sarò deviato ma Haven piace moltissimo anche a me! Ha molti perché quel disco, l'unico problema che ha è che è stato fatto da una band che prima non aveva mai suonato così! Se non avesse rappresentato una svolta quasi drastica forse avrebbe avuto più fortuna..
Er Trucido
Sabato 31 Agosto 2013, 15.31.17
17
Dopo le ultime prove li avevo rimossi dalla mia vita nonostante possieda questo ed altri dei loro lavori migliori. Rivedere la copertina di Clayman mi ha fatto tornare la voglia di risentirli in forma e proprio con questo che fu il mio primo contatto con loro. Bello, alla titletrack sono legati tanti ricordi e risentirla mi fa incazzare pensando a cosa sono ora.
Undercover
Sabato 31 Agosto 2013, 15.23.38
16
@waste, il valore affettivo non si tocca, ognuno è legato a certi dischi in particolare, a esempio io ascolto tantissimo il più volte criticato "Haven" dei Dark Tranquillity", che Renaz ha bocciato, però non riuscirei a dare a quel disco una valutazione così alta e mettendolo a confronto con "Clayman" a livello di qualità li ritengo alla pari.
Radamanthis
Sabato 31 Agosto 2013, 15.16.47
15
Probabilmente questo disco è l'ultimo che può essere definito di livello assoluto a firma InFlames, da li in poi il declino è stato irreversibile. Forse abbasserei leggermente il voto ma tutto sommato sono in sintonia con Wild wolf.
Wild Wolf
Sabato 31 Agosto 2013, 15.16.12
14
Beh si, forse il voto può essere considerato troppo alto per alcuni, ed io stesso per primo ammetto di essere stato abbastanza generoso. Faccio solo un paio di considerazioni sulla cosa, in modo tale che chiunque, leggendo, non si ritrovi d'accordo sul voto possa cercare di capire i motivi della mia scelta: da un lato (forse sbagliando?), ho tenuto anche conto dei voti dati alle altre recensioni, perché è pur vero che ogni recensore ha il proprio metro di giudizio (così come ogni persona, del resto), ma d'altra parte non avrei voluto rischiare di far perdere omogeneità e coerenza valutativa al sito, considerando che tutte le altre recensioni degli IF sono state scritte ben prima del mio arrivo, ed un voto nettamente inferiore a praticamente tutti gli altri album degli IF gliele avrebbe fatte perdere, a mio avviso. In secondo luogo, 75 a me pare comunque un voto un po' troppo ingeneroso per una band che ha costruito, anche grazie a questo album, un genere musicale e ha posto le basi per un altro. Fosse uscito nel 2013 Clayman, un 75 sarebbe stato anche accettabile come voto. Ma essendo uscito nel 2000, per la mia visione delle cose comunque sotto l'80 non si va, perché il cd acquista un altro valore storico, come ho anche cercato di mettere in evidenza nei primi paragrafi della recensione. Ecco, ho solo voluto esprimere le mie considerazioni sul voto, il quale poi comunque resta e resterà sempre un opinabile numerino, al di là di tutto. Un saluto a tutti.
enry
Sabato 31 Agosto 2013, 14.48.22
13
La chiusura del cerchio, dopo diventeranno una band che a me non interesserà più. Disco gradevole, grazie soprattutto alle prime tre song, ma comunque inferiore a tutti i precedenti...75
waste of air
Sabato 31 Agosto 2013, 14.41.56
12
@undercover: concordo sul fatto che ci sono un paio di pezzi poco riusciti, ma only for the weak, clayman e pinball map sono classici sia del gruppo che del genere! Tutti gli altri pezzi sono poi buonissimi, tranne appunto un paio; per me il voto è giusto, ma qui sono di parte.
Undercover
Sabato 31 Agosto 2013, 14.15.54
11
Il voto è decisamente esagerato, però è anche vero che questo lavoro è l'ultima delle uscite che ritengo veramente valide a nome In Flames. Come diceva Bloody Karma qualche filler c'è, ma è un album gradevole. 75 basta e avanza.
Wild Wolf
Sabato 31 Agosto 2013, 13.34.52
10
Grazie a tutti per le belle parole, davvero! Ho cercato di fare del mio meglio perché, un po' come waste, ma anche come tanti altri suppongo, questo album è stato uno fra quelli che mi ha "iniziato" al mondo metal, pure se l'ho ascoltato a distanza di qualche anno rispetto alla data di uscita, e ha un valore affettivo non indifferente, al di là della musica. Bene, e per commemorare, adesso mi sparo una bella Only for the Weak a tutto volume
Giaxomo
Sabato 31 Agosto 2013, 13.24.55
9
Vedo*
Giaxomo
Sabato 31 Agosto 2013, 13.24.38
8
@Ad Astra: benissimo vado che non sono l'unico che non riesce ad esprimere a parole cosa mi trasmette questo album. Variegatissimo.
Ad Astra
Sabato 31 Agosto 2013, 13.21.24
7
non ci starei in un commento standard per raccontare tutto ciò che c'è dietro clayman....non son in grado di tradurre il mio pensiero a parole... ma so che ogni volta pinballmap e clayman suonano tutto diventa più bello. bravo Lorenzo !!
waste of air
Sabato 31 Agosto 2013, 13.18.03
6
Il mio primo disco metal!! Se ragiono affettivamente dico 100, altrimenti va benissimo la recensione!
Bloody Karma
Sabato 31 Agosto 2013, 13.08.27
5
un lavoro fresco e divertente, all'epoca ci misi un po' per apprezzarlo in toto...certo ancora oggi trovo qualche fillerino qua e la, ma è un gran bel lavoro
MrFreddy
Sabato 31 Agosto 2013, 12.59.46
4
D'accordissimo sul voto, un grandissimo album, molto coinvolgente e l'ultimo grande lavoro degli In Flames, per quanto apprezzi anche diversi dei successivi. Semplicemente sbalorditiva la recensione, precisissima nell'inquadratura del contesto storico, nella descrizione del percorso intrapreso dalla band e nella minuziosa ma non prolissa descrizione delle canzoni. Bravissimo!
AL
Sabato 31 Agosto 2013, 11.54.43
3
questo album invece non mi convince. scorre ma non mi resta nulla. c'è la simpatica Pinball Map e poco altro. Secondo me il loro canto del cigno è stato con il disco precedente...
Giaxomo
Sabato 31 Agosto 2013, 10.36.43
2
Innanzitutto ritengo opportuno complimentarmi con il recensore per lo scritto molto professionale e poi credo sia giusto dirgli un GRAZIE per aver recensito uno dei miei album preferiti e che, per me, è stato anche il loro canto del cigno, tranne un paio di episodi negli ultimi 10 anni da 70 (StYE e CC). Dunque..inizia il nuovo millennio, si apre quello che sarà il "decennio breve", chiamato così per le innumerevoli scoperte tecnologiche, e i 5 svedesi cosa fanno?! Escono definitivamente dallo stesso sound che LORO avevano contribuito a coniare e completano la metamorfosi iniziata nel precedente Colony. In questo album, definito il black album degli In Flames (ma magariiiiiii il black album dei Metallica fosse la metà di questo ) per via del cambiamento totale di stile che strizza l'occhio al nu metal e ad una maggior fetta di pubblico (?), si respira un' aria...come dire...tecnologica? È come una mia impressione? Sembrano canzoni direttamente dal futuro..molto sognanti (davvero belli i test, in particolare quello di "Another Day in Quicksand" e "Satellits and Astronauts"). Invoco un Clayman pt. 2, a questo punto, e alzo di due voti l'88 del recensore. 90. Non supero il 90 perché la copertina fa pietà.
xXx
Sabato 31 Agosto 2013, 10.28.52
1
Quando gli Inflames sapevano ancora emozionarmi...
INFORMAZIONI
2000
Nuclear Blast Records
Melodic Death
Tracklist
1. Bullet Ride
2. Pinball Map
3. Only For The Weak
4. As The Future Repeats Today
6. Square Nothing
7. Clayman
8. Satellites And Astronauts
9. Brush The Dust Away
10. Swim
11. Suburban Me
12. Another Day In Quicksand
13. Strong And Smart
14. World Of Promises
Line Up
Anders Fridén (Voce)
Bjorn Gelotte (Chitarra)
Jesper Stromblad (Chitarra)
Peter Iwers (Basso)
Daniel Svensson (Batteria)
 
RECENSIONI
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