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AC/DC - Dirty Deeds Done Dirt Cheap
( 8022 letture )
WikiHow, sito di varia manualistica prodotta e modificata dagli utenti, dedica una guida in nove punti agli aspiranti emuli di Angus Young: dai soli cinque accordi necessari a suonare gran parte dei successi degli AC/DC alla scelta della giusta amplificazione, dal modo in cui tenere il plettro tra le dita agli assoli di matrice blues da eseguire rigorosamente in scala pentatonica ed esatonica, passando attraverso i consigli per riprodurne in modo credibile le movenze sul palco, l'articolo rende un omaggio divertente all'artista ed alla band che egli ha rappresentato con un'inedita concentrazione di ricerca stilistica e presenza scenica. Terzo disco sfornato dopo High Voltage (pubblicato solo in Australia) e T.N.T. (pubblicato in Australia e Nuova Zelanda), Dirty Deeds Done Dirt Cheap assicura finalmente ad Angus ed ai suoi quattro compagni di viaggio la distribuzione internazionale del colosso Atlantic Records, e con essa la possibilità di esibirsi a supporto di grandi nomi quali Kiss, Aerosmith, Blue Öyster Cult e Cheap Trick. Registrato tra gennaio e luglio del 1976, il disco (letteralmente "sporchi affari fatti a prezzi stracciati", citazione di uno dei cartoni animati preferiti dal chitarrista solista durante l'infanzia) è prodotto da Harry Vanda e George Young e contiene gran parte dei tratti distintivi musicali che avremmo ritrovato nel corso di tanti anni di onoratissima carriera: le schitarrate di gusto seventies dei fratelli scozzesi Angus e Malcolm, il timbro inconfondibile del compianto Bon Scott (qui in una delle sue migliori e più appassionate interpretazioni) e cori di una semplicità s/coinvolgente erano, allora come oggi, marchi di fabbrica ed elementi di successo di un suono asciutto e per molti inimitabile, di una musica fatta soprattutto per muovere piuttosto che commuovere, divertendo il pubblico di tutto il mondo senza prendersi troppo sul serio.

Disimpegnati, per quanto con personalità, i brani dell'album vivono di singoli momenti ed andamenti indisturbati, di espressioni ripetute fino a conquistare una forzata ed esasperante familiarità (Love at First Feel), di sonorità dalle radici aborigene e prettamente maschili (Dirty Deeds Done Dirt Cheap): nel racconto ubriaco ad evidente doppio senso di Big Balls, così come nel rock'n'roll semplice di Rocker e There's Gonna Be Some Rockin' tracce che non avrebbero sfigurato in una puntata di Happy Days (le cui riprese erano cominciate appena due anni prima), c'è una teatralità di gusto grossolano, superficiale e sottilmente irriverente, nella quale la musica è ricondotta ad un ruolo di semplice accompagnamento. Quasi a volersi immedesimare nello stereotipo che vedeva negli australiani gente rozza e volgare, così come nell'immediatezza noncurante ed originale del suo incedere, nel disco si avverte una spensieratezza oggi rara, una libertà compositiva pericolosa perché apparentemente fuori controllo, sospesa su una miscela di blues punk ed hard rock (Ain't No Fun) difficilmente capace di risultati raffinati, ma che nel tempo contribuirà a caratterizzare fortemente il lavoro dei cinque australiani, quando graziata dalla giusta sintesi: Problem Child costituisce sotto questo aspetto uno dei momenti più felici, suonando come la canzone che gli AC/DC potrebbero pubblicare oggi -con Brian Johnson alla voce- senza apparire vecchi, ed ottenendo riscontri attuali e positivi. Batteria in mid-tempo, semplici giri di chitarra variamente declinati da Malcolm e l'assolo tecnico di Angus (strepitoso e stilisticamente vario soprattutto nella conclusiva Squealer) sono quello che la band formatasi a Sydney ha sempre dimostrato di sapere e volere fare meglio, forse rinunciando ad evolvere il proprio suono verso direzioni improbabili e snaturanti, verso costruzioni più stilisticamente elaborate, in nome di una coerenza assoluta che li ha portati ad essere uno dei gruppi di maggior successo, anche commerciale, nella storia del rock. Anthemica e disperata, centrale nella posizione che gli è riservata all'interno della tracklist, la canzone è ben sorretta dal basso di Evans e riserva un vorticoso crescendo nel finale, lasciandoci solo immaginare quanto potesse infuocare le platee di oltre trent'anni fa.

Di Dirty Deeds Done Dirt Cheap -che sarebbe stato pubblicato negli Stati Uniti a distanza di cinque anni e con una tracklist leggermente modificata- piace il sudore ribelle, il senso di libertà e potenza espresso da una semplicità compositiva ostentata, il flusso continuo di note tutte simili, eppure diversamente potenti per la diversità degli stili citati. Il disco è del tutto alieno al concetto di alternanza e di sfumatura: al contrario, e con la gradevole eccezione della confidenziale Ride On, i quaranta minuti di ascolto sembrano offrire una vigorosa campionatura di influenze blues rock, variamente declinate ma sempre uguali a se stesse. Quello che il terzo lavoro in studio degli australiani perde dunque in varietà lo recupera agevolmente in nervo ed attitudine indisciplinata, incorrotto, riuscendo a sopportare con fierezza i tagli e le modifiche apportate ai singoli brani durante il passaggio dall'edizione australiana dell'album a quella internazionale; non c'è sforbiciata che tenga, il guscio dell'album si dimostrerà talmente coriaceo che le canzoni non perderanno in vitalità nè in efficacia, finendo anzi col servire un denso calderone di idee al quale la band avrebbe attinto per dare forma e contenuto al proprio successo mondiale: Let There Be Rock era dietro l'angolo, e sarebbe stato pubblicato ad un solo anno di distanza.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
87.82 su 46 voti [ VOTA]
ElPibeDeOro
Lunedì 2 Settembre 2019, 21.58.28
29
N.B. Mi riferisco all'assolo di Ride On
ElPibeDeOro
Lunedì 2 Settembre 2019, 21.56.59
28
Non sono un grande estimatore di Angus Young, ma quest'assolo è spettacolare! Il suono di quella SG per qualche attimo mi ha fatto dimenticare la mia Strato.
ObscureSolstice
Lunedì 2 Settembre 2019, 21.04.46
27
@Philosopher, secondo te che cos'è il blues? A parole tue
Philosopher3185
Venerdì 30 Agosto 2019, 19.04.17
26
Pochi hanno una buona conoscenza del blues e del rock'n roll,specie tra i metallari..non si comprende che il blues(di cui il rock è figlio diretto),è basato su accordi e scale precise e che non si scosta mai piu' di tanto da esse,anzi per essere precisi il blues si ripete in continuazione con pochissime variazioni,cosi' come il rock'n roll ed è qui' la magia!gli ac dc devono essere ripetitivi perchè essi hanno sempre affermato di essere nient'altro che una rock band che si attiene alle regole del blues e del rock'n roll..per quanto riguarda Ride On,il testo è molto malinconico,mette in mostra un Bon scott che è intrappolato tra il suo personaggio istrionico sul palco e il bon che,al di fuori del palco,non sembra trovare una donna fissa e si consola con il bere..un Uomo preda di crisi depressive e del sesso,dell'alcool..non è certo ne' il primo nell'ultimo,ma questa instabilita' alla fine lo ha divorato,come purtroppo sappiamo tutti.
jaw
Lunedì 29 Luglio 2019, 10.11.11
25
bravo hai scovato il brano, poi non e' identinco ovvio. Sulla copertina invece per me ti sbagli, e' in pieno loro stile, intanto perche' non e' quella originale, come dire i personaggi sono degli intrusi e quindi vengono oscurati, per quello per me e' geniale.there's gonna be some rockin' , un saluto
Fabio Rasta
Lunedì 29 Luglio 2019, 9.28.40
24
Jaw: Jesus Just Left Chicago del '73, ma varia la serie di accordi in modo inusuale. Comunque, il Blues è già la fotocopia di se stesso. /// Se hai capito il senso di quella copertina ti chiedo x favore di illuminarmi xchè io (e non solo) non ci ho mai capito cosa rappresentasse o cosa volesse comunicare, e l'ho sempre trovata estremamente fuori luogo x un disco dei Seedies. Un saluto!
jaw
Domenica 28 Luglio 2019, 23.24.11
23
e gia' ride on e' un grande brano, peccato che e' la fotocopia di una canzone dei ZZ Top. La cover invece e' geniale
Philosopher3185
Venerdì 15 Febbraio 2019, 20.53.04
22
eh si',ride on è davvero un gran bel brano,molto soft ma anche questo di impatto,in questo album si sentono ancora le influenze del rock'n roll anni 50 ma lo stile sonoro della band si stava indurendo sempre piu',come testimoniato dalla lercia e cattiva title track,problem child(geniale!),e la divertentissima Rocker(con un assolo di delay di Angsu Young!).
angus71
Venerdì 24 Novembre 2017, 12.14.01
21
disco da 90 tondo tondo. il mio 4° preferito degli ac/dc. squealer, rocker,ain't no fun, dirty deeds e via via tutte le altre sono pezzi meravigliosi e molto ac/dc.
Fabio Rasta
Venerdì 24 Novembre 2017, 11.06.03
20
X la serie: non giudicare un disco dalla copertina. Non so se fosse stato J. Albert o chi x esso a prendere la sciagurata idea di affidare la cover alla hypnosis, (che andava bene x prog o PINK FLOYD ma qui...), ma ha preso davvero la cantonata del secolo. Strano che MALCOLM non si sia ribellato. La Musica invece è recensita molto bene nella correttissima ed appassionata recensione. Recensione che enfatizza giustamente la lungimiranza di Problem Child: la sagacia (che si deve al fratello maggiore GEORGE), sta nel riff "stop and go!" che qui sdogana di fatto lo stile futuro della Band qui ancora agli esordi europei. GEORGE YOUNG insegnava ai fratelli: "la melodia, il ritornello, quello che volete, ma sono gli stacchi quelli che scuotono!". Detto fatto, lezione imparata ed ecco Problem Child. Poi sarò estremamente banale, ma anch'io non posso non spendere qualche sentita parola sulla profetica Ride On, che anche x me vale da sola il prezzo del disco: dal punto di vista compositivo/musicale si tratta di un Blues originalissimo. L'interpretazione di BON alla voce, e di ANG al guitar-solo, risultano addirittura commoventi, anche senza pensare ai tristi eventi futuri. Fanno da contrappunto i sempre sgraziati cori degli AC/DC, con la vociaccia di MALCOLM perfettamente udibile, come se l'ubriacone al tavolo del biliardo, fosse contornato da una schiera di amici par suo. Intramontabile.
Simon 57
Lunedì 1 Maggio 2017, 10.28.48
19
Ride on .... da sola vale una carriera di milioni di band apparse sui palchi del mondo rock ... Per chi sa cosa significa veramente la parola rock'n roll e cosa era in quegli anni dico solo ..... un capolavoro......per me forse il disco più bello e sincero della loro storia. Ho avuto la fortuna di vederli dal vivo a Berna il 25 novembre del 1979 hanno suonato di fronte a 200_300 persone in un piccolo palazzetto manco fossero allo stadio di wembley una carica eguagliabile solo dai motorhead di quegli anni. Su tutti chiaramente Bon Scott ..... per me il più grande cantante della storia del rock, mi ha fatto dimenticare in una botta sola ... Plant, Ozzy, Gillan e compagnia. Nessuno come Bon, la sua filosofia di vita....nel film let there be rock....riassunta in due momenti....il primo quando alla domanda in caso di guerra cosa avrebbe fatto ? Risposta....che culo che sonno un cantante di una fottuta band, vado a cantare per le truppe. Second moment......cosa pensi bon delle donne? Bè le donne sono il più bel regalo che dio ha fatto all'uomo....e gli uomini bon? risposta....bè agli uomini tutt'alpiù puoi stringere la mano. Cheers
andrea
Lunedì 20 Febbraio 2017, 12.02.48
18
Gioiello grezzo quest'album. Ain't no fun e Squealer da manicomio!! Belllissimo.
Darth_Ale
Martedì 10 Maggio 2016, 18.32.26
17
Questo non è l'album più bello, ma secondo me qua dentro è racchiusa la vera essenza degli AC/DC. Già la copertina australiana parla chiaro: musica per gente di strada, gente vera e pura, rock tosto, mentre si beve forte in qualche localaccio con amici o su qualche macchina a guardare le ragazze che passano. Niente cazzate, solo puro divertimento= AC/DC. Senza parlare che qua dentro c'è la mia canzone preferita degli australiani, ovvero la title-track, tutta, pura, 1000000% AC/DC. Che dire delle altre canzoni? Bho, a me piacciono tutte..la SPLENDIDA RIDE ON, che se fosse stata scritta dai Led Zeppelin o Rolling Stones si griderebbe al miracolo..poi capolavori imprescindibili come love at first feel e problem child, la divertente e sporca Squealer con un finale da salto giù dal balcone di casa, la cazzutissima Rocker. l'album paga forse la troppa spensieratezza o "cialtronaggine" dei nostri, ma gli AC/DC sono questi. quanto manchi Bon Scott. voto? 90.
simorock
Domenica 17 Gennaio 2016, 22.06.49
16
Qui gli AC/DC sono sporchi, sporchissimi nei testi. Brutti e sguaiati, ma terribilmente accattivanti e orecchiabili. Pezzi spensieratissimi, disco da avere. Voto 85.
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 12.41.04
15
Sono agli inizi, ma si vedono già tutte le carattestiche che contraddistingueranno la loro carriera: chitarre secche, solismo funambolico, voce al vetriolo. Rocker e l'anomalo blues Ride on su tutte. Ma Problem child e Love at first feel (così hard rock, così alla FREE) sono brani che non si dimenticano. Voto 80
giuseppe
Mercoledì 14 Gennaio 2015, 14.00.27
14
Un altro dei miei preferiti!!!
venom
Martedì 2 Dicembre 2014, 15.15.28
13
gli ac/dc degli anni 70 sono inarrivabili e questo disco conferma ancora una volta la loro grandezza!
Philosopher3815
Lunedì 28 Luglio 2014, 7.18.28
12
Con questo disco e la formazione stabilizzata,oramai il sound stava andando nella giusta direzione,la title track è uno dei pezzi rock piu' sporchi e minacciosi mai incisi,problem child è geniale,ottime anche rocker e love at first feel
blackie
Giovedì 13 Settembre 2012, 13.39.43
11
disco grandioso!quanto mi piacciono gli ac dc di questi anni...poi ce lui ..bon scott un rocker vero!l album mi piace da matti ho tutte e 2 le versioni pero preferisco quella australiana con l copertina col biliardo e perche contiene jailbreak veramente stupenda
fabio II
Martedì 4 Settembre 2012, 14.06.47
10
Non conosco la versione americana di cui parla Marco, ma personalmente ho anche la versione australiana ( la cover è disegnata con i nostri attorno ad un tavolo da biliardo ) e contiene 'R.I.P.' e 'Jailbreak', a differenza della versione europea qui proposta. Sempre piaciuto un ogni caso
celtic warrior
Venerdì 27 Luglio 2012, 7.40.34
9
Concordo con il commento di LORIN , per me considerando l epoca in cui è uscito (1976) .....un 90 ci sta tutto .
BILLOROCK Fci.
Lunedì 23 Luglio 2012, 16.00.27
8
The rise up, l alba del grande rock n roll . Disco parecchio acerbo per quanto mi rigurda, le sonorità però hanno già un buon potenziale, voto 75 non di più !!
Luca
Domenica 22 Luglio 2012, 22.09.35
7
@ Undercover ... mi ha incuriosito la cover degli Exodus di Dirty deeds... non la conoscevo, davvero fatta bene...
eli6slash
Domenica 22 Luglio 2012, 15.05.05
6
dirty deeds è probabilmente la mia canzone preferita degli AC/DC
LORIN
Sabato 21 Luglio 2012, 16.20.02
5
Come si fa ragazzi a sottovalutare un'album pieno di novita', all'epoca ricordo benissimo che non si era mai sentito nulla del genere,nessuno suonava in quel modo. Questo disco non puo' passare come il peggiore dell'era Scott perchè di quell'era,fortunatamente,non c'è un disco peggiore. In quegli anni gli AC/DC erano la novita'. E per cortesia,il voto,è bassissimo: merita almeno un 95.
Matocc
Sabato 21 Luglio 2012, 12.13.18
4
title-track da manuale, tra le mie preferite anche la semisconosciuta Ain't No Fun e la leggendaria Problem Child -in questa versione con il bellissimo reprise finale. adoro quest'album
il vichingo
Sabato 21 Luglio 2012, 12.00.30
3
Probabilmente è il disco che meno apprezzo dell'era Scott. Un 85/100 comunque mi sembra il minimo.
Undercover
Sabato 21 Luglio 2012, 11.52.14
2
Qualche punto in più per la storia però forse è quello che mi piace di meno degli Ac/Dc, ottima però la cover degli Exodus della titletrack.
therox68
Sabato 21 Luglio 2012, 10.41.40
1
Qualche punticino in più glielo darei a questo disco.
INFORMAZIONI
1976
Atlantic Records
Hard Rock
Tracklist
1. Dirty Deeds Done Dirt Cheap
2. Love at First Feel
3. Big Balls
4. Rocker
5. Problem Child
6. There's Gonna Be Some Rockin'
7. Ain't No Fun (Waiting 'Round to Be a Millionaire)
8. Ride On
9. Squealer
Line Up
Bon Scott (Voce)
Angus Young (Chitarra)
Malcolm Young (Chitarra)
Mark Evans (Basso)
Phil Rudd (Batteria)
 
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