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26/04/25
HEAVY LUNGS + LA CRISI + IRMA
BLOOM- MEZZAGO (MB)
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HOLLYBLOOD - # 19 - À L’Intérieur
03/06/2018 (1739 letture)
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A volte serve tempo, tanto tempo. Ci sono voluti circa undici anni per poter vedere À L’Intérieur in italiano. Tanto c’è voluto prima che qualcuno avesse il coraggio di doppiarlo e di portarlo in Italia. Ci ha pensato, come spesso accade negli ultimi anni, la Midnight Factory, attivissima nella costituzione di un catalogo ampio e di qualità che pesca un po’ nel sottobosco, un po’ nei classici, un po’ in film importanti che per motivi vari non si erano mai visti dalle nostre parti. Il film di Alexandre Bustillo e Julien Maury appartiene a quel filone dello splatter che ha una frangia di cultori ben specifica, che a volte è alla ricerca della pura, semplice e spietata esposizione grafica. Sarebbe un errore, però, ridurre qualsiasi espressione dello splatter alla messa in mostra di interiora, sangue e corpi orrendamente mutilati. Andiamo a scoprire in che modo questa produzione francese si installa nel filone.
Sarah è una fotografa agli ultimi giorni di gravidanza. In un flashback, che dà il via al film, scopriamo che qualche mese prima è stata coinvolta in un incidente nel quale è morto il suo compagno. La giovane donna vive sola e attende il mattino successivo per recarsi all’ospedale per il parto. Durante la serata, tuttavia, una misteriosa figura femminile tenta di farsi accogliere in casa con una scusa e, dopo aver subito il rifiuto, si mostra minacciosa al di là della parete vetrata del soggiorno. Sarah scatta una foto e la sviluppa, ma a causa del buio non si riesce a distinguere il volto della figura immortalata. Riesce ad addormentarsi ma, in qualche modo, la donna misteriosa riesce a entrare in casa e la minaccia con un paio di forbici, che usa per iniziare a inciderle la pancia. Sarah si sveglia e inizia la sua lotta per la sopravvivenza.
Assieme a un paio di altri film – i primi a venire in mente sono i pressoché contemporanei Frontières – Ai Confini Dell’Inferno e Martyrs -, À L’Intérieur si colloca di prepotenza nel filone degli splatter francesi della nuova generazione. Rispetto alla comune concezione che si dà al termine splatter, che fa inevitabilmente venire in mente una violenza sopra le righe mista all’exploitation più pura, questi film cercano di delineare storie che abbiano dentro di sé la necessità di essere espresse per mezzo della violenza estetica. Ciò implica che non c’è più la ricerca di un’esasperata ed esasperante violenza, in un’escalation volta a cercare di indurre nello spettatore nausea, ribrezzo, disgusto; si tratta, piuttosto, di mettere in scena storie che si dipanano lungo un asse di violenza crescente che ha come fine non più sé stessa, ma il significato.
In À L’Intérieur si intrufola, per esempio, il tema della maternità. Non è possibile né consigliabile spiegare più di tanto poiché si andrebbe a rovinare il colpo di scena del film, tuttavia è innegabile come proprio quel tema assurga a principale protagonista della storia, vissuto e sviscerato – e qui è proprio il caso di dirlo – in due diverse direttrici: la protezione del nascituro e il desiderio di maternità infranto dal fato. Lungo queste assi si dipana il conflitto del film, un conflitto che viene messo in evidenza anche con scelte cromatiche: vestita di bianco Sarah, di nero la donna che la minaccia. Ogni scelta della coppia di registi, composta da Alexandre Bustillo e Julien Maury, è chiaramente rivolta a un gusto sanguinolento ed estremo, anche nei passaggi più intensi dal punto di vista emotivo. In tal senso diventa illuminante una delle scene iniziali, quando Sarah si abbandona al ricordo dell’incidente e ripensa al compagno defunto; chiude gli occhi e lo immagina dietro di sé, mentre la abbraccia e la bacia. Si lascia andare alla sua fantasia e la conclusione è brutale. In queste piccole scelte risiede molto del gusto e della linea che il film ha per scelte dei propri creatori.
Nonostante un tema forte, sentito e universale, tuttavia, il film soffre sia in termini di equilibrio sia in termini di credibilità. In particolar modo su quest’ultimo aspetto lascia molteplici dubbi. La donna che tormenta Sarah, oltre a introdursi in casa, risulta essere una di quelle classiche figure malvagie da film horror indistruttibili: gli interventi dei poliziotti, della madre di Sarah e del suo datore di lavoro si risolvono tutti in un nulla di fatto, rimarcando simbolicamente la forza inscalfibile di una madre, dall’altro scollando lo spettatore dalle singole scene. E se la prima si accetta, dalla seconda in poi la scollatura diventa letale e fortemente corrosiva rispetto all’attitudine che si ha nei confronti del resto del film. Per tali motivi, À L’Intérieur rimane un passo indietro a un film davvero potente e colmo di livelli di lettura come Martyrs. Ciononostante, la scelta di un tema unico molto forte riesce a elevare il film di Bustillo e Maury rispetto al suo effettivo contenuto estetico che, come meglio spiegato poco sopra, risulta in certi passaggi forzato e claudicante. Apprezzabili le interpretazioni delle protagoniste, per quanto entrambe pecchino forse di sfaccettature emotive. Da applausi, come spesso avviene, l’iniziativa di Midnight Factory: ci sono voluti undici anni, ma finalmente grazie alla casa di distribuzione iperattiva in ambito horror possiamo gustarci il film in italiano.
REGISTA: Alexandre Bustillo, Julien Maury CAST: Alysson Paradis, Béatrice Dalle, Nathalie Roussel, François-Régis Marchasson ANNO: 2007 DURATA: 85’ PAESE: Francia DATA DI USCITA ITALIANA: 19/04/2018 (home video)
CONCLUSIONI Molti appassionati di horror avranno con ottime probabilità visto questo film anni addietro, quando il tam-tam sui forum e sui siti specializzati era già intenso intorno al titolo in esame. Tuttavia, a distanza di un decennio e con la possibilità di vederlo in un’edizione di qualità e finalmente doppiato, vale senz’altro la pena di parlarne, per farlo conoscere o a chi lo aveva perso o per sentire le opinioni di chi lo ha visto. Al prossimo appuntamento e, come sempre, che la Paura sia con voi.
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4
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Mi manca. Vidi però martyrs che apprezzai abbastanza. |
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Bellissimo film, fa ancora la sua porca figura. L'unica cosa che non ho gradito è il finale, fin troppo esagerato (anche per gli standard del film) |
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in effetti martyrs è un bel mattone, l'ho trovato qualche anno fa alla mediaworld, mentre questo dev'essere un home invasion abbastanza "forte" pure lui ma non l'ho mai visto. |
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1
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Una volta discutevo con amici di cinema francese, sostenevano fosse un cinema intellettualoide. Bene, ho prestato loro qualche noir classico (tipo "il Samurai"), Nemico Pubblico n.1, e poi gli horror Martyrs (FE-NO-ME-NA-LE, dopo averlo visto mi veniva da vomitare, ma non perché fosse brutto) Alta Tensione (con uno dei peggiori, in senso buono, incipit del cinema horror vedere per credere) e questo qui, À L'Intérieur, che però tra tutti quei gioiellini era sicuramente il meno riuscito. Beh, cambiarono idea, eccome se la cambiarono. |
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