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Deep Purple - Whoosh!
25/08/2020
( 4425 letture )
Dopo inFinite, che seguito dal tour The Long Goodbye poteva costituire il capitolo conclusivo della meravigliosa carriera dei Deep Purple, la storica band inglese torna a farsi sentire con Whoosh! in questo tormentato 2020, che a causa dell’emergenza covid ha portato anche allo slittamento della pubblicazione da giugno ad agosto.
Prima con Now What?! (2013) e dopo con inFinite (2017) i Deep Purple sono riusciti a imporsi sulle classifiche e sulle vendite in tutto il mondo, rispondendo con i fatti a tutti coloro che li considerano una band ormai da archiviare come una bella pagina del passato. Non essendo più dei giovincelli e avendo alle spalle una carriera invidiabile da chiunque, non avrebbero nulla da dimostrare a nessuno, ma la realtà è diversa: tutto ciò sembra non aver significato per i Deep Purple, che non si accontentano di quanto fatto per sentirsi appagati, ma che cercano di rinnovarsi, di superarsi e di continuare a fare quello che li ha resi famosi, facendolo al meglio, con la consapevolezza di non essere più quelli di una volta, ma mettendoci il cuore.

Criticare i loro ultimi lavori per il fatto che Ian Gillan non sia più quello di Made in Japan o perché non suonino più l’hard-rock che suonavano degli anni d’oro è un ragionamento abbastanza inutile, è sotto gli occhi di tutti il fatto che le cose siano cambiate, ma legittimo e si è liberi di considerarli “finiti” (precludendosi l’ascolto di ottimi dischi). Guardando oltre, senza pregiudizio, in verità ci si trova di fronte a dei Deep Purple estremamente in forma ed inspirati, che suonano con passione, proseguendo la loro collaborazione (iniziata due album fa) con lo storico produttore Bob Ezrin, adeguando la proposta alla loro età, ma anche agli ascoltatori: Whoosh!, da una parte non fa sfigurare tecnicamente il gruppo essendo un disco nelle loro corde e dall’altra si fa apprezzare dagli ascoltatori, grazie a brani semplici e coinvolgenti, con rischiami al prog e a al rock anni ’70, ben inseriti in una formula piuttosto attuale. L’opener Throw My Bones, primo singolo estratto dal disco, ne è un esempio. Con una sola canzone si vede già il valore di Whoosh!: Ian Paice si riconferma come uno dei migliori batteristi di sempre, lo stesso si può dire di Gillan, che mostra una grande voce, con un gran timbro e capace di adattarsi ad ogni situazione, così come lo si può dire di Morse, Airey e Glover, che svolgono un lavoro perfetto per tutto il disco. C’è ovviamente spazio per il rock (a tratti con leggere influenze blues) vecchia scuola con Drop the Weapon e We're All the Same in the Dark. Nothing at All il terzo singolo, è uno dei brani più riusciti dell’intero disco, semplice ma capace di regalare belle sensazioni, grazie ai lunghi intrecci e assoli delle tastiere di Airey e della chitarra dal tono inconfondibile di Morse. No Need to Shout si apre con i classici suoni alla Deep Purple e prosegue in maniera incalzante, tra cori e tastiere, seguita da Step by Step, altro brano in cui le tastiere diventano protagoniste assolute, con suoni particolari, che vanno a costruire atmosfere stranianti, spaziali. Con What the What torna il rock-blues più convenzionale e accattivante, così come in The Long Way Around, altro bel brano rock (sempre leggero), stavolta un po’ più elaborato, che sfocia in un assolo di tastiere e chitarra semplicemente eccezionale. Con The Power of the Moon, la strumentale Remission Possible e Man Alive le sonorità si fanno più cupe, elemento che lega il disco al suo predecessore inFinite. And the Address, strumentale presa direttamente dall’album d’esordio Shades of Deep Purple del 1968, in cui dei membri attuali era presente il solo Ian Paice, crea un legame tra passato e presente, dimostrando come il tempo e più in generale l’umanità scivolino (Whoosh! è un po’ l’onomatopea che rappresenta questa “accelerazione”), tematiche alle quali ruota attorno l’intero album. La conclusione è affidata a Dancing in My Sleep, che regala altri minuti di buon rock leggero, con influenze prog.

Whoosh! non è il miglior album dei Deep Purple ma allo stesso tempo, grazie all’immensa classe e coesione dei musicisti, a un songwriting solido, a una formula che lascia spazio a sperimentazione, rock leggero e atmosfere prog più cupe, riesce a dire la sua. All’ascolto è estremamente scorrevole, piacevole e nonostante le tematiche tutto sommato “pesanti” capace di donare un gran senso di spensieratezza. Non è poco: non molte band ai giorni nostri riescono a creare un qualcosa di simile, con uno stile, dei suoni e una personalità così forti (e questo va al di là del nome). La valutazione complessiva per l’album non può che essere più che positiva (ovviamente cercando di non farmi influenzare dell’immensa stima per la band e per il percorso che ha fatto, fattori che mi porterebbero ad andare fuori dalla scala dei voti del sito).
Per concludere non si può che ribadire di non aspettarsi hard-rock tendente al metal (come quello dei vecchi dischi) ma un rock leggero, pieno di contaminazioni, più tendente al pop; di aspettarsi un disco con una grande parte strumentale (solo il lavoro di Morse vale l’intero disco), con tantissime tastiere (per una buona fetta di ascoltatori forse fin troppe); di aspettarsi pezzi estremamente godibili, “freschi” e ben realizzati, pieni di spunti, con un ottimo songwriting, ma senza troppi picchi qualitativi e di aspettarsi un qualcosa di “nuovo”, in cui l’identità della band è presente (pur con una proposta ben differente c’è una certa continuità con il disco precedente e con il passato) senza però mai escludere soluzioni fuori dagli schemi del gruppo.
Per i fedeli ascoltatori dei Deep Purple non c’è neanche bisogno di consigliarlo, per il resto non si può che invitare all’ascolto chiunque cerchi un disco per staccare, spensierato e senza troppi fronzoli.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
85.09 su 42 voti [ VOTA]
tpr
Sabato 5 Giugno 2021, 23.30.49
31
E' davvero come un buon vino , più invecchia e più mi piace.
Gianni71
Sabato 6 Febbraio 2021, 9.42.26
30
I Purple sono sempre i Purple c'è poco da dire o fare. Grandi canzoni che se scritte da una band all'esordio saremmo qui a gridare al capolavoro miracoloso.. L'album è bello e lo si ascolta e riascolta con grande piacere . Ogni volta si capta in accordo, un passaggio o intervento che prima magari era sfuggito..ecco, è un disco fatto di tanti particolari che si apprezzano ascolto dopo ascolto.? Secondo me il mattatore del disco è il grande Don Airey..un musicista assolutamente incredibile, magistrale protagonista con i suoi interventi.. Assolutamente geniale l'accenno quasi impercettibile di "Dancing in the street" durante il solo su "Drop the weapon". Fantastico. Gran album!
OLDROCK61
Domenica 3 Gennaio 2021, 16.45.44
29
La recensione di "Nic" è obbiettiva e senza pregiudizi, concordo con quanto da lui asserito, il disco è piacevole e "leggero" fin dal primo ascolto. Trovo molto bella la trama organo - chitarra di Nothing at all, dove sulla possente batteria di Paice il grande Don Airey "scherza" alla sua maniera. Attenzione: i vecchietti del rock sono tornati!
Giovanni
Domenica 22 Novembre 2020, 13.13.44
28
Gran bel disco. Gruppi come i Deep Purple hanno una classe negli arrangiamenti e una tecnica elevatissima. Spesso il risultato di tanti anni di scena è però la produzione di dischi molto ben arrangiati e confezionati, ma che rischiano di lasciar poco spazio alle composizioni e al "cuore". Questo invece mi sembra un disco completo: belle composizioni e soprattutto brani anche diversi fra loro: dal rock'n roll di "What the what" al tempo in 3/4 di "Step by step" e "Nothing at all" (quest'ultima semplicemente splendida), a "Throw my bones", più in linea con il songwriting degli ultimi tempi, alle aperture di "The long way round", alla cupezza di "Man Alive". Eccezionale a mio parere l'apporto di Don Airey alle tastiere (Jon Lord ne sarebbe fiero); superba prova comunque di tutti gli altri componenti. Composizioni che strizzano l'occhio al prog e che lasciano ampio spazio agli arrangiamenti. Per concludere: Recensione molto ben fatta; ottimo disco, in grado di catturare già al primo ascolto, mi spiace ma dischi così ben suonati oggigiorno sono rari. Concordo con Roberto "Kenobi": il miglior disco dell'era Morse...Voto 89
Mariner
Mercoledì 18 Novembre 2020, 8.49.31
27
Buon disco suonato con la solita classe infinita e con impegno.,bella la produzione, le tastiere di Don Airey prendono spesso il sopravvento rendendo il suono vicino al prog... E la presenza del rifacimento di And the address è una conferma in tal senso... Voto 80
Gaspare
Domenica 8 Novembre 2020, 8.31.27
26
Hanno perso forza nel sound ma rimangono immensi x classe e tecnica ...lunga vita ai maestri!
tpr
Domenica 1 Novembre 2020, 17.25.30
25
Musica da cui mi arrivano grandi emozioni : grazie . Altri gruppi generano anche bei pezzi che dopo la solleticazione di un bel riff non danno più nulla se non una botta di cherosene in gola a fronte di un fantastico lugana barricato , forte, profumato, tondo, che non smetteresti mai di sorseggiare !!!!
tpr
Domenica 1 Novembre 2020, 17.25.29
24
Musica da cui mi arrivano grandi emozioni : grazie . Altri gruppi generano anche bei pezzi che dopo la solleticazione di un bel riff non danno più nulla se non una botta di cherosene in gola a fronte di un fantastico lugana barricato , forte, profumato, tondo, che non smetteresti mai di sorseggiare !!!!
En ur
Venerdì 30 Ottobre 2020, 19.23.34
23
Lo reputo un onesto album con un bel piglio e chiaramente prodotto e suonato alla grande...molto gradevoli gli assoli di morse mentre Airey lo reggo meno Palma di migliore per me drop the weapon nella quale sembrano azzeccare tutto 80 mi sembra un poco esagerato come voto..per me oscilla tra 70 e 75 di stima
Alberto
Giovedì 8 Ottobre 2020, 23.14.39
22
Tutto perfetto quello che leggo nel testo. L'ho ascoltato una volta e per ora mi piacciono 3 o 4 canzoni, ma sono sicuro che aumenteranno
Roberto "Kenobi
Venerdì 18 Settembre 2020, 21.46.07
21
L'ho ascoltato e riascoltato....e lo sto ascoltando....grande album...dopo la fantastica trilogia e Perfect Strangers uno dei migliori...sicuramente il migliore dell'era Morse.....voto 90...
Rob Fleming
Domenica 13 Settembre 2020, 9.48.34
20
Condivido praticamente tutti i pareri di chi mi ha preceduto (ha ragione @Shock quando scrive che ci sente i Dire Straits; ascoltando Drop the weapon la sensazione è quella) e la recensione (solo la frase “lo stesso si può dire di Gillan, che mostra una grande voce” mi lascia assai perplesso. Tutto si può dire su Gillan, salvo che OGGI abbia una gran voce). Questo è uno degli album più musicali del gruppo che ha saputo offrire un lavoro ricco di sfumature diverse. Non annoia mai e si muove sicuro tra rock(and roll), hard, prog, classica con disinvoltura. Don Airey è letteralmente il mattatore del disco. Le mie preferite: Throw my bones, Step by step, The power of the Moon, Man Alive. Chiosa finale: ho la versione con allegato il dvd del concerto all’Hellfest 2017. Ian Gillan è in affanno per tutto il concerto e a volte non si sente nemmeno. Non arrivo a scrivere quello che ha scritto @Ratto, ma io, personalmente, soffro (e in silenzio ci sono volte che lo penso pure). Per me Ian Gillan è stato il più grande di tutti (con Paul Rodgers) sentirlo ora così svociato è una stilettata al cuore, Voto: 77
Deathland
Lunedì 7 Settembre 2020, 11.58.37
19
Più lo ascolto e più mi rendo conto che è un signor disco
Evil never dies
Sabato 5 Settembre 2020, 14.29.29
18
Grandi purple. Bel disco fatto da signori musicisti che amano questa arte e che hanno ancora qualcosa da dire.
Aceshigh
Sabato 29 Agosto 2020, 17.07.46
17
Album molto bello, per me più o meno sui livelli degli ultimi due, rispetto ai quali c’è forse anche un pizzico di varietà in più, con qualche brano anche inaspettato, se vogliamo. Anche se Gillan a 75 anni non può ovviamente cantare come quando ne aveva 25, va detto che il resto della band dimostra la solita enorme classe, Morse e Airey in particolare. La volontà di non fare un album fotocopia dei precedenti - unita al fatto che pezzi come Nothing At All o Throw My Bones sono a mio parere tra i più ispirati dell’era Morse - dopo 21 album e 52 anni di attività è un fatto... se non unico, quantomeno raro. Non è un caso che abbiano fatto la storia. Voto 80 netto anche per me.
dariomet
Sabato 29 Agosto 2020, 10.49.13
16
L'età media dei deep purple è di 70 anni, ma loro non lo sanno e sfornano un capolavoro.punto.
Luca D.
Sabato 29 Agosto 2020, 10.39.00
15
Questo album, che reputo bellissimo, di pop non ha proprio nulla... Molte contaminazioni Progressive, jazz, blues, .... ma di pop nulla...( forse tranne la bonus track...)
tpr
Venerdì 28 Agosto 2020, 22.54.18
14
fotocopio Ratto
Ratto
Venerdì 28 Agosto 2020, 9.02.11
13
Spiace dirlo, ma l'unica parte debole è la vpce, avessero cambiato cantante, prendendo un giovane (intendo fino ai 45-50 anni) di razza, avremmo avuto ancora dei Purple enormi. Invece il disco in questione è molto bello, ma la voce lo trattiene dall'esplodere.
paul
Giovedì 27 Agosto 2020, 16.08.33
12
Sono indubbiamente dei giganti e , sebbene non possano piu' essere all'altezza dei loro capolavori storici, riescono a proporre Musica Rock di gran classe e di qualità' elevatissima, visti i tempi.... Reputo questo ultimo lavoro un gradino sotto Now What, ma , oggi, ascoltare Rock di alta classe e' una rarità'. E loro sono ancora qui a far Musica. Credo che la voce di Ian abbia costretto a composizioni alla sua attuale capacita' e potenzialità', e questo a livello d'impatto si sente. Ma , ancora una volta, Chapeau!
McCallon
Mercoledì 26 Agosto 2020, 19.53.22
11
Degli ultimi tre viene subito dopo inFinite per me, che a sua volta sta un passo avanti rispetto a Now What!?. Don Airey protagonista, ma anche la performance degli altri non è da meno. Per ora l'ho ascoltato solo tre volte comunque, di conseguenza la mia opinione potrebbe mutare con gli ascolti. Non me la sento ancora di dare un voto, ma non credo di discostarmi troppo dalla recensione.
Mirkorock
Mercoledì 26 Agosto 2020, 17.43.48
10
Ottimo album hanno mischiato vari generi prog jazz blues ecc ho la versione cd + dvd bello anche il concerto helfest 2017 sti vecchi etti spaccano ancora grandi
lethalzorker
Mercoledì 26 Agosto 2020, 5.46.07
9
Band mitologica che, con i Black Sabbath, ha inventato il piu' bel genere musicale del mondo! Da venerare per sempre!! Album di classe sopraffina, voto 95!
Iommi
Martedì 25 Agosto 2020, 22.26.43
8
L'ho ascoltato appena una volta. Per ora degli ultimo tre mi sembra il.peggiore. confido in maggiori ascolti, però mi pare abbiano fatto una parabola discendente da now what!? (uno.dei miei preferiti su.tutta la discografia) mi pare abbiano fatto un passo indietro con infinite e ora un altro paio di passi indietro con whoosh. Ma non che io abbia un contrario niente con l'evoluzione stilistica ad esempio mi.era piaciuta molto all i got is you, the surprising e bird of prey e avrei voluto un album tutto su quelle corde e invece temo c'entri bob ezrin con la sua fissa a fare album eterogenei piùttosto che compatto (e io li.preferisco compatti) vedi.come.ha gestito gli ultimi due di alice cooper
duke
Martedì 25 Agosto 2020, 19.01.23
7
....inossidabili......un gradito ritorno.....
progster78
Martedì 25 Agosto 2020, 17.11.25
6
L'ho ascoltato un paio di volte e devo dire che siamo sugli stessi livelli delle ultime uscite (Now What?! e Infinite). Sappiamo che i dischi imprescendibili siano altri ma se questi signori fanno uscire nel 2020 dischi di questo calibro ben venga. Concordo con il voto del recensore 80.
Diego75
Martedì 25 Agosto 2020, 16.48.48
5
Classe...gli darei anche un bel 90!
Shock
Martedì 25 Agosto 2020, 12.25.17
4
Da buon Blackmoriano non ho mai apprezzato più di tanto l'era Morse, Now what a parte, e questo disco non fa eccezione. Sgombriamo il campo: suonato e registrato benissimo, il cantato e' quello che è visto che Ian da anni non ha più voce, sempre grandi professionisti, ma da un po', diciamo da Rapture, Ian ha cambiato un po' modo di cantare, probabilmente per l'età, ed il sound ne ha risentito. Infatti questo, come il precedente, è più un disco rock che hard, giusto un rock'n'roll innocuo, due tre brani un po' più duri ma niente di epocale e poi tante canzoni più rock oriented, prog direbbe qualcuno, con Ian che a volte più che cantare sussurra. Per me i Purple sono In rock, Burn, Perfect stranger, e non di certo questi mark retirement, con canzoni che mi sembrano più dei Dire Straits un po' più duri. Spiacente ma non fanno più per me, in questa loro veste preferisco altro.
Altered
Martedì 25 Agosto 2020, 11.09.59
3
Lavoro raffinato e piacevole. In un'intervista che ho avuto modo di apprezzare Paice ha dichiarato che Whoosh intendeva suonare fresco e moderno, pensato per un'immediata ricezione anche da parte delle nuove generazioni, suggerendo alla fine di recuperarsi Made in Japan per investigare la vera essenza del rock 'n' roll. Come dargli torto, d'altronde? Quale disco migliore! Restando su Whoosh, se l'obiettivo era quello di piacere a più palati, a mio avviso ci sono riusciti alla grande. La classe dei musicisti, il tocco, le soluzioni, tutte garanzie per un album che merita anche più ascolti, specie per apprezzare la seconda parte. Lunga vita a Gillan e soci!
Rob Fleming
Martedì 25 Agosto 2020, 10.45.14
2
Al momento mi sta piacendo molto e trovo che Don Airey sia il protagonista assoluto dell'album. Ma del resto è uno dei tastieristi più completi di sempre se non IL più completo. Ogni genere lo ha frequentato e domato (insomma, è per le tastiere quello che è stato Gary Moore per la chitarra)
Deathland
Martedì 25 Agosto 2020, 10.14.08
1
Gran disco, alterna tracce più canoniche a pezzi sperimentali. Bellissima Man Alive in cui viene citato il nome del disco
INFORMAZIONI
2020
earMUSIC
Rock
Tracklist
1. Throw My Bones
2. Drop the Weapon
3. We're All the Same in the Dark
4. Nothing at All
5. No Need to Shout
6. Step by Step
7. What the What
8. The Long Way Around
9. The Power of the Moon
10. Remission Possible
11. Man Alive
12. And the Address
13. Dancing in My Sleep
Line Up
Ian Gillan (Voce)
Steve Morse (Chitarra)
Roger Glover (Basso)
Don Airey (Tastiere)
Ian Paice (Batteria)
 
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