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Rage - Reign of Fear
( 3100 letture )
In principio era il Verbo, e in principio erano gli Avenger. No, non i mediani della NWOBHM di casa Neat Records, ma un quartetto della Germania settentrionale che arriva a pubblicare, dopo una manciata di demo, un album e un EP, rispettivamente Prayers of Steel e Depraved to Black. Nonostante la Manica li separasse l'un l'altro, però, l'omonimia tra i due ensemble era ben conosciuta e non poteva durare: gli Avenger germanici cambiano dunque nome in Rage e passano alla Noise Records. E' l'Anno Domini 1986. Il debutto non tarda ad arrivare ed a maggio infatti esce Reign of Fear, battezzando una delle carriere più longeve della scena heavy tedesca. L'età dei fasti però si scorge appena all'orizzonte, che li attende con i futuri Perfect Man e Secrets in a Weird World, mentre non si può dire lo stesso per questo esordio. Incredibilmente: altro nome, altra persona. Affiancando Reign of Fear al precedente Prayers of Steel (firmato Avenger), molto spesso sembra di non riconoscere alcuna evoluzione nella proposta musicale: anzi, sovente quasi una regressione.

L'apertura dell'album, lasciata a una sorta di intro sulla falsariga di Am I Evil? dei Diamond Head e di Mars di Holst, è già uno specchietto per allodole per chi si sta aspettando qualcosa di "raffinato": neanche il tempo che si concludano le note finali del crescendo, imperiosi avanzano i power chords degli alfieri Grüning/Schröder, sorretti dallo spiattellare implacabile di Michael (futuro Running Wild e Stratovarius) e dalla voce acuta e mal dosata del boss Wagner. Così viene e se ne va l'opener Scared to Death, piatto sfogo di speed metal che non concede neanche spazio a un mignolo di assolo. La successiva Deceiver rialza le aspettative, grazie alle tonalità più basse e graffianti dell'ugola di Wagner ed al lavoro ritmico regolato ad una forma canzone meno prevedibile e più espressiva; nella title-track invece godiamo vedendo come i chitarristi "riscoprano" l'esistenza del riffing, con cui riescono a creare piccoli castelli di carta… vetrata, a mo' dei primi Mercyful Fate. Come non detto, questa simpatica anamnesi se ne ritorna da dov'è venuta, lasciando spazio in Hand of Glory a veloci successioni di accordi che ricordano gli Accept, mentre nella ottima e più cadenzata Raw Energy si rintraccia più esplicitamente la somiglianza della voce di Wagner con quella di Jon Oliva. Nonostante ogni tanto riesca anche bene a mimarne la possanza tragica, manca comunque un "contorno" del calibro di quello presentato dagli altri Savatage, che non è sintesi solo di rifferama al vetriolo e ritmiche poderose, ma anche di una produzione ugualmente spinta verso quel sound, prendasi By the Grace of the Witch, o una qualsiasi altra canzone da Dungeons are Calling. E' proprio la produzione un po' impastata, infatti, a rovinare queste pur buone intenzioni, così come accade nelle altre speed song successive, in cui la batteria sembra un padellame. Ciò non toglie che alcune soluzioni di songwriting minimaliste e un po' alla carlona non sono certo da imputare al produttore Ralph Hubert; ne sono esempio Suicide e Machinery. Si parlava di "regressione", oltre che per una produzione meno curata, proprio per alcuni accorgimenti che, inspiegabilmente, non vengono più adottati; quando i Nostri si ricordano, ecco che si notano subito rispetto ad altri momenti piatti: la lunga e articolata Scaffold, posta a prolissa conclusione dell'album, riesce a creare un intreccio interessante (con l'acustica iniziale come in Assorted by Satan dei predecessori Avenger), così come Chaste Flesh tenta una struttura meno statica e più sincopata.

L'apertura delle danze per i Rage, affidata a Reign of Fear, non è certo tra le più memorabili della storia del metal: la produzione non ne esalta le qualità e gira il coltello nella piaga con i difetti; manca la stessa, per quanto canonica, attenzione ai dettagli che che era quasi d'ordine nel "precedente" Prayers of Steel; i falsetti mal gestiti di Wagner inacidiscono spesso e volentieri tutto il resto. Ciò detto, è da dare a Cesare quel che è di Cesare: questo esordio offre momenti di appagamento assicurato (Raw Energy, Echoes of Evil e la title-track su tutti), oltre a offrire uno spaccato interessante su una sempre più consistente scena "locale"… Qualcuno ha detto Helloween, Running Wild e Grave Digger?



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
44.47 su 17 voti [ VOTA]
Diego75
Martedì 10 Aprile 2018, 4.13.06
5
1986 grandissimo disco di speed metal....il mio preferito dei rage!....se vi piace il genere consiglio apertamente anche : tyrant "mean machine" anno 1984 e unvelling the wicked degli exciter 1986!
Therocker77
Mercoledì 4 Settembre 2013, 12.59.12
4
Personalmente ROF è uno dei miei dischi preferiti per il semplice fatto che è dannatamente veloce,rozzo e primordiale..lo stesso motivo per cui adoro Fistful of Metal degli Anthrax, per me 85
Master Killer
Sabato 28 Aprile 2012, 22.14.48
3
e qua che inizi la storia del nostro Peavy.... dal regno della Paura... Power of Rage
Alcibiade il Maialino
Lunedì 23 Aprile 2012, 21.49.48
2
Ebbi la fortuna di conoscere i Rage con Perfect execution del 1987 ricordo ancora la recensione su HM nella stessa pagina c' erano loro i Coroner e i Bathory tre gemme che a distanza di anni ancora mi emozionano....ecco i Rage per me sono questo speed metal teutonico di ottima fattura magari da ascoltare con un birrone a far da compagnia dopo secondo il mio modesto parere mi sono caduti in po' li preferivo piu' grezzi e diretti ma sono comunque una signora band sicuramente hanno raccolto meno di quanto seminato.
Radamanthis
Sabato 21 Aprile 2012, 11.18.08
1
Onestamente uno dei dischi che meno mi piacciono di questa favolosa band; han fatto molto molto molto meglio in seguito ma sinceramente già da qui si ha avuto la possibilità di vedere che grande band sarebbe saltata fuori...Se il buon giorno si vede dal mattino...la discografia dei Rage è stata una bellissima giornata!
INFORMAZIONI
1986
Noise
Heavy
Tracklist
1. Scared to Death
2. Deceiver
3. Reign of Fear
4. Hand of Glory
5. Raw Energy
6. Echoes of Evil
7. Chaste Flesh
8. Suicide
9. Machinery
10. The Scaffold
Line Up
Peter "Peavy" Wagner (Voce, basso)
Thomas Grüning (Chitarra)
Jochen Schröder (Chitarra)
Jörg Michael (Batteria)
 
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